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Paolo Monelli: “O.P. ossia Il vero Bevitore”

Un capolavoro che nessuno, al quale in qualche modo l’argomento del vino e del bere più in generale interessa, può permettersi il sacrilegio di ignorare. Questa è l’edizione originale del 1963, cartonata, molto….Longanesi.

Paolo Monelli, giornalista di Fiorano Modenese (1891/1984), è assai più famoso per il celebre “Il ghiottone errante”, pubblicato prima a puntate su “La Gazzetta del Popolo” e  poi in volume da Treves nel 1935: è la cronaca di un viaggio nei santuari italiani di vino e cibo, realizzato da un bevitore e da un astemio e inappetente (il pittore e illustratore – per 30 anni a “La Gazzetta del Popolo” e poi a “La Stampa” – Giuseppe Novello, 1897/1988).

Questo volume, introvabile – non so quale sia l’ultima edizione disponibile – non è soltanto un lavoro importante dedicato al vino: è di O.P. che si tratta. O.P. è un artificio letterario, un acronimo, che sta sia per Optimus Potor – latino che identifica chi beve bene – sia per  Oino-Pòtes – termine greco con cui Anacreonte identifica il savio cultore del vino. Dunque è un libro dedicato ai bevitori: libro eretico, politicamente non corretto, denso di citazioni, di spunti, di suggestioni. Sono circa 300 pagine dense in cui si tratta di vino in maniera importante e unica, ma anche di birra, di whisky, di whiskey, di cognac, di gin, di cocktail…

E’ una miniera di aneddoti (quello su Mario Soldati, la sua scarsa propensione ai gusti raffinati e i suoi Gattinara e Carema vale da solo il libro intero), di notizie, di opinioni quantomai insolite. Paolo Monelli era un grande appassionato dei vini di Valtellina che considerava i migliori; com’è ovvio, non tutto quanto scrive è condivisibile, spesso anche assai datato: ma, mi si dia retta, è sempre di straordinario interesse e di valore letterario notevole. In assoluto, forse, meglio di Veronelli e di Soldati. E cerco di non esagerare.

Importante la bibliografia, belle le fotografie fuori testo, di grande aiuto l’indice dei nomi: anche un libro “fatto” come si conviene, alla Longanesi, un altro degli eretici che amo.

Vino al Vino di Mario Soldati, prima edizione Mondadori 1969

Questo bel cartonato in 8° con carta di 120/130 gr. avoriata di circa 200 pagine, finito di stampare nel settembre del 1969, nelle Officine Grafiche di Verona della Arnoldo Mondadori Editore, è la prima edizione di quell’opera che ormai è diventata epica: Vino al Vino; come appare ovvio a chi di queste faccende conosce qualcosa, è del primo viaggio (dei tre che compongono il soggetto dell’edizione definiva e famosa del libro di Mario Soldati), effettuato nel 1968, che in questo libro si tratta.

E’ importante notare che il volume è illustrato da immagini fotografiche fuori testo riprese dal figlio Wolfango, uno dei tre (gli altri sono Michele e Giovanni, compagno di Stefania Sandrelli) avuti dalla compagna della vita Giuliana Kellermann, attrice croata conosciuta nel 1941 (Mario Soldati sposò in prime nozze l’americana Marion Rieckelman, dalla quale ebbe Frank, Ralph e Barbara).

Riporto qui a fianco uno scorcio di vigna con lo sfondo arricchito dalla turrita San Gimignano: mi piace questa foto perché parla dei vigneti di Vernaccia di Pietrafitta (che è paese omonimo al mio, in Calabria) e, citando Pier Giovanni Garoglio, dice che questa Vernaccia ha una somiglianza «soltanto col secchissimo Erbaluce di Caluso»!

Luigi Veronelli: BREVIARIO LIBERTINO

Veronelli-1Me lo regalò Gino intorno al 2000/2001, non ricordo bene. E’ un librino raro, fuori commercio, stampato in 2050 copie nel 1984 dalla Tipografia Giuntina di Firenze e impreziosito da tre acqueforti di Alberto Manfredi. E’ una raccolta di citazioni, motti, frasi che Gino riporta da Iacopone da Todi a Eugenio Montale, da Baldassarre Castiglione a Benedetto Croce e tanti altri: i più vari, i più diversi e non certo tutti riferentisi a faccende libertine. Libertino è aggettivo che il buon Gino intende in maniera del tutto personale: libertino è porsi in una visione prospettica insolita, diversa nel guardare alle cose.

Riporto qui due citazioni certo note assai.

Di Mario Soldati: “Un bicchiere d’acqua quando il corpo ha sete è come un bicchiere di vino quando ha sete l’anima. Ecco perché un pasto senza vino mi fa pensare a un bambino incapace di ridere.”. E’ tratta da Vino al vino, il volume che raccoglie gli scritti dei tre viaggi, attraverso tutta la penisola, di Soldati alla ricerca dei vini genuini. E’ una delle più belle e semplici frasi espresse a favore del vino.

La seconda, forse ancora più celebre, è una strepitosa fesseria (minchiata esprimerebbe meglio l’essere dell’idiozia di seguito riportata) di Paul Marie Verlaine: “Detesto gli uomini piccoli perché hanno il cuore vicino alla merda.”.

Va da sé che io sono un uomo piccolo, di bassa statura: non mi offende la frase di Verlaine (poeta che io stimo tra i grandi) che è semplicemente idiota, un po’ mi spiace che l’abbia riprodotta il buon Gino, che era abbastanza alto di statura: mai ho pensato di detestare gli uomini alti perché il  sangue, dato il percorso necessariamente più lungo, affluisce al loro cervello più lentamente di come succede per gli uomini piccoli….


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