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Borgo Maragliano, Loazzolo, Alta Langa Astigiana, Piedmont (Italy)

Borgo Maragliano, Loazzolo (At), Piemonte - Tel. 0144 87132

www.borgomaragliano.com

«Le vigne di Loazzolo sono difficili ed erte così che proprio qui ho avvertito parlare la terra, attraverso le vigne al cielo; noi ne beviamo il vino e ci avviciniamo agli dei». Non potevo non cominciare un mio intervento a proposito di un vignaiolo di Loazzolo senza citare Luigi Veronelli: è un articolo de L’Espresso del 10 aprile 1989. Fu proprio Gino che, pochi anni prima, aveva incoraggiato Giancarlo Scaglione (Forteto della Luja) a credere nel tradizionale Moscato vendemmia Tardiva degli erti colli di Loazzolo. Scaglione immediatamente coinvolse il suo amico Giuseppe Galliano, viticoltore da molte generazioni in Loazzolo e nacque così la storia gloriosa della minuscola Doc Loazzolo Vendemmia Tardiva, istituita ufficialmente nel 1992. Non sono più di 30 ha (su circa 200 coltivati a Moscato) con una produzione di non oltre 20.000 bottiglie (da 375 cl.) per sei produttori (scarsi). Ho visitato Borgo Maragliano sabato 17 agosto scorso con Aragorn Molinar nell’ambito del progetto del festival di Parco Quarelli dell’8 settembre prossimo. Carlo Galliano e sua moglie Silvia Galliano Quirico ci hanno accompagnati prima in cantina e poi nella stupenda, panoramica sala di degustazione, a conoscere la loro lunga storia e i loro eccellenti prodotti. Non entro qui nel merito delle mie valutazioni organolettiche, ma la qualità dei loro Metodo Classico, sia da Pinot Noir sia da Chardonnay, sta ai vertici della Doc Alta Langa e, dunque, ai vertici della produzione italiana di vini spumanti. Cito il notevolissimo “Dogma” (Pinot in purezza, pas dosé, 36 mesi sui lieviti) e il classico “Giuseppe Galliano” (80% Pinot, 20% Chardonnay, con prima vendemmia nel 1989…). Mi riservo di ritornare con maggior dettaglio a occuparmi di questa magnifica realtà (40 ha per circa 400.000 bottiglie).

Una storia esemplare: Laccento Montalbera e il murale

Una storia esemplare. Il 4 maggio del 2010 dipinsi il murale del Caffè Elena con il Ruchè Laccento di Montalbera (il bellimbusto stravaccato che mi sta osservando è Franco Morando, titolare). Il murale fu fotografato migliaia di volte e pubblicato anche su L’Espresso. 3 anni più tardi cambiò la proprietà e venne inopinatamente cancellato, coperto con una bella mano di vernice. Mi arrabbiai tantissimo, ma nel frattempo il Ruchè di Montalbera era diventato un vino imbarazzante e quasi mi ero pentito di averlo usato per il mio murale.
Oggi sono felice che quel bel lavoro, eseguito con un vino modaiolo di un’azienda che non mi piace, non esiste più se non nei ricordi di una documentazione fotografica.

Il lungo travaglio di un murale

Avevo dipinto la silloge di Von Hutten sotto i portici di piazza Vittorio Veneto per i miei amici del Caffè Elena nel 2010.

Avevo usato il Laccento di Montalbera, Ruchè modaiolo e stucchevole.

E d’aver usato quel vino m’ero poi pentito, pur se il murale nel frattempo era entrato in migliaia di fotografie e pubblicato su L’Espresso.

Nel 2013 i miei amici avevano ceduto, ahimè, lo storico caffè e chi lo aveva rilevato non era stato capace di opporsi all’ordine di cancellare quel murale, non riuscendo a spiegare che quella era un’opera d’arte e non un sgorbio qualsiasi.

E m’ero imbufalito!

Nell’agosto del 2014 quegli stessi amici rilevarono il centralissimo ristorante L’Osto Duca Bianco in La Morra e mi chiesero di rifare il murale.

Purtroppo, c’era un’immagine precedente fissata in affresco sopra una superficie ruvida e con delle dimensioni che non permettevano la riproduzione pari pari al lavoro torinese, oltretutto sopra un muro esposto alle intemperie.

Feci un lavoro faticoso e frettoloso, sotto la pioggia di un triste ottobre del 2014: era da poco scomparsa la cara Claudia Ferraresi, cui dedicai il lavoro effettuato con il suo Dolcetto d’Alba.

Lavoro venuto male sul quale mi ripromisi di intervenire ancora.

In questo luglio 2015, finalmente ho rimesso mano al murale, stravolgendolo. Ho finito, fissandolo per impedirne il degrado dovuto agli elementi atmosferici, venerdì 24 luglio scorso.

Adesso sono soddisfatto: il colore è dato sì dal Dolcetto delle Cantine Rocche di Costamagna, ma c’è del Barolo, della Barbera e addirittura il Sangiovese romagnolo e biodinamico di Tenuta Mara.

Ma è venuto un gran bel murale!