Posts Tagged ‘mondadori’
“Pudore” di Antonia Pozzi (Milano, 13 febbraio 1912 – Milano, 3 dicembre 1938)

Antonia Pozzi è una poetessa milanese morta suicida, a neanche 27 anni di età.

antoniapozzi-500-tkFiglia di un avvocato importante e di una contessa, studiò al Liceo Manzoni e si laureò con una tesi su Flaubert. Innamorata del suo professore di greco e latino, prigioniera dentro il perbenismo borghese della sua famiglia e di suo padre Roberto, sensibilissima e coltissima, percepì sulla sua pelle – di sensibilità estrema, letale infine – il disfacimento dei suoi tempi, immediatamente prima della Seconda Guerra Mondiale.

Scelse lucidamente i barbiturici per lasciare un mondo che le era diventato ormai insopportabile. La sua opera poetica, Parole, fu pubblicata postuma da Mondadori.

La poesia che qui offro ai miei lettori è tra quelle che mi sono più care. Anche perché la sola parola, il semplice concetto di “pudore” è oggigiorno alieno alla nostra sconsiderata cultura. E quanto questo mi procura dolore.

Pudore

Se qualcuna delle mie parole

ti piace

e tu me lo dici

sia pur solo con gli occhi

io mi spalanco

in un riso beato

ma tremo

come una mamma piccola giovane

che perfino arrossisce

se un passante le dice

che il suo bambino è bello.

Steven Pinker, Il Declino della Violenza

Il titolo originale è The Better Angels of Our Nature, pubblicato nel 2011. Steven Pinker è docente di psicologia e direttore del Centro di neuroscienza cognitiva del Massachusetts Institute of Technology (MIT). Il lavoro è stato pubblicato in Italia nel febbraio del 2013 da Mondadori con l’ottima traduzione di Massimo Parizzi.

E’ un volumone di 898 pagine (780 di testo con 150 pagine di note e oltre 50 di bibliografia) che costa ben 45 €. Ma sono soldi ben spesi, se uniti a un non facile impegno (anche di tempo) nella lettura che richiede importanti conoscenze statistiche, storiche, sociologiche, antropologiche, etnologiche….

Libro che trovo insostituibile per chi si occupa di questioni legate alle scienze di cui sopra, ma anche per chi è impegnato in politica e per chi ha interessi nella macroeconomia. E non soltanto: il lavoro tocca temi legati all’etica, alla religione, alla giustizia.

Lavoro di straordinaria documentazione e argomentato in maniera impeccabile e sempre in termini di grande dialettica in cui il confronto con le fonti diverse rappresenta un impegno costante dell’autore.

La tesi è molto semplice: stiamo vivendo il periodo meno violento della storia di quello strano animale che si chiama Homo Sapiens Sapiens. Storia relativamente breve che si estende per non più di un paio di centinaia di migliaia di anni, ma dei quali sono importanti soltanto gli ultimi cinque millenni. Quelli in cui sono nati i concetti complessi di scrittura, stato, guerra, commercio, giustizia.

Le solide argomentazioni e le conclusioni che l’autore illustra in questo eccellente lavoro sono sorprendenti e si pongono molto oltre le soglie di un comune sentire che non è suffragato da alcuna evidenza storica.

Non vado oltre, se non invitare gli interessati, che non possono essere tanti  - visto l’impegno e il livello culturale che la fruizione di questo lavoro impone – a precipitarsi in libreria.

