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Jean Giono: Melville
Ho finito di leggere questo libro stranissimo e non poco complicato. Jean Giono (1895/1970) è celebre per essere stato il primo traduttore di Moby Dick in Francia, così come Pavese lo fu per l’Italia. Egli per 5 o 6 anni si immerse totalmente nel personaggio di Melville e questo libro, pubblicato da Guanda, di non semplice lettura, ne è testimonianza.
Jean Giono lo conoscevo per alcune righe acute e peculiari che scrisse su Torino nel 1951:
«Già ieri sera avevo visto certe soglie, certe porte, certe viuzze, certi portici che recitavano la commedia, e persino il Riccardo III. Eppure è soltanto Torino, è la Torino di cui non si parla mai».

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Herman Melville a Torino

Alle cinque e mezzo preso il treno per Torino. Son capitato con un greco di Cefalonia (suddito iglese). Arrivato a Torino alle nove di sera. Avventura con l’omnibus, facchini e Hotel de l’Europe. [...] 10 aprile, venerdì – Pioggia a dirotto. Prima colazione al caffè (un salone ottagonale dorato) in via Po. Passeggiata sotto le grandi arcate. Veduto il paesaggio fino alla collina. Visitata la galleria [...] Piazza Castello, dov’è l’albergo, è nel centro di Torino. Un complesso antico e interessante con vari fronti fronti e una grottesca mescolanza di varie architetture. Torino è più regolare di Filadelfia. Le case son tutte d’un taglio, d’un colore, della stessa altezza. La città sembra tutta costruita da un solo imprenditore e pagata da un solo capitalista. Singolare l’effetto di starsene sotto gli archi del Castello osservando all’ingiù la vista di Via di Grossa fino al Monte Rosa e alle sue nevi. – Son riuscito a coglierlo non oscurato dalle nubi la mattina presto quando lascia Torino. I viali che girano attorno alla città. Molti caffè, alcuni belli. Lavoratori e donne di modesta condizione che prendono la loro frugale colazione nei bei caffè. Loro decoro, così differente dalla classe corrispondente di casa nostra. A sera è venuto sereno. Sono andato di nuovo giù al Po. Me ne sono stato sui gradini della chiesa. A letto presto. 11 aprile, sabato. – Tempo sereno. In piedi presto per vedere il Monte Rosa dalla strada. L’ho visto. Fatta colazione a base di cioccolata (Torino è famosa per la cioccolata) sulla banchina del Po. Alle dieci preso il treno per Genova, più di cento miglia.

Herman Melville nacque e morì a New York (1 agosto 1819 – 28 settembre 18919. Pochi sanno che il suo capolavoro, Moby Dick fu pubblicato a Londra per i tipi di Bentley – con il titolo The Whale – nel 1851 e soltanto verso la fine dello stesso anno uscirà a New York con il titolo oggi famoso.

Melville è uno dei miei autori preferiti e di cui ho letto quasi tutto. I brani qui sopra riprodotti sono tratti da un librino pubblicato nel 1991  dalla Biblioteca del Vascello di Roma – l’originale, a cura di Guido Botta, fu publicato dalla Princeton University Press nel 1955. Il viaggio in Europa, suo secondo, comincia l’11 ottobre del 1856 quando salpa da New York diretto a Glasgow. Incontra a Liverpool Hawthorne, allora console americano. Dopo essere andato in Palestina, effettua il suo personale Grand Tour in Italia, arrivando a Messina il venerdì 13 febbraio 1857. rimarrà in Italia fino al 15 aprile dello stesso anno, quando, partendo da Arona, si recherà in Svizzera. In quei due mesi visita Sicilia, Calabria, Napoli, Roma, Pisa e Firenze, Bologna, Ferrara, Padova, Venezia, Milano, Novara, Torino e Genova.