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Incontro con l’Av. Bruno Segre

Dopo aver recensito la biografia “Non mi sono mai arreso” scritta dal mio caro amico Nico Ivaldi, questi mi ha portato finalmente a conoscere di persona Bruno Segre. Siamo andati a trovare questo magnifico 93enne – che i suoi anni li porta in maniera spettacolare, nel fisico, nella mente e nello spirito – presso il suo studio di via della Consolata, situato in un austero palazzo secentesco, quasi di fronte alla cattedrale barocca tanto cara ai torinesi.

Il personaggio è di un interesse straordinario: una lucidità e un’umanità che in maniera disarmante effonde intorno a sé; eppoi, una memoria storica depositata negli strati resi ormai compatti da una lunga vita in cui non ha sprecato un attimo del suo tempo.

Sentir raccontare, sempre con lucidità e semplicità quasi disarmanti, del monocolo di Paolo Monelli o delle vicende che lo videro per anni a stretto contatto con “Napoleone” Giulio De Benedetti, inarrivabile direttore de La Stampa (ideatore, tra l’altro, della rubrica Specchio dei Tempi), è stata per noi un’esperienza quasi mistica.

Alcuni aneddoti sono esilaranti: indimenticabile quello del cronista un poco tardo che, sollecitato dal grande direttore a essere un poco più lirico nelle sue cronache, arrivò il giorno appresso con un fatto di “nera” messo in versi! E quando il direttore, sconsolato, cercò di spiegargli che intendeva semplicemente che la sua prosa dovesse essere un poco più scorrevole, più musicale, se ne arrivò con un violino….La carriera giornalistica del povero cronista durò poco: fu paracadutato a dirigere un negozio!

Rimando alla lettura del volume di Nico Ivaldi, di cui riporto il link del mio articolo. E quanto a Bruno Segre: che il signore, o chi per lui, gli conservi (a lungo) la vista, come si dice da noi.

http://www.vincenzoreda.it/nico-ivaldi-non-mi-sono-mai-arreso-intervista-allavvocato-bruno-segre/

Lo sconosciuto, Torino on the road

Eccolo in queste immagini, Gaetano. Il protagonista di questo racconto, tratto dal libro Torino on the Road di Nico Ivaldi e Vincenzo Reda (Edizioni Il Punto-Piemonte in bancarella, Torino 2015).

 

«L’hai veduto passare stasera?

L’ho visto.

Lo vedesti ieri sera?

Lo vidi, lo vedo ogni sera.

Ti guarda?

Non guarda da lato

soltanto egli guarda laggiù,

laggiù dove il cielo incomincia

e finisce la terra, laggiù

nella riga di luce

che lascia il tramonto.

E dopo il tramonto egli passa.

Solo?

Solo.

Vestito?

Di nero è sempre vestito di nero.

Ma dove si sosta?

A quale capanna?

A quale palazzo?

La lirica qui sopra, di Aldo Giurlani – conosciuto dai più come Aldo Palazzeschi – è stata composta nei primi decenni del secolo scorso: uno sgangherato e improbabile figuro, che spunta tutte le sere verso le 18 dai portici di piazza dello Statuto e imbocca a passo svelto la via Garibaldi, pare quasi appropriarsene a pieno titolo.

[...] succede ogni tardo pomeriggio, estate e inverno, che piova che nevischi che il sole si attardi ancora a riscaldare le nostre anime: annunciato da una canzone sparata a tutto volume, spunta dall’angolo sinistro, sotto i portici guardando la piazza dalla via Garibaldi, un omino spelacchiato che pare sortito dalle fantasie nordiche di Tolkien.

Non arriva a toccare il metro e mezzo, è di quelli magri per missione: fuori e dentro; i radi capelli sono bianchi lunghi e stopposi; veste dei jeans larghi e lisi con sopra in genere una camicia e ai piedi grandi scarpe sportive chiare. L’incarnato è scuro, i lineamenti della faccia sono delicati con lo sguardo vigile e forse gli occhi pungenti.

Potrà avere cinquant’anni mal portati, o sessanta portati così così e, addirittura, settanta quasi buoni. Chissà.

