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Un vero libraccio: Taccuino di un vecchio bevitore di Kingsley Amis

Disgraziatamente, come per le leggende che riguardano il non diventare ubriachi, anche le cosiddette cure per il dopo-sbronza si rivelano inutili o addirittura dannose…… Non ho mai trovato una cura efficace al cento per cento. Ai miei tempi me ne sono state indicate due: mezz’ora di volo in un aeroplano dalla carlinga scoperta o il primo turno in una miniera di carbone. Se ne avete l’occasione, provateli. Altrimenti il riposo è un grande medico. E – unica cosa certa – alla fine il tempo è galantuomo. Un’affermazione abbastanza ovvia ma, in una mattinata davvero brutta, è ciò che più vi serve ricordare.”

Ho appena finito di leggere questo libraccio scritto dal celebre autore inglese, ahinoi defunto purtroppo ormai da 15 anni (1922/1995). E’ una raccolta di articoli datata e assai inglese, nel bene e nel male. Nel bene, perché un certo umorismo anglosassone è per davvero unico e insostituibile; nel male, perché poco si parla di vino in genere e italiano in particolare – non bisogna dimenticare che gli scritti sono assai datati e si riferiscono a tempi, anni ’80 e ’90, in cui il nostro vino cominciava a affacciarsi con i primi successi sui mercati internazionali importanti.

Ma lo scrittore inglese è una vera merdaccia e, sopra ogni cosa, politicamente scorretto eppoi un vero, grande, esagerato bevitore e esteta di ogni alcol del mondo. Non un grande, un grandissimo di quelli che piacciono a me. Consiglio per quelli giusti: non perdetevelo.

Paolo Monelli: “O.P. ossia Il vero Bevitore”

Un capolavoro che nessuno, al quale in qualche modo l’argomento del vino e del bere più in generale interessa, può permettersi il sacrilegio di ignorare. Questa è l’edizione originale del 1963, cartonata, molto….Longanesi.

Paolo Monelli, giornalista di Fiorano Modenese (1891/1984), è assai più famoso per il celebre “Il ghiottone errante”, pubblicato prima a puntate su “La Gazzetta del Popolo” e  poi in volume da Treves nel 1935: è la cronaca di un viaggio nei santuari italiani di vino e cibo, realizzato da un bevitore e da un astemio e inappetente (il pittore e illustratore – per 30 anni a “La Gazzetta del Popolo” e poi a “La Stampa” – Giuseppe Novello, 1897/1988).

Questo volume, introvabile – non so quale sia l’ultima edizione disponibile – non è soltanto un lavoro importante dedicato al vino: è di O.P. che si tratta. O.P. è un artificio letterario, un acronimo, che sta sia per Optimus Potor – latino che identifica chi beve bene – sia per  Oino-Pòtes – termine greco con cui Anacreonte identifica il savio cultore del vino. Dunque è un libro dedicato ai bevitori: libro eretico, politicamente non corretto, denso di citazioni, di spunti, di suggestioni. Sono circa 300 pagine dense in cui si tratta di vino in maniera importante e unica, ma anche di birra, di whisky, di whiskey, di cognac, di gin, di cocktail…

E’ una miniera di aneddoti (quello su Mario Soldati, la sua scarsa propensione ai gusti raffinati e i suoi Gattinara e Carema vale da solo il libro intero), di notizie, di opinioni quantomai insolite. Paolo Monelli era un grande appassionato dei vini di Valtellina che considerava i migliori; com’è ovvio, non tutto quanto scrive è condivisibile, spesso anche assai datato: ma, mi si dia retta, è sempre di straordinario interesse e di valore letterario notevole. In assoluto, forse, meglio di Veronelli e di Soldati. E cerco di non esagerare.

Importante la bibliografia, belle le fotografie fuori testo, di grande aiuto l’indice dei nomi: anche un libro “fatto” come si conviene, alla Longanesi, un altro degli eretici che amo.