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Fichi d’india (nopàl) alla calce

Pensare che si crede, a cinquant’anni suonati, di sapere se non tutto almeno un sacco di cose e intorno a certe faccende davvero tutto, o quasi. Nessuno mi aveva ancora detto che i fichi d’india, debitamente passati nella calce e staccati con un pezzo di pianta, si conservano fino a natale e a tutto l’inverno inoltrato. C’è voluto Vincenzo Vita per spiegarmi questa tradizione pugliese, siamo nel Salento tra San Vito e Manduria: a Natale potrò gustarmi i miei meravigliosi fichi d’india, magari bevendoci insieme un bel Primitivo di Manduria (Il Trullo?)!

Pairing al Med: piatti di Giovanni, abbinamenti miei

Durante il mio soggiorno al Radisson, ho lavorato con Giovanni per abbinare i vini, secondo il mio gusto, ai suoi piatti. Lunch e dinner erano a tema: francese, spagnolo, italiano e fusion. Abbiamo svolto un gran lavoro e posso dire che i commensali sono sempre stati più che soddisfatti. La sera dedicata ai piatti italiani abbiamo addirittura esaurito le bottiglie (Primitivo, Lacrima di Morro, Verdicchio di Matelica, Prosecco….).

Nella galleria di immagini qui sotto, una piccola documentazione.

Quando il Primitivo decide di essere grande

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Vito era un grande amico di papà, bonario e pacioccone: arrivava, emigrato come noi, da Manduria. Per tanti anni anni, a cavallo tra i ’60 e  i ’70, abbiamo bevuto un nero di Sava buonissimo che Vito faceva arrivare da conoscenti suoi compaesani.

In quegli anni visitai per la prima volta il Salento, era il ’73 a Mesagne, e conobbi sul posto quelli che erano già grandi vini, ma tenuti da bere per le famiglie contadine che invece i soldi per vivere li facevano con le uve e i mosti da taglio per piemontesi, toscani, francesi e chissà chi altri.

Ero, meno che ventenne, con il mio grande maestro dauno Nicola Silvano. Oggi non c’è più, e non c’è più neanche Gino, un altro dei miei maestri: oggi sono rimasto da solo. Dopo la presentazione, al Teatro Puccini di Merano – per la bella manifestazione legata al vino che si lì tiene ogni anno – della Guida dei Vini Buoni d’Italia del Touring Club che quest’anno, grazie a Mario Busso, ha voluto i miei bicchieri come illustrazioni, salendo le scale dell’edificio per andare a partecipare al rinfresco, vengo fermato da un bel signore con i baffi.

IMG_8142Mi dice che con il Primitivo io non sarei capace di dipingere! Gli rispondo che con diversi Primitivo ho già dipinto e che, anzi, vini di grandi antociani sono molto più semplici da usare come colore. Allora mi dice che devo bere il suo e gli devo dire cosa ne penso. Tra le tante bottiglie, una a fianco all’altra, che tramite le etichette cercano di attrarre l’attenzione, ne prende una:”Tretarante”.

Che bel nome, mi vien fatto di pensare, e che bell’etichetta classica, senza tanti fronzoli. Bevo. Mi viene in bocca un colpo di schioppo, di marmellata, di ambrosia, di opulenza che mai, giuro mai, ho sentito.

Dario Cavallo mi guarda con gli occhi furbi sopra i suoi bei baffi e mi dice che di quel vino ne fa soltanto 900 bottiglie: è una vigna di viti a alberello di 70 (!) anni con una resa di non più di 15 ql. per ettaro. E’ una vigna che respira a due passi l’alito fresco e umido dello Ionio, in provincia di Taranto. Passo il giorno dopo al suo stand, nello stipato Kurhaus, e completo gli assaggi con gli altri suoi Primitivo: vigne di 50 anni, bocca piena di opulenze meridionali, lunghissime. Alcol di 15° di cui nemmeno ti accorgi. E mi vengono in mente quei mari, quelle vigne, quegli olivi, quel Sud… L’azienda si chiama Milleuna e sta a Lizzano, in provincia di Taranto: cercatela e bevete dei suoi vini. Sarete contenti voi e farete contento Dario Cavallo.

www.milleuna.it