Ma è quella benedetta appendice che trasporta sulla schiena che fa la differenza: uno zaino, non sempre dello stesso colore, che ai lati possiede due diffusori acustici da cui escono a tutto volume note delle canzoni degli anni Sessanta. E sono canzoni di tutti i generi, sempre italiane, a volte di quelle che tutti conoscono, a volte poco o punto sentite ma sempre di gradevole ascolto.

Con questo zaino acustico sulla schiena e sempre un sacchetto di plastica, di quelli voluminosi da supermercato, in mano a passo sveltissimo, con andatura quasi concitata imbocca la via Garibaldi. E non alza lo sguardo verso nessuno.

Tutte le sere.

E poi, dopo una mezz’oretta, lo si vede ritornare e svanire, di dove era venuto, sotto i portici di piazza dello Statuto.

Chi è, di dove viene, dove va; perché le canzoni degli anni Sessanta, perché a tutto volume; perché sempre lo stesso percorso e sempre lo stesso orario…

Sono almeno un paio d’anni che questa storia si ripete.

Forse basterebbe fermare un momento quel suo veloce procedere e rivolgergli delle domande, domande che potrebbero essere lecite, accettabili, sopportabili.

O invece è meglio così: non sapere nulla, non indagare; lasciare questa storia sospesa e immaginarne tutti i possibili risvolti formulando le ipotesi quelle più impensabili; e continuare a elaborare congetture: è piemontese, è sposato, ha figli, è povero, è ricco, è uno squilibrato, è uno snob, è un semplice appassionato delle canzoni degli anni Sessanta…

Chissà».

Torino on the road, again

Personaggi famosi e non; protagonisti delle nostre storie; presentazioni, interviste, amici….Insomma: Torino on the road!

http://www.vincenzoreda.it/torino-on-the-road/

https://www.youtube.com/watch?v=6smtAY8dXSI

Torino On The Road

(QUASI UNA) PREFAZIONE

L’hai incontrata una sera tardi per caso, era quasi anonima rispetto a tante altre che sfolgoravano le loro attrazioni accurate di smalti, fondotinta, ciglia finte, acconciature elaborate e piccanti scollature.

Ti ha colpito la sua semplicità e forse uno sguardo dalla profondità insondabile che ti ha scagliato addosso quasi con noncuranza: e quell’occhiata è stata come un colpo di zagaglia. E hai scommesso, al buio.

Al mattino presto la guardi mentre dorme a fianco a te e realizzi che quella scommessa scriteriata l’hai vinta. Pensi: che fortuna ho avuto, mentre segui il taglio delle sue labbra socchiuse e noti la bocca piccola, sensuale. E poi ti soffermi sugli zigomi e i capelli e quella pelle così liscia, senza trucchi, senza creme bugiarde che sanno mentire così bene nelle penombre rumorose delle sere e delle notti artificiose, false, poco credibili.

Notti affollate di mala gente in mali affari indaffarata.

E lei, invece, così bella al mattino.

E questa Donna come larga metafora di una Città che non sa portare trucchi e belletti e scollature vertiginose e acconciature studiate da parrucchieri barocchi.

Torino che è bella alle sette di mattina: con i rosa pallidi della giogaia delle montagne che la imbellettano di luce irreale.

Torino che rivela i suoi sguardi furtivi ma profondi che feriscono come lame assassine tra i portici e le prospettive di certe piazze e di certe vie.

Torino che parla lingue sconosciute dalle pietre antiche dei suoi palazzi che sembrano anonimi e invece raccontano storie inaudite d’amore, d’odio, di morte.

Storie che si rivelano a chi sa intendere le lingue che parlano le pietre.

E poi, tra quelle pietre, ecco spuntare fantasime, geni, jinn, folletti, spiritelli, forse financo putti.

E allora fluiscono racconti di vite sballate, di vite vissute fino all’ultima goccia, di vite gettate via, di vite impossibili, di vite svitate e riavvitate mille volte.

Ma bisogna frequentare posti strani o posti normali in ore strane; e ancora posti conosciuti in apparenza con persone strane che sanno scovare e dar voce a certi racconti altrimenti muti, incastrati nelle pietre che li custodiscono come ineffabili secondini.

