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Eataly: a cena onorando il Grande Gino

APERITIVO
Insalata d’astice agli agrumi; gelato di anguilla, caviale Oscietra, pasta alla rosa canina e battuto di erbe dell’orto
(Fam. Iaccarino)
Bagna caoda da bere
(Fam. Vicina)

PORTATE
Salsiccia di pezzogna, pistacchi, mozzarella, tartufo nero e salsa candida
(Fam. Iaccarino)
Agnolotti vecchia Eporedia pizzicati a mano al sugo d’arrosto
(Fam. Vicina)
Coscia d’anatra, caramello all’aceto ai lamponi, salsa di cavolo cappuccio e mia confettura di mirtilli
(Moreno Cedroni)
Re Mida: confettura di mela Pink Lady, gelato al curry, gelatine di whisky, ananas ed infuso al lemongrass
(Moreno Cedroni)

PICCOLA PASTICCERIA
Vulcani attivi
(Moreno Cedroni)
Marrons glacés, alchechengi, tartufini
(Fam. Vicina)

 Questo sopra lo strepitoso menu curato dagli chef Moreno Cedroni, Livia e Alfonso Iaccarino, Claudio e Anna Vicina per la cena in onore di Luigi Veronelli, Gino per gli amici, tenutasi a Eataly Torino, giovedì 7 novembre 2013 e con la presenza di Gian Arturo Rota e Nichi Stefi a presentare il loro libro dedicato al Grande Gino.
Preparazioni cucinarie tutte, sottolineo tutte, strepitose: non entro nel merito perché mi è davvero difficile scegliere quale di queste ho più gradito.
Per certo, Gino Veronelli ne sarebbe stato felice, magari un poco meno per i vini (i rossi proposti erano una Barbera e un Barolo corretti ma non entusiasmanti), a parte il mio caro Marin 2009, bianco di Fontanafredda (Nascetta e Rieseling al 50%), sempre eccellente.
Che dire: peccato per chi non c’era…
VINO A DOPPIO SENSO di Stefania Zolotti

Incontro Stefania in un tardo pomeriggio terso e secco in piazza delle Muse, nel centro storico di Ancona: un aperitivo all’ombra rassicurante di un dehors per scambiare quattro chiacchiere sul suo libro, sorseggiando uno dei molti e buoni Verdicchio dei Castelli di Jesi di questa opulenta, discreta, e pur sempre sorprendente, provincia italiana.

Stefania ha gli occhi verdi, chiari, sinceri: sguardo che osserva e si fa osservare senza imbarazzi e privo di orpelli inutili. E’ una donna, ahinoi rara, di quelle che sanno mettere l’interlocutorea proprio agio.

Doveva essere solo un aperitivo e invece si è piacevolmente prolungato in una cena a base di paccheri, stoccafisso e patate che più tradizionale non avrebbe potuto essere; gradevolmente impregnata di un Lacrima di Morro all’altezza della situazione.Com’è mio solito, la prendo alla larga. Stefania Zolotti è una trentenne che cerca di capire i rapporti e gli uomini anche attraverso le belle metafore del vino.

Ha studiato e lavorato tra Bolzano e Milano, per ritornare a occuparsi di comunicazione in ambito pubblico nella sua Ancona.

L’idea del libro è sbocciata, improvvisa, durante una visita a Cupramontana, terra di ottimo Verdicchio di Colonnara e Bonci: era lì con una sua amica e venne fulminata da questo progetto. Un libro che raccontasse con leggerezza e ironia cose di vino, metaforizzando vicende di uomini e donne.

Il lavoro, concepito nell’autunno del 2005, fu presentato al Vinitaly del 2006 per i tipi dell’editore Gabrio Marinelli di Falconara Marittima.

E’ un oggetto che richiede una sorta di maneggio: si legge in un verso per uomini e vini rossi, e nel verso opposto per donne e vini bianchi; ovviamente, il libro presenta due copertine opposte e simmetriche.

Di formato quadrato e bella carta uso-mano, impostato su due colonne e stampato con un leggero carattere bastone, è illustrato da numerose vignette di genere umoristico disegnate da N. Orliani.

La grafica è assai curata: i numeri delle pagine sono inscritti dentro un piccolo calice!

La prefazione è di Bruno Gambacorta e lo sviluppo del progetto si articola su tre sezioni, sia per la parte dedicata agli uomini, sia per quella dedicata alle donne: “Neologismi/Enologismi”, i ritratti/interviste dei personaggi – tutti più o meno marchigiani – introdotti da una sorta di simpatica scheda sinottica e, infine, “Matrimoni a tavola”, sezione in cui Giuseppe Cristini e Alberto Mazzoni presentano i principali disciplinari dei vini, rossi e bianchi, delle Marche.

Nella prima sezione la metafora passa dall’uomo passito (il perfetto) all’uomo novello (la primizia), dall’uomo da invecchiamento (il fedele) all’uomo da fuori pasto (l’amante). Per le donne, scritte da Leonardo Cemak, le scelte passano da quella astringente (la brontolona) a quella appassita (la rugosa), dalla donna cuvée (la perfetta) alla donna perlage (la brillante).

