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11 Settembre 2001, nine-eleven in New York

Ho dipinto questi due quadri nel 2001, verso fine anno.

Sono stati dipinti con succo di uve Barbera raccolte nelle vigne di Piero Arditi (Cantine Valpane di Ozzano Monferrato) nel settembre del 2001.

Rappresentano il mio contributo di simbolica partecipazione al dolore di quel giorno.

Entrambi sono stati esposti degli Usa.

Il lavoro con lo sfondo del foglio di giornale oggi è a Baltimora.

Che iddio, o chi per lui, benedica i martiri, i terroristi e tutti noi, uomini assetati di cosmici dolori.

Poderi Girola

Fu l’amico Piero Arditi (Cantine Valpane di Ozzano Monferrato) a farmi conoscere Paolo Girola, giornalista Rai. Venne qualche anno fa a intervistare a casa mia Giovanni Leopardi, chef italiano in giro per il mondo e ormai naturalizzato americano. E fu un bel momento che produsse un servizio sulle straordinarie capacità cucinarie del mio grande amico Gianni (oggi lavora a Baltimora).

Piero mi aveva detto, quasi di sfuggita, che i Girola si erano rimessi a produrre vino nella tenuta di famiglia e che gli stava dando una mano.

Dopo anni, causa la sempre più invasiva relazione con i social network (Facebook, in questo caso), il figlio di Paolo, Stefano Girola, mi contatta per farmi gustare, e valutare i suoi vini.

I Poderi Girola si estendono su circa cinque ettari, di cui tre vitati, e costituiscono patrimonio familiare da oltre un secolo; sono situati a Calliano d’Asti, circa 15 chilomentri a nord della città, quasi a metà strada tra Tanaro e Po, al limite del territorio della DOCG Barbera d’Asti e quasi al confine meridionale del Monferrato Casalese, 300 mlsm.

Sono vigne che hanno oltre 15 anni di età, tenute a guyot semplice  e coltivate con il metodo della lotta integrata.

I Girola producono circa diecimila bottiglie: Barbera d’Asti DOCG Il Sossàla, Grignolino DOC Il Sanpietro e il Cortese del Piemonte DOC Il Manseco.

Va detto che Stefano, con il cugino Alberto, sono ragazzi giovani, poco più che ventenni e che sono stati folgorati dalla passione per il vino non da molto: questo significa che bisogna concedere loro del tempo. Il tempo è una risorsa fondamentale sempre, ma tanto di più quando si tratta di faccende che riguardano la viticoltura e la produzione del vino.

Ho bevuto, gustato e valutato le tre loro tipologie: Cortese e Grignolino del 2011 e Barbera del 2012.

La prima considerazione che mi vien fatto di esprimere e che questi vini sono prodotti da terreni che godono un particolare favore in termini di caratteristiche pedologiche e climatiche: qui c’è una grande potenzialità, pare evidente.

Il problema, credo, nasce dal lavoro in cantina: qui c’è molto da fare e da crescere, ma credo ne valga la pena e credo che nei prossimi anni i Girola possano essere in grado di offrire delle vere e proprie eccellenze di nicchia: ci sono tutti gli ingredienti necessari, non ultima una grande passione.

Per ritornare ai vini, il più convincente m’è parso il Cortese: 11,5% vol., bel colore paglierino non troppo intenso, note floreali evidenti e al palato una bella armonia con buona persistenza; quasi sorprendente per un bianco prodotto in terra di rossi, ma vale la pena insistere, perché può migliorare e di molto.

Il meno convincente, ma era abbastanza prevedibile, è il Grignolino: 13%vol., colore più carico del classico Grignolino, al naso sono evidenti note non molto gradevoli e in bocca il vino risulta privo di armonia ma, attenzione, con una persistenza straordinaria, pur non gradevolissima. In sintesi: questo può diventare un grande Grignolino (di tipologia più simile a quella del Monferrato Casalese: il Grignolino di Accornero, per esempio), ma c’è molto lavoro da fare.