Stupidario del calcio e di altri sport di Marco Travaglio

Marco Travaglio è un torinese, essendo nato nella nostra Città il 13 ottobre 1964 (bilancia come me, di dieci anni più giovane). Ha studiato al liceo Valsalice, dai Salesiani e si è laureato, con calma (più che trentenne), in Storia Contemporanea sempre a Torino. Ma per certo è un torinese atipico: a me non è simpatico, ma il suo talento giornalistico è indubitabile. Ha lavorato con Montanelli a Il Giornale e a La Voce, poi ha collaborato come free-lance a diverse testate prima di essere assunto a La Repubblica e poi a L’Unità. Dal 2009 scrive per Il Fatto Quotidiano. Non è, ripeto, un personaggio che amo: per la semplice ragione che lo trovo sempre un poco sopra le righe e che intorno a un certo accanimento scandalistico (pur motivato, intendiamoci) ci ha costruito una piccola industria letteraria e mediatica, a volte uscendo dai confini del rigore e della documentazione. Ne parlo qui perché ho riscoperto uno dei suoi primissimi libri – credo il secondo, dopo una “Storia del Razzismo” pubblicata con la cattolica ElleDiCi di Torino nello stesso anno – nella mia sterminata biblioteca, ed è un libro assai spassoso: “Stupidario del calcio e di altri sport“,  Bum Mondadori, 1993. Il volume è presentato da Indro Montanelli, 162 pp. per 25.000 lire: la mia copia è una prima edizione. Inutile dire che vi si trovano delle chicche strepitose e che maestri dell’anacoluto, della sgrammaticatura, dello strafalcione linguistico-storico-geografico come Biscardi, Trapattoni, Schillaci, Tomba e via dicendo ne escono con radioso fulgore. Da cercare e da leggere, con grande spasso.

Andrea Scanzi: Il vino degli altri


ANDREA SCANZI

IL VINO DEGLI ALTRI

Mondadori, Strade Blu

Pp. 327 – 18,50 €.

“Le allusioni malmostose a Luca Maroni sono sincere, ma rispettose. Non condivido niente di quello che scrive, ma lui senz’altro ne sa più di me. Spero solo che il futuro non somigli alla sua idea di futuro (e di vino).”.

Anche per frasi come quelle qui sopra riportate mi piace Andrea Scanzi: perché è una persona pulita, franca che sa esprimere idee e concetti chiari senza ricorrere a sotterfugi, perifrasi, eufemismi – se poi sapesse ogni tanto omettere le volèe agricole di Seppi, i riferimenti a Povia e Alessandro Meluzzi (tutta gente più o meno a me inutile, detto sempre con rispetto e senza alcuna acrimonia), mi piacerebbe anche di più.

Io leggo di notte, un po’ perché soffro da sempre di insonnia e mai ho fatto uso di pastiglie; un po’ perché mi distraggo con facilità e, quando leggo – mai leggendo per piacere o per diletto, ma da sempre per conoscenza – questa mia difficoltà alla concentrazione mi reca fastidio (è uno dei motivi per cui non gioco mai tornei di tennis: pur giocando molto bene, riesco a perdere con gente quasi ridicola). E leggo con attenzione, anche rileggendo, ritornando indietro, prendendo appunti: e bevo.

Ho cominciato questo libro con un Grillo in purezza del 2009 e l’ho finito bevendo un ottimo Etna Bianco (Carricante e Catarratto) sempre del 2009 di Nicosia, con vigne poste tra i 650 e gli 800 mt. nella zona di Trecastagni – parlo dell’Etna, perché il Grillo è un vitigno della Sicilia occidentale, meglio noto come base del Marsala.

Preciso tali note perché di questi vini Scanzi parla definendoli «vini outtake», che è un obbrobrio linguistico ma funziona nella sostanza: si vada a leggere il capitolo per saperne di più (mannaggia! quel Verduno di Pelaverga, dove Verduno è il paese e Pelaverga il vino e vitigno: una svista che purtroppo ci può stare, in mezzo a questo oceano mare di materiale).

Il lavoro si articola su dieci capitoli dedicati a importanti aree geografiche vinicole del mondo – Champagne, Bordeaux, Bourgogne, Rodano e Loira (Francia); Renania (Germania); Rioja (Spagna); Ungheria ; California (USA); Argentina – a cui sono accostate, in altrettanti capitoli, in maniera assai soggettiva quindi opinabile, ma dichiarata, dieci zone italiane di eccellenza, come usa dire.