Di queste voci, di questi racconti, di queste vite squinternate, di queste esistenze nomadi – nomadi nel tempo, nomadi nello spazio – questo libro è narrazione.

Narrazione appassionata, narrazione faticosa, narrazione estratta quasi a forza dall’oblio cui i Giusti, i Belli, i Colti, i Famosi, i Potenti avevano affidato il compito criminoso di occultare tra i portici, le strade, le piazze e i loro porfidi e i loro basalti.

E il portone atroce di questo oblio i nostri due eroi, senza macchia e senza paura, hanno avuto l’ardire di scardinare.

E l’hanno divelto semplicemente per amore, l’hanno sventrato con la forza immane che dà l’Amore.

L’amore per questa Città che sa parlare una lingua straordinaria che occorre prima imparare ad ascoltare e poi a capire.

Di vino e d’altro ancora al Circolo dei Lettori

Bella serata al Circolo dei Lettori, nella storica sede di Palazzo Graneri della Roccia (1680) in via Bogino, 9 a Torino. Con gli amici Nico Ivaldi, giornalista e scrittore (nelle immagini il primo a sinistra) e il Dr. Giorgio Diaferia, medico e grande batterista jazz (Esagono). In sala molti amici, assai graditi. Tra questi Vincenzo Gioanola di cui abbiamo presentato il cortometraggio Giga, realizzato con l’animazione dei miei quadri dipinti con il vino (e musica di Bach). Ho anche presentato il cd degli Esagono Wine Notes, dedicato ai cru di Barolo.

Paratissima 2013, shots
Addio a Vo Nguyen Giap

GiapSe n’è andato a oltre 102 anni: era nato il 25 agosto 1911. Il 20 luglio 1954 era stato l’artefice della disfatta francese a Dien Bien Phu con i conseguenti patti di Ginevra e la divisione, lungo il 17° parallelo tra Vietnam del Nord e del Sud da cui gli americani sloggiarono i francesi e instaurarono il governo fantoccio di Ngo Dinh Diem che rimase in carica prima dell’avvento delle nuove politiche imperialiste volute da Johnson e McNamara, con il conseguente rafforzamento della presenza militare americana che da poche migliaia di unità passò a molte centinaia di migliaia di uomini con enormi mezzi. Subito dopo quel periodo cominciarono i bombardamenti a tappeto con i B52 su Hanoi. Giap 1Questo libro raccogli gli scritti di Giap tra il ’64 e il ’68 e racconta con grande lucidità l’evoluzione di quella guerra di liberazione che avrà successo tra il ’73 e il ’75, con il definitivo, ignominioso abbandono americano. Allora io leggevo Life (in inglese) e i libri di Jerry Rubin e Bobby Seale (Black Panter Party) e ascoltavo James Brown e Dizzy Gillespie, anche se avevo circa 14/15 anni, ma non ero comunista: avevo giurato il 22 agosto del 1968 che non sarei mai stato comunista, pur considerandomi un anarcoide intellettuale di sinistra, sensibile ai bisogni dell’anticolonialismo e dell’antimperialismo dei popoli del terzo mondo che in quel periodo stavano rendendosi, con tanta fatica, indipendenti soprattutto in Africa e in Asia.

Vo Nguyen Giap era un mio eroe e comprai, credo nel 1969 questo librino (prima edizione) del Generale. Edizione tascabile degli Editori Riuniti per la collana Il Punto: 144 pp. a 400 L.. Comprende in appendice un’intervista all’allora Primo Ministro Nordvietnamita,Pham Van Dong.

