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DIP: Different Important Person by Vincenzo Reda

Dip: questo è il mio acronimo – seguendo la moda malamente onomaturgica che infesta questi nostri tempi – che bene descrive le persone che mi attraggono.

Persone diversamente importanti, ecco, come quelle indicate nelle immagini sopra…

Nip e Vip collidono a Barolo

Qui c’è proprio di tutto: persone, personaggi, grandi piccoli medi insignificanti. Simpatici, antipatici, ricchi e famosi, poveri ma belli. C’è quel simpaticone di Travaglio, c’è Dario Fo con Guccini e De Gregori. Lerner e Riotta… Ma ci sono i miei amici Charles (MW di New York), Oreste (Brezza), Federico (Curtaz, Ceretto, Scarzello: i  Federico vanno forte e sono tutti straordinari), Luca Gardini.

E poi c’è una bottiglia vuota di Barolo Preve 2010 di Gianni Gagliardo: attenzione, parlo del vino di un amico! Negli ultimi mesi di Barolo 2010 (mica soltanto questo millesimo, pare ovvio….) ne ho bevuti molte decine: nessuno come questo. Punto e basta: e non c’entra che sia proprio il Preve…..

I miei auguri: Dolcetto d’Alba 2012 di Brezza

Quest’anno i miei tradizionali 73 biglietti d’auguri per un 2014 (che sia almeno meno peggio del 2013…) li ho dipinti con il Dolcetto d’Alba 2012 di Brezza (13% vol.). E’ un Dolcetto gentile, non troppo carico di colore ma con i tipici profumi (viola) del Dolcetto e il suo lungo retrogusto amarognolo.

E sono auguri dedicati a Oreste Brezza, uno degli ultimi patriarchi del vino, gran produttore di Barolo (e di un Nebbiolo che a me piace assai). Li ho dedicati a lui perché mi ha trasmesso un insegnamento straordinario: il Barolo è un vino che si può e si deve bere sempre…anche a colazione!

E ha pienamente ragione; prima, come tanti altri, mi avvicinavo a questo vino con una sorta di religiosa attenzione e troppo rispetto: sbagliato. Il Barolo più lo bevi e più lo ami e pretende d’essere bevuto come ogni altro vino; anche giovane, anche fresco d’estate. Grazie Oreste.

Per concludere: sono 73 biglietti formato 15×22 su carta Fabriano 50% Cotton da 300 gr. (tagliati da fogli 50×70). sono dipinti uno a uno senza uso d’altro che non il pennello; e sul retro, con la mia solita Montblanc e il solito inchiostro viola, c’è scritta una frase che esprime gli auguri, specifica il vino e riporta la dedica speciale. Quest’anno il soggetto è la mia sigla (VR) che diventa bicchiere tra la materia grezza delle macchie di vino. Ritengo che sia uno dei miei auguri più belli (dal 1998, quando ho cominciato): sia per il soggetto sia per i concetti e sia per il vino.

Salute.

Art & Wine by Fabio Carisio

Finalmente è in distribuzione il primo numero della nuova impresa di Fabio Carisio. E’ una rivista periodica che accosta argomenti d’arte e di vino. In questo numero, bilingue (Italiano e inglese, che sarà distribuito in alcuni paesi europei e negli Usa), sono presentate varie mostre – tra le quali, quella collettiva già esposta in Alba e ora a Alessandria, che comprende anche la mia “Fiamma” e la mostra delle etichette d’autore – e sono incluse le prime monografie dedicate ai Cru di Barolo. Di queste ho personalmente curato quella dedicata a Brezza: 16 pagine nelle quali si narra la storia di questa famiglia e se ne presentano le vigne e i Barolo, non tralasciando di descriverne anche gli altri vini. Oltre al testo, mie sono anche tutte le fotografie delle bottiglie e alcune altre più descrittive (non tutte). Mi piace dedicare questo lavoro, che non è stato semplicissimo, a Oreste Brezza: uno degli ultimi patriarchi del Barolo.

Per ulteriori informazioni:

Fabio Carisio    redazione@art-wine.eu     www.art-wine.eu

A cena nelle Cantine Brezza

Una cena in cantina riserva ogni volta, almeno per me, un certo fascino. Provo sempre emozioni profonde a stare in compagnia delle vecchie botti, dei mosti che stanno diventando vini, dei vini che riposando invecchiano e migliorano.

