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Magnolia Lilliflora

Fioritura primaverile di Magnolia Lilliflora nei giardini di piazza dello Statuto, a Torino.

Ristorante Berbel: Una storia d’amore

http://www.berbel.it/index.php

A me piace raccontare storie, e questa è una bella storia.

Ma sgombriamo il campo da ridondanze e tentazioni letterarie: Berbel è prima di tutto un ristorante torinese in cui si mangia bene, si beve bene e si sta bene. Altrettanto, Nicola Di Tarsia, prima di ogni altra considerazione, è uno chef di grande qualità.

Dicevo: storia d’amore. Certo, e alla lettera. Non soltanto perché, pare ovvio, Nicola (Nico, per gli amici) ama il proprio lavoro come pochi altri; ma soprattutto perché l’origine del nome del ristorante – Berbel – è frutto d’un incontro, avvenuto in Spagna, con l’Amore: quello con la “A” maiuscola. I fatti, in estrema sintesi, sono questi: Nico nei primi anni del nuovo secolo si recava spesse volte in Spagna per svolgere il proprio lavoro di esperto di catering di alto livello. Durante uno di questi viaggi s’innamora di una fanciulla e in un momento magico, di quelli che ogni tanto la vita regala a ognuno di noi, pensa e dice alla sua bella: “Quando torno in Italia apro il MIO ristorante e lo chiamo con il tuo nome…“.

Per la verità, Berbel è il cognome della fanciulla spagnola.

Nicola mantiene la promessa e il 23 aprile 2009 apre, a due passi da piazza dello Statuto (pronunciando il nome di questa bella piazza, i torinesi dimenticano sempre la preposizione articolata: dopotutto, è dedicata allo Statuto Albertino del 1848).

Oggi la storia d’amore con la fanciulla spagnola è finita, pur se i due sono ancora in contatto. E’ cominciata invece l’altra Storia d’amore: quella di Nicola Di Tarsia e del suo ristorante Berbel con i clienti.

Consiglio di visitare il sito – il cui link è all’inizio di questo articolo – e guardare il video prodotto da Luca Argentero, amico di Nicola (la regia è di Myriam Catania, consorte di Luca) : a me ha colpito in particolare l’ultima sequenza. Qui si vede il protagonista pronunciare con un certo orgoglio compiaciuto, ma con una sfumatura di umiltà, la frase:”Ah, dimenticavo: mi chiamo Nicola Di Tarsia e sono uno chef“. Ecco, da quel: “uno chef” si ricavano, per chi è attento alle sfumature, molte indicazioni sulla persona che quelle parole pronuncia. E sul professionista che quelle parole puntualizza: “uno chef“.

Non mi interessa tanto descrivere le preparazioni cucinarie che Nicola propone al Berbel, quanto puntualizzare la sua filosofia di cucina. Filosofia imparata senza avere alcun maestro in particolare; imparata nei caldi umidori densi di profumi delle cucine che ha frequentato fin da adolescente, cominciando dal gradino più basso: pulire, lavare e riordinare.

Il mestiere l’ha imparato rubandolo e lavorando duro: i grandi chef li ha conosciuti più tardi e oggi i migliori sono suoi grandi amici. A Nicola piace curare la spesa in prima persona e il suo più grande fornitore è il portentoso mercato di Porta Palazzo, distante pochi minuti a piedi: qui egli trova il pesce, frutta e verdura dei contadini, le carni.

Materia prima come si deve, quando possibile di stagione; preparazioni semplici; piatti che per la gran parte  traggono origine dalla tradizione. Non dimenticando mai d’essere un figlio del Sud, nato sotto il segno del Leone nel popolarissimo quartiere delle Vallette, nei primi anni Settanta, ma figlio di una pugliese e di un calabrese e dunque depositario di grandi tradizioni alimentari.

Il Berbel offre poco più di una trentina di posti che possono diventare una cinquantina con il dehors. E’ chiuso il sabato a pranzo e la domenica. Impiega una decina di persone tra cucina e sala (alcune delle quali giovani stagisti).

Devo lodare l’arredamento di semplice e riposante eleganza. Devo sottolineare il servizio e mi preme esprimere un sincero apprezzamento per la cura della carta dei vini (molte bollicine italiane e francesi e l’Italia ben rappresentata con, ovvio, un occhio di riguardo al Piemonte) e per l’offerta dei distillati: competente e discreto Angelo Susigan, l’alter ego in sala di Nicola.

Null’altro da scrivere se non consigliare con convinzione questo che considero uno tra i migliori ristoranti di Torino. Ovvio  che parlo di un’offerta di qualità che bisogna essere preparati a remunerare in modo adeguato. Ma il rapporto qualità/prezzo è più che corretto (50/70 € se non si esagera). Un consiglio: Nicola ama in particola modo cucinare i primi. Fidatevi.

Ah, dite che mi mando io: non è che vi tratterà meglio, ma credo gli farà piacere (e sono certo che qualcuno mi ringrazierà in cuor suo).

Piazza dello Statuto (Torino): la neve
La Fassona maya

La creatività non ha confine. L’immaginazione creativa può colpire ovunque e con effetti formidabili.

Ideal è una delle migliori macellerie di Torino, via Garibaldi, 46/d quasi angolo piazza dello Statuto ( lo Statuto cui è dedicata la piazza è quello Albertino). Giuliano Mele, nella fotografia accanto alla titolare Rossana Pozzi, s’è inventato questa scenografia dedicata alle piramidi maya, con gusto e leggerezza. Carni di prelibata nostra fassona a comporre piramidi maya. Semplicemente, sensazionale. Per un punto vendita che esiste da quasi quaranta anni e che impiega 6 addetti per offrire ai propri clienti l’eccellenza dell’offerta COALVI.

E i passanti apprezzano. Perché la gente non è poi così sprovveduta come qualcuno vuol far credere.

Strana reazione quando racconto a Giuliano e a Rossana che i Maya (postclassici) apprezzavano la carne umana appena macellata e che le prelibatezze erano le guance, i piedi e le mani. Proprio come il maiale…. Mah.