E’ un gioiello della mia libreria.

http://www.vincenzoreda.it/1989-il-vietnam-di-nico/

XXVI Salone del Libro di Torino, 16/20 maggio 2013

Sono passati ormai 26 anni da quel 1988 in cui il Salone del Libro nasceva da un’idea (quanto osteggiata) dell’amico Guido Accornero. Si era ancora a Torino Esposizioni, Parco del Valentino, sul Po con la meravigliosa quinta della collina torinese a risplendere dei colori di maggio, con le narici solleticate dai profumi di primavera. Ero allora, come editore, dentro quel calderone ribollente di idee, buone e meno buone, dell’Unione Industriale: Gruppo Giovani. E gli editori associati alla Confindustria non incoraggiarono certo Accornero, anzi! Già allora era Beniamino Placido, indimenticabile, a ispirare le linee guida culturali del Salone. Seguii, 4 anni più tardi, il trasloco al Lingotto, appena realizzato come sito fieristico. Quanto scontento, quante discussioni: me ne occupai di persona in qualità di Vicepresidente e segretario dell’Aipe (Associazione Italiana Piccoli Editori), ricordo la grinta e la tigna di Milvia Carrà, oggi purtroppo non più fra di noi.

Me le ricordo tutte le edizioni del Salone del Libro, soprattutto quelle seguite come editore, almeno fino al 1997: faticosissime eppure sempre ricolme di soddisfazioni, di conoscenze, di conoscenza…

Quest’anno, malgrado La Crisi, tutto sommato mi pare che il Salone si presenti in buona salute.

Rivedere e salutare, ancora in ottima forma, Giovanna Viglongo mi riempie di grande gioia: che iddio, o chi per lui, ce la conservi a lungo e in buona salute. Giovanna simboleggia la grande valenza dei piccolo editori: è per loro che il Salone deve essere valorizzato. Soltanto qui si possono trovare titoli straordinari che le librerie, per ragioni di spazio ma anche meramente economiche, non possono offrire al pubblico. Non si vada al Salone per acquistare best-seller: quelli è meglio comprarli in libreria, sono tutti più contenti!

Mi fa piacere segnalare alcune faccende che trovo assai interessanti.

Allo stand E37 del Pad. 1 si trova il libro più interessante del Salone: Enciclopedia degli scrittori inesistenti, ed. Homo Scrivens (esilarante operazione che riporta a Borges).

Nel Pad. 3 lo stand dedicato ai 150 anni della nascita del Vate, Gabriele D’Annunzio.

Sempre nel Pad. 3, l’angolo dedicato ai libri di enogastronomia (Casa CookBook).

Da Rubbettino e nello stand della Regione Calabria (Pad. 1) si può trovare lo splendido volume di Vittorio Sgarbi dedicato a Mattia Preti, pittore calabrese mai apprezzato per quanto merita: in queste faccende Sgarbi è unico. Tra l’altro si può ammirare un quadro originale del Preti.

Segnalo infine una iniziativa che mi pare per davvero interessante: Pad. 2, stand M17, Nava Design presenta il progetto My Book: tell your story. Vale la pena visitare lo stand e conoscere questa faccenda (sotto inserisco il link per maggiori approfondimenti).

www.salonelibro.it

www.homoscrivens.it

www.navadesign.com/mybook

www.rubbettino.it

Angelo, una vita dedicata al “Cliente”

A me piacciono le storie e questa è una di quelle importanti: cinquanta anni di appassionato lavoro trascorsi nei migliori locali pubblici torinesi.

Angelo Puglisi giunse a Torino a 17 anni, nei primi mesi del 1960. Si lasciava alle spalle una Sicilia (Caltanissetta) ancora saldamente attaccata a radici che affondavano nella cultura contadina del secolo precedente. Giunse a Torino con l’incoraggiamento di una famiglia unita e numerosa che poco dopo lo avrebbe raggiunto e aiutato nel lavoro e nella vita.

Cominciò come umile apprendista cameriere al Norman di piazza Solferino: erano altri tempi, altri bar, altri clienti…. Rimase circa sette anni durante i quali divenne il responsabile dello storico locale.

E divenne un punto di riferimento importante per tutti coloro che a Torino lavoravano nei locali pubblici più prestigiosi.

Ci furono altri locali importanti ancora come dipendente, prima di cominciare una magnifica carriera da imprenditore che lo portò a gestire alcuni tra i migliori bar di Torino.

L’ultimo fu il prestigioso Querio di via Cernaia, fino agli inizi del primo decennio di questo stinto secolo.

