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I nuovi vini della Cantina Brigante di Enzo Sestito

Oggi mi sono arrivati i vini di Enzo Brigante Sestito da Cirò Superiore. Ne parlerò diffusamente perché sono vini eccellenti prodotti da un piccolo vignaiolo appassionato e competente da vigne che abitano le colline che dominano la vecchia Cirò, il paese della mia famiglia materna.
Ne parlai già qualche anno fa:
http://www.vincenzoreda.it/ciro-brigante-un-cerchio-che-si…/

Comincio con il nuovissimo rosa ZeroGaglioppo in purezza senza solfiti aggiunti, senza lieviti selezionati e non filtrato; oggi questi vini va di gran moda chiamarli “Naturali“, anche se non può esistere il “vino naturale”. Comunque, questo vino rosa (solo acciaio, 14% vol., 2018) di Enzo è come al solito un bel vino, secco profumato, complesso, persistente. Altrettanto eccellente il Cirò rosso Zero da uve Gaglioppo (14%vol, 2018), vino che al naso e al palato racconta senza mezzi termini i frutti da cui è stato spremuto. Ricordo che l’etichetta Zero è stata premiata all’ultimo Vinitaly e comunque tutte le etichette di questo produttore sono contraddistinte da elegante semplicità.

Phemina è il Cirò bianco di Enzo Brigante Sestito, un vino di delicatezza assoluta, profumi erbacei di macchia mediterranea, leggermente abboccato ma con una persistenza amarognola lunghissima. 13% vol., 2018, 80% Greco biancoe 20% Chardonnay per un vino che è davvero femminile. Mi ha fatto pensare alla femminilità leggera e coinvolgente delle ragazze vietnamite: né sexy né sensuale ma straordinariamente femminile. L’ho accompagnato con le cozze alla tarantina, meravigliose ma troppo forti per questo vino delicato e elegante. L’ho meglio gustato con semplicissime patate silane bollite, condite con olio ligure, rosmarino e sale rosa (che mi piace soltanto per questioni meramente estetiche): fantastico! Certo che con il delicatissimo bianchetto sotto aceto (arrivato fresco fresco dalle mani calabre e prodigiose di mia cugina Fortunata), condito con l’olio ligure di Paolo Colombo, questo bianco regala il suo meglio. Attenzione, non esistono piatti poveri (espressione sciatta e deprecabile quasi come “street food“), i piatti sono di tradizione o semplicemente semplici: pochi, selezionatissimi ingredienti per esaltare il godimento del gusto.

Ecco altri suggerimenti per gustare il rosa di Enzo Sestito: risotto agli asparagi e insalata di fragole al limone accompagnati dal delizioso Cirò rosato Manyarì (13%vol., uve Gaglioppo in purezza). Garantisco deliziosi e sorprendenti risultati sia per l’olfatto (i profumi sono formidabili) sia per il palato. Un’altra bella proposta per le giornate più calde: preparate una bella insalata di frutta di stagione, finitela con zucchero, succo di limone e un po’ d’acqua. Aspettate che fermenti un paio di giorni e poi gustatela con un bel bicchiere di Manyarì. Dopo aggiungete 1/2 dose del succo della macedonia al rosato e gustatevi questo semplice e delizioso cocktail fruttato e poco alcolico.
Il grande Kingsley Amis sarebbe orgoglioso di me.

I vini Brigante sono complicati da trovare perché la cantina di Enzo è piccola e fuori mano (Cirò Superiore, Crotone). Ma io, soltanto per amici davvero interessati, posso essere utile (in maniera disinteressata: io il vino lo bevo e lo scrivo ma certo non lo commercio).

Cirò Brigante: un cerchio che si chiude

http://www.vinocirobrigante.it/

Stefania, la mia figlioccia, ha tanto insistito per farmi visitare una cantina a Cirò Superiore – il paese di mia madre, il paese in cui i miei genitori si sono sposati nel 1953 – e, per accontentarla, ieri ho accettato la sua proposta.

