La ribollita ho imparato ad apprezzarla quando ho trascorso quasi un anno a lavorare in un’azienda agricola tra Monte San Savino e Castelnuovo della Berardenga, ossia tra Arezzo e Siena. Piatto invernale perché basato sul cavolo nero e quel suo gusto amarognolo che a me piace tantissimo. Noi la prepariamo con i fagioli, il sedano, la carota, aglio e cipolla. Un po’ di olio d’oliva extravergine (di questi tempi magari appena franto) e pane vecchio o tostato a fare da base. Il segreto è, secondo me, mangiarci insieme dei cipollotti crudi. Gusti d’altri tempi per un piatto di tradizione come pochi altri.
Questo è l’assegno, che ho gelosamente conservato, di L. 4.000.000 che fu lasciato alla gallerista milanese Gloria Tansuso nel 2000 per comprare il quadro qui sotto riprodotto.
L’assegno risultò scoperto, ma il quadro venne ricuperato a Modena: non denunciammo il distinto signore (ex gallerista) settantenne che tentò la truffa, anzi ne fui quasi orgoglioso. Evidentemente un mio quadro valeva una truffa!
Il lavoro fu poi acquistato dal Prof. Emilio Marengo e oggi è appeso ai muri medievali del ristorante “La Taverna del Templare”, in località Palazzuolo, comune di Monte San Savino (Arezzo). La vicenda è narrata con dovizia di particolari nel racconto “L’assegno”, compreso nel mio libro “Più o meno di vino”. E’ interessante notare che quando ho concepito quel lavoro – e ci metto sempre molto tempo a immaginare un quadro – pensavo al racconto di J. Luis Borges “La rosa di Paracelso”…..