I ritratti degli uomini sono 17: si passa da Tonino Carino a Neri Marcorè, da Riz Ortolani a Adolfo Guzzini. Le interviste femminili sono 14: tra le altre, Valentina Vezzali, Rosanna Vaudetti, Katina Ranieri e Natasha Stefanenko.

La scrittura di Stefania è incisiva, sintetica, capace di attingere a immagini anche ardue ma sempre in tema col personaggio: ne escono ritratti che paiono illustrazioni tracciate con linee secche di china, stemperate comunque nell’ironia e nella leggerezza.

Ho avuto l’impressione, leggendo il libro, che Stefania abbia un talento ancora tutto da esplorare.

Di seguito, cito a esempio alcuni brani tratti dall’intervista a Moreno Cedroni, il grande chef della Madonnina del pescatore di Senigallia.

“Ad un velocista della fantasia come lui piace senz’altro giocare. Libere associazioni di idee cesellate col vino. Per ogni tipologia di donna un calice da abbinare. La ventenne inesperta ma curiosa, una donna che si affaccia alle prime esperienze.

Deve assaggiare la vita ma senza bruciare le tappe. Così anche il vino. Non le darei nulla di troppo importante, sarebbe sprecato. Ed un barrique non sarebbe certo capito. Le servono profumi fragranti, note acide e dolci al tempo stesso così da sperimentare ogni possibilità a piccoli sorsi. Sicuramente un Gewurztraminer. Poi la trentenne single, un lavoro precario, la finta ambizione di carriera che cela il desiderio di famiglia. Lei ha già fatto un percorso, ha già avuto esperienze. Nello scegliere un vino adatto conta molto la sua incertezza, la sua precarietà. Il vino troppo costoso la manderebbe in crisi e magari non se lo gusterebbe neanche. Scelgo allora un Brachetto, con note fiorite. Piacevolmente dolce e piacevolmente frizzante. Vorrei inebriarla con il profumo della rosa, aiutarla per un po’ a non pensare troppo ai suoi problemi. Scalpita la quarantenne alla ricerca del tempo perduto. Consigliare una quarantenne malmaritata sembra persino troppo facile, proviamo con la quarantenne delusa che ha invece voglia di provare a vivere davvero. Per lei assolutamente banditi acidità e tannini, è già inasprita di suo. Le serve sicuramente il dolce, molto più che alla trentenne. Ha bisogno di un vino avvolgente, direi un passito. Trovato: Passito di Sauvignon vendemmia tardiva.

Infine la cinquantenne. Il desiderio di un ritorno alla giovinezza, la consapevolezza di un bivio da cui riprendere un percorso. Con lei non ho dubbi, vuole effervescenza. Ha bisogno di sana freschezza, di bollicine, di euforia. Champagne rosée.

Magia del gioco quando aiuta a decifrare la vita.

Magia della vita quando la si beve giocando.”

Un libro da consigliare senza riserve. Sono circa 300 pagine per 14,50 €.

Vincenzo Reda

Torino 20 luglio 2008

Ps: per giocare….(appendice da una e-mail del 14 luglio 2008)

SEGNI PARTICOLARI

Segno zodiacale: bilancia ascendente gemelli, Mercurio, Venere e Saturno in scorpione.
Segno zodiacale con maggiore affinità: toro e capricorno
Scaramantico: moltissimo, ma a modo mio
Colore per sé: un colore singolo non dice nulla, amo particolari accostamenti di colore
Colore preferito su una donna: come sopra
Numero portafortuna: sono ossessionato dai numeri
Pregio: la sensibilità
Difetto: il bisogno sempre e comunque di armonia
Arma di conquista: sono un affabulatore non logorroico
Elemento in comune con il vino: la complessità
Elemento in comune tra il vino e le donne: la capacità di ebbrezza

SUL VINO

Bianco o rosso: mi piacciono tutti
Fermo o frizzante: fermo, ma in certi pomeriggi o sere d’estate, i frizzanti: dio li vuole
Fresco o a temperatura ambiente: sempre un pelo meno freddo di quanto è consigliato
Con che vino conquisterebbe: mia moglie è astemia
Con che vino si farebbe conquistare: un grande Bourgogne o uno Chateau d’Yquem 1967 ( ma basterebbe un ’99)
Luogo d’acquisto abituale: direttamente dai produttori o in enoteca
Il ricordo di un’ubriacatura: tantissimi, ma sono ormai annosi
Uomo e donna celebri con cui vorrebbe bere: donna per bere, Fernanda Pivano (tante altre mi attraggono, ma non penserei certo a bere); uomo, Francesco Cossiga/Umberto Eco.

SULLE DONNE

Pregio: l’immaginazione
Difetto: l’acidità
Qualità cui non potrebbe mai rinunciare: la femminilità
Qualcosa da invidiare: l’essere madre, ma anche l’inarrivabile, per l’uomo, intensità dell’orgasmo.

SUL SENSO

Quello preferito: l’udito
Quello che sintetizza la Sua idea di donna: il gusto

SUL DOPPIO SENSO

La donna è un doppio senso? La donna è un multisenso.