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34° Eataly a Trieste

 EATALY A TRIESTE

Il negozio Eataly più a Est d’Italia apre martedì 17 gennaio 

Martedì 17 gennaio alle ore 11 apre al pubblico il primo Eataly in Friuli Venezia Giulia, a Trieste, sulle Rive del Porto: il meglio dell’enogastronomia locale e nazionale viene declinato seguendo i punti cardine di Eataly “comprare, mangiare e imparare”. Sviluppato su 3 piani e 3.000 metri quadri, Eataly Trieste è all’interno dell’Antico Magazzino Vini, costruito nel 1902 per stoccare le botti che arrivavano dall’Istria e dalla Dalmazia e caratterizzato da un ingegnoso sistema di annaffiatura ad acqua per mantenere costante la temperatura interna. Da sempre luogo di scambi, commercio e ottimi prodotti, il Magazzino è stato restaurato grazie al fondamentale intervento della Fondazione CRTrieste. Seguendo il progetto dell’architetto fiorentino Marco Casamonti dello studio Archea, la struttura storica è rimasta intatta ed è stata circondata da vetrate che la rendono ancora più luminosa e suggestiva e dalle quali si possono scorgere il Porto e il meraviglioso paesaggio del Golfo.

Eataly Trieste è dedicato ai venti che soffiano sull’Italia, «gli incontri di bellezza che creano un microclima unico al mondo e danno luogo alla straordinaria biodiversità che caratterizza il nostro Paese. Sono tante le storie di venti che si incontrano con il mare e con le tradizioni, dando origine a materie prime di qualità e prodotti enogastronomici d’eccellenza: Eataly Trieste vuole raccontarle tutte, celebrando i prodotti figli del vento e la loro incomparabile bellezza», racconta il patron Oscar Farinetti.

D’altronde Trieste è la città dei venti: che si tratti di Bora, Libeccio, Grecale o Maestrale, tutti hanno contribuito a portare da ogni punto cardinale le più antiche tradizioni culinarie e culturali. A loro Sergio Staino ha dedicato quattro installazioni, che Eataly ha l’onore di ospitare: la mano del papà di Bobo rappresenta con bellezza e ironia i venti che sferzano e accarezzano il paesaggio italiano. Quando si parla di venti e Trieste, non bisogna poi dimenticare la Barcolana, la storica regata velica internazionale che si tiene ogni anno nel Golfo della città per professionisti e appassionati. Le immagini più significative delle ultime edizioni sono esposte all’interno di Eataly Trieste, per far rivivere le emozioni di una manifestazione internazionale simbolo del territorio.

Con più di 4.000 prodotti a scaffale, 5 luoghi di ristoro, la caffetteria illy e l’Enoteca con le sue oltre 1000 etichette, «Eataly Trieste vuole raccontare il patrimonio culturale ed enogastronomico che caratterizza un territorio molto particolare, senza confini, multilingue, multiculturale e multireligioso. La ricchezza delle sue tradizioni è un patrimonio prezioso che Eataly si impegna a mettere in risalto ogni giorno con i buoni prodotti locali, le migliori ricette e approfondimenti didattici», afferma il presidente esecutivo di Eataly Andrea Guerra.

È così che l’Osteria del Vento propone specialità di terra e di mare, valorizzando i sapori della cucina triestina: dagli antipasti ai dolci, gli chef raccontano la storia di un incontro tra culture diverse, mediterranee e mitteleuropee, mentre dal forno a legna viene sfornata un’ampia scelta di pizze preparate con i migliori ingredienti. Al banco dei Salumi e Formaggi, della Macelleria e della Rosticceria è possibile comprare ma anche fermarsi per uno spuntino veloce, un pasto goloso o per portarsi a casa le deliziose proposte già pronte. La pescheria Fish Academy – La Barcaccia offre una selezione del miglior pescato del giorno, rielaborato in gustose ricette da assaporare con un buon calice di vino o come take away. Infine, il wine bar Pane&Vino è il posto ideale per un aperitivo, un “rebechin” con gli amici o un pranzo veloce a base di taglieri, insalate, i migliori vini, Spritz e Cocktail.

In una città come Trieste non può mancare il Gran Bar illy con un’ampia scelta di caffetteria, e per chiudere in dolcezza, ci sono il gelato Agrimontana e il cioccolato Domori.

Al piano inferiore trova posto l’Enoteca, che offre una ricca proposta di vini, birre e spirits: i grandi nomi nazionali ma anche i piccoli produttori meritevoli, con una particolare attenzione al territorio, alla biodiversità e all’ecocompatibilità. Da un buon vino sfuso, passando per i grandi vitigni del Collio e del Carso, gli Orange Wine tipici del Nord Adriatico, fino ad arrivare al barolo d’annata: il mondo del vino è rappresentato in tutte le sue sfaccettature, così come quello delle birre, con una selezione di oltre 110 tipi diversi della grande produzione italiana e locale, e quello degli spiriti, grazie alla presenza a scaffale di più di 100 etichette, tra le quali naturalmente non mancano le migliori grappe locali.

Da non dimenticare, infine, sempre al piano inferiore, La Scuola di Eataly Trieste, un’aula didattica da 30 posti dove si svolgono le lezioni, i corsi di cucina, le degustazioni e gli eventi privati per adulti, bambini e pensionati.

Eataly Trieste si trova in Riva Tommaso Gulli, 1 ed è aperto dalla domenica al giovedì dalle ore 9 alle ore 22.30, venerdì e sabato dalle ore 9 alle ore 24.

Per maggiori informazioni:

040/2465701

eatalytrieste@eataly.it

stampatrieste@eataly.it

www.eataly.it

Ufficio stampa Eataly

Tel: 011 19506806

press@eataly.it

www.eataly.it

Andrea Farinetti e il suo Borgogno 1761

http://www.borgogno.com/

Il ricordo è nitido: era il 19 febbraio 2007 e avevo concordato un’intervista, per Barolo & Co, con Oscar Farinetti che da pochissimi giorni aveva inaugurato il suo primo Eataly nel restaurato stabilimento Carpano dirimpetto alla mole incombente del Lingotto di Mattè Trucco. Oscar era appresso a degli ospiti americani e fu Luca Baffigo a guidarmi nella visita, salvo poi incrociare Oscar per caso e con lui continuare una rilassante chiacchierata, che si prolungò parecchio, affettando salami e bevendo calici… Ricordo con distinzione il giovane Francesco, primogenito di Oscar, dedicarsi con evidente entusiasmo alla mescita del vino sfuso.

Circa un anno dopo, era l’8 febbraio del 2008, incontrai Oscar per questioni di lavoro e sulla sua scrivania troneggiavano due bottiglie di Borgogno; a te posso anticiparlo, mi disse, sei il primo che lo sa: ho deciso di comprare Borgogno (cantine esistenti dal 1761), che ne dici?

Fui invitato nel novembre dell’anno successivo per festeggiare l’inaugurazione ufficiale – c’era un sacco di bella gente (vedi immagini) – delle Cantine Borgogno della famiglia Farinetti. C’ero anche nel 2013 quando venne festeggiata la prima bottiglia di vino figlio della nuova proprietà.

Sono trascorsi ben tre anni e incontro Andrea Farinetti – il terzogenito di Oscar, gemello di giugno, classe 1990: un millennial in tutto e per tutto nell’accezione positiva di questo neologistico anglismo. Dopo Francesco (1981) e Nicola (1984), Andrea è il pivello di famiglia, ma che pivello! Determinazione, preparazione, tigna autentica, entusiasmo, capacità di visione prospettica.                                                                                                                                     Ha preso in mano la cantina nel 2010, dopo il diploma conseguito un paio di anni prima all’Enologico di Alba. In questi 6 anni la cantina è passata da 80 a circa 300.000 bottiglie di produzione, quadruplicando il fatturato e incrementando in maniera determinante la quota dell’export. Dal 2013 usa quasi soltanto i fermentini in cemento e dal 2015 è passato alla gestione bio delle vigne con sperimentazioni di disinfettanti naturali e percentuali risibili di solforosa. In cantina Andrea e il suo responsabile Simone – già compagno di classe all’Enologico – usano la tecnica tradizionale del cappello sommerso e tendono a effettuare, per i vini importanti, macerazioni lunghe.                                                                                             Ho valutato il Dolcetto 2015 (18.000 bottiglie, 13%vol, 9.50 € a scaffale), il Nebbiolo No Name (60.000, 14%vol, 25,00 €), la Freisa secca 2014 (13% vol) e la Barbera d’Alba Superiore 2014 (15%vol): tutti prodotti più che eccellenti, capaci di raccontare il territorio in maniera piacevolmente leggibile nelle valutazioni organolettiche. Una citazione speciale per la Barbera: tra le migliori gustate negli ultimi tempi.