Oggi Angelo è stato costretto da alcuni malanni a lasciare ogni attività e vive questo suo crepuscolo di vita con malcelata nostalgia ma con l’orgoglio di avere avuto una storia professionale di grande soddisfazione e prestigio personale.

Il dettaglio delle sue vicende sarà raccontato da Nico Ivaldi per Piemonte Mese. L’intervista- vedi fotografie qui sopra – è stata effettuata in un locale di piazza Savoia.

A me preme porre in risalto la sintesi di uno di quegli uomini non famosi ma importanti. Uno di quelli per cui l’obiettivo non era l’arricchimento o la fama, ma la passione per il proprio lavoro e il dovere indiscutibile di svolgerlo al meglio, servendo sempre come si deve “il Cliente“. Faccende che oggi appaiono fuori del nostro tempo, ahimè piccolo e stento.

Nelle immagini qui sopra ho cercato di rendere la gestualità, mai convulsa ma sempre accalorata, delle sue belle mani. Il colore del suo viso e la forte capacità di comunicare più con i gesti e le espressioni che con le parole. E quanti aneddoti, quante vicende, quante vite, quanti incontri durante questi cinquanta anni in cui tutto è mutato. Come sempre.

La Torino stessa di quei profondi anni Sessanta è conservata soltanto nei ricordi tenui e velati di chi li ha vissuti da protagonista. Ed erano anni magnifici!

Oggi Torino vive una bella stagione, certo. Ma il contesto, le atmosfere, le prospettive sono da incubo. Purtroppo. E che iddio, o chi per lui, ci aiuti.

Intanto mi auguro che di uomini come Angelo Puglisi non si perda lo stampo: ne abbiamo tanto bisogno. E ad Angelo auguro una vecchiaia più serena possibile.

Aforismi, raccolti da Bruno Segre

Non amo il genere: usare come esempio, a volte quasi come dogma, una frase semplice e fuori contesto mi pare operazione semplice e addirittura futile. A me piacciono i discorsi articolati, complicati, zeppi di sfumature come credo sia la realtà che ci circonda. Realtà sfuggente, cangiante, relativa.

Dunque, gli aforismi mi piacciono poco. Eppure è un genere letterario di enorme presa: basti constatare l’uso smodato che se ne fa su social network come Facebook. E’ abbastanza semplice sposare la frase a effetto di qualcuno importante, più o meno, e esibirla con l’orgoglio della propria fanciullesca condivisione. Alcuni uomini hanno fatto dell’aforisma quasi la loro cifra: La Rochefoucauld, Franklin, Wide, Shaw, Flaiano….

Questa raccolta, curata dall’av. Bruno Segre – splendido nel suo quasi secolo di vita mai banale – è stata messa insieme citando il paio di aforismi che dal 1949 a oggi hanno decorato ogni numero del mensile politico-culutrale L’Incontro.

Ne cito qualcuno di particolare effetto.

Non c’è una cultura superiore o inferiore, ma culture diverse.  C. Levi Strauss

E’ inutile partire, i grandi viaggi si fanno in biblioteca.           G. Leopardi

Gli uomini costruiscono troppi muri e non abbastanza ponti.  I. Newton

L’Italia è la patria del diritto, ma anche del rovescio.                 L. Longanesi

La libertà è un lusso che non tutti si possono permettere.       O. von Bismarck

La poesia non cerca seguaci, cerca amanti.  F. G. Lorca

In ciò che si sembra si è giudicati da tutti; in ciò che si è da nessuno.  F. Schiller

Niente è più pericoloso di un’idea quando si ha un’idea sola.  E. A. Chartier (Alain)

Un uomo affamato non è un uomo libero. R. L. Stevenson

Due cose mi stupiscono: l’intelligenzia delle bestie e la bestialità degli umani.  F. Tristan

 

La copertina del librino è del mio amico Nico Ivaldi.

Aforismi, cultura e divertimento. Pp. 160, € 8,00 – Edizioni dell’Incontro, via della Consolata, 11    10122 Torino      Tel. 011 5212000

http://www.vincenzoreda.it/nico-ivaldi-non-mi-sono-mai-arreso-intervista-allavvocato-bruno-segre/

1989, il Vietnam di Nico

Bac Ho, Zio Ho – Ho Chi Minh, che significa “Colui che illumina” – era imbalsamato nel suo mausoleo in Hanoi da ormai vent’anni e Quella Guerra era finita da quindici.

