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Una storia esemplare: Laccento Montalbera e il murale

Una storia esemplare. Il 4 maggio del 2010 dipinsi il murale del Caffè Elena con il Ruchè Laccento di Montalbera (il bellimbusto stravaccato che mi sta osservando è Franco Morando, titolare). Il murale fu fotografato migliaia di volte e pubblicato anche su L’Espresso. 3 anni più tardi cambiò la proprietà e venne inopinatamente cancellato, coperto con una bella mano di vernice. Mi arrabbiai tantissimo, ma nel frattempo il Ruchè di Montalbera era diventato un vino imbarazzante e quasi mi ero pentito di averlo usato per il mio murale.
Oggi sono felice che quel bel lavoro, eseguito con un vino modaiolo di un’azienda che non mi piace, non esiste più se non nei ricordi di una documentazione fotografica.

4 maggio 2010: murale col vino in piazza Vittorio

Il 4 maggio è una data importante, per me: cinque anni fa – era una giornata chiara – dopo 6 ore di camera operatoria, straparlando sotto l’effetto devastante dell’anestesia, mi svegliavo piano piano; mi avevano squartato, manipolato le viscere, eliminato un bel pezzo d’intestino ripieno di bestia maligna, frutto di chissà quali male semine. Ma ero vivo.

Oggi, dopo cinque anni, sono qui a godermi una giornata di pioggia deprimente e ossessessiva: ma è una giorno in cui mi stanno accadendo fatti straordinari e sono ancora qui, quasi intatto, a godermeli. E quanto è bella, qualche volta, la Vita e riuscire a godersela. E poter dire: cazzo! sono vivo!

Anche, ma non soltanto, a memoria di questo fatto, ho dipinto questo murale sulla facciata, sotto i portici di piazza Vittorio Veneto a Torino, del Caffè Elena. E’ la celebre silloge di von Hutten a me tanto cara: la scrisse un tedesco maledetto che morì a 35 anni di sifilide, dopo aver combattuto, invano, contro i mulini a vento.