Se, per giunta, le Cantine sono belle e pregnanti di storia (e di storie) come quelle della famiglia Brezza in Barolo, allora la fascinazione è unica, per davvero.

Era da qualche anno che in casa Brezza non si teneva più quella che per tradizione era la cena che chiudeva in maniera simbolica la vendemmia. Quest’anno Enzo mi dice che in famiglia hanno deciso di riprendere questo piccolo rito, anche in virtù del fatto che il magnifico patriarca Oreste festeggia le sue splendide 8o primavere.

Fritto misto alla piemontese con agnolottini del plin (che qui sanno preparare come pochi altri) in brodo, non senza prima aver gustato un sublime salame cotto: questo il menu della serata, per qualche decina di parenti, amici e ospiti (molti dei quali stranieri). E due ottimi musicisti: chitarra e fisarmonica per cantare a voce piena tutto quel repertorio popolare che accompagna  di solito mangiate e bevute di questo genere. Clima disteso e informale per una bella serata innaffiata in maniera imparegiabile con i vini Brezza, in sequenza: Freisa secca 2011, Barbera Superiore 2010 (non me la ricordavo così buona), Barolo base 2008. E poi i cru Cannubi e Sarmassa 2008, ma anche 2005 e 2003….

Barolo dista da Torino  circa 80 chilometri, fastidiosi da guidare (da solo) sotto la pioggia battente di questi giorni: ma ne è valsa proprio la pena. Ringrazio Enzo Brezza per l’invito e per la magnifica serata, di quelle che piacciono alla mia anima, in fondo, contadina: i baffoni bianchi di Oreste Brezza mi ricordano i magnifici mustacchi neri (fino alla sua morte) di mio nonno Vincenzo.

E mi sovvengono lontanissimi ricordi fatti di prosciutto, di vino, di brindisi in rima, di storie affascinanti e di vecchie canzoni cantate a voce piena e stomaco altrettanto pieno: fuori, in Sila, c’era tanta neve e dentro un grande focolare faceva bene il suo mestiere, insieme al vino e al calore, quello semplice, dell’amicizia.

Barolo Coste di Rose 2007 e…fichi d’india

Oreste Brezza è riuscito a convincermi che il Barolo si può bere tutti i giorni, quasi alla stregua di un  qualsiasi vino da tavola. Nostro signore, o chi per lui, gli conservi a lungo la vista, come si dice da noi, in Piemonte: ha ragione, pienamente ragione.

Tanto ho impiegato a convincermi di questo fatto: ho dovuto bere molti Barolo, soprattutto giovani, e gli ho dato ragione.

Poi, ci ho messo del mio: da eresiarca quale sono, ho goduto di un accompagnamento che a tutta prima parrebbe sublime eresia. Ebbene sì: ho bevuto un grande cru dei Marchesi di BaroloCosta di Rose 2007 – accompagnandolo con i miei diletti fichi d’india, il nàhuatl nopàl.

Certo che il risotto ai funghi porcini, a tutta prima, pare più ortodosso: ma occorre provare con i fichi d’india. Sorprendente!

Il cru Coste di Rose è il più meridionale e orientale tra le grandi vigne di Barolo; posto al confine tra i suoli elveziani e tortoniani, guarda diritto negli occhi il celeberrimo Gran Bussia di Monforte. questo è un vino ancora elegante, di grandi profumi in cui la speziatura tipica eccelle sugli altri, più delicati, meno immediati. Di colore non troppo scarico (per essere un Barolo), somiglia più ai fratelli di Barolo e La Morra che ai cugini, più strutturati, di Monforte e Serralunga. Un vino di 14,5% vol. che si sentono poco: fresco, franco, sapido e di lunga persistenza. Rimando al link del sito dei Marchesi di Barolo per i dettagli tecnici: per parte mia, ho bevuto un Barolo di classe superiore e di peculiari caratteristiche organolettiche.

Due parole sui fichi d’india, frutta che prediligo sopra ogni altra e che rispetto a tutte le altre può vantare una varietà di differenti colori sia nelle bucce sia, soprattutto, nella polpa: colori vivaci, colori sensuali.

