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Eataly: a cena onorando il Grande Gino

APERITIVO
Insalata d’astice agli agrumi; gelato di anguilla, caviale Oscietra, pasta alla rosa canina e battuto di erbe dell’orto
(Fam. Iaccarino)
Bagna caoda da bere
(Fam. Vicina)

PORTATE
Salsiccia di pezzogna, pistacchi, mozzarella, tartufo nero e salsa candida
(Fam. Iaccarino)
Agnolotti vecchia Eporedia pizzicati a mano al sugo d’arrosto
(Fam. Vicina)
Coscia d’anatra, caramello all’aceto ai lamponi, salsa di cavolo cappuccio e mia confettura di mirtilli
(Moreno Cedroni)
Re Mida: confettura di mela Pink Lady, gelato al curry, gelatine di whisky, ananas ed infuso al lemongrass
(Moreno Cedroni)

PICCOLA PASTICCERIA
Vulcani attivi
(Moreno Cedroni)
Marrons glacés, alchechengi, tartufini
(Fam. Vicina)

 Questo sopra lo strepitoso menu curato dagli chef Moreno Cedroni, Livia e Alfonso Iaccarino, Claudio e Anna Vicina per la cena in onore di Luigi Veronelli, Gino per gli amici, tenutasi a Eataly Torino, giovedì 7 novembre 2013 e con la presenza di Gian Arturo Rota e Nichi Stefi a presentare il loro libro dedicato al Grande Gino.
Preparazioni cucinarie tutte, sottolineo tutte, strepitose: non entro nel merito perché mi è davvero difficile scegliere quale di queste ho più gradito.
Per certo, Gino Veronelli ne sarebbe stato felice, magari un poco meno per i vini (i rossi proposti erano una Barbera e un Barolo corretti ma non entusiasmanti), a parte il mio caro Marin 2009, bianco di Fontanafredda (Nascetta e Rieseling al 50%), sempre eccellente.
Che dire: peccato per chi non c’era…
Luigi Veronelli

Nicola Silvano se n’era andato nel giugno di quello stesso anno, il 2004.

Gli insondabili meccanismi che regolano le esistenze, l’Esistenza Stessa, decisero che il 29 novembre Luigi Veronelli dovesse abbandonare questo nostro mondo.

E mi ritrovai orfano vero: dopo aver perduto tre anni prima mio padre e pochi mesi avanti Luciano.

Tutti i miei maestri importanti: quelli con cui avevo sempre avuto profonde diversità di vedute e altrettanto profonde coincidenze dissolti nello spazio di un amen.

Nessun santo, fra questi: nemmeno dopo morti.

Fatte salve rarissime eccezioni, non mi piacciono i santi e dei fanti poco o punto mi preoccupo. E i meno santi fra loro, proprio Gino e Nicola Silvano: al funerale di quest’ultimo, cui non partecipai – non amo i funerali, vegliai in solitudine la salma – la chiesa era affollata da almeno quattro o cinque vedove e l’ultima giovanissima….

Ho finito di leggere questo libro – Giunti Editore per Slow Food, 320 pp. per 16,50 €, scritto a quattro mani da Gian Arturo Rota e Nichi Stefi – or ora e sono imbarazzato a scriverne.

Perché è complicato recensire un libro che narra – tenta di narrare, riassumere in fondo – l’esistenza intera di un uomo che ho avuto il privilegio di conoscere e che appartiene alla memoria di molti: in ognuna di quelle memorie uno spiraglio, più o meno ampio, di luce che illumina soltanto una parte di quella persona che visse, con pienezza, l’esistenza irripetibile di Luigi, Gino per gli amici, Veronelli.

Ho riempito il libro di orecchie e di appunti: io sono uno che i libri, quelli che gli servono, li ara, li stropiccia, li annota. Non li rispetta, nel senso formale del termine.

Desideravo entrare nel merito tecnico delle scelte editoriali, delle scelte estetiche; riportare qualche frase, qualche brano memorabile, almeno nelle mie valutazioni.

Al contrario, ho deciso di  risparmiarmi l’esegesi e di citare un bel nulla: il libro è già dolorosa scelta degli autori tra ciò, poco, che viene testimoniato e l’immenso giacimento che resta nell’oblio (si fa per dire, trattando di un uomo che ha lasciato un mare oceano di scritti).

Non mi dovevo piegare a una misera scelta ulteriore, né a un giudizio estetico privo di alcun valore.

Dunque, seguendo il metodo di Veronelli: leggi, mio raro lettore, questo libro. Ci troverai del buono, che tu abbia avuto – com’io l’ebbi per buona ventura – il privilegio di conoscerlo, Veronelli Gino (per gli amici), o meno.

Ci troverai comunque del buono.

E spesso ti soprenderai a interrogarti: non esagerare (con le elucubrazioni) e bevici sopra un vino; qualunque, pur che sia quello giusto.

Salute.

29 novembre 2012 Luigi Veronelli torna a Barolo

Il brindisi in suo onore lo abbiamo fatto con due Chianti Classico Gallo Nero oggi non più prodotti: Castello di Uzzano 1977 e Vigna Vecchia 1969. Bottiglie selezionate da Gian Arturo Rota fra quelle della straordinaria cantina che Luigi Veronelli aveva curato con amore per tutta la sua irripetibile esistenza. Chianti ancora ottimi, anche se ogni bottiglia presentava un vino diverso, come succede con bottiglie così vecchie.

Poche decine di persone presenti nella bella sala del Castello di Barolo per la presentazione del libro scritto da Gian Arturo Rota e Nichi Stefi: molti produttori, alcuni amici, qualche giornalista per onorare la memoria di questo grande uomo, grande non soltanto per le sue attività in campo enogastronomico.

Uomo difficile: una commistione unica di cultura, sensibilità, idee politiche, aperture al nuovo, perenne curiosità adolescenziale, sport, arte….

Ha presentato da par suo Sergio Miravalle, testimone diretto di molte imprese veronelliane. Di notevole interesse i brevi filmati presentati: un paio assai emozionanti.

Del libro ho già trattato su questo sito: libro affascinante da leggere e rileggere; da custodire nella propria biblioteca con cura. Nelle persone che mi interessano tre sono le faccende che indago sempre: le loro biblioteche, discoteche e enoteche. Da come sono composte, assemblate e curate riesco a discernere le differenti personalità nelle sfumature più affascinanti che ognuno spesso nasconde con pudore.