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Contest Rabezzana a Paratissima 2013

Bella l’idea dell’Azienda Rabezzana, storica cantina e enoteca torinese, di indire un contest per la scelta dell’etichetta del loro Grignolino destinato all’esportazione. Hanno ricevuto oltre 80 proposte, presentate presso lo stand (A13) di Paratissima 2013, visitabile fino a domenica 10 novembre presso il Moi di Torino (Via G. Bruno, 181).

Lavori di qualità e caratteristiche assai diversificate; per parte mia, mi sono divertito a proporre due interpretazioni di un grafismo basato su G (Grignolino) e R (Rabezzana), ovviamente realizzate con il Grignolino 2011 di Rabezzana, dopo averlo rigorosamente bevuto (e valutato). Non credo proprio che saranno scelti, visto il genere, più concettuale che figurativo o pubblicitario, del mio modo di intendere la pittura.

Però, mi sono divertito e tutto sommato mi fa assai piacere di partecipare a un evento così particolare e stimolante come Paratissima.

http://www.vincenzoreda.it/paratissima-9/

I vini di Bava

Bava è un’antica famiglia ancor prima che una storica cantina piemontese. Fin dal 1600 presenti sul territorio come agricoltori e produttori di vino, fondarono la loro cantina nel 1911 a Cocconato, paese del Monferrato sulle colline mioceniche tra l’astigiano e il torinese.

Bava è uno di quei casi esemplari che attestano la poca attendibilità delle guide vinifere: i vini di questo produttore godono di un loro quasi totale disinteresse, e c’è un motivo preciso: da queste parti non ci si è mai prestati ai giochini non troppo etici di molti editori (non tutti, intendiamoci) di guide: “Tu mi dai, io ti do“…

E in ogni caso da queste parti le loro oltre 500.000 bottiglie le vendono sempre tutte, senza bisogno che le guide ne parlino e le infarciscano di stelle, bicchieri, grappoli e novantanovesimi troppo spesso elargiti secondo parametri da cui la qualità latita quasi facendosene vanto.

Conosco i Bava, e soprattutto Roberto (dei tre fratelli il manager, essendo gli altri due, Giulio e Paolo, enologi che lavorano con la consulenza di Donato Lanati), da molti anni; per un verso o per l’altro, pur avendo diverse volte bevuto i loro vini, non me ne sono mai occupato con intenti professionali. Fino a oggi.

I vigneti di Bava sono ubicati intorno alla storica sede di Cocconato (Barbera, Albarossa e uve a bacca bianca), a Agliano (Barbera e Grignolino) e Castiglione Falletto (Nebbiolo e Dolcetto d’Alba). Sono un totale di 55 Ha, di cui 5 occupano, con annessa cascina, il Cru Scarrone a Castiglione Falletto.

Ho bevuto e valutato otto dei loro prodotti: RelaisBlanc 2012 (Sauvignon) e Albarossa 2010 in cantina; Stradivario 2007, Barolo 2008, Libera 2011, Grignolino 2012, Malvasia 2012 e ThouBlanc 2012.

Dei due vini bevuti in cantina, mi ha colpito l’Albarossa: è un incrocio tra uve Barbera e Nebbiolo realizzato nel 1938 dal prof. Giovanni Dalmasso. Un vino dal colore intenso e dai profumi fruttati che in bocca esalta i tannini intensi del Nebbiolo ma più morbidi della Barbera: una bella proposta, senza dubbio. Il Sauvignon qui ha dimenticato i suoi troppo famosi profumi di “pipì di gatto” per diventare un vino sempre di buona acidità ma più morbido.

Delle sei bottiglie bevute, con molta calma, a casa mia, prima dei tre su cui mi soffermerò con più cura (Libera, Barolo e Stradivario), devo puntualizzare che mi ha colpito il Grignolino che arriva da Agliano. Ho dei ricordi adolescenti dei vini di Agliano: con mio padre andavamo da Durio, negli anni Settanta, a comprare il vino. Erano vini potenti, dal colore intensissimo, che sapevano di succo d’uva e che talvolta erano leggermente mossi (Grignolino compreso)! Questo di Bava offre uno straordinario e unico profumo di pepe accoppiato al tipico sentore di rosa appassita. Anche il colore è leggermente più carico del normale. 12%vol., ne producono soltanto 3.500 bottiglie (più o meno 12€ a scaffale), purtroppo. Anche lo Chardonnay è un vino piuttosto tipico, con profumi meno invasivi di quelli tipici del vitigno: più floreale e meno fruttato. 20/25.000 bottiglie, 12,5% vol. e circa 10€. La Malvasia di Castelnuovo Don Bosco è un vino dolce e leggermente frizzante di 5,5% vol. che ricorda molto il raro Cari: il famoso “Vino ciularino” di Cavour. Grande piacevolezza, da bere fresco nei pomeriggi d’estate…prima d’infrattarsi a cercare altre piacevolezze cavouriane!