Nelle fotografie qui sopra, a parte quelle che raffigurano il vino e il cibo, si può ammirare Oreste Brezza, magnifico patriarca, nella sua cantina e un gruppo di insigni barolisti, tutti insieme (vera rarità) ripresi l’11 settembre del 2009, il giorno in cui Oscar Farinetti ha inaugurato le nuove Cantine Borgogno, finalmente di sua proprietà. In questa fotografia, a parte tutti gli altri, devo ricordare Anna Abbona (madre del vino di cui qui parlo) a fianco di Carlin Petrini e Oreste Brezza alla sinistra di Oscar Farinetti.

http://www.marchesibarolo.com/

Brezza in Barolo

Oreste Brezza me lo aveva presentato Oscar Farinetti in occasione dell’inaugurazione della nuova sede di Borgogno, a fine 2011. Mi aveva raccomandato di andare a visitare la cantina e prendere un boccone nel suo ristorante. Nel frattempo sono stato diverse volte a Barolo, senza mai trovare il tempo di onorare la promessa fatta quel giorno. Poi succede che, in occasione di Collisioni 2012, rimango a Barolo per qualche giorno e mi riprometto finalmente di recarmi a visitare questa storica cantina (produttori dal 1885).

Sono andato a cena con Maria Rosa e Marco Aronica, i miei due tutor, la sera del di venerdì 13 luglio, sulla stupenda terrazza da cui si gode un panorama ineguagliabile del paese e delle sue vigne verso sud-est. Abbiamo bevuto il Dolcetto San Lorenzo 2010 e il Barolo Cannubi 2007: entrambi magnifici (ho apprezzato assai il Dolcetto, in particolare). Ottima la proposta della carne cruda affettata e marinata con un delizioso bagnetto di olio, limone e aglio; e straordinaria l’insalata russa, almeno per chi ama queste cose di tradizione (quando so che può essere buona, non mi tiro mai indietro: e questa è tra le migliori che ho gustato).

Ho poi incontrato Enzo, figlio di Oreste, che è venuto alla mia lectio della domenica e si è fermato a spiegare il suo Barolo Cannubi 2007 nella gustazione successiva alla mia, durante l’intervento – sempre lucido e di gradevolissima esposizione – dell’amico Andrea Scanzi.

Ho visitato le cantine Brezza lunedì 16, aspettando il concerto di Bob Dylan.

I Brezza sono proprietari di circa 22 ettari di terreno con coltivazioni di vario genere, di questi 16,5 sono vitati e spremono 80.000 bottiglie. Ben 35.000 appartengono alle cinque tipologie del loro Barolo (Bricco Sarmassa, Sarmassa, Cannubi, Castellero e Barolo). La famiglia Brezza gestisce, oltre al ristorante (almeno 80/100 coperti), anche l’Hotel Barolo – 3 stelle che valgono 4, con 57 camere e piscina scoperta. Tutto questo genera almeno un 20/25% di vendite dirette in cantina, percentuale che da queste parti è per davvero rilevante.

Tra i vari assaggi effettuati nell’accogliente frescura della cantina, in piacevole compagnia di Oreste e Enzo, cito un ottimo rosato di Nebbiolo (soltanto, purtroppo, 2.000 bottiglie), una magnifica, secchissima, Freisa, e un Dolcetto ai vertici della tipologia (i prezzi di questi vini in cantina stanno sempre intorno ai 9 €). Di alto livello la Barbera (fermentazione in acciaio e affinamento in legno grande) e notevolissimo il Nebbiolo 2010: un vino che mi stupito per la finezza, la complessità, la peculiarità (con tappo di vetro, ormai da 6 anni!).

La degna chiusura è stata un bicchiere, questo bevuto proprio tutto, di Cannubi 2003: proprio quell’annata di cui si dice che il caldo aveva bollito i mosti. Qui invece ha dato un vino strepitoso e ricordo che anche per lo Sperss 2003 di Angelo Gaja avevo avuto le stesse sensazioni (e sono Barolo antitetici, essendo questo figlio di Serralunga e dunque con più struttura e meno eleganza). La mattinata è stata conclusa al ristorante con Enzo: avrei dovuto soltanto assaggiare gli agnolottini del plin con sugo d’arrosto, invece, malgrado il sole giaguaro, me ne sono mangiato un piatto! E con che soddisfazione…

Consiglio generico: se capitate a Barolo, andate da Brezza.

Consiglio per esperti e appassionati: organizzate una visita apposta per conoscere Brezza.

Consiglio per gli amici: andate più spesso da Brezza. Salute.

http://www.brezza.it/