Sant’Elia è una piccola borgata che si trova a poche centinaia di metri dal paese, verso nord-est, un poco più in alto dell’Arenacchio. La cantina mi era praticamente sconosciuta.

Ci accoglie Stefania, la moglie di Enzo Sestito: una persona franca, piacevole, dai modi semplici; il marito non c’è, ma forse arriva più tardi. Stefania mi spiega che la cantina è stata costruita interamente da suo padre Giovanni, mio cugino purtroppo scomparso causa un bruttissimo male nel febbraio di quest’anno. Giovanni era un mastro muratore provetto, ma era anche un grande intenditore di vino, essendo figlio di quello zio Stefano per decenni uomo di fiducia della famiglia Siciliani, storica produttrice del Cirò. E mio cugino Giovanni il suo vino lo prendeva da questa cantina: sfuso e per lui questo era il Cirò migliore.

Assaggio il rosato (Gaglioppo in purezza, sulle bucce per 12 ore) Manyarì: 13% vol., 2013, colore più carico dei soliti rosati di queste parti. Vino di grande armonia, tannini evidenti ma dolci, complessità, persistenza: mammamia, forse il migliore tra i rosati di Cirò che ho bevuti – e tanti ne ho bevuti.

Rimango sbalordito. Passo al rosso Etefe, sempre 2013, stessa gradazione ma di colore rubino scarico che, secondo me, è quello più giusto per il Cirò: anche qui il bicchiere mi bacia con un vino di straordinaria eleganza e armonia, tannini che hanno straordinaria assonanza con quelli dei nostri Nebbiolo. Anche meglio del Volvito di Caparra & Siciliani, assimilabile al Cirò di ‘A Vita del mio amico Francesco De Franco. Sensazionale!

Poi, ultimo, il Greco in purezza, Phemina: gran naso con profumi di macchia mediterranea e una buona persistenza, con un bel colore giallo paglierino intenso. Un bianco di buona personalità, un palmo sopra i soliti, sempre un poco stucchevoli Cirò Bianchi.

Finalmente arriva Enzo: ragazzo semplice, appassionato al suo lavoro, che si è fatto lavorando per anni nelle migliori cantine della zona e che, nel 2000, ha rilevato le terre del padre Cataldo – circa 10 ettari di cui 5 vitati – e ha cominciato a produrre vino per conto proprio. Soltanto Gaglioppo e Greco Bianco, impianti di 5.000 esemplari per ha, condotti a cordone speronato e rese di 70/80 ql. per ha. Vinificazione tradizionale in vasche di acciaio termocontrollate. Poca solforosa per vini di straordinaria franchezza ed eleganza. 650 ql. di uva che per la maggior parte viene fermentata in vino commercializzato sfuso, neanche 10.000 bottiglie totali per le tre etichette che Enzo vende direttamente quasi tutto in Calabria (dovendo sempre misurarsi con i soliti Librandi e Iuzzolini, onnipresenti).

Poi ho sentito i prezzi: per pudore non li comunico perché sono incredibili, bassissimi. Altroché convenienti: giustificazione, unico modo per competere, per vendere. Per davvero un altro mondo.

Ho ripreso la famiglia di Enzo, con la moglie Stefania e i tre figli: Cataldo di 8 anni (fiero tifoso juventino contro il padre romanista…), Margherita di 5 anni e Selena, 8 mesi appena. Una famiglia bellissima, per una di quelle Storie che mi affascinano e mi coinvolgono. Devo, lo devo a mio cugino Giovanni, dare una mano – per quanto mi è possibile – a queste belle persone. Lo meritano anche i loro vini straordinari.

Una scoperta inaspettata e sorprendente.

Salute.

Tenuta Iuzzolini

L’appuntamento con il mio amico Luigi Ferraro, chef del Café Calvados di Mosca, era fissato per il 12 agosto nel pomeriggio: era in programma una visita all’Azienda Iuzzolini di Cirò Marina.

