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Monsù Barolo: Massimo Martinelli

La Langa a metà ottobre ti assedia le narici con i suoi profumi di vinacce che ne pervadono ogni angolo. La Langa a metà ottobre lascia sulle viti ancora verdi pochi grappoli di uve nebbiolo ancora da vendemmiare. La Langa preserva ancora Uomini che ti sanno raccontare storie interessanti: uomini che ti parlano di altri uomini che non ci sono più fisicamente ma che – se ne sei capace – vedi ancora girellare per le vigne. Massimo Martinelli, enologo e pittore, oggi mi racconta di Renato Ratti e Bartolo Mascarello; mi racconta  di come con lo zio materno Renato, in realtà più fratello maggiore che zio (c’erano soltanto 9 anni di differenza), misero insieme L’ Abbazia dell’Annunziata; di come cominciarono a usare la fermentazione malo-lattica (molti langhetti dicono ancora “mano-lattica”); di come furono i primi a vendere direttamente al pubblico….E dopo molte storie di cui parlerò ancora, si beve e si beve come si deve: noi non degustiamo, noi beviamo. Un consiglio: se lo trovate (ma se si cerca si trova) leggetevi il più bello e completo libro scritto sul Barolo, “Il Barolo come lo sento io” di Massimo Martinelli; l’ultima edizione, di Sagittario Editore (Elio Archimede, per intenderci), è del 1993. Auguri.

Questo link rimanda al sito che descrive il posto felice dove Massimo Martinelli ha scelto di vivere e di produrre il suo Dolcetto Doc Langhe Monregalesi Bricco Mollea:

http://www.relais-art.com

Postcards from Langa, on March 2016
Ristorante e Foresteria Conti Roero a Monticello d’Alba
Piazza San Ponzio, 3 – 12066 Monticello d’Alba (CN)
Tel. 0173 466626
Ho incontrato Monticello d’Alba e il suo prodigioso castello nella scorsa primavera: presentavamo Sulle Ali del Barolo, il libro di Gianni Gagliardo da me curato e illustrato. A leggerne i brani era Remo Girone, attore raffinato e persona di grande sensibilità. Fu a causa sua che conobbi Elisa, padrona di casa: Remo mi suggerì, con una certa insistenza, di lasciare uno dei miei quadri dipinti con il vino come omaggio alla contessa Elisa. Fu così insistente che, a malincuore lo confesso, dovetti cedere. Per la verità quel posto – oggi quelli “bravi” scrivono “location”…- mi piacque tanto per davvero: il castello, di proprietà dei conti del Roero fin dal XIV secolo, occupa una posizione panoramica di rara bellezza, con una vista da fare invidia a posti di Langa assai più mentovati e fa tanto bene l’amico Gianni Gagliardo a tenere in grande considerazione questo suo paesino di nascita.
In breve, di quel posto mi sono innamorato e con il passare del tempo ringrazio Gianni per avermi permesso di conoscerlo e Remo Girone per aver obbligatomi, quasi, a regalare un mio bel quadro alla contessa Elisa.
Che poi ho conosciuto meglio ed è persona che mi piace: per la semplicità d’approccio, per la sensibilità, la cultura e la rara discrezione.
Mi ero ripromesso di fare una visita con lo scopo di verificare l’opportunità di una mia mostra e di provare la cucina del ristorante, attiguo al castello, e già assai noto dai tempi in cui lo chef era Fulvio Siccardi (oggi a Milano, ristorante Da Noi) con la sua ovvia stella Michelin.
Oggi il ristorante è gestito dalla famiglia Arone: Gregorio, Loredana e il figlio Matteo, appena diplomato in cucina all’IPSAR G. Giolitti di Mondovì.
Per la verità è Loredana l’anima di questo ristorante: torinese, esperienze importanti (dalla Ciau del Tornavento alla irripetibile stagione con Siccardi in questo stesso locale), personalità spiccata, passione quasi debordante seppure con la proverbiale discrezione sabauda.
Il locale si trova sotto la foresteria (8 camere eleganti, discrete e accoglienti con vista mozzafiato) in una costruzione di epoca medievale restaurata con grande cura. Una cinquantina di coperti ben disposti dentro un ambiente che fa del calore e di una certa aria di familiarità le sue principali suggestioni.
Le proposte cucinarie sono di assoluta tradizione e territorio: le verdure arrivano per davvero dall’orto di famiglia e il resto è scelto con meticolosa cura da Loredana. Qui il cibo è saporoso, quasi contadino: siamo nel Roero e qui si viene innanzi tutto per “mangiare” bene ancor prima che “degustare”. E bene si mangia, a cominciare dagli antipasti: giardiniera fenomenale, acciughe di quelle che non ti scordi, peperoni con bagna caoda di rara delicatezza (senza snaturare l’essenza della bagna caoda); strepitosa la carne di Fassone e ottimo lo stinco di maiale come pure i classici bonet e panna cotta. Ci ho bevuto un eccellente Roero 2012 di Correggia.
Con una nota: avrei dovuto bere il mio diletto Nebbiolo San Ponzio di Gianni Gagliardo, vino formidabile che nasce a due passi da qui e questo sensazionale Nebbiolo a tutti consiglio; ebbene, non l’ho bevuto perché lo stesso giorno, a cena, sapevo che ne avrei esagerato…
Aperto a pranzo (con alcune limitazioni e proposte ad hoc per pasti leggeri) e cena, è un locale in cui si può essere più che soddisfatti con una spesa di 25/40 €: rapporto qualità-prezzo di assoluto rilievo.
Monticello è a pochi chilometri da Bra, in quel Roero che è forse più intrigante di una Langa che sta diventando troppo affollata, internazionale e un poco…stucchevole.
Suggerimento: fate una bella gita, magari in un fine settimana d’autunno, e visitate il castello (aperto sabato e domenica) provando il ristorante Conti Roero e sostando in una delle camere della foresteria. Sono certo: mi ringrazierete (ovvio: se appartenete a un certo tipo di persone “di buona volontà”…).
Ps: ho deciso che farò qui la mia mostra!
Nebbiolo crying in Langa/Il pianto della vite

