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Ristorante Il Cascinalenuovo di Isola d’Asti (Piemonte)

http://www.walterferretto.com/

Il Cascinalenuovo l’ho inserito tra i locali di cui ho scritto nel mio libro sul tartufo. Il servizio lo realizzai a fine 2015 e Walter Ferretto mi preparò un magnifico filetto insaporito con salsa di Barbera, erbe e tartufo bianco. Mi ripromisi di rivisitarlo con calma. L’occasione è stata il 60° compleanno di mia moglie. Un poco nauseato da quella che sta diventando RETORICA di LANGA, per me ormai priva di sorprese e attrattive (fatti salvi quei 4/5 che stanno al di fuori dello scontato e del trito), ho scelto questo ristorante nel basso Monferrato che conosco da oltre vent’anni. E non ho sbagliato, come mi succede quasi sempre.
Assente Walter (lo sapevo) Roberto Ferretto, mio coetaneo che guarda caso compiva anch’egli i suoi anni proprio ieri, ci ha accolti da par suo: leggerezza, disincanto, mestiere e esperienza da vendere.

Allora parliamo di cibo, di piatti, di quel che INNANZITUTTO SI MANGIA…

Di scontato, ma qualità d’eccellenza, soltanto la battuta di piemontese. Io ho scelto i tacos di baccalà: semplicità geniale (sono ghiotto di baccalà e di cucina messicana). I primi: formidabili i tajarin alle erbe e indimenticabile il risotto verde con anguilla. Per i secondi, anatra per me (preparata in maniera impeccabile e senza arzigogoli strambi) e un polpo in cui mi ha sorpreso l’armonia della crema di melanzane (c’era anche la provola affumicata che io non mangio) invece che le solite patate.
                                                                                                                       Cucina inappuntabile, realizzata con passione, esperienza, mestiere. Priva di voli pindarici ma gustosa e a volte sorprendente. Per mangiare, da gustare innanzi tutto con il palato: gli occhi e le suggestioni vengono dopo, parecchio dopo.
                                                                                                                                                                                   A tavola, prima di tutto, si mangia. E, pur se importanti, le STELLE non si mangiano (come, ahimè, in tanti pensano)….

E ora parliamo di roba da bere.

Se per quanto riguarda il cibo sono uno abbastanza complicato, quando si parla di bere sono per davvero uno parecchio complicato (ma è questione di punti di vista).

Conosco Roberto Ferretto e sapevo benissimo in quali mani mi cacciavo: è riuscito a stupirmi e a soddisfare le miei manie di qualità rare, difficili da trovare, lontane dalla retorica di moda imperante e insopportabile.

Ho cominciato con un buon Arneis di Pescaja: gente professionalmente affidabile e con un prodotto, pur non eccelso, di qualità incontestabile. Poi mi ha portato una bottiglia di un Sauvignon monferrino ormai introvabile: 2010, una roba pazzesca che mi ha riportato a certi miei bianchi francesi di quando a Parigi ero di casa. Eccellente la Barbera d’Asti Superiore 2012 di Sciorio, piccolo produttore di Costigliole. L’apoteosi è stato il Moscato (2003!!!) di Marco Bianco: un’ossidazione leggera, corretta e gradevolissima che raccontare è francamente impossibile. Il finale: un cognac 1995 e, se pur io preferisca Single malt e rum, sono rimasto assai soddisfatto.
      Ho finito fumandomi il mio solito mezzo Garibaldi sul bordo della piscina.                                                                        Avanti Savoia!