Notevoli il Barolo 2011 (25.000, 14,5%vol, 33,00 €) e i tre cru Fossati, Liste e Cannubi 2011 (6.600 per ciascuno, 15%vol, e prezzi dai 36,00 del Fossati ai 55,00 del Cannubi): sono Barolo eccelsi, dai tannini morbidi ma di grande equilibrio e eleganza: ottimo il Liste e formidabile il Cannubi!

Importante citare le due riserve cuvée di Barolo: il Borgogno 2009 (Fossati e Liste, circa 20.000 bottiglie che vengono immesse sul mercato a distanza di parecchi anni) e l’ultimo nato, il Cesare, frutto di un complesso assemblaggio delle annate 1982, 1996, 1998 e 2004. Un Barolo che definire peculiare è come usare un improprio eufemismo riduttivo.

Ma Andrea sta lavorando a un Timorasso (presi 3 ettari) di cui ho assaggiato i primi risultati (promesse davvero notevoli) dalla botte e a un Riesling 2015 che vedrà la luce nel 2017. E poi ci sono alcune altre faccende in avanzata fase di progettazione che saranno per davvero di grande suggestione: ma di queste non è opportuno parlare. Ho passato con Andrea alcune ore e sono rimasto impressionato dalle doti di questo ragazzo e dal suo atteggiamento sempre sicuro e mai sfrontato, capace di parlare con chiarezza e capace di ascoltare con attenzione. Mica poco…

Avanti così!

Eataly Lingotto a Torino inaugura la Nuova Cantina

Comunicato Stampa

Ufficio stampa Eataly  Tel: 011 19506806

press@eataly.it     www.torino.eataly.it

Torino, 27 ottobre 2016

 

Eataly Lingotto presenta la nuova Cantina

 Più di 5000 etichette a scaffale

 il Wine Bar Pane&Vino

la Birreria

 il ristorante Stellato Casa Vicina

 e molto altro a Eataly Lingotto, in attesa di festeggiare il decimo compleanno

Il 27 gennaio 2007 il primo Eataly, a Torino Lingotto nell’ex opificio Carpano, apre al pubblico. Sono ormai passati quasi dieci anni ma la sede di Torino mantiene ancora oggi un ruolo centrale: è il cuore pulsante di tutta Eataly.

Per festeggiare al massimo dello splendore i dieci anni di maturità, Eataly Lingotto propone alcune novità, rendendo così ancora più piacevole l’esperienza dei clienti e offrendo loro un servizio sempre più accurato. Dopo il reparto dei dolci e latticini, reso ancora più luminoso e arricchito con un ampio banco frigo per dare risalto alla selezione di yogurt e latte locali, e l’angolo dell’olio extravergine d’oliva, impreziosito dalla presenza di un esemplare di ulivo, è il turno della Cantina. Più di 2.000 mq sono dedicati al bere bene mangiando bene, seguendo i 3 pilastri di Eataly: comprare, mangiare e imparare.

Oscar Farinetti: «Arrivati al traguardo dei 10 anni, è stato dato nuovo lustro alla mamma di tutti gli Eataly e questo tenendo fede ai valori che da sempre ci contraddistinguono: l’impegno ma anche la leggerezza e naturalmente l’armonia, il valore al quale Eataly Lingotto è dedicato».

«La nuova Cantina di Eataly Lingotto sarà da esempio per gli altri punti vendita», conferma Andrea Guerra, presidente esecutivo di Eataly. «È un negozio nel negozio, che celebra le più grandi produzioni italiane raccontandone la ricchezza, la bontà e la bellezza. La varietà di proposte di alta qualità in un solo luogo è ciò che rende unica Eataly e anche la Cantina prosegue in questa direzione».

La nuova Cantina

Le oltre 5.000 etichette provenienti da più di 30 stati rappresentano al meglio la produzione nazionale e internazionale. Si va dallo Spazio Bollicine, dedicato ai migliori esponenti del Metodo Classico, i rinomati champagne ma anche gli eccellenti prosecchi e spumanti italiani, agli scaffali con 30.000 bottiglie di vini di 40 regioni del mondo, con una particolare attenzione alle grandi eccellenze piemontesi, Barolo e Barbaresco. Per gli amanti della birra non manca naturalmente un’ampia selezione delle produzioni italiane e internazionali di alta qualità: più di 11.000 bottiglie, di cui 6.000 artigianali italiane. Infine, la Cantina di Eataly propone anche oltre 500 etichette di spirits: dal torinese Vermouth alle grappe, rum, whisky e molto altro.

La Cantina non è però solamente degli alcolici ma è anche quella di Stagionatura dei salumi e dei formaggi: il Culatello di Zibello, il prosciutto di Parma, Il Castelmagno e le altre eccellenze norcine e casare, in vendita al banco e in degustazione presso i Ristorantini al piano superiore,.

Pane&Vino è il luogo ideale per degustare un ottimo calice di vino e, se lo si desidera, in accompagnamento un gustoso tagliere, un veloce antipasto o un piatto gourmet. Nel Wine Bar di Eataly Lingotto i clienti possono scegliere tra le più di 100 etichette presenti in Carta, 8 grandi vini al calice e, se preferiscono la bottiglia, tutta la Cantina sarà a loro disposizione. Pane e Vino propone le Tapas del Mercato, stuzzicherie preparate con gli Alti Cibi in vendita nel Mercato di Eataly, gli Specialmente, una selezione dei migliori formaggi e salumi e i Vicini, i piatti stellati di Claudio e Anna del ristorante Casa Vicina.

La Birreria di Eataly  Dopo New York e Roma, arriva anche a Torino la Birreria di Eataly. Ogni giorno viene proposta una selezione delle migliori produzioni brassicole italiane e internazionali:16 birre alla spina che ruotano ogni mese, 40 in bottiglia nella Carta dedicata e persino la possibilità di scegliere a scaffale l’etichetta preferita. In accompagnamento gli ottimi hamburger nel panino nelle versioni di carne – naturalmente de La Granda – pesce o verdure. E poi gli sfizi, croccanti crostini del pane appena sfornato dal forno a legna di Eataly e farciti con una selezione degli Alti Cibi, e naturalmente i fritti, perfetti con una fresca birra.

La Famiglia Vicina: ristoratori dal 1902
Fiore all’occhiello della Cantina di Eataly è il ristorante Casa Vicina. Ristoratori da sempre, la famiglia Vicina guida il ristorante stellato di Eataly Lingotto, tenendo alti i valori che la contraddistinguono sin dal 1902: eccellente qualità delle materie prime, unione tra tradizione e territorio ma anche attenzione all’innovazione e alla soddisfazione del cliente. Claudio Vicina, quarta generazione in cucina, porta avanti il nome di famiglia con Anna e con la preziosa figura del fratello Stefano, responsabile di sala: un’unione premiata con una Stella Michelin, che brilla in tutti i loro piatti.Infine, la nuova Cantina di Eataly Lingotto sarà il palcoscenico di numerose attività didattiche per imparare qualcosa di più sul mondo del bere: cene con i produttori vitivinicoli, lezioni e incontri di degustazione. Il programma sarà presto disponibile su www.torino.eataly.itLa Cantina di Eataly Lingotto è aperta tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 22.30. Il venerdì e il sabato sera è eccezionalmente aperta fino alle ore 00.30.

 

 

Eataly Smeraldo a Milano, anteprima per la stampa

Sono appena tornato da Milano per la presentazione alla stampa dell’ultima impresa di Oscar Farinetti: Eataly Smeraldo, in piazza XXV aprile, 10 (due passi dalle stazioni Centrale e Garbaldi): la solita, magnifica location “alla Farinetti”, perché Oscar in questo specifico genere di attività credo sia insuperabile.

