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I vini di Vino Libero

Ho preso sei bottiglie di diverse zone e tipologie tra quelle prodotte da aziende che partecipano alla neonata impresa di Oscar Farinetti: Vino Libero, di cui ho trattato in occasione della presentazione a Eataly di Roma lo scorso lunedì 17 settembre.

Tralascio di parlare del Nebbiolo Langhe 2009 di Mirafiore di cui già mi sono occupato e del Barolo Borgogno 2003 di cui tratto a parte.

Ho molto gradito il metodo classico extra brut Alta Langa Docg 2008: Pinot Nero e Chardonnay, per uno spumante eccellente di 12% vol. e rapporto qualità/prezzo straordinario.

Quasi altrettanto buono il Franciacorta Docg Prima Cuvée Monterossa, 12,5% vol. (85% Chardonnay & Pinot Bianco, 15% Pinot Nero e 24 mesi sui lieviti) per uno spumante che tutto subito promette molto ma con l’ossigenazione lascia qualche rimpianto, pur appartenendo a livelli di elevata qualità.

Un soddisfacente Merlot in purezza, quello prodotto da Le Vigne di Zamo’, il Vigne Cinquant’anni Doc Colli Orientali del Friuli 2007: è un vino di 13,5% vol che ha bisogno di un poco di pazienza per essere apprezzato. Merlot robusto, di una certa eleganza e buona sapidità.

Certo, Il Rosso dell’Abazia 2006 di Serafini & Vidotto appartiene a un’altra classe. Lo conoscevo di fama, non ne avevo mai bevuto. Questo vino, prodotto in 18/20.000 bottiglie nella Doc Montello e Colli Asolani (poco a nord di Treviso, vicino a Conegliano Veneto),  è notevolissimo. Un classico uvaggio bordolese (la scheda tecnica non specifica le quantità di Cabernet Sauvignon, Franc e Merlot) di grande struttura ed eleganza. Bel colore rubino carico lievemente aranciato; naso complesso e al palato sapido, armonico e di lunga persistenza, con un grado alcolico non troppo elevato di 13,5% vol che rimane discreto sia al naso, sia in bocca. Questo tipo di vino può ben rappresentare la filosofia complessiva che Farinetti ha voluto caratterizzare con Vino Libero: vino prodotto da un’azienda di qualità, non troppo grande (18 ha.), che lavora con filosofia orientata al biologico e alla tradizione, ma sempre con l’obiettivo di una irrinunciabile qualità, offerta al mercato a prezzi ragionevoli.

Io non sono un entusiasta del taglio bordolese, ma quando bevo un gran vino riconosco di bere un Gran Vino. A prescindere, punto e basta.

Serafini & Vidotto
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