Di questo produttore mi avevano parlato in molti ma io devo dire che avevo soltanto fatto un fugace assaggio di un Cirò rosso classico durante le furibonde giornate del Vinitaly 2013: m’era parso un vino corretto senza particolare avvenenza ma gli assaggi che si fanno di corsa durante queste convulse manifestazioni sono poco o punto degni di memoria.

Ero assai curioso di conoscere questa, tutto sommato abbastanza recente ma assai importante, realtà vinifera calabrese: nata nel 2005 ma capace di produrre già circa 1.100.000 bottiglie! E con la caratteristica, abbastanza unica in un territorio vocato per il vino rosso, di presentare una produzione di vini bianchi che arriva a coprire quasi il 50% del totale. Distribuita soltanto sulla linea HORECA, esporta il 65% dei suoi prodotti. Giova segnalare che, notizia recentissima, ha acquisito la storica azienda Fattoria San Francesco e molti dei suoi marchi storici.

La famiglia Iuzzolini in realtà è un’antichissima stirpe di Cirò e possiede una tenuta di 500 ha. di cui 30 vitati, 50 coltivati a oliveto, un centinaio destinati a colture varie e per il resto bosco e pascolo in cui allevano 200 capi di vacca podolica, un centinaio di maialini neri calabresi, asini e cavalli.

Siamo stati accolti da Pasquale (enologo) e Rossella; Diego e Antonio sono gli altri figli di Fortunato Iuzzolini e Giovanna Colicchio, già conoscente dei miei parenti materni di Cirò Superiore.

Con Gigi Ferraro abbiamo gustato due bianchi, due rosati e il rosso classico riserva Maradea 2008.

Comincio da quest’ultimo: è un vino 100% Gaglioppo di notevole struttura, più carico di colore del normale, 14,5% vol. affinato in barrique di castagno per espresso volere di Pasquale. Cirò del tutto particolare che vale la pena di conoscere per le sue caratteristiche per davvero peculiari.

Dei due bianchi sono stato colpito dal Donna Giovanna 2012 (Greco bianco 100%): è spremuto da uve a raccolta tardiva e presenta un colore giallo paglierino carico con un bel naso e un palato abboccato e persistente per 13% vol di alcol. Ne producono 14.000 bottiglie per un prezzo indicativo a scaffale di 16 €. Vino indubbiamente dotato di particolare fascino.

Più normale, ma ottimo prodotto comunque, il bianco Madre Goccia 2012 (Greco e Chardonnay). Giallo paglierino medio, fruttato con buona acidità: 130.000 bottiglie per 12,5% vol di alcol e un ottimo prezzo di 7/8 €.

Pure più che buoni i due rosati, con una citazione particolare per il Lumare 2012 (uvaggio di Gaglioppo 80% e Cabernet Sauvignon 20%): nella varietà rosato Iuzzolini produce 200.000 bottiglie.

Chiaro che per le mie abitudini le valutazioni professionali devo effettuarle con bevute successive a casa mia, con calma (almeno uno o due giorni) e in solitudine: appena possibile ne darò conto con un articolo espressamente dedicato. Sono molto curioso di seguire l’evoluzione dei prodotti di Iuzzolini: credo che nel prossimo futuro questo brand andrà a vedersela con lo storico Librandi, cantina che conosco poco e di cui non ho grandissima stima, pur dovendo riconoscere che il vino Cirò oggi ha un grande debito verso questo produttore che lo ha salvato dall’oblio colpevole e ne ha rilanciato l’immagine sul mercato nazionale e internazionale. Ma ancora non basta.

Il Cirò merita di essere assai più apprezzato di quanto oggi avviene: tra i grandi vini meridionali è senza dubbio il Gaglioppo a dare i vini più eleganti (lo sapevano, fino agli anni Ottanta, i produttori di Barolo….).

http://www.tenutaiuzzolini.it/it/