Tra tutte le Eataly che ho visto questa è quella che più mi piace: sarà che prende il posto di uno storico teatro, sarà che è dedicata a cibo e musica, sarà che durante la serata ho sentito Lucio Dalla che citava Thelonious Monk

«Se vince la Lega, giuro che invece di Eataly Smeraldo apro un Kebab!». Poi la Lega ha vinto e Farinetti s’è reso conto dell’enormità della sua affermazione, sparata un poco troppo alla leggera. Morale della favola: «Ci ho ripensato a bocce ferme e ho chiesto scusa a Maroni. La Democrazia impone che chi vince governa e chi perde accetta di buon grado, pur facendo sentire la propria voce dissidente. Maroni lo inviterò, è certo, ma una piccola sorpresa gliela farò: un bel kebab, di manzo anziché di montone!». Questo, e assai altro ancora, è Oscar Farinetti…

Poi, sul fatto che: “L’Italia dovrebbe essere una democrazia fondata sulla Bellezza“, come si può dargli torto? Ma occorre davvero impegnarsi perché quel “dovrebbe essere” diventi “è“…

Pubblico volentieri di seguito parte del comunicato stampa:

«Il 18 marzo del 1848 iniziavano le Cinque Giornate di Milano e da qui partì il Risorgimento, una data simbolica per ogni italiano e ogni milanese:  Eataly l’ha scelta come data d’apertura del nuovo punto vendita di Milano per ricordare che l’Italia non si deve fermare. Lo Smeraldo che risorge, seppur in forma nuova, può essere la metafora dell’esempio italiano.

Nato nel 1942, il Teatro Smeraldo era dotato della sala più capiente di Milano e ha visto debuttare una giovanissima Mina, il primo Celentano e i grandi cantanti della musica italiana e internazionale. Sede storica della città e meta di riferimento per i cittadini, il Teatro Smeraldo lascia oggi il posto all’ultimo nato della famiglia Eataly. Gianmario Longoni lascia le redini al patron di Eataly Oscar Farinetti che tre anni fa si è innamorato della location di Piazza XXV Aprile.

 

“Ogni Eataly che apriamo è legato a un valore: Eataly Smeraldo è dedicato alla musica. Non possiamo far dimenticare un luogo come lo Smeraldo, dove hanno cantato Bob Dylan e Ray Charles: per questo resterà il palco che ospiterà show e concerti. Eataly ha l’obiettivo di ridare vita a luoghi di pregio come ex librerie, ex teatri che oggi chiudono nel nostro Paese, vogliamo dare uno stimolo all’Italia di oggi per rinascere ”.

 

In omaggio alla storia e alla bellezza della musica e della cultura in cui Eataly crede fortemente, lo Smeraldo ospiterà un vero e proprio palcoscenico che proporrà una programmazione completamente gratuita per i clienti. A partire dal 18 marzo si esibiranno ogni giorno giovani musicisti come Jack Savoretti, Giulia Mazzoni, Marco Sbarbati, Selene Lungarella, Roberta Di Lorenzo e tanti altri. Fino al 22 marzo più di dieci concerti che spazieranno tra tutti i generi musicali per poi proseguire con appuntamenti quotidiani.

 

Con un investimento di circa 40 milioni, compreso l’immobile, oggi gli spazi rinnovati danno lavoro a 350 giovani in oltre 5.000 metri quadrati suddivisi in tre livelli tra vendita, ristorazione e didattica.

Eataly Smeraldo mantiene il suo classico format: mangiare, comprare e imparare, 15 luoghi di ristorazione tematici e informali con i relativi banconi per la vendita:  Salumi, Formaggi, Carne, Pesce, Verdure, Fritto, Pasta, Pizza e Rosticceria e  5 luoghi dedicati alla produzione artigianale a vista, la pasta fresca di Michelis, la panetteria con il suo forno a legna, la pasticceria “Golosi di Salute” di Luca Montersino, il panino ‘Ino di Alessandro Frassica e la piadineria dei Fratelli Maioli. Non poteva mancare il Mozzarella Show: “Miracolo a Milano” è un vero e proprio laboratorio caseario dentro lo Smeraldo, che tutti i giorni produce la mozzarella fiordilatte.

Per il caffè, Eataly Smeraldo ha scelto Lavazza che presenta il concetto “Tierra” al piano terra, mentre al secondo piano avrà posto il Caffe Vergnano.»

 

Eataly Verona

Oscar ci tiene, e ha ragione: non definite le sedi Eataly come catena di punti-vendita! Non è così, infatti. Le catene propriamente dette si distinguono per avere caratteristiche identiche, sia nell’arredo sia nell’offerta dei prodotti. Gli Eataly di Farinetti sono invece identici soltanto nella filosofia (acquistare, gustare, apprendere) e assai diversi sia nell’offerta dei prodotti (in cui si privilegia la ineguagliabile diversità territoriale italiana), sia negli arredi, nelle location e nella logistica espositiva. E non soltanto questo: ognuno degli Eataly è stato concepito con una vocazione differente. I libri a Firenze, la musica a Milano, gli eventi e la didattica a Torino…

Del personaggio Oscar Farinetti, che credo di conoscere abbastanza bene (sono stato uno dei primi a intervistarlo nel lontano febbraio 2007), a me piacciono diverse caratteristiche: il suo amore per i numeri (che sono sempre sintesi emblematica), il suo sfrontato ottimismo, l’entusiasmo quasi adolescenziale, la franchezza. E poi, alla resa dei conti, l’estrema concretezza.

Nel presentare quella che sarà l’ultima (ma c’è da credergli?) Eataly italiana, che avrà sede nella storica ghiacciaia dei Magazzini Generali  - proprio dirimpetto alla Fiera – Oscar s’è prodotto nel suo consueto show affabulatorio, appassionato e sempre coinvolgente. Entro 24 mesi (Pasqua 2016), con un investimento che non sarà inferiore ai 10 mln. di euro, sarà inaugurata la sede di Verona  per cui si ipotizzano 30 mln. di fatturato e 250 nuovi posti di lavoro. La sede verrà messa a disposizione dalla Fondazione Cariverona e l’iter burocratico sarà per certo agevolato grazie all’interesse che il sindaco Flavio Tosi ha manifestato con entusiasmo verso questa impresa, certo che costituirà un valore aggiunto per la comunità veronese e per il territorio che su questa insiste. L’architetto Mario Botta ne curerà, con il consueto rispetto per le strutture storiche, gli aspetti progettuali.

Oscar Farinetti non è certo un santo e i suoi bravi difetti li ha anche lui. Ma come si può dargli torto quando sostiene che è venuta l’ora che ci si metta in testa di “importare turismo” e che è probabilmente più facile passare da 45 a 90 mln. di turisti (e superare i francesi, faccenda abbastanza agevole con quello che abbiamo da offrire…) piuttosto che eliminare il vizio antico di riempirci di guardie forestali?!

Forza e coraggio, dunque. Con la certezza che siano premianti per tutti noi: ne abbiamo bisogno!

Ciau Silvio

http://www.youtube.com/watch?v=_R2wnnXSxbQ

Il cimitero del mio cuore

passa il tempo

e di lapidi nuove

sempre più dolorose

si arricchisce

impoverendo l’indefessa gora

che persiste in questo agitarsi confuso

e senza senso.

Ci ha lasciati Silvio Bastiancich.

Amico mio, vola leggero nei teatri dell’Altrove.

La vita è incredibile nell’incomprensibile intrico dei suoi nodi: mentre Silvio abbandonava questo mondo parlavamo di lui con Vincenzo Gioanola…

Un pezzo di me che se ne va e un pezzo di storia del teatro torinese d’avanguardia che svanisce con Silvio.

Con Silvio tra i Settanta e gli Ottanta eravamo all’avanguardia a Torino fra teatro, cinema, fotografia e pubblicità. E quanto ci siamo divertiti e quante cose magnifiche abbiamo fatte. Alcune, rifatte tanti anni dopo, hanno dato smalto e notorietà ( e soldi…) ad altri. Ma nessuno ci può togliere certi divertimenti e la consapevolezza di alcune faccende, non da poco.

Indimenticabile il teatro in vetrina (l’Aci di piazza CLN);  quel folle viaggio a Cannes, per il festival del cinema, con Alfio e il Billo, vecchio furgone Bedford tuttofare, che ci serviva da camper un po’ improvvisato. E le mie innumerevoli fotografie e Mariano.

Mi aveva portato da Piero Rondolino (riso Acquerello), gli avevo fatto conoscere Oscar Farinetti (erano nati lo stesso giorno, Silvio l’anno prima), avevo mangiato al ristorante del Circolo dei Lettori quando lo gestiva lui…

Mannaggia!