Il Nebbiolo piange e gemma in questi giorni attorno alla Pasqua.
Queste viti le ho fotografate ieri a Vergne.
Quando vedo piangere le viti, mi commuovo: è un pianto di gioia, un pianto di vita.
IL PIANTO DELLA VITE PER LA VITA…

La Langa secondo Peppo Parolini

Peppo i«Un posto che mi piace un casino è la Langa, io trovo che in quella parte del Piemonte siano tutti pazzi scatenati, ospitali, belli. Hanno il gusto della vita, sanno mangiare, vivono per fare l’amore. Ma poi c’è della gente lì che gioca d’azzardo come da nessun’altra parte. Ci sono delle bische in piena campagna nelle Langhe, gente che parte dalla cascina coi rotoli di banconote e si gioca tutto. E c’è anche il colonnello dei carabinieri lì con loro, sono tutti amici. Il colonnello arriva e gli offrono i tajarin con tartufo, il brasato al civet… E’ una terra difficile da lavorare. In questo do ragione a Pavese. Ma c’è poesia in quella terra, perché vedi una donna sul trattore, un bambino di otto anni in motocicletta che corre come un pazzo, questi campi di granoturco che sembrano il mare, e le vigne con ‘sti filari che disegnano delle linee che non sai dove vanno, verso la cima delle colline, verso l’infinito… E’ una terra dove respiri la vita e la morte. Ecco, non mi dispiacerebbe morire lì, in Langa, in mezzo ai barotti».

Tratto dal volume Dal basso dei cieli, di  Marilena Moretti e Peppo Parolini – Baldini  Castoldi e Dalai Editore, Torino 2007 – pp. 357, 18,00 €

Vincenzo Reda al Duca Bianco di La Morra

http://www.vincenzoreda.it/la-mia-personale-al-duca-bianco-di-la-morra/

quibenebibit i

Il 30 settembre prossimo, intorno alle 19.30 sarò con  i miei amici – passati presenti futuri (purché veri) – quelli che vorranno o potranno esserci (meglio se non tantissimi), al Duca Bianco di La Morra (Via Umberto I, 25 – Tel. 0173 500368) per inaugurare la mia mostra personale che sarà permanente. E’ importante questa data: il giorno appresso compio gli anni e non mi ricordo se sono 41, 49 o addirittura di più, boh (ma poi che importa)!

Berremo vini, faremo chiacchiere e metteremo sotto i denti qualcosa. Se poi qualcuno vuole restare per la cena, sarà gradito (ma la cena se la paga, magari a prezzo conveniente: giusto per essere chiari!).

Il Duca Bianco, essendo stato rilevato da un mio vecchio amico, sarà il mio riferimento in Langa: mi troverete spesso a bere, a dipingere il murale che era in piazza Vittorio (e non c’è più: lo rifarò al posto di quel gelato, dipingendolo con il vino di qualche amico, vedremo), a dipingere sugli specchi, a leggere i tarocchi, a sproloquiare….