Il Libera è una Barbera di Agliano: 40.000 bottiglie per un prezzo indicativo di 12/13€. Colore rubino carico, note di prugna e ciliegia per una bocca morbida e una lunga persistenza con tenore alcolico non troppo elevato di 13,5% vol., che di questi tempi costituisce un bel pregio.

Con il Barolo 2008 andiamo verso i piani alti. 15.000 bottiglie prodotte nelle vigne di Castiglione Falletto, per un prezzo intorno ai 30€. Barolo dal colore leggermente più carico del normale, con una nota eccezionale di pepe nero (che io assai gradisco) al naso, oltre ai classici sentori di frutta rossa matura. In bocca i tannini sono morbidi e spicca un’eleganza sorprendente per un Barolo ancora giovane. L’alcol si ferma ai 14%vol. per un vino di indubbia classe.

Con lo Stradivario 2007 si arriva all’apice. Pochissime Barbera ho bevute a questo livello. Le uve sono quelle del Bricco della Pieve di Cocconato, con vigna esposta a Sud. Questa Barbera Superiore viene prodotta soltanto quando il millesimo lo permette. Questo 2007 è notevole per davvero: colore rubino carico con lievi riflessi più caldi. Al naso s’impone un profumo di confettura di frutta rossa che inebria, con sfumature lievemente speziate e note di cioccolato. Al palato è un vino armonioso, morbido, largo che rimane a lungo sia in bocca sia in gola. Ne producono 12/15.000 bottiglie con 13,5%vol.: qui il prezzo, come pare giusto, s’inerpica oltre i 30€, ma sono soldi ben spesi.

Per concludere, due puntualizzazioni importanti. La prima: i Bava, a cominciare dal padre Piero, sono attentissimi al rispetto, quello autentico, dell’ambiente. Filari inerbiti, concimazione naturale anche con l’utilizzo delle biomasse, poca solforosa, trattamenti classici e ridotti al minimo, tappi di sughero, utilizzo di vetro e cartone riciclato. E ancora, impianti fotovoltaici e raccolta delle acque piovane con riutilizzo in vigna e cantina.

La seconda: finalmente una cantina che tratta il make-up delle bottiglie con attenzione:  sono rivestite con rara eleganza e molta attenzione alla comunicazione. Mica poco, anche ricordando che qui c’è grande sensibilità per l’arte (musica soprattutto, che con il vino ben s’accompagna).

http://www.bava.com/it/

I vini di Gaudio in Vignale Monferrato

Ho scelto di visitare l’Azienda Gaudio per la semplice ragione che questa rappresenta la storia vitivinicola del Monferrato casalese e probabilmente la prima che ha imbottigliato e commercializzato il Grignolino. I Gaudio sono qui da 5 generazioni e Beatrice, poco più che ventenne figlia di Mauro Gaudio, sarà la VI generazione a produrre vino. Quando Mauro parla di suo papà Amilcare, diplomato enologo ad Alba nel 1929(!), mi pare di sentire le parole di Angelo Gaja quando ricorda suo padre Giovanni…La curiosità è costituita dal fatto che i due si conoscevano bene e Mauro mi racconta che spesso il padre scambiava una damigiana di Malvasia di Casorzo, di cui Giovanni Gaja pare fosse grande estimatore, con una di Barbaresco! Tra tutti i Grignolino che ho bevuto, insieme a quello di Mauro Spertino, questo è fuor di dubbio il migliore con un equilibrio notevole, pure tra i tipici tannini forti che contraddistinguono questo vino. Ne produce 25.000 bottiglie che si trovano a un prezzo tra gli 8 e i 9 €. Ottimi vini sono la Freisa e l’interessante Ciaret, un rosato fatto come si deve da uve barbera e freisa. Un discorso a parte merita la Barbera Zerolegno: con quella di Piero delle Cantine Valpane, fuor di dubbio una delle migliori Barbera che ho mai bevuto. Eleganza, equilibrio, corpo, persistenza per un vino che bevi e ti resta in bocca e nel cervello a lungo. Hanno 15 ha di vigna e una produzione molto variegata che offre anche un onesto, non più di tanto, Cortese e la rara Malvasia di Casorzo, un piccolo gioiello.