Se Champagne/Franciacorta e Bordeaux/Bolgheri appaiono accostamenti azzeccati, Bourgogne/Etna, Rodano/Cortona (per il Syrah), Argentina/Sardegna (Malbec/Cannonau) lo sono meno assai: ma questo è il gioco e bisogna starci, se no si legge altro e Scanzi non ci piacerebbe.

Invece ci piace, molto condividendo – pur con diversi distinguo e qualche lontananza di vedute inevitabile: ma di Andrea mi piace, oltre la pulizia e la franchezza di cui sopra, il metodo, la serietà, la capacità di attingere alle fonti sicure, meglio se sono uomini con storie importanti che egli racconta con l’occhio del cronista più che del narratore.

Infatti, del cronista possiede la scrittura, chiara, fresca – che a me non piace, ma questo è tutt’altro discorso – zeppa di citazioni, riferimenti (spesse volte eccessivi), rimandi, spruzzi di ironia che sono la delizia dei suoi ormai tanti affezionati lettori.

Andrea Scanzi è comunque un competente, un competente appassionato che ricerca con insistente pervicacia la sua propria strada; in perenne bisogno di trovare qualcuno che gli apra uno spiraglio nuovo, che gli racconti una storia diversa – non importa se con animo integralista o sano buon senso antico: nel libro, senza entrare in dettagli qui inutili, tanti sono i personaggi a cui Andrea lascia la parola, evitando quasi sempre di emettere giudizi o commenti a favore o contro.

Da buon giornalista, poi, inframmezza i capitoli tecnici con altri in cui alleggerisce la lettura: sono ulteriori 14 capitoletti in cui si ritrovano pseudo-test, giochini, ironiche sinossi, ecc.

Un buon lavoro che mi sono spolpato in un paio di notti insonni, accompagnato dalle bottiglie di cui sopra: certo, a me mai verrebbe di bere champagne (che poco conosco, poco mi piace e quando mi piace scopro sempre che costa un mucchio di soldi) ascoltando A Love Supreme di Coltrane; sono diventato (quando potevo permettermelo) un intenditore di Single Malt arando solchi di Monk e Davis e Joan Sebastian; con Guccini e Dylan bevo bianchi (Verdicchio, Kerner, Gold Muscateller non potendo più permettermi certi Meursault, Chassagne-Montrachet o anche soltanto(!) Chablis).

Al di là di certe ignobili polemiche che possono essere generate dal fatto che uno ha la franchezza (coraggio è termine che va usato per ben altri propositi) di scrivere quello che succede; al di là di pareri che possono o meno essere condivisibili e di scelte che, essendo tali, sono soggettive, io spero che questo lavoro di Andrea possa servire a qualcuno per scoprire, a esempio, i prodigi del Rieseling, del Tokaji ungherese, del Malbec argentino, di alcuni vini del Rodano.

Nota finale: quando si vuol parlare di qualcuno che svolge male il proprio lavoro lo si invita a andare a zappare.

Che fesseria: così fa danni anche peggiori alla terra! Questo per introdurre il fatto che molti fra i grafici editoriali io li spedirei in miniera, non a zappare; mi spiego: la copertina del libro di Scanzi è brutta, ma questa è una faccenda più o meno soggettiva. La copertina del libro di Scanzi è graficamente mal impostata e non rende un buon servizio al lavoro di Andrea – non entro in meriti che sono prettamente grafici e di comunicazione; al contrario delle pagine interne che testimoniano di una corretta cultura libraria: carta uso mano avoriata, carattere classico di facile lettura con impostazione di pagina non pesante.

Per finire, il libro me lo sono comperato, ma mi avrebbe fatto piacere se l’autore o l’editore me lo avessero omaggiato: le mie parole non sarebbero state differenti; alla stessa maniera di una bottiglia di vino avuta in omaggio: ci vuol altro che un libro o una bottiglia per ammansire gentaglia come noi, vero Andrea?

http://www.andreascanzi.it/ilvinodeglialtri/?p=398

Il link qui sopra per leggere la mia recensione pubblicata sul sito di Andrea Scanzi con i suoi commenti che assai mi hanno fatto piacere: Andrea, confermo, è una persona pulita e di grandi valori (il talento non si discute).