Vi aspetto.

Salute.

 

 

Cartoline da Barolo, durante Collisioni 2014

Luci insolite dovute a un tempo mutevole e capriccioso. Ma quando si verificano queste strane situazioni meteorologiche, soprattutto nel tardo pomeriggio, i paesaggi si animano di colori e sfumature e voci e profumi che sanno di sogno. E anche il panorama più scontato, più retorico, più fotografato diventa uno spettacolo dal fascino insolito. E poi siamo a Barolo, durante Collisioni….mica poco!!

Salute.

Oscar Farinetti: Storie di coraggio

Tra gli anni Ottanta e i primi Novanta ho avuto la fortuna di formarmi ai faticosi, costosi e piuttosto esclusivi corsi per imprenditori e top manager condotti dall’ingegnere Riccardo F. 1Varvelli e dalla sociologa e psicologa Maria Ludovica Lombardi per conto della Confindustria, a Torino. Scuola durissima, cui mi è riandata spesse volte la memoria leggendo il libro dell’amico Oscar Farinetti: tengo a precisare che, trattandosi appunto di un amico, la mia recensione dovrà per necessità risentire di questa particolare prospettiva che guida il mio giudizio.

Dicevo della mia formazione in Confindustria, perché più volte ho ritrovato nelle parole di Farinetti alcuni concetti che i due grandi formatori allora ci avevano inculcato con passione. Tra le tante caratteristiche che deve avere un imprenditore, alcune sono fondamentali: la propensione al rischio, la capacità di individuare i collaboratori giusti e poi di saperli motivare e gestire (con meno turn-over possibile); la gestione del proprio e dell’altrui tempo; la capacità di delega.

Allora tra i miei colleghi vi erano imprenditori di prima, seconda e terza generazione: nelle storie che Oscar racconta in questo libro ci sono case-history che possono essere considerate esemplari, arrivando in alcuni casi a descrivere vicende imprenditoriali di secoli e di molte generazioni, accostate a storie, invece, di uomini che la loro impresa l’hanno cominciata in prima persona, da non molti anni e tuttavia con grandi risultati. Storie di autentici visionari, capaci spesse volte di contrarre debiti importanti, spinti soltanto dalla motivazione d’inseguire un sogno.

Non ho nominato fino a questo punto la parola vino; certo: questo bel libro parla soprattutto di persone e di famiglie che il vino lo producono. Ma mi piace puntualizzare che, per chi sa leggere bene tra le righe, da questo libro è possibile imparare che il vino è, prima d’ogni altra considerazione, un medium che accomuna le persone di buona volontà (il territorio e tutto il resto vengono dopo, e non è detto che siano faccende fondamentali).

Ho scritto: bel libro.F. 2

Ed è proprio un bel libro, questo; un libro che è scritto in una lingua semplice, diretta; senza orpelli e arzigogoli: a somiglianza di chi lo ha concepito e poi realizzato, con l’aiuto fondamentale di Simona Milvo e Shigeru Hayashi.

Un libro redatto con cura e ben confezionato dal punto di vista editoriale: un cartonato con sovraccoperta plastificata di formato 16×24 cm (sarebbe una specie di 8°); carta avoriata uso mano di circa 90/100 gr. e carattere che a occhio mi pare un leggibilissimo Times in corpo 14, per 324 pp. (più 16 pagine fuori testo che riproducono a colori alcune belle immagini) e un, ottimo, prezzo di 16,90 €.

So che a Oscar piacciono i numeri (personalmente ne sono ossessionato,  ma io sono un artista e gli artisti devono per necessità alimentarsi di ossessioni), gli regalo questi, liberi da copyright: 16,90 euro diviso 340 pagine fa circa 4,97 centesimi a pagina,  che è un bel prezzo. Inoltre, 772 gr. di peso costano circa 2,19 centesimi al grammo e mi pare che siano pochi e comunque un conveniente investimento…Oscar magari non lo sa: uno dei più grandi artisti mai vissuti, Piero dei Franceschi (meglio noto come “della Francesca”), era uno dei migliori matematici del suo tempo! Perché i numeri sono poesia e la poesia (ma l’Arte tutta) è fatta di numeri, almeno per chi non sguazza nella superficialità e nella banalità.

