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Giovanni Arpino e il vinum acutum

Janusz-Włochy-Arpino-2-1“…Il vino piemontese vero ormai si nasconde.

Nella sua interezza, sa di non poter essere accettato da un fegato moderno. Perché lui ha da essere solenne, impone riposi, sonni, abbandoni. Non esalta, ti sopprime. Non concede entusiasmi, ma solo spessi pensieri…

Una volta pareva indispensabile una buona e legale classificazione dei vini: dulce,  suave,  nobile,  pretiosum,  molle,  lene,  tenue,  imbecille,  fugiens,  forte,  solidum,  firmum,  validum,  austerum,  severum,  durum asperum,  acre,  acutum,  ardens,  indomitum,  generosum,  pingue,  grassum sordidum,  vile,  li chiamavano gli haustores (assaggiatori) romani.”

Giovanni Arpino (I vini d’Italia di Luigi Veronelli)

Vien fatto di chiedersi come poteva essere un vinum imbecille, o un vinum fugiens o ancora un vinum grassum sordidum….mi piacerebbe poter fare un viaggio nel tempo e capitare in una gaupona della Suburba e bere qualche terracotta di vino in compagnia di Marco Valerio, ascoltando pettegolezzi, dicerie e voci di popolo.

L’Ombra – di vino – spiegata da Giuseppe Comisso

Un esempio di ebra incertezza è dato dal volere spiegare l’origine della parola ombra che nel Veneto IMG_5757viene usata quando si vuole chiedere un bicchiere di vino. Qualcuno dice che siccome le osterie un tempo erano frequentate in grande parte da pittori qualcuno di questi ebbe l’ispirazione di sostituire l’idea oggettiva formata dal bicchiere con quella pittorica dell’ombra che il vino determina sulla tavola, quando si riempie il bicchiere.

Altri dicono che il chiamare ombra un bicchiere di vino fu per un euforismo in una epoca in cui si giudicava volgare bere vino.

Infine qualche altro vuole spiegare questa espressione come per indicare l’effetto che un bicchiere di vino può dare a un cervello, cioè un poco di ombra sulle idee chiare talvolta tristi e dolorose. Ma siccome la filologia può anche servire a spiegare la storia dei popoli si dice che l’essere venuti a chiamare ombra un bicchiere di vino nel Veneto è stato determinato da un avvenimento storico. Nel secolo passato i vini veneti erano generalmente bianchi e leggeri e se venivano lasciati in un bicchiere rotondo retto da un gambo più o meno snello sotto non davano ombra.L1180302

Questa ombra apparve nella seconda metà dell’Ottocento quando anche i vigneti veneti subirono il flagello delle malattie che avevano invaso l’Europa e s’importarono specialmente dalle vigne delle Puglie vini rossi e densi i quali a differenza degli altri davano ombra sul tavolo.

Fu questo il tempo in cui per chiedere un bicchiere di vino in una qualsiasi osteria del Veneto si cominciò a dire: « Mi dia un’ombra ».”

Questo breve scritto è di Giuseppe Comisso (1895-1969) ed è tratto dall’introduzione al capitolo dedicato ai vini di Veneto  e Venezia Giulia di I vini d’Italia di Luigi Veronelli (Canesi editore, Roma 1961): il primo libro del grande Gino e forse il più bel libro mai scritto sul vino.

I Tallone, artisti e buongustai

“ In ogni caso sovvenitevi di quel Cesare Tallone che, sovrano pittore e buongustaio, beveva papaliter, centellinando, assaporando. Quando l’Ernest, il piccolo d’una famosa osteria milanese, l’Arena Vecchia gli portava la bottiglietta del scabbi, guai se imprimeva all’andatura il solito moto, a onda, dei camerieri. La bottiglia doveva essere portata con ieratica solennità. Se la ciondolava distrattamente, subito il Tallone gli urlava «Ohei, Ernest, te sonet la campana?!».

Questo è uno scritto di Gino Veronelli, tratto dal suo “I vini d’Italia” del 1961, Il Libro del Vino.

Il Cesare Tallone di cui Gino parla è il pittore e maestro all’Accademia di Brera Cesare Vittore Luigi Tallone (nato a Savona nel 1853 e morto a Milano nel 1919): furono suoi allievi Pellizza da Volpedo, Boccioni, Carrà…

Siccome buon sangue non mente, tra i suoi 9 figli ci sono Alberto, il grande tipografo e editore; Cesare Augusto, liutaio e accordatore personale di Arturo Benedetti Michelangeli; Guido, celebre pittore anch’egli.

Oggi io vado ogni tanto a parlare di tipografia e a bere un buon bicchiere con Enrico Tallone, figlio di Alberto e Bianca, Gran Dama dell’Editoria italiana di prestigio (nata in quel di Vinci): nel giardino della casa avita, in pieno centro storico di Alpignano, c’è una vigna e ci sono i treni che i tre fratelli Tallone vollero tenersi vicini.

Simboli antichi di libertà e di comunicazione: il Vino e il Treno. http://www.talloneeditore.it