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Marcia Theophilo e la sua Amazzonia al Circolo dei Lettori

Marcia Theophilo è una poetessa brasiliana (nata a Fortaleza nel 1941) che vive in Italia dal 1971 e laureata in Antropologia a Roma. Ha avuto un’intensa frequentazione con il poeta Rafael Alberti.

Ispirata dalla nonna paterna Yanoà, la sua opera poetica è per intero dedicata all’Amazzonia, ai suoi colori, alle sue creature, ai suoi suoni: sentire questi versi in quella lingua particolare che è il portoghese che si parla in Brasile è come sentire il canto della foresta amazzonica.

Marcia è, oltretutto, una straordinaria interprete dei suoi versi (mi ha confessato che è stato proprio Rafel Alberti a insegnarle come proporsi al pubblico).

Con l’Editore Tallone di Alpignano ha pubblicato Kupahuba, l’albero dello Spirito Santo e Boto, il delfino rosa.

Al Circolo dei lettori di Torino ha tenuto un reading indimenticabile, apprezzatissimo da un pubblico assai numeroso e attento.

http://www.vincenzoreda.it/tallone-al-musli/

Tallone al MUSLI

In occasione del decimo aniversario della creazione della Fondazione Tancredi di Barolo, l’editore e stampatore Enrico Tallone ha presentato, giovedì 13 dicembre 2002, il volume della poetessa brasiliana Marcia Theòphilo: “Boto, il delfino rosa” con una piccola mostra, nei locali sotterranei di Palazzo Barolo, dedicata alla magistrale arte tipografica, si parla di caratteri mobili, della famiglia Tallone.

Ho conosciuto Marcia Theòphilo nel 2000, in occasione della pubblicazione, sempre a cura di Tallone, dello straordinario “Kupahuba“: una raccolta di poesie che costituiscono letteralmente un canto della foresta amazzonica, terra d’origine di Marcia. La sua voce, il suo impegno sono una testimonianza rara e preziosa di dedizione alla magia della foresta vergine; alla sua biodiversità, al fascino della sua fauna e della sua flora (per molti versi ancora sconosciuta), alla disperata lotta per la sopravvivenza di un ambiente che è fondamentale per la sopravvivenza stessa della razza umana su questo nostro malandato pianeta.

Devo essere sincero: non mi entusiasmano le parole, sia in poesia sia in prosa, di Marcia quando sono vergate nella nostra lingua. Risultano, a mio avviso, forse un poco troppo scontate e forse anche ridondanti. E mancano di quei suoni, di quei ritmi, di quella musicalità che invece sono straordinarie quando le medesime parole sono espresse in brasiliano: è con la sua lingua che Marcia Theòphilo diventa una voce straordinaria e irripetibile con cui la foresta arriva alle nostre orecchie quasi in prima persona. E colpisce la nostra sensibilità.

Quest’ultimo lavoro costituisce una sorta di racconto che in qualche modo illustra la leggenda del “Boto” il magnifico delfino rosa del Rio delle Amazzoni: un essere venerato come divinità che diventa il protagonista dei miti ancestrali amazzonici. Di questo splendido racconto Giulia Polacco ha letto, con trasporto e commozione, alcuni brani tra cui la bella introduzione di Daniella Brunelli.

La mostra si protrarrà fino a gennaio del 2013 ed è visitabile presso il MUSLI, via delle Orfane, 7 nella prestigiosa sede di Palazzo Barolo.

www.fondazionetancredidibarolo.com

http://www.piemontemese.it/leggi_ultimonumero.asp?articolo=1650&numero=2012_10