Il libro è la cronaca di una sorta di viaggio, compiuto dal nord al sud d’Italia – dalla Valle d’Aosta alla Sicilia – che porta Farinetti e i suoi collaboratori a incontrare le storie di 12 produttori di vino e sono tutte storie straordinarie, trattate con leggerezza ma in maniera tutt’altro che superficiale: le famiglie, i luoghi e i territori; le caratteristiche tecniche dei vini e le strategie di produzione e di marketing; gli investimenti e i bilanci; i progetti e le idee politiche. Ma anche gli amori, le relazioni parentali…Tra le righe, le parole di Farinetti lasciano intendere tanto e assai di più a chi, come me, alcune di queste faccende le conosce abbastanza bene.

F. 3Certo, si percepisce in maniera evidente l’affinità elettiva di Oscar con Walter Massa; la deferenza per Angelo Gaja (l’unico che non lo riceve in azienda: è sempre formidabile questo autentico langhetto e galantuomo vero; ma anche l’unico che lo lascia senza fiato con una proposta inattesa…); l’ammirazione, un po’ distaccata, per Piero Antinori, Niccolò Incisa della Rocchetta, Marilisa Allegrini; e ancora, l’amicizia complice con “Citrico” Beppe Rinaldi, la passione per Josko Gravner

Pare ovvio che, discorrendo di vino, il vino lo si debba per necessità bere: sono 60 eccellenti bottiglie (tra le quali alcune strepitose birre d’autore) di cui l’ottimo Shigeru compone utili schede tecniche con valutazione organolettica e interessanti proposte di abbinamenti (che a me piace chiamare accompagnamenti).

A Oscar mi accomunano alcune questioni importanti: siamo nati durante la stessa vendemmia a pochi giorni di distanza, io sono più giovane; abbiamo lo stesso amore per i numeri e per il Barolo; entrambi non apprezziamo l’Amarone; discendiamo da famiglie paterne molto comuniste: lui di Langa con padre partigiano, io dai monti della Sila con nonno e padre contadini orgogliosamente stalinisti (di uno stalinismo che in verità faceva tenerezza…).

Sono stato fra i primi a intervistarlo per Barolo&Co nel febbraio del 2007 (il brano è riportato sul mio Più o meno di vino) e di lui mi piacciono la passione, la schietta esuberanza, la franchezza e la naturale simpatia, condite da una buona dose – non guasta mai – di ironia e, meglio ancora, di autoironia.

Comprate e leggetevi questo bel libro: io gliel’ho estorto (mica me lo voleva omaggiare…) a Fontanafredda il venerdì e me lo sono goduto in un paio di notti insonni; questa recensione, se tale si può definire, la sto scrivendo durante la notte tra la domenica e il lunedì: soffro d’insonnia da sempre e da sempre la curo leggendo, scrivendo, dipingendo e ascoltando musica. Mai preso un sonnifero.

Ps: ci sono alcune sviste (poche e forse avvertibili soltanto da chi, come me, ha fatto l’editore per molti anni e  conosce bene le questioni legate al vino) ma, trattandosi di un amico, saranno segnalate in privato. Mi pare ovvio.

 

Monferrato Casalese

Alcune semplici immagini panoramiche riprese in una tarda e luminosa mattinata di fine gennaio nei dintorni di Casale. Il Monferrato Casalese ha un fascino particolare: più selvaggio e meno “monocolturale” della Langa, presenta un paesaggio più mosso, ma anche più dolce.

E’ fatto certo che nei prossimi anni queste terre conosceranno uno sviluppo simile a quello delle Langhe; oltretutto, dal punto di vista logistico sono molto convenienti essendo poste in una zona strategica, servita da infrastrutture che congiungono Milano, Torino, Asti e Alessandria e Genova non è lontana.

E anche qui grandi vini: soprattutto Barbera, Grignolino e Freisa. Provare per credere.

 

Langa, fine ottobre 2013

Il 21 ottobre 2013, una giornata uggiosa, appannata vede ancora tanti bei grappoli ancora attaccati alle loro viti di Nebbiolo. Sono compatti, opulenti e ben distribuiti sulle piante.

Quest’anno siamo ritornati ai tempi usati nelle vendemmie e sarà pure una buona annata: sia nelle quantità sia nella qualità delle uve (meno le prime rosse come Dolcetto e Barbera, meglio i frutti del Nebbiolo). Pur senza essere, in generale, un’annata eccezionale.

Cose di Langa

Nulla di geniale, ci mancherebbe….Battuta di fassona, tajarin ai funghi (porcini, raccolti freschi, da gente di famiglia), vitello tonnato (il meglio possibile, interpretato come non mai: una delizia) e un Nebbiolo memorabile. What else?

Semplicemente Langa.

E mi vien fatto di pensare: che fortuna, ce l’ho a meno di un’ora di auto da Torino!