Era l’agosto del 1989, un momento prima dell’epilogo che nell’autunno di quello stesso anno avrebbe determinato uno sconvolgimento epocale: Nico ebbe la possibilità di visitare un Vietnam ancora confuso, ancora in ginocchio, ancora diviso nettamente in due, malgrado unica Repubblica Socialista.

Nel 1997 Musumeci Editore, in Aosta, pubblica il suo diario di quel viaggio: “Sul Fiume dei Profumi”.

Il libro è presentato da Furio Colombo che scrive parole sentite, non di circostanza.

Un librino di poco più di un centinaio di pagine che si legge d’un fiato: è fresco, diretto, appassionato; scritto con trasporto completo e totale immersione in atmosfere umidicce, afose, intrise di delicati orgogli, di ancestrali gentilezze, di innate ritrosie.

Libro che mi è piaciuto tanto.

Purtroppo, ormai introvabile.

Avevo sentito parlare il mio amico Nico Ivaldi, giornalista e scrittore, di Giap.

Ma come? Davvero tu hai conosciuto il Generale Vo Nguyen Giap? Uno dei miti della mia adolescenza…Certo che l’ho conosciuto, in Vietnam, nell’89! Sei stato in Vietnam nell’89!!! Ci ho scritto addirittura un libro, col tuo amico Paolo Musumeci. Me ne devi trovare una copia, a tutti i costi. Ma è introvabile, ne abbiamo vendute più di 3.000 copie, è stato un piccolo successo, ma dove te la trovo una copia, adesso?

La copia, con dedica, è saltata fuori.

Il libro, purtroppo, lo ha realizzato Musumeci: un editore che non è mai stato un Editore. Infatti, l’oggetto è sciatterello: copertina insignificante, carta sbagliata, redazione approssimativa…Ma quanto mi è piaciuto!

Particolare non di poco conto: è illustrato, neanche male dopotutto, dal papà di Nico.

Non sarebbe male riproporlo, oggi che il Vietnam pare uscito per davvero da Quella Guerra, e sembra proprio in maniera definitiva.

 

Qualche citazione.

 

«[…] Il sogno svanisce con il sopraggiungere del giovanotto, sorridente, in possesso della chiave. Non ho nessuna voglia di chiedergli spiegazioni per l’attesa, in Vietnam è bello imparare a risolvere gli imprevisti con un bel sorriso stampato sulle labbra. Così ho fatto quel giorno, come per tutto il resto del viaggio.».

 

« Che fare a Danang? Dissetarsi con un succo di papaia in qualche locale oppure trastullarsi sulla piazza del teatro, magari assistendo alle evoluzioni pallonare di una decina di emuli di Maradona, la cui foto con la maglia del Napoli campeggia sui poster di un paio di bar?».

 

«[…] Poi mi aveva detto che, pur essendo stato in Vietnam quattordici volte negli ultimi venti anni, di questo Paese lui non aveva mai capito nulla. Come potevo, io, avere la presunzione di arrivare dove lui aveva fallito?

Non ci pensi più al Vietnam, amico mio’, aveva concluso il francese, prendendomi sotto braccio e rientrando in albergo.

Lo dimentichi’.

Non ci sono mai riuscito.».

 

XXV Salone del libro, i piccoli editori

Dentro un vorticare di libri, voci, squilli, colori, bambini, adolescenti, attempati signori, strani figuri ci aggiriamo a nostro agio cercando libri piccoli che non si trovano negli standoni affollatissimi dei grandi editori. Noi frequentiamo stand piccoli di piccoli editori dove troviamo i libri che non trovano posto nelle librerie, nelle loro vetrine che di solito mostrano ciò che tutti i media sono soliti mostrare e urlare e marchettare in ogni possibile maniera: e tutti a correre a comprare libri inutili che servono a nessuno, se non ai portafogli di chi li scrive e di chi li pubblica. Mah!