http://www.gaudiovini.it/

 

Il Grignolino di Liedholm

Arrivo quando non c’è ancora nessuno nella tenuta Villa Boemia, dopo aver vagolato alla ricerca del paesino di Cuccaro, assaporando il bel vedere del Monferrato casalese in una calda e ventilata giornata di fine maggio. Mi accoglie senza formalismi Carlo Liedholm, figlio del grande Nils e di Nina Gabotto di Sangiovanni,  contessa torinese. Così possiamo chiacchierare in tranquillità e bere l’ottimo Grignolino e una eccellente Barbera di queste colline, ancora tenute onorando i boschi e tante altre colture senza l’ossessione di piantare ovunque soltanto vigne. La Tenuta fu acquistata nel 1973 e il “Barone” non aveva alcuna intenzione di occuparsi, se non per il proprio moderato consumo, di produrre vino. Fu il figlio Carlo, compagno di scuola di un certo Donato Lanati, figlio di questi posti, a insistere perché i vigneti della Tenuta fossero curati per produrre vino da vendere. Tra le altre curiosità, Carlo mi racconta che in Svezia, quando sentivano parlare del Grignolino, pensavano a un vino inventato dal grande calciatore: il Milan degli anni Cinquanta aveva infatti il famoso trio svedese Gren, Nordahl e Liedholm, detto Gre-No-Li! L’assonanza induceva a quel pensiero. E vagli a spiegare che il nome del vino, antichissimo, nulla aveva da spartire con il calcio, il Milan e i suoi assi svedesi. Carlo oggi possiede circa 11 ha di vigna e 6 sono di Grignolino, mentre gli altri sono dedicati alla ottima Barbera di cui ho bevuto il millesimo 2009, 14,5% di alcol, davvero buona. La filosofia aziendale cura il rapporto qualità/prezzo: eccellente, per bottiglie che vanno dai 6/7€ (Grignolino) ai 10/11 € per la Barbera. Naturalmente la maggior parte della produzione è destinata ai mercati esteri, con qualche difficoltà a vendere fuori dal Piemonte il nostro magnifico rosato naturale.

Devo spendere due parole sul papà di Carlo, essendo io un grande appassionato di calcio e avendo dedicato a questo gioco (prima che sport) tanti anni della mia vita, tre menischi, qualche costola, un dente e altre fratture varie. Nils naque in Svezia l’8 ottobre del 22, giocò fino al 1961 e quasi 39 anni di età. Fu capitano della Svezia vicecampione nel 1958, il primo anno del Brasile di Pelé. Era un centrocampista offensivo di straordinaria eleganza e immensa classe: era soprannominato “Il Barone”. Da allenatore riuscì a far vincere uno scudetto alla Roma nel 1983. Se ne andò nel novembre del 2007. Pochi sanno che è sepolto a Torino. A lui un mio brindisi, con il suo Grignolino, dal profondo del cuore.

http://www.liedholm.com/

Grignolinando in Monferrato

Assai vario il paesaggio del Monferrato casalese, patria del Grignolino e di una Barbera troppo poco apprezzata. Non la stucchevole monocultura della Langa nobile e non quei paesi ormai divenuti svizzeri dove brulicano tedeschi e austriaci che arano le strade sulle loro magnifiche automobili. Qui c’è ancora aria di casa e di villaggio, ci sono le aie che odorano di letame e la gente è semplice, disponibile, bella. Poi è bravo Maurizio Gily a organizzare una manifestazione che ha coinvolto 400 persone a spasso per le cantine del Monferrato a scoprire quanto è particolare il Grignolino di qui, con la sua acidità e i tannini selvaggi che gli regalano le “grignole”, ovvero i vinaccioli (da qui il nome). In tempi in cui infuria la moda dei rosé vinificati da rossi, questo lo è per sua natura. Provate a bere un Grignolino con una zuppa di pesce (brodetto, caciugo, ecc.) o con degli spaghetti ai frutti di mare. Poi ne riparliamo.