Restano le sacre cripte dei ricordi nei cimiteri sempre più vasti dei nostri cuori.

InNno

Finalmente ho avuto un paio di bottiglie dell’ ultimo VinoLibero che Oscar Farinetti ha aggiunto alla sua personalissima scuderia, frutto di una ennesima, e geniale come al solito, idea di marketing nel campo dell’offerta enologica. Lo aveva presentato, insieme con Gianna Nannini, a Eataly Torino il 23 settembre 2013.

Non mi piace bere vino nei bailamme di fiere e presentazioni; oltretutto, quel primo assaggio dell’InNno di Gianna Nannini era un vino da pochissimi giorni in bottiglia, molto probabilmente agitato e stressato dal viaggio.

A casa mia, con calma e in rigogliosa e illuminante solitudine, ho avuto modo di bere e valutare questo Sangiovese tutto particolare, proveniente da due diverse vigne delle Terre Senesi.

Comincio dall’etichetta.

Finalmente un’etichetta elegante, semplice, corretta dal punto di vista della comunicazione. Certo, si intuisce la filosofia – e il talento, nello specifico – di Farinetti: la enne ricavata dalla grafia del nonno di Gianna Nannini, classica e elegante, inserita tra le due enne della parola “Inno”. Parola che riporta in qualche modo alla musica. E nell’etichetta soltanto il marchio dell’azienda, il nome del vino e, sotto, come una sorta di pay-off pubblicitaria, la scritta: “Di San Giove“.

In controetichetta soltanto le indicazioni di legge, tra le quali occorre mettere in risalto la nuova sigla IGP: Indicazione Geografica Protetta, al posto della vecchia IGT che dovrà scomparire, secondo le ultime normative europee.

La bottiglia è una bordolese di peso medio e vetro riciclato, il tappo è di sughero riciclato anch’esso ma di qualità e dimensioni opportune.

E dunque, il vino.

Limpido come si deve e di colore rubino piuttosto intenso. L’olfatto percepisce note intense soprattutto di viola, lampone e mora in un contesto in cui spiccano i 14%vol. di alcol. In bocca il palato apprezza un vino di buona armonia e struttura con tannini dolci e un finale leggermente abboccato.

In conclusione, un vino di beva facile e buona piacevolezza che vale più dei 10€ scarsi del suo prezzo a scaffale. 15.000 sono le bottiglie prodotte per questo millesimo 2011. E occorre precisare che non è semplice trovare un Sangiovese toscano di buon livello a meno di 10 euro. Chiaro che un trinomio Cotarella-Nannini-Farinetti non è facile da mettere insieme: e direi che costituiscono un mix perfetto di prodotto-immagine-marketing!

Auguri! Il vino italiano ha necessità di simili idee e coesioni. Soprattutto per i mercati esteri.

http://www.vincenzoreda.it/linnno-di-gianna-nannini-a-eataly-torino/

 

Se fossi Farinetti m’incazzerei

L1150251Oggi su La Stampa (meglio nota tra i torinesi come La Busiarda), a pagina 21, si trova una sorta di recensione dell’ultimo libro di Oscar Farinetti: Storie di coraggio – Mondadori Electa (proprietà Berlusconi), 252 pp., 16,90€) – a firma Piero Negri.

L’articolo, a tutta pagina, è ben fatto. Una di quelle classiche marchette, come si chiamano in gergo, abbastanza ben scritte per rendere omaggio a un grande cliente: non è un mistero che Eataly sia tra i maggiori inserzionisti de La Stampa, ma questo fatto non è né sconvolgente né esecrabile: funziona così, punto e basta. E non sono certo io a fare idioti commenti a carattere falsamente etico, almeno in questo caso. E, ripeto, Piero Negri (che non conosco) ha fatto il suo più che onesto lavoro.

Non fosse per la fotografia in controluce!

Quel ditino mignolo alzato…

Quel ditino mignolo alzato: che racconta cattivo gusto, provincialismo, supponenza…

Fossi Oscar Farinetti, per davvero, m’incazzerei.

E non poco.

L1150252

L’InNno di Gianna Nannini a Eataly Torino

Gianna Nannini l’avevo conosciuta alla fine del suo concerto a Barolo, nel luglio scorso, in occasione di Collisioni 2013. Eravamo sulla magnifica terrazza Borgogno, ospiti di  Oscar Farinetti, sempre più, a suo modo, vulcanico e geniale

Avevo avuta l’occasione di bere i suoi vini: il Baccano e il Chiostro di Venere, niente male tutto sommato (vedi link qui sotto).

Mi aveva fatto una buona impressione: innanzi tutto un’ottima bevitrice (e di notevoli capacità in termini quantitative), e poi una persona aperta, franca, di modi semplici e di facile approccio.

A Eataly, Sala dei 200 gremitissima di un pubblico appassionato e entusiasta, quelle impressioni sono state confermate appieno.

L’InNno 2011 è un Sangiovese in purezza, frutto dell’assemblaggio di due cru differenti, e per suolo e per età delle vigne. Figlio di Renzo Cotarella, prodotto nella tenuta senese di Certosa di Belriguardo, è un Sangiovese beverino, di facile approccio e di non eccessiva complessità, pur se il vino proposto aveva soltanto 15 giorni di imbottigliamento (ne farò una valutazione più seria tra qualche tempo). Se ne producono 15.000 bottiglie per un – ottimo – prezzo a scaffale a poco meno di 10€.

Oscar Farinetti l’ha voluto nella sua particolare scuderia sotto il marchio di Vinolibero: ovvero, filosofia commerciale di vini ottenuti da vigne coltivate con metodo biologico e vinificati usando con molta parsimonia la SO2.

Auguri.

http://www.certosadibelriguardo.com/

http://www.vincenzoreda.it/terrazza-borgogno-collisioni-2013/

Terrazza Borgogno, Collisioni 2013

Ho bevuto i Barolo di Borgogno (millesimi 1982 e l’eccezionale 1978) ma anche il Baccano (uvaggio di Sangiovese al 75% e il resto di Sirah e Merlot) e il Chiostro di Venere (Sangiovese 40% e Cabernet 60%): due dei vini che Gianna Nannini produce nei 7 ettari della sua tenuta nei pressi di Siena (vini più che buoni).

Ho mangiato gli eccellenti salami stagionati e gli spaghetti alla colatura di alici di Cetara che Oscar Farinetti ha offerto ai suoi ospiti sulla panoramica terrazza, situata nel centro di Barolo e creata nel recente restauro dello storico edificio.

Di lassù abbiamo assistito al concerto di Gianna Nannini, prima di averla ospite dopo la sua performance, come sempre trascinante e intensa. Ho conosciuto una persona di semplicità disarmante, di naturale simpatia e disponibilità: ma d’altronde, perché stupirsi? Produce un ottimo vino e il vino sa berlo e apprezzarlo.

Con Gianna Nannini erano ospiti di Oscar, tra gli altri, anche Lella Costa, Oliviero Toscani, Paolo Crepet e Federico Quaranta (Decanter). Ma non posso non citare Walter Massa (il signor Timorasso) e Gianluca Bisol (Prosecco in Valdobbiadene): due grandissimi produttori, e persone magnifiche oltremodo.

Serata per davvero da ricordare che ho registrato con immagini scattate con l’anima del reporter, a luce naturale: tutt’altro che impeccabili ma, credo, dense di calore, di umanità.

La magia di Collisioni.

Collisioni 2013, continua il rito magico

Anche quest’anno Collisioni è stato un momento magico: 70.000 persone di varia umanità, età, sesso, estrazione sociale, nazionalità hanno dato vita a una delle manifestazioni di maggior contenuto culturale, artistico e sociale cui si possa partecipare in Italia. E sono vere COLLISIONI: a volte morbide, altre volte più toste; ma ci si incontra, ci si scontra, si collide, si collude….Nelle mie immagini qui sopra un piccolo “masala” (mistura piccante indiana, meglio conosciuta come “curry“): ecco come definisco l’essenza di questa magia: il mio irrinunciabile masala.

