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Tatì by Manolo Chef in Turin

http://www.ristorantetati.it/

Manolo Chef, fino a quando non ho accettato il suo cortese invito, era una di quelle amicizie virtuali che si incontrano sui social network. Però aveva qualcosa che mi ispirava e io, quando sono così saggio da seguire le mie sensazioni ingiustificate dal punto di vista del ragionamento, non sbaglio mai.

Sono andato a trovarlo, servendomi della metropolitana, un giorno luminoso di fine ottobre. Zona San Salvario, via Bidone è una traversa di via Nizza, dirimpetto alla stazione di Porta Nuova. Già dall’impatto esterno si comprende che il locale dev’essere particolare.

E particolare lo è: nella saletta di accoglienza, nella sala principale (non più di 20 coperti), nella deliziosa salettina laterale (10/12 coperti). Arredato con gusto, tinte calde, tovagliati semplici come le posate, sedie e tavolini ma di sobria eleganza; luce soffusa e musica di sottofondo al giusto volume.

Conosco Manolo Chef, finalmente. Di origini sarde – Iglesias – con alberghiero frequentato a Alghero. Capita a Torino, forse per amore: la fanciulla sparisce, l’amore per la Città (e chi può dubitarne) rimane.

Dopo varie esperienze – soprattutto un periodo proficuo da Querio, in via Cernaia – circa due anni fa si decide a aprire, con la compagna Tatiana (diminutivo Tati, francesizzato con la “i” accentata: ecco l’origine del nome del locale) che cura le questioni amministrative, questo bel ristorante.

Manolo Murroni è un trentenne con una grande passione per la cucina che ha imparato “rubando”, come si dovrebbe fare sempre, qui e là, da questo e da quello i piatti, il mestiere, i piccoli trucchi, le malizie. E poi, pare ovvio, ci ha messo molto del suo: santa materia prima (scelta con cura e rispettata al massimo grado), preparazioni cucinarie semplici, ricerca ossessiva degli accostamenti con sempre una interpretazione e una lettura personale di ogni piatto.

Ho gustato un eccellente cocktail solido a base di Inzolia siciliano, fico d’India, ananas, arancia e limone; una battuta di fassona con uovo di quaglia, uvetta di Corinto e miele di tiglio; coniglio grigio con nocciole nostre sopra una salsa – quella che si chiama volgarmente “letto” – a base di datterini e cipolla di Tropea; poi uno strepitoso ragout di cinghiale con spaghetti di Gragnano (cottura come si deve) e dei gustosissimi agnolotti di grano saraceno ripieni di carne e insaporiti con burro chiarificato, noci, speck e erba cipollina.  I dolci, sempre a cura di Manolo, sono deliziosi (soprattutto un certo suo torrone liquido) e poi non ho fotografato un fuori programma che forse è, nella sua estrema semplicità, la preparazione migliore che ho gustato: stracotto di guanciale di vitello al Barbaresco. Senza parole: bisogna provarlo.

Abbiamo bevuto un Cabernet Sauvignon di Marilena Barbera (Menfi, Agrigento): La Vota 2008, eccellente! E assai curata la carta dei vini con una scelta che abbraccia l’Italia intera, pur con prevalenza piemontese: segnalo i vini dei miei amici Marrone di La Morra.

Chiaro che lo consiglio con grande convinzione! Anche se non ci andate a nome mio, sarete per certo trattati con grande professionalità accompagnata da una palpabile passione e un piacevole, misurato, entusiasmo: mica poco (i prezzi sono assolutamente in linea con le aspettative, 40/50 € senza esagerare con i vini).

Per i contatti e ogni ulteriore informazione, il link del sito qui sopra.

Salute!