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Eataly Verona

Oscar ci tiene, e ha ragione: non definite le sedi Eataly come catena di punti-vendita! Non è così, infatti. Le catene propriamente dette si distinguono per avere caratteristiche identiche, sia nell’arredo sia nell’offerta dei prodotti. Gli Eataly di Farinetti sono invece identici soltanto nella filosofia (acquistare, gustare, apprendere) e assai diversi sia nell’offerta dei prodotti (in cui si privilegia la ineguagliabile diversità territoriale italiana), sia negli arredi, nelle location e nella logistica espositiva. E non soltanto questo: ognuno degli Eataly è stato concepito con una vocazione differente. I libri a Firenze, la musica a Milano, gli eventi e la didattica a Torino…

Del personaggio Oscar Farinetti, che credo di conoscere abbastanza bene (sono stato uno dei primi a intervistarlo nel lontano febbraio 2007), a me piacciono diverse caratteristiche: il suo amore per i numeri (che sono sempre sintesi emblematica), il suo sfrontato ottimismo, l’entusiasmo quasi adolescenziale, la franchezza. E poi, alla resa dei conti, l’estrema concretezza.

Nel presentare quella che sarà l’ultima (ma c’è da credergli?) Eataly italiana, che avrà sede nella storica ghiacciaia dei Magazzini Generali  - proprio dirimpetto alla Fiera – Oscar s’è prodotto nel suo consueto show affabulatorio, appassionato e sempre coinvolgente. Entro 24 mesi (Pasqua 2016), con un investimento che non sarà inferiore ai 10 mln. di euro, sarà inaugurata la sede di Verona  per cui si ipotizzano 30 mln. di fatturato e 250 nuovi posti di lavoro. La sede verrà messa a disposizione dalla Fondazione Cariverona e l’iter burocratico sarà per certo agevolato grazie all’interesse che il sindaco Flavio Tosi ha manifestato con entusiasmo verso questa impresa, certo che costituirà un valore aggiunto per la comunità veronese e per il territorio che su questa insiste. L’architetto Mario Botta ne curerà, con il consueto rispetto per le strutture storiche, gli aspetti progettuali.

Oscar Farinetti non è certo un santo e i suoi bravi difetti li ha anche lui. Ma come si può dargli torto quando sostiene che è venuta l’ora che ci si metta in testa di “importare turismo” e che è probabilmente più facile passare da 45 a 90 mln. di turisti (e superare i francesi, faccenda abbastanza agevole con quello che abbiamo da offrire…) piuttosto che eliminare il vizio antico di riempirci di guardie forestali?!

Forza e coraggio, dunque. Con la certezza che siano premianti per tutti noi: ne abbiamo bisogno!