Più complesso il giudizio sulla Barbera. 13,5%vol., rubino un poco più scarico del normale, classiche note di frutta matura della Barbera d’Asti, pur con qualche (non gravissimo) stridore e un palato appena sufficiente in quanto ad armonia, ma anche qui una persistenza notevole. Su questa Barbera non c’è moltissimo da lavorare, basta poco e si può produrre una di quelle Barbera davvero eccellenti, assimilabili a quelle portentose che vengono da qualche chilometro più a sud: riva destra del Tanaro, Vinchio, Mombercelli, Nizza, Agliano. Tenendo in conto, come nota finale, che si sta parlando di vini che in cantina vengono offerti a prezzi che stanno tra i 4,5 e i 6€, più o meno.

Forza e coraggio, Stefano: ne vale la pena.

http://www.poderigirola.it/ 

Il Grignolino di Piero

Da pochi anni alle sue eccellenti Barbera del Monferrato, di cui ho trattato con dovizia su questo sito, il mio amico Piero ha aggiunto la produzione di un particolare Grignolino di cui produce poche migliaia di bottiglie (che vanno tutte in esportazione tra Canada e Usa): l’ha chiamato Euli.

E’ un Grignolino tipico del Monferrato Casalese: 13°%vol., più carico di colore, con più corpo e più residuo zuccherino del cugino astigiano. Quello di Pietro mi ricorda da vicino il Bricco del Bosco di Accornero (non a caso di Vignale, a due passi da Ozzano, sede delle Cantine Valpane).

Fatto si è che – i misteri del vino, che poi non sono così tanto misteriosi – quando l’ho bevuto presso le sue cantine, in compagnia di Piero, l’ho trovato eccellente, pur con questo residuo zuccherino forse lievemente eccessivo. Gustato pochi giorni dopo a casa mia, m’è parso un poco meno buono. Mah, va’ a sapere…Chiaro che non mi fermo qui!

http://www.cantinevalpane.com/

Barbera e manzo

http://www.vincenzoreda.it/barbera-del-monferrato-cantine-valpane-1994/

Dopo un po’ di giorni sabbatici, vuoti d’alcol e di qualsiasi cibo solido, ho interrotto la mia piccola quaresima, il mio personale ramadan con una splendida bottiglia di Bramaterra 2005 delle Tenute Sella, bevuta nel secentesco ristorante del Circolo dei Lettori, a Torino nel Palazzo Graneri della Roccia. Ero in compagnia della cucina di Stefano Fanti e stavo al tavolo con un grande produttore di La Morra. Ci siamo stupiti della finezza e della mineralità di questo vino poco prodotto, bevuto e conosciuto; figlio di uve Nebbiolo (chiamate Spanna nel vercellese) con aggiunte di Vespolina e Croatina e/0 Bonarda. Un vino che quasi somiglia ai Nerello dell’Etna, di colore assai scarico e naso complesso. Da consigliare con particolare raccomandazione.

Reso esausto dalla dieta, la sera dopo ho programmato una costata di fassona di oltre un chilo e mezzo, arrostita sulla piastra: 10 minuti scarsi per parte, senz’altro accorgimento né condimento: all’uso toscano (avevo la brace nel camino, ma sono anni che non l’adopero in casa perché poi il lezzo è insopportabile…).

Carne eccellente che ho accompagnato con una Barbera del Monferrato Superiore delle Cantine Valpane di Ozzano (Alessandria) del mio amico Piero Arditi: millesimo 2001, per una sensazionale Barbera di 12 anni di cui credo di aver bevuta l’ultima bottiglia.

Barbera grandiosa che bene conosco (nel link un assaggio di una bottiglia di 14 anni) e che ho tanto gradito, con una postilla importante. Per queste “carnazze” (di cui sono personalmente ghiottissimo, ma di cui non abuso) i nostri vini piemontesi non sono adattissimi: troppo eleganti, troppo raffinati. Meglio assai i più rustici vini spremuti dal Sangiovese; meglio i Chianti, i Brunello, i Nobile di Montepulciano.

Nebbiolo e Barbera credo accompagnino meglio carni più delicate, preparate in maniera più complessa, più elaborata (bolliti, brasati, stracotti)….

