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Perché Torino è Torino: manifestazione sì Tav del 10 novembre 2018

Stamani in piazza Castello era doveroso esserci.
È stato anche un piacere vedere tanta gente di ogni tipo, classe e età stare lì a significare il suo pensiero, la propria visione.                                                                                                                                                                                Il tutto scevro di ogni sfumatura politica.                                                                                                                                                                     Non amo le folle e ancora meno i posti affollati.
Perché la folla è anonima e di solito è un’entità poco affidabile.
Non è un caso che nella Storia le folle sono state prima il successo dei dittatori e poi, le stesse folle hanno annichilito gli stessi dittatori.
Oggi però la gente che affollava piazza Castello era diversa in qualche modo dalle solite folle.
Dentro le folle poi ci sono gli individui, con le loro caratteristiche, particolarità, ossessioni. Con tutta probabilità questa manifestazione diventerà un riferimento storico importante: come sempre, a Torino si anticipano i Tempi.

Festa nazionale del Pd a Torino

Una volta si chiamava Festa dell’Unità, si svolgeva in genere al Parco Ruffini e l’acre odore di salsicce abbrustolite ammorbava l’aria di molti quartieri della periferia a nord-ovest di Torino.

Oggi è diventata una questione molto più elegante e raffinata: in piazza Castello, senza violentare la piazza; in centro senza ammorbarne le arie; in Città senza quasi farsi notare. Sono cambiati i tempi, e si vede. Io non sono mai stato comunista, non ho mai frequentato le piadine e le salsicce con assiduità e amore: non so – e proprio non lo so, non è un modo di dire né un eufemismo mascherato – se i tempi siano cambiati in meglio o in peggio. Almeno, questa volta, la piazza storica non è stata violentata: è già un buon risultato.

Fratelli d’Italia, il nostro inno qui fu composto

Qui, in via Barbaroux, sotto i portici tra via XX Settembre e piazza Castello, fu composto il nostro Sacro Inno (sacro, perché è simbolo e sintesi di martiri e sacrifici) da due ventenni: il musicista Michele Novaro e il poeta Goffredo Mameli. Oggi lì, torreggiante sulla lapide, v’ha un negozio di tabacchi, carabattole e cianfrusaglie. Così va il mondo: e non vuol essere la mia la riflessione di un moralista. Così è.

http://www.youtube.com/watch?v=RM_AoEz8q8E

Torino: scorcio insolito

Questo scorcio di piazza Castello, con la cupola barocca e ottogonale della chiesa di San Lorenzo, lo ripresi in un pomeriggio d’autunno: la Città era meravigliosamente affannata nell’attesa del Grande Evento. Si viveva in uno stato emotivo forse irripetibile. Lo scatto qui sopra non ha trucchi né ricostruzioni con Photoshop: è una immagine, come tutte le mie, ripresa con il semplice sguardo che è allenato alle prospettive insolite. Da sempre sta nel mio modo di essere la ricerca del punto di vista poco frequentato: spesse volte questa faccenda è un problema, per il semplice fatto che i più non comprendono che i punti di vista possono cambiare, e con essi muta la realtà, la verità; mutano le certezze.