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Pedro de Alvarado, raccontato da Bartolomé de Las Casas
A proposito di Pedro de Alvarado – Tonatiuh, per gli indigeni – conquistatore del Guatemala, ecco cosa racconta il domenicano Fray Bartolomè de las Casas nella sua “Brevissima relazione della distruzione delle Indie”, scritta intorno al 1542 e pubblicata dieci anni dopo. Il Domenicano, si noti, non nomina mai il personaggio di cui parla.

…Con altre successive devastazioni e carneficine hanno desolato e distrutto un regno vasto più di cento leghe in quadro, una terra delle più ricche, per fertilità e popolazione, che sian mai state al mondo. Lo stesso tiranno ha scritto che era più popolosa del regno di Messico, e diceva il vero. Egli e i suoi fratelli, con tutti gli aguzzini, vi hanno fatto perire in quindici o sedici anni, dal 1524 al 1540, più di quattro o cinque milioni di anime. Oggi continuano a uccidere e a distruggere quelli che restano, e a questa maniera finiranno per estinguerli del tutto.

Quando andava a portar guerra in certi villaggi o province, quel capitano usava condurre con sé quanti più indiani poteva, già sottomessi agli spagnoli, perché facessero guerra agli altri. E siccome a quei dieci o ventimila uomini che si portava appresso non dava da mangiare, lasciava che divorassero gli indiani catturati. Si teneva così nel suo accampamento un vero e proprio macello di carne umana, dove in sua presenza si uccidevano e arrostivano i bambini, e si ammazzavano gli uomini talvolta solo per averne le mani e i piedi, ch’eran considerati i bocconi migliori. Quando le popolazioni di altre terre ricevevano notizia di questi fatti inumani, prese dal terrore non sapevano più dove andare a nascondersi…..

…Oh, quanti orfani fece, quanti genitori depredò dei figli loro! Quanti uomini privò delle lor donne, quante donne lasciò senza mariti! Quanti adultèri, quanti stupri e violenze cagionò! Quanti per colpa sua persero la libertà! Quante lacrime fece versare, di quanti sospiri e gemiti fu causa! Quante solitudini in questa vita per i suoi peccati, quante eterne dannazioni nell’altra!….

…Voglia ilcielo che, placato dalla mala morte che infine gli fece morire, Dio abbia avuto misericordia della sua anima.”

Pedro de Alvarado morì a causa di un calcio sferrato dal cavallo di un suo compagno nei pressi di Guadalajara, nel luglio del 1541. La sua agonia, terribile, durò due o tre giorni. Poco dopo, la capitale che aveva fondato (per la seconda volta, dopo un primo disastro nel 1527), Antigua Guatemala, venne rasa al suolo da una tremenda valanga di acqua e fango precipitata dal sovrastante vulcano Agua.

Nel 1543 venne rifondata“ La muy Noble y muy Leal Ciudad de Santiago de los Caballeros de Goathemala”, capitale fino al 29 luglio 1773, anno in cui fu devastata da un terremoto che la rase al suolo. La città però non fu mai abbandonata e dal 1830 riprese a crescere lentamente. Oggi La Antigua Guatemala è uno dei luoghi più affascinanti del mondo, dal 1979 Patrimonio dell’Umanità per l’UNESCO.

Dicembre 2008

Focus Storia Luglio 2014, Pedro de Alvarado

E’ in edicola, dal 18 luglio scorso, il numero 94 di Focus Storia, mensile per cui collaboro. Su questo numero, nel contesto di uno speciale dedicato alla conquista del Messico, si può leggere un corposo articolo che ho scritto con particolare interesse e che riguarda la figura, straordinaria quanto inquietante, di Pedro de Alvarado.

Gli aztechi (sarebbe meglio chiamarli “Mexica“) lo avevano soprannominato “Tonatiuh“: sole. Era alto, bello e biondo. Fu, senza dubbio alcuno, il più feroce tra i conquistador spagnoli, con una vicenda personale per davvero straordinaria.

Antigua
Fu Pedro de Alvarado –  soprannominato Tonatiuh (Sole in lingua nahua) dagli indigeni – conquistatore del Guatemala, a fondare Antigua Guatemala (per la seconda volta, dopo un primo disastro nel 1527). Questa, l’11 settembre 1541, venne di nuovo distrutta da una tremenda valanga di acqua e fango precipitata dal sovrastante vulcano Agua. Nel 1543 venne rifondata“ La muy Noble y muy Leal Ciudad de Santiago de los Caballeros de Goathemala”, capitale fino al 29 luglio 1773, anno in cui fu devastata da un terremoto che la rase al suolo. La città però non fu mai abbandonata e dal 1830 riprese a crescere lentamente. Oggi La Antigua Guatemala è uno dei luoghi più affascinanti del mondo, dal 1979 Patrimonio dell’Umanità per l’UNESCO.
Mi sono fermato in questa città qualche giorno nel mio viaggio in Guatemala alla fine del 2008: posso affermare senza tema di smentite che Antigua è uno dei più bei posti in cui mi sia capitato di stare. Semplicemente, indescrivibile. Un luogo di colori di profumi di suoni di sapori credo come pochi altri al mondo. Di seguito pubblico alcune fotografie riprese allora, soprattutto del mercato. Rendono in piccola parte il fascino di questo posto meraviglioso più volte devastato da terremoti ed eruzioni vulcaniche.