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Festa nazionale del Pd a Torino

Una volta si chiamava Festa dell’Unità, si svolgeva in genere al Parco Ruffini e l’acre odore di salsicce abbrustolite ammorbava l’aria di molti quartieri della periferia a nord-ovest di Torino.

Oggi è diventata una questione molto più elegante e raffinata: in piazza Castello, senza violentare la piazza; in centro senza ammorbarne le arie; in Città senza quasi farsi notare. Sono cambiati i tempi, e si vede. Io non sono mai stato comunista, non ho mai frequentato le piadine e le salsicce con assiduità e amore: non so – e proprio non lo so, non è un modo di dire né un eufemismo mascherato – se i tempi siano cambiati in meglio o in peggio. Almeno, questa volta, la piazza storica non è stata violentata: è già un buon risultato.

Fratelli d’Italia, il nostro inno qui fu composto

Qui, in via Barbaroux, sotto i portici tra via XX Settembre e piazza Castello, fu composto il nostro Sacro Inno (sacro, perché è simbolo e sintesi di martiri e sacrifici) da due ventenni: il musicista Michele Novaro e il poeta Goffredo Mameli. Oggi lì, torreggiante sulla lapide, v’ha un negozio di tabacchi, carabattole e cianfrusaglie. Così va il mondo: e non vuol essere la mia la riflessione di un moralista. Così è.

http://www.youtube.com/watch?v=RM_AoEz8q8E

Torino: scorcio insolito

Questo scorcio di piazza Castello, con la cupola barocca e ottogonale della chiesa di San Lorenzo, lo ripresi in un pomeriggio d’autunno: la Città era meravigliosamente affannata nell’attesa del Grande Evento. Si viveva in uno stato emotivo forse irripetibile. Lo scatto qui sopra non ha trucchi né ricostruzioni con Photoshop: è una immagine, come tutte le mie, ripresa con il semplice sguardo che è allenato alle prospettive insolite. Da sempre sta nel mio modo di essere la ricerca del punto di vista poco frequentato: spesse volte questa faccenda è un problema, per il semplice fatto che i più non comprendono che i punti di vista possono cambiare, e con essi muta la realtà, la verità; mutano le certezze.