I Farinetti: 5 anni di Borgogno

http://www.vincenzoreda.it/borgogno-11-9-09/

www.borgogno.com

Così come fui uno dei  primi, se non il primo, a intervistare Oscar Farinetti nel febbraio del 2007 (Eataly appena aperta a Torino, l’articolo fu pubblicato da Barolo & Co e riportato nel mio libro Più o meno di vino), fui altrettanto uno dei primi a sapere dell’acquisto della storica cantina Borgogno da parte del vulcanico Oscar. Cliccando sul link qui sopra, è possibile, inoltre,  rivivere alcuni momenti cruciali dell’inaugurazione ufficiale, nel novembre del 2009, della ristrutturazione della cantina nel centro di Barolo.

Domenica 19 maggio 2013, sotto un cielo di nuvole barocche a scorrazzare dentro una giornata umida e capricciosa di Langa, Andrea Farinetti – dal 2010 al vertice di Borgogno -, con il papà Oscar da una parte a occupare soltanto un ruolo defilato (come può essere defilato uno come lui…), ha presentato da par suo la prima annata del Barolo Borgogno griffato dalla famiglia Farinetti.

E se l’è tolta alla grande il giovane Andrea (che, pur privo dei baffoni del padre, gli somiglia assai: sia nelle fattezze sia nella brillantezza della comunicazione), presentando il rivoluzionario No Name 2009: vino 100% Nebbiolo che del Barolo ha le caratteristiche fondamentali. E poi i quattro Barolo 2008: l’assemblaggio dei tre cru e i vini prodotti singolarmente da Liste, Fossati e Cannubi (chiaro che Cannubi, non soltanto secondo me, è il meglio).

Organizzata per pochi amici (scarsi i giornalisti presenti, tra cui segnalo l’amico Paolo Alciati), la festa s’è svolta secondo quanto piace ai Farinetti: scarsa o punto formalità, grande convivialità, musica, cibo eccellente (con alcune chicche della galassia Farinetti) e Barolo con millesimi di quelli che non ti dimentichi.

Sia chiaro: io voglio bene a Oscar Farinetti. Non soltanto perché lo considero un amico (e viceversa), ma assai perché uomini come lui (pochi purtroppo) fanno bene al Barolo, alla Langa, al Piemonte, al nostro sgarrupato paese. Certo che poi ci sono gli ipercritici a tutti i costi. E gli invidiosi.

Ma sono affari loro. O no?

Con i Maya tra televisioni e conferenze

Tra mercoledì 19  e giovedì 20 dicembre 2012 ho dovuto sostenere un vero tour de force con i miei Maya. Il 19 sono andato in onda a Quartarete TV, programma Antropos con Giorgio Diaferia e Antonella Frontani.

Il giorno dopo sono stato onvitato come esperto nel programma di Vero Tv condotto da Marisa Laurito e andato in onda in diretta alle 14.20: qui, più che di Maya ho parlato della bufala della profezia, quindi di J. A. Arguelles e del suo vecchio libro, “Il fattore maya”.

Dopo la trasmissione di Milano, correndo tra Frecciarossa e Bmw, sono arrivato a Serralunga per la serata dedicata ai Maya. questa volta ho parlato per oltre un’ora e mezza a un pubblico attentissimo e assai interessato. Finalmente, ho potuto raccontare la cultura Maya a tutto tondo, con immagini e filmati. Grande soddisfazione e adeguato successo. Poi è seguita una cena maya preparata con bravura dalle cuoche di Fontanafredda. Per questa magnifica serata devo ringraziare Francesca, Monica, Federica e Fiorella. Ovviamente, Oscar Farinetti.

 

Eataly Roma, interno giorno

Arrivo a Eataly nel primissimo pomeriggio di un nuvoloso e caldo giorno di novembre: ci arrivo in taxi dal centro, ma avrei fatto prima con la linea B della metropolitana romana: ha prevalso la pigrizia e un po’ di stanchezza. Mi accoglie Maria Angela Spitella, addetta stampa che mi aspetta e mi consiglia, tra le altre cose, di provare la piadineria: tra i tanti cibi che mi piacciono, ogni tanto una birra con una piadina di tradizione romagnola può essere il meglio, perché il meglio è sempre assai relativo (per quanto mi riguarda, più che per tutti gli altri).

Consiglio seguito, anche perché avevo saltato la colazione per un incontro di lavoro. E consiglio assai azzeccato: piadina d’impasto eccellente con un ripieno di solo speck trentino ottimo e, soprattutto, una birra bionda di qualità straordinaria. Approvo e suggerisco ai miei lettori (davvero formidabile la birra).

Poi mi sono aggirato in questa sorta di scenografia quasi irreale, pur conoscendo Eataly Torino: qui la luce, le prospettive orizzontali e verticali sono maestose e intriganti per tutti i vari reparti e sezioni: libri, aule, posti di ristoro, banconi per carni e pesce, verdure, olii, enoteca…

Qualsiasi grande centro commerciale, sul piano della scenografia (per quanto riguarda la qualità di offerta e servizio, ovviamente, non c’è storia) non può che sfigurare: qui arredi, luci e attrezzature tecniche sono studiate con la massima cura e attenzione alla qualità. Tanto per fare un esempio, l’impianto acustico è stato progettato dalla Bose….

Non c’è ombra di dubbio, pure per una persona come me – fuori dal target di Eataly, per mille motivi – la visita di questo faraonico Eataly Roma è stata un’esperienza fuori del comune: ancora una volta il buon Oscar Farinetti l’ha azzeccata!

Ma un piccolo appunto dei miei lo devo fare: se il caffè Vergnano era eccellente, ho trovato inadeguato il bicchiere (una sorta di piccolo tambler) in cui mi è stata servita la grappa di moscato…Ma io sono un maniaco di bicchieri e poi, certo, non posso pretendere di fare testo.

A ogni buon conto, è ormai accertato che romani e turisti frequentano questo luogo in numeri che non era possibile prevedere: con somma soddisfazione loro e…. dell’amico Oscar Farinetti (e di tutti i suoi ottimi collaboratori, naturalmente).

Eataly Roma, esterno sera

Di Oscar Farinetti tutti sanno che ha straordinarie capacità imprenditoriali; molti sanno che sa scegliere e motivare i propri collaboratori come pochi altri. Ma quasi mai alcuno ne ha elogiato la sensibilità di scegliere delle location formidabili per allocare le sue aziende: ne aveva dato già prove eloquenti a Torino e a New York, ma Eataly Roma mi pare davvero un esempio eclatante.

Conosco bene quella zona: tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del Duemila frequentavo spesso la sede del Ministero dell’Ambiente che è posta a due passi dall’edificio progettato dall’architetto Julio Lafuente e che doveva servire come air terminal di Fiumicino, inaugurato in occasione dei mondiali di Calcio del 1990. Per la verità, l’impressionante costruzione non servì proprio a nulla e fu abbandonata al degrado e all’oblio. Fino a che la sensibilità e l’intelligenza di Farinetti non se ne appropriarono per accasare Eataly Roma, la sede più grande fra tutte quelle aperte fino a oggi ( e sono 19: 9 in Italia, 9 in Giappone – tutte nell’immensa Tokyo – e una a New York).

Quartiere Ostiense, a 4 fermate di metropolitana (Linea B) da Roma Termini, addossata all’omonima stazione ferroviaria: dal punto di vista logistico, una location insuperabile. E che scenografia, per giunta!

I numeri sono impressionanti: 4 piani per 17.000 mq.; 23 luoghi di ristoro, 48 tra aree e aule didattiche; 8 luoghi di produzione fruibili dai visitatori; 500 addetti per 14.000 prodotti in vendita!! E in più: un centro congressi da 300 posti, 2 sale riunioni, un’area per esposizioni.

Cos’altro?

E i romani, con gli innumerevoli turisti della nostra (ex) Caput Mundi, hanno risposto in maniera sorprendente: un successo senza precedenti, con una media di 25.000 visitatori al giorno…

Barolo Coste di Rose 2007 e…fichi d’india

Oreste Brezza è riuscito a convincermi che il Barolo si può bere tutti i giorni, quasi alla stregua di un  qualsiasi vino da tavola. Nostro signore, o chi per lui, gli conservi a lungo la vista, come si dice da noi, in Piemonte: ha ragione, pienamente ragione.

Tanto ho impiegato a convincermi di questo fatto: ho dovuto bere molti Barolo, soprattutto giovani, e gli ho dato ragione.

Poi, ci ho messo del mio: da eresiarca quale sono, ho goduto di un accompagnamento che a tutta prima parrebbe sublime eresia. Ebbene sì: ho bevuto un grande cru dei Marchesi di BaroloCosta di Rose 2007 – accompagnandolo con i miei diletti fichi d’india, il nàhuatl nopàl.