In queste fotografie alcuni piccoli editori con cataloghi interessanti e gli editori dei libri miei (Graphot) e del mio amico Nico Ivaldi (Giraldi). E altri ancora. Certo, se al pubblico si spiegasse che certi libri si trovano sempre e altri, magari più interessanti, soltanto in Salone, sarebbe una gran bella faccenda. Ma così non va il mondo, e allora occorre adattarsi, pur senza rassegnarsi e continuare a combattere battaglie perse in partenza…Ma noi così siam fatti.

Torino: Cioccolatò

Malgrado il cioccolato abbia nobili origini maya, essendo il cacao originario di quel territorio, personalmente non ne sono ghiotto: mi piace, certo, ma soltanto ogni tanto. Cioccolatò è una bella manifestazione che coinvolge Torino di questi tempi e Torino è una delle capitali riconosciute del cioccolato, ospitando marchi nobilissimi e celebri in tutto il mondo. Io preferirei però che le poco nobili strutture di questa manifestazione andassero a decorare altre piazze, meno belle e più bisognose di manifestazioni, che non piazza Vittorio o le altre piazze storiche della nostra Città. Ma questo è un messaggio duro da essere recepito dai nostri politici….

“101 storie maya…” con gli amici a La Tana del Re

 

 

La serata di presentazione a La Tana del Re l’avevo concepita come una faccenda per amici, tra amici, protetto dai miei quadri e dalle mie installazioni vinifere che, nel locale secentesco sotto la via Po, sono in mostra permanente. E la serata era dedicata espressamente a Nicola Silvano Borrelli, il mio maestro per tanti aspetti della mia vita. Per questo fatto erano presenti Cristiano, apposta giunto da Monaco di Baviera, sua madre e moglie di Silvano, Edda e Silvia, figlia di un’altra compagna di Silvano (che è stato un donnaiolo impenitente, pace alla sua anima). Poi alcuni vecchi e cari amici, Claudia e Tommaso, sono arrivati apposta da Siena. C’era mia moglie Margherita e mia figlia Geeta che ha curato con me le illustrazioni del mio libro e ripreso le immagini della serata. Con me al tavolo, i miei amici Giorgio Diaferia, medico e grande batterista jazz, e Nico Ivaldi, giornalista e scrittore che conosco dai tempi in cui (fine anni Settanta) io dirigevo al Radio ABC a Torino e lui era parte della redazione giornalistica che comprendeva Emanuele Fiorilli e Marco Ansaldo (oggi uno in Rai e l’altro a La Stampa). In sala, mia sorella Maria, Walter Martiny – il mio primo editore (Più o meno di vino) – Alessandro, Robi Pighi, Vittorio e tanti altri amici che mi hanno fatto assai piacere. La serata è finita a tavola, cucina cilentana e vini di Claudio Mariotto (con lo strepitoso Pitasso 2008, un Timorasso grandissimo). Ebbene, di presentazioni ne ho fatte tante, ma questa è stata la più soddisfacente per me, in tutti i sensi: a distanza di 40 anni esatti dal tempo in cui, diciassettenne, conobbi questo tanghero maledetto da cui ho imparato un sacco di cose.

    http://www.latanadelre.it/

XXIV Salone del libro di Torino, Lingotto 12-16 maggio 2011

Prime immagini del Salone del 150°.

Nico Ivaldi, un vecchio amico dei tempi di Radio Abc Italiana, 97 mhz

http://www.piemonte-magazine.it/leggi_ultimonumero.asp?articolo=962&numero=02_2011

Nico Ivaldi era una ragazzotto dei tanti (con Emanuele Fiorilli, Celi, Marco Ansaldo, ecc.) in gamba che facevano parte della redazione di Radio Abc Italiana, 97 mhz in via Ettore de Sonnaz, 3.

C’erano anche Piero Chiambretti, Eric Colombardo, Patrizia Giangrand e una giovanissima e bellissima Alba Parietti faceva soltanto la fan.

Tempi irripetibili…Ci siamo ritrovati a un tavolo del Caffé Elena e ci siamo fatti una bella chiacchierata, una sorta di nostalgica rimpatriata. Grazie Nico.