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Nebbiolo Brume 2015 Casabuffetto

brume-2015-17420A sorpresa oggi ho ricevuto il Nebbiolo Doc Terre Alfieri Brume 2015 prodotto in S. Damiano d’Asti da Paola Casabuffetto con il contributo irrinunciabile del mio grande amico, l’enologo Vincenzo Munì.
Ho tante volte – ogni volta che ne ho resa libera una bottiglia – cantato le lodi del Brume 2011, l’ultima è stata in occasione della Pasqua appena trascorsa.
Aspettavo il 2015 dopo 3 vendemmie afone.
E questo millesimo, anche grazie a un’annata assai favorevole (abbondante neve in inverno e caldo in estate), l’ho trovato anche migliore, se possibile, del 2011 che fu una vendemmia strana. Questo Nebbiolo si presenta con un colore particolarmente scarico, profumi importanti di frutti rossi direi surmaturi (marasca, mora ma anche leggere fragranze di fragole di bosco), poco alcol al naso (non si sentono i 14% vol.) e in bocca tannino di eccezionale morbidezza e una persistenza in bocca e in gola che lascia in trance. Certo, per me 5/7 anni sono l’età ideale per gustare al meglio un grande vino da uve Nebbiolo, anche Barbaresco e Barolo: io sono animale che predilige i vini giovani.
Mi è venuta in mente Audrey Hepburn: eleganza, classe, armonia. Non cercate le rotondità e le sensualità di certe maggiorate mozzafiato, qui siamo a tutt’altre rarefazioni.
Amici miei, grazie per le bottiglie, aspettando con trepidazione di gustarlo insieme, come si conviene.
Intanto io l’ho bevuto con uno dei piatti miei prediletti: patate ‘mpacchiuse (la pronuncia corretta è impossibile per i non calabresi).

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Casa Buffetto, Sabato 6 giugno 2015, Festa di primavera

Casa Buffetto, sabato 6 giugno:  come al solito, la classe e l’eleganza rilassata e rilassante di Paola, padrona di casa in questo luogo di rara piacevolezza, ha reso possibile un momento di tranquillo straniamento tra persone tutte dotate del giusto atteggiamento. Voglio significare: disponibilità franca senza mai assilli né invadenza eccessiva.

Bella giornata (ma è quasi sempre così), eccellente il menù, straordinari i vini di Vincenzo (su tutti, pare ovvio, il Nebbiolo 2011: posso dire il Mio Brume!).

E con la solita lotteria/asta abbiamo messo insieme anche un po’ di quattrini da destinare a chi ne ha bisogno.

Alla prossima e sempre con piacere.

http://www.vincenzoreda.it/ca-d-bufet-casa-buffetto/

http://www.vincenzoreda.it/casa-buffetto-con-vincenzo-muni/

Ca’ ‘d Bufet, Casa Buffetto

Posta sopra un poggio panoramico in frazione Lavezzole (due passi da San Damiano d’Asti), questa tenuta – circa 4 ettari di cui un paio vitati a Nebbiolo e Barbera con un po’ di Pinot Noir – ha una storia lunga e affascinante.

Già di proprietà nobiliare, fu acquistata dalla famiglia Volpe nel 1919 e divenne la “home” patriarcale di una schiatta di gente concreta, sensibile e orgogliosamente contadina. Gente che con il passare del tempo si trasformò in quel ceto di medio-alta borghesia di provincia illuminata.

Venne ceduta, sono ormai molti anni, a una società svizzera che la trasformò in accogliente agriturismo.

Quattro o cinque anni fa una persona se ne innamorò perdutamente e la acquistò per farne una dimora in cui rilassare sé stessa. la propria famiglia e gli amici.

Oggi Vincenzo Munì, tra i miei pochi amici veri, ne cura da par suo le vigne preziose e il vino che da queste viene spremuto (ho già parlato del rosato di Nebbiolo, ma dovrò trattare di un certo Nebbiolo 2011 che mi ha stregato).

Ne tratterò di seguito con dovizia. Se lo merita questo posto, lo meritano i miei amici. E io pure.

 

Il Rosato di Vincenzo

Questo rosato lo avevo bevuto domenica scorsa a Casa Buffetto in quel di San Damiano d’Asti (vedi link qui sotto) e mi era piaciuto, pur se mi pareva che avesse un residuo zuccherino leggermente elevato per i miei gusti. Ma, come sono solito dire, le valutazioni professionali di un vino esigono calma, concentrazione, silenzio e nessuna distrazione sensoriale: odori, sapori, suoni, visioni…

E dunque me ne sono portato a casa una bottiglia.

L’ho messa al fresco e mi sono fatto preparare un piatto particolare: petti di pollo al masala (curry) con peperoni, ulteriormente reso piccante da un paio di peperoncini freschi aggiunti a crudo.

L’ho aperta una ventina di minuti prima di cena, anche perché prendesse un poco di temperatura (8/10°).

Questo rosato è il primo esperimento del mio amico Vincenzo Munì: millesimo 2011 e vitigno Nebbiolo vinificato quasi in bianco, con pochissime ore sulle bucce prima dello svinamento. Poi soltanto acciaio.

Dunque: il colore è un tenue rosato che ricorda la buccia di una cipolla bianca, rosato leggerissimo con riflessi caldi giallo-arancioni. I profumi sono lievi di fragola e pesca con un leggero speziato che si apprezza con calma. Al palato quella che mi sembrava una nota abboccata è soltanto dovuta alla scarsissima acidità e alla quasi totale assenza di tannini, che infatti s’intuiscono più che