Certo che il risotto ai funghi porcini, a tutta prima, pare più ortodosso: ma occorre provare con i fichi d’india. Sorprendente!

Il cru Coste di Rose è il più meridionale e orientale tra le grandi vigne di Barolo; posto al confine tra i suoli elveziani e tortoniani, guarda diritto negli occhi il celeberrimo Gran Bussia di Monforte. questo è un vino ancora elegante, di grandi profumi in cui la speziatura tipica eccelle sugli altri, più delicati, meno immediati. Di colore non troppo scarico (per essere un Barolo), somiglia più ai fratelli di Barolo e La Morra che ai cugini, più strutturati, di Monforte e Serralunga. Un vino di 14,5% vol. che si sentono poco: fresco, franco, sapido e di lunga persistenza. Rimando al link del sito dei Marchesi di Barolo per i dettagli tecnici: per parte mia, ho bevuto un Barolo di classe superiore e di peculiari caratteristiche organolettiche.

Due parole sui fichi d’india, frutta che prediligo sopra ogni altra e che rispetto a tutte le altre può vantare una varietà di differenti colori sia nelle bucce sia, soprattutto, nella polpa: colori vivaci, colori sensuali.

Nelle fotografie qui sopra, a parte quelle che raffigurano il vino e il cibo, si può ammirare Oreste Brezza, magnifico patriarca, nella sua cantina e un gruppo di insigni barolisti, tutti insieme (vera rarità) ripresi l’11 settembre del 2009, il giorno in cui Oscar Farinetti ha inaugurato le nuove Cantine Borgogno, finalmente di sua proprietà. In questa fotografia, a parte tutti gli altri, devo ricordare Anna Abbona (madre del vino di cui qui parlo) a fianco di Carlin Petrini e Oreste Brezza alla sinistra di Oscar Farinetti.

http://www.marchesibarolo.com/

VINOLIBERO by Oscar Farinetti

Ricevo e volentieri pubblico.

Una nuova e interessante iniziativa sta nascendo nel complesso settore vitivinicolo italiano.

Dalla consapevolezza che il mercato del vino, in futuro, avrà come protagonisti consumatori sempre più attenti e sopratutto preparati nasce il progetto “Vino Libero”.

Due semplici parole, dal significato immenso, ricchissimo di contenuti. Un “Vino Libero” significa semplicemente privo di tutto quanto può negativamente interferire sulle sue enormi valenze qualitative intese in senso ampio, anche di qualità della vita, per riscoprirne i valori intrinseci e più autentici.

Un progetto che mette al centro la naturalità del vino iniziando a liberarlo dai concimi cimici, dai diserbanti, dai troppi solfiti, ma anche da packaging inquinanti, dagli eccessi della burocrazia, dalle mode effimere e inutili.

Una diversa filosofia imprenditoriale, che lascia le parole per concretizzarsi immediatamente nell’osservanza di norme precise e disciplinari necessariamente rigidi. Si parte dal vigneto con un vero e proprio Disciplinare di coltivazione di “Vino Libero”, per arrivare alla cantina che porrà in atto tutte le procedure a tutela della biodiversità dell’agroecosistema  e della sostenibilità ambientale. Il tutto finalizzato ad ottenere un “Vino Libero”.

Libero da un uso esasperato e sbagliato della chimica, per ritrovarsi in equilibrio con l’ambiente e di esprimere, al meglio, qualità e salubrità.

Libero dalle campagne salutistiche e proibizionistiche, che lo denigrano come una minaccia per la salute, dalle diete ipocaloriche e dimagranti.

Libero di esprimere il proprio carattere correlato semplicemente al vitigno e al territorio.

Libero di scendere nel bicchiere a donarci tante emozioni.   

Undici cantine di sette regioni: Fontanafredda, Mirafiore, Borgogno, Brandini, San Romano, Monterossa, Serafini & Vidotto, Le Vigne di Zamo’, Fulvia Tombolini, Agricola del Sole, Calatrasi & Micciche’. 180 ettari vitati, 350 addetti per un totale potenziale di 1 milioni di bottiglie: questi sono i numeri del progetto “Vino Libero”.

Ne è coinvolto l’intero territorio nazionale: dal Piemonte al Friuli, sino a Toscana, Marche, Puglia, Sicilia.  Tutti terroir ad altissima vocazione e con tipologie di vino solo doc/docg dall’eccellente profilo qualitativo.

Inizialmente il progetto prevede di raggiungere 400 luoghi di vendita, 600 luoghi di ristoro e 100.000 clienti. Per formare un’iniziale rete tra produttori, fornitori e consumatori. Una struttura aperta, dinamica e, ovviamente, “Libera”.                                    

Il progetto” “Vino Libero” sarà presentato alla stampa il giorno 17 Settembre alle ore 12.00 a Roma presso il nuovo store Eataly , Piazzale XII ottobre 1492 – Air Terminal Stazione Ostiense.

 UFFICIO STAMPA: TABLINO POSSIO FRANCESCA tablino@fondazionemirafiore.it 333 47 99 195

www.vinolibero.it

Brezza in Barolo

Oreste Brezza me lo aveva presentato Oscar Farinetti in occasione dell’inaugurazione della nuova sede di Borgogno, a fine 2011. Mi aveva raccomandato di andare a visitare la cantina e prendere un boccone nel suo ristorante. Nel frattempo sono stato diverse volte a Barolo, senza mai trovare il tempo di onorare la promessa fatta quel giorno. Poi succede che, in occasione di Collisioni 2012, rimango a Barolo per qualche giorno e mi riprometto finalmente di recarmi a visitare questa storica cantina (produttori dal 1885).

Sono andato a cena con Maria Rosa e Marco Aronica, i miei due tutor, la sera del di venerdì 13 luglio, sulla stupenda terrazza da cui si gode un panorama ineguagliabile del paese e delle sue vigne verso sud-est. Abbiamo bevuto il Dolcetto San Lorenzo 2010 e il Barolo Cannubi 2007: entrambi magnifici (ho apprezzato assai il Dolcetto, in particolare). Ottima la proposta della carne cruda affettata e marinata con un delizioso bagnetto di olio, limone e aglio; e straordinaria l’insalata russa, almeno per chi ama queste cose di tradizione (quando so che può essere buona, non mi tiro mai indietro: e questa è tra le migliori che ho gustato).

Ho poi incontrato Enzo, figlio di Oreste, che è venuto alla mia lectio della domenica e si è fermato a spiegare il suo Barolo Cannubi 2007 nella gustazione successiva alla mia, durante l’intervento – sempre lucido e di gradevolissima esposizione – dell’amico Andrea Scanzi.

Ho visitato le cantine Brezza lunedì 16, aspettando il concerto di Bob Dylan.

I Brezza sono proprietari di circa 22 ettari di terreno con coltivazioni di vario genere, di questi 16,5 sono vitati e spremono 80.000 bottiglie. Ben 35.000 appartengono alle cinque tipologie del loro Barolo (Bricco Sarmassa, Sarmassa, Cannubi, Castellero e Barolo). La famiglia Brezza gestisce, oltre al ristorante (almeno 80/100 coperti), anche l’Hotel Barolo – 3 stelle che valgono 4, con 57 camere e piscina scoperta. Tutto questo genera almeno un 20/25% di vendite dirette in cantina, percentuale che da queste parti è per davvero rilevante.

Tra i vari assaggi effettuati nell’accogliente frescura della cantina, in piacevole compagnia di Oreste e Enzo, cito un ottimo rosato di Nebbiolo (soltanto, purtroppo, 2.000 bottiglie), una magnifica, secchissima, Freisa, e un Dolcetto ai vertici della tipologia (i prezzi di questi vini in cantina stanno sempre intorno ai 9 €). Di alto livello la Barbera (fermentazione in acciaio e affinamento in legno grande) e notevolissimo il Nebbiolo 2010: un vino che mi stupito per la finezza, la complessità, la peculiarità (con tappo di vetro, ormai da 6 anni!).