Grignolinando in Monferrato

Assai vario il paesaggio del Monferrato casalese, patria del Grignolino e di una Barbera troppo poco apprezzata. Non la stucchevole monocultura della Langa nobile e non quei paesi ormai divenuti svizzeri dove brulicano tedeschi e austriaci che arano le strade sulle loro magnifiche automobili. Qui c’è ancora aria di casa e di villaggio, ci sono le aie che odorano di letame e la gente è semplice, disponibile, bella. Poi è bravo Maurizio Gily a organizzare una manifestazione che ha coinvolto 400 persone a spasso per le cantine del Monferrato a scoprire quanto è particolare il Grignolino di qui, con la sua acidità e i tannini selvaggi che gli regalano le “grignole”, ovvero i vinaccioli (da qui il nome). In tempi in cui infuria la moda dei rosé vinificati da rossi, questo lo è per sua natura. Provate a bere un Grignolino con una zuppa di pesce (brodetto, caciugo, ecc.) o con degli spaghetti ai frutti di mare. Poi ne riparliamo.

Ho visitato e bevuto Liedholm a Cuccaro, Gaudio a Vignale e Cantine Valpane a Ozzano (ne parlerò a parte). Il mio amico Piero Arditi, finalmente, s’è deciso a produrre anch’egli un Grignolino: particolare, come il suo solito. Ne parlerò. Intanto, oltre al Grignolino, da lui ho bevuto la sua portentosa Barbera 2001: uno schianto di vino. In tempi in cui tutti si lamentano, Piero che il vino lo fa buono ha le cantine vuote. E se lo merita. Salute.

I miei vini di Natale (e dintorni) 2009

Quest’anno ho scelto vini diversi dal solito per le mie coccole natalizie.

Per il bianco sono andato nella adorata Sicilia e ho bevuto il Grillo in purezza delle Cantine Cummo, Idillìaco 2008: 12,5°% di volume alcolico per un autoctono celebre come materia fondamentale per il Marsala. Un vino per davvero eccellente con un’unica pecca: una delle più brutte etichette in commercio. Ma questa faccenda ai Cummo l’ho già detta.

Sempre di Cummo (mi hanno onorato con una loro selezione) ho bevuto l’eccellente Nero Cappuccio Carbuscìa 1908 del 2005: un altro rosso autoctono in purezza con 14° affinato, purtoppo – ma con perizia – in legno piccolo. Carbuscìa è la località delle vigne migliori, in Canicattì (Ag), dove il nonno Diego cominciò la storia di questa ottima cantina. Ancora di Cummo, il Principe Stephan 2005, una cuvée di autoctoni e di classici internazionali – una sorta di Supersicilian – anche questo affinato per poco tempo in legno piccolo, dopo un anno di acciaio e due in botti grandi per un risultato di grande equilibrio e corpo.

Il pranzo di Natale però è stato accompagnato con la mia immancabile Barbera del Monferrato Valpane 2000 del mio amico Piero Arditi: Barbera di classe eccelsa da 14,5° e senza legno. Come damigella d’onore ho scelto la Freisa Canone Inverso 2005 sempre di Piero: un vino vinoso, antico, asciutto, diretto (detto tra le righe, ma a Piero l’ho detto più di una volta, anche le sue etichette non brillano per risultati estetici…).

Nei dintorni di questi giorni non mi sono fatto mancare il Rùbico 2008, Lacrima di Morro d’Aba di Marotti Campi: sempre eccellente. Non c’è nell’immagine, ma qualche sorso di Cambrugiano Riserva 2006 di Belisario, Verdicchio di Matelica, non è mai mancato.

Senza dubbio un Gaja, non so ancora quale, aprirà il 2010.

Salute e auguri.

Presentazione Più o meno di vino al Bar Elena, con esposizione di alcuni miei dipinti col vino, 7 aprile 2009

Al Bar Elena, durante la presentazione del mio libro abbiamo bevuto Barbera e freisa delle Cantine Valpane di Ozzano Monferrato, prodotti dal mio amico Piero Arditi.