Ho visitato e bevuto Liedholm a Cuccaro, Gaudio a Vignale e Cantine Valpane a Ozzano (ne parlerò a parte). Il mio amico Piero Arditi, finalmente, s’è deciso a produrre anch’egli un Grignolino: particolare, come il suo solito. Ne parlerò. Intanto, oltre al Grignolino, da lui ho bevuto la sua portentosa Barbera 2001: uno schianto di vino. In tempi in cui tutti si lamentano, Piero che il vino lo fa buono ha le cantine vuote. E se lo merita. Salute.

L’uva di maggio

Come diceva il buon Gino, transitivamente: «Le vigne bisogna camminarle…». E quanta ragione aveva. Chi non si inzacchera le scarpe con marne, argille sabbie e “scheletri” non dovrebbe essere abilitato a parlare seriamente di vino. A me piace tanto passeggiare in vigna nelle diverse stagioni e osservare come le piante fanno l’allegagione e poi l’invaiatura, osservare le foglie, il tipo coltivazione, le potature, i sesti d’impianto, ecc. Queste sono vigne di Grignolino con i grappoli di maggio, prima dell’invaiatura. E sono i particolari grappoli un poco spargoli del Grignolino.

Abbinamenti del 25 aprile

Gnocchetti con ragout di mare. Eccellenti. Come li si può accompagnare?.

Ho tre vini davvero eccellenti.Un bianco classico: il Tralivio di Sartarelli; un bianco eretico: il Vilèt di Spertino; un Grignolino eccellente, quello di Luigi Spertino.

Sono tre ottime compagnie. Il Tralivio è un classico Verdicchio dei Castelli di Jesi di 13,5° alcol, verde paglierino, minerale, che non ha alcun problema a accompagnare, bene assai, un sacco di buone cose.

Poi c’è il Vilèt: qui siamo all’eresia. 1850 bottiglie  da una vecchia vigna (60/70 anni) di Cortese. Il 2009 è la prima vendemmia di un vino non filtrato, trattato come semplice succo d’uva fermentato. Vino per pochi iniziati. Pazzesco: certo è troppo giovane, ma sembra di vedere palleggiare Maradona a 11 anni. Chissà cosa potrà diventare tra 5/6 anni (avendo cura di cambiare un’etichetta orrenda).

Infine, il giovanissimo Grignolino 2010 (degli altri millesimi non v’è rimasta traccia, tutti già onorevolmente bevuti): è questa la compagnia, per me, ideale per gli gnocchi. Un vino fresco, franco, acido il giusto che con il ragout di pesce ci va alla grande. Il Grignolino di Luigi Spertino, che era il nonno di Mauro e il vino lo barattava soltanto con chi gli dava in cambio il rame (così poteva avere la materia prima per proteggere le vigne…), è tra i migliori che vi possa accadere di bere. E non fidatevi di quegli sciagurati che parlano di Grignolino ampi e strutturati: non sono Grignolino, che vino franco, fresco, rosato naturale,  dev’essere. E lieve.

La chiusura è con l’ottimo, non sensazionale, passito di Sartarelli delle vigne che danno il Balciana. E col Balciana sono inarrivabili, il passito è soltanto buono.

Vinitaly 2011, i vini

Soprattutto rosati, sui quali ho da scrivere un articolo per HoReCa di maggio: e allora i classici pugliesi di Leone de Castris (Five Roses) e Botromagno (Lulù): perché il rosato classico vuole come padre il Negramaro (magari con un poco di Malvasia nera). Poi, sempre nella tradizione, il Chiaretto Garda Classico. Ma nell’innovazione l’ottimo bio di Manincor (Alto Adige), il brut rosé di Marramiero (Abruzzo) e il sorprendente rosato da Freisa di Chieri di Balbiano (Piemonte). Sempre di Balbiano, il Vino della Vigna della Regina 2009, da uve coltivate nella ripristinata vigna, dentro la città di Torino, della Villa della Regina: Freisa di Chieri. Infine, i vini di Spertino: siamo nell’astigiano e qui c’è il Grignolino, sublime rosato naturale. Poi Spertino fa una Barbera memorabile e un Cortese che sembra un Rieseling da vigne vecchie di 50/60 anni: purtroppo (o forse meno male), ne fa soltanto 1.850 bottiglie,  per un bianco davvero sensazionale.