La degna chiusura è stata un bicchiere, questo bevuto proprio tutto, di Cannubi 2003: proprio quell’annata di cui si dice che il caldo aveva bollito i mosti. Qui invece ha dato un vino strepitoso e ricordo che anche per lo Sperss 2003 di Angelo Gaja avevo avuto le stesse sensazioni (e sono Barolo antitetici, essendo questo figlio di Serralunga e dunque con più struttura e meno eleganza). La mattinata è stata conclusa al ristorante con Enzo: avrei dovuto soltanto assaggiare gli agnolottini del plin con sugo d’arrosto, invece, malgrado il sole giaguaro, me ne sono mangiato un piatto! E con che soddisfazione…

Consiglio generico: se capitate a Barolo, andate da Brezza.

Consiglio per esperti e appassionati: organizzate una visita apposta per conoscere Brezza.

Consiglio per gli amici: andate più spesso da Brezza. Salute.

http://www.brezza.it/

Già bianco di Fontanafredda

http://www.vincenzoreda.it/gia/

Nel dicembre del 2010 avevo scritto un breve articolo che trattava del vino appena introdotto sul mercato dal funambolico Oscar Farinetti sotto il marchio di Fontanafredda: il Già Rosso. (continua…)

I vini di Vino Libero

Ho preso sei bottiglie di diverse zone e tipologie tra quelle prodotte da aziende che partecipano alla neonata impresa di Oscar Farinetti: Vino Libero, di cui ho trattato in occasione della presentazione a Eataly di Roma lo scorso lunedì 17 settembre.

Tralascio di parlare del Nebbiolo Langhe 2009 di Mirafiore di cui già mi sono occupato e del Barolo Borgogno 2003 di cui tratto a parte.

Ho molto gradito il metodo classico extra brut Alta Langa Docg 2008: Pinot Nero e Chardonnay, per uno spumante eccellente di 12% vol. e rapporto qualità/prezzo straordinario.

Quasi altrettanto buono il Franciacorta Docg Prima Cuvée Monterossa, 12,5% vol. (85% Chardonnay & Pinot Bianco, 15% Pinot Nero e 24 mesi sui lieviti) per uno spumante che tutto subito promette molto ma con l’ossigenazione lascia qualche rimpianto, pur appartenendo a livelli di elevata qualità.

Un soddisfacente Merlot in purezza, quello prodotto da Le Vigne di Zamo’, il Vigne Cinquant’anni Doc Colli Orientali del Friuli 2007: è un vino di 13,5% vol che ha bisogno di un poco di pazienza per essere apprezzato. Merlot robusto, di una certa eleganza e buona sapidità.

Certo, Il Rosso dell’Abazia 2006 di Serafini & Vidotto appartiene a un’altra classe. Lo conoscevo di fama, non ne avevo mai bevuto. Questo vino, prodotto in 18/20.000 bottiglie nella Doc Montello e Colli Asolani (poco a nord di Treviso, vicino a Conegliano Veneto),  è notevolissimo. Un classico uvaggio bordolese (la scheda tecnica non specifica le quantità di Cabernet Sauvignon, Franc e Merlot) di grande struttura ed eleganza. Bel colore rubino carico lievemente aranciato; naso complesso e al palato sapido, armonico e di lunga persistenza, con un grado alcolico non troppo elevato di 13,5% vol che rimane discreto sia al naso, sia in bocca. Questo tipo di vino può ben rappresentare la filosofia complessiva che Farinetti ha voluto caratterizzare con Vino Libero: vino prodotto da un’azienda di qualità, non troppo grande (18 ha.), che lavora con filosofia orientata al biologico e alla tradizione, ma sempre con l’obiettivo di una irrinunciabile qualità, offerta al mercato a prezzi ragionevoli.

Io non sono un entusiasta del taglio bordolese, ma quando bevo un gran vino riconosco di bere un Gran Vino. A prescindere, punto e basta.

Serafini & Vidotto
Via Luigi Carrer, 8/12 – 31040 Nervesa della Battaglia (TV)
Tel. 0039 0422 773281  fax 0039 0422 879069
serafinievidotto@serafinievidotto.com   http://www.serafinividotto.it/

 

 

HoReCa n. 60: speciale Fontanafredda

Ecco il mio ultimo lavoro: sono 8 pagine di articolo con testo e fotografie mie. Grazie tantissimo a Francesca Tablino che mi ha aiutato nel mio giorno di visita (un giorno è troppo poco a confronto di una realtà produttiva di queste dimensioni e con queste implicazioni sia commerciali sia storiche). C’è anche una piccola intervista a Oscar Farinetti, sempre disponibile nei miei confronti. E c’è pure il solito, evitabilissimo refuso: Sommaria Perno anziché SOMMARIVA PERNO. E ciò nonostante il testo sia stato riletto e corretto più volte anche da persone diverse: brutta bestia, il refuso.

Già…

Parlavo con il mio amico Luigi Bellucci a proposito del suo articolo (http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=7315) riguardante la presentazione  del vino Già di Fontanafredda su Tigulliovino: lo avevo chiamato per gli auguri di rito, per il piacere di sentirlo e anche per fare quattro chiacchiere su questo nuovo prodotto di Oscar Farinetti che, al solito, ha innescato qualche polemica. Superflua. Inutile. E con Luigi concordiamo.

Veniamo al dunque. La bottiglia da 1 litro, idea ottima, l’ho acquistata presso l’Enoteca Piana, in via Garibaldi a Torino: l’ho pagata 8 euro, meno di quanto la si paga normalmente, perché da Piana ci sono i prezzi migliori del mercato. L’ho acquistata perché all’amico Farinetti non devo nulla (tra le altre cose, mi piace precisarlo, pur avendo spesso scritto di lui e di Eataly e scritto bene, non ho mai ricevuto nulla in omaggio, neanche una bottiglia di vino. E questo è bene) e così mi sento libero di dire quel che penso (non che con una bottiglia di vino mi si possa comprare, per quel poco che valgo). E penso che Già sia la solita, intelligente operazione di marketing di Oscar Farinetti: doveva produrre un novello ed ecco cos’ha fatto (già visto). L’ha progettato per benino, l’ha vestito a festa e l’ha scagliato sul mercato con il solito contorno di tradizione e di poesia, magari posticcio, ma che per il mercato funziona, eccome. E che gli si può dire, se non: bravo! Personalmente non mi piacciono i novelli e Già è un novello un poco più furbo e ben assemblato che non muore in bocca e che ha una sua complessità sia al naso sia in bocca e, senti senti, anche una certa persistenza: com’è ovvio, a me non piace, ma questo conta poco. Non mi piace nemmeno confondere marketing e poesia, mercato moda e tradizione: ma io non vendo vino! Quindi, per quanto mi riguarda, bravo Farinetti! Ma, ancora per quanto mi riguarda, ai miei due lettori sconsiglio i novelli, Già compreso, e consiglio un mare di ottimi vini giovani, freschi, gradevoli, poco costosi e di ogni regione italiana: ce ne sono per tutti i gusti!

E, a proposito – per rifarmi la bocca durante gli assaggi del Già – ho bevuto una di quelle rustiche Barbera che tanto mi piacciono: anno 2009, produttore Pier Bruno Baracchini, azienda minuscola Il Girapoggio per un ettaro di vigna a Verrua Savoia, Doc Collina Torinese. Produce soltanto Barbera, una Barbera tosta, magari con qualche difettuccio qua e là: ma è vino, vino vero che la poesia non ce l’ha nel marketing inesistente ma te la fa sentire in bocca e in gola. Ma questi sono discorsi fatti per gente come me che conta poco o punto, almeno per quanto riguarda il mercato.

Eataly a New York

In occasione dell’ inaugurazione della nuova e prestigiosa avventura di Oscar Farinetti e della sua -proprio sua – Eataly a New York, mi fa piacere pubblicare sul mio sito l’articolo scritto nel febbraio del 2007, nemmeno un mese  dopo l’inizio a Torino di questa straordinaria avventura. Fui uno dei primi a occuparmene e l’articolo venne poi pubblicato su Barolo & Co, su Informacibibo.it ed è parte del mio libro Più o meno di vino.


Eataly

Comincio dalla fine, anche perché i fatti non capitano mai a caso e un filo invisibile, spesse volte ma non sempre, a noi ignoto li tiene uniti.

Tornavo a casa verso il centro sull’autobus numero uno: quel venerdì avevo deciso, infatti e insolitamente, di usare i mezzi pubblici invece della mia auto. Stavo rimuginando tra me e me  quelle quattro ore di visita alla nuova impresa dell’Eataly, l’evento ultimo della sempre più propositiva Torino di inizio millennio. Alzo gli occhi e noto un viso conosciuto: Luigi Blasi, mio amico, dirigente della Martini in pensione. La Martini …..

Martini, Ferrari: i due brand, marchi per i non addetti ai lavori, italiani più conosciuti nel mondo.

Tornavo dal posto in cui un certo Antonio Benedetto Carpano, nato a Broglio in provincia di Vercelli nel 1751, aveva creato nel 1786 il vermouth ( dal tedesco wermuth wein, vino d’assenzio ) e dato ai fratelli Cora, a Alessandro Martini, Francesco Cinzano, Carlo Gancia l’idea giusta su cui costruire fortune…..

Tornavo da un posto, Via Nizza 230, dirimpetto a un edificio inaugurato il 23 maggio del 1923 da re Vittorio Emanuele III, progettato da un certo Giacomo Mattè Trucco, nato in Francia da genitori canavesani, ispirato da uno scorbutico possidente valligiano, noto a tutti con l’appellativo di “Senatore”, che si chiamava in verità Giovanni Agnelli e che beveva esclusivamente il vermut Punt e Mes.

Tornando a casa e salutando Luigi, pensavo a cosa trasportavo in borsa, sopra il prezioso portatile Apple: una bottiglia di Muscat de Beaumes de Venise di Paul Jaboulet Ainè 1998 che Renato Dominici mi aveva appena regalato.

Renato Dominici era l’ultima delle persone che avevo incontrato all’Eataly prima di venir via.

“Salito il monumentale scalone vi accomoderete in una sala con porte e sovraporte di legno intarsiato che farebbero la felicità di un antiquario. Alla presenza di Renato Dominici non vi sentirete un avventore seduto al tavolo, ma un amico di famiglia invitato. E la cucina di Renato ed Anna è diversa da quella dei ristoranti  anche di classe; conserva il tono familiare ed è frutto solo di cultura e ispirazione….”.  A proposito del ristorante La Carmagnole, brano tratto dalla Guida d’Italia 1986 di Henri Wintermans, diventata poi, di moda, come guida dell’Espresso.

Renato, monumento della gastronomia italiana, sta seduto tutti i giorni in un  angolo strategico del vecchio stabilimento Carpano, rimesso meravigliosamente a nuovo: svolge il ruolo di “Consulente gastronomo”. Andate lì, vi sedete al tavolo dinanzi a lui e gli chiedete quel che vi occorre in cucina per stupire i vostri ospiti. E state sicuri che egli vi risponderà con la competenza di un grande e l’entusiasmo di un adolescente.

Una delle tante idee di Oscar Farinetti, imprenditore albese, creatore di Unieuro; visionario, mi pare, come  Giovanni, Antonio Benedetto, Francesco, Alessandro: perché un grande imprenditore deve sempre essere un  visionario, un sognatore e non è vero che alla fine dei conti è sempre una questione di soldi, anzi…

In verità mi sento un poco imbarazzato: quando di un fatto commerciale ti ritrovi a dover esprimere giudizi positivi pare che tu stia facendo, come si chiama in gergo giornalistico, la classica “marchetta” ( parlare bene di una faccenda perché, per dritto o per traverso, ti conviene): e io, pur avendo affrontato la visita con molte precauzioni e qualche pregiudizio, mi sono trovato di fronte a una realtà entusiasmante.

Oscar Farinetti l’ho incrociato per caso verso la fine del mio percorso, quando avevo deciso di togliere il disturbo. Era in compagnia di un giornalista americano del New York Times, stavo bevendo un bicchiere del loro rosè ( vigne a Santa Vittoria d’Alba, Arneis e Nebbiolo  al 50%, almeno sorprendente): tutto subito non mi aveva dato molta retta. Poi ci siamo seduti, abbiamo cominciato a bere insieme, si è fatto portare delle belle fette di salame tagliate spesse, l’ho guardato bene negli occhi scuri, profondi, baluginanti sopra due bei baffoni neri.

Ho capito.

Ho rivisto un visionario, un adorabile sognatore di quelli lucidi, di quelli che ti dicono che comunque di business si tratta, ma quel business che da sempre sognava di fare, in cui è riuscito finalmente a coinvolgere il figlio Francesco, che di Unieuro non voleva sentir parlare e oggi se lo ritrova che serve il vino sfuso

( Barbera d’Alba a 1,80 € al litro, di loro produzione, ottima e mi tocca dirlo per dovere di cronaca) ai clienti pensionati e gira tra le 1100 etichette di oltre 200 cantine con l’amore di un appassionato.

Ho incrociato Piero Alciati, erede del mitico Guido, anch’egli preso dall’entusiasmo, dal calore, dalla missione percepita quasi in maniera messianica: accidenti! mi sono detto.

E sembrano tutti così: 200 dipendenti che si agitano con organizzato entusiasmo dentro oltre 10.000 metri di superficie e 9.000 prodotti di qualità venduti a prezzi onesti: hanno inaugurato il 26 gennaio e fino a oggi ( metà febbraio) hanno avuto 250.000 visitatori con un incasso che è andato oltre ogni previsione.

Ho visto un manager milanese, a Torino per lavoro, che chiedeva al giovane Francesco Farinetti, con in mano un cesto pieno di bottiglie di vino, se e quando prevedevano l’apertura di una cosa analoga a Milano…..

La visita era stata guidata dal braccio destro di Farinetti, un fresco bocconiano milanese – ma sposato con una ragazza di Alba -, Luca Baffigo Filangieri.

Al principio aveva esordito malamente con i soliti termini anglofoni di marketing,  poi pian piano s’è sciolto e l’entusiasmo ha cominciato a prendere il sopravvento sul dover apparire “eff” (efficace-efficiente) di bocconiano apprendistato.

Mi ha mostrato il reparto carni di rigorosa razza piemontese ( hanno fatto un accordo con una trentina di allevatori della Granda a cui hanno assicurato mercato per alcuni anni); mi ha illustrato il forno a legna di 7 mq che sforna 30 quintali di pane fatto con farine biologiche macinate a pietra; mi ha fatto visitare al piano superiore il magnifico museo Carpano; mi ha snocciolato cifre: 20 milioni di investimento di cui 12 per ristrutturare il vecchio stabilimento concesso dal comune in comodato per 60 anni e previsione di breakeven point in tre anni, ma visto l’insperato successo, anche meno…

Eppoi il ristorante, con Alciati come consulente, il reparto pizze, il caveau di formaggi e insaccati, la biblioteca ( 1.500 volumi che si possono consultare e acquistare), i punti degustazione, la cantina….

Tutto all’insegna della filosofia creata da Oscar Farinetti: comprare, mangiare, imparare…

Incredibile! E, giuro, non ho scovato nulla che non andasse. O quasi: volevo il cavolo nero che non si trovava nel settore frutta e verdura: il responsabile mi ha spiegato che da noi quasi nessuno lo conosce e lo richiede, essendo tipico della Toscana ( è vero, serve a preparare la magnifica ribollita di cui sono ghiotto).

Ho trovato straordinario il reparto spezie, con rarità di tutto il mondo.

E infine, il sapore del pane cotto in un forno a legna.

Che dire d’altro?

Vincenzo Reda

Auguri/Greetings 2010

Non sarà un anno di pace, non sarà una anno sereno, non sarà un anno in cui le persone per bene saranno riconosciute, apprezzate e gratificate: sarà un anno come tutti gli altri, più o meno. Il punto, come sempre, sarà quello di cercare di sopravvivere, prendendo meno gol possibili e, soprattutto, evitando di farsi autogol.

Quest’anno ho scelto il Dolcetto d’Alba 2008 Borgogno dell’amico Oscar Farinetti, il creatore di Eataly. Lo avevo bevuto all’inaugurazione in Barolo della nuova e prestigiosa sede della storica cantina l’11 settembre scorso e mi era piaciuto assai: un Dolcetto d’Alba secondo la tradizione. pulito, asciutto, secco e con quel retrogusto amaro lungo che rimane in gola con persistenza.

Che sia di buon augurio per un anno proficuo in cui la salute, l’armonia, la curiosità e la capacità di mettersi in perenne gioco siano le caratteristiche forti.

Salute a tutti: parenti, amici, nemici e indifferenti.

Borgogno 11 settembre 2009, a Barolo

Verticale: Barolo 2004, 1998,1982 (il meglio),1978, 1967, 1961 (semplicemente indescrivibile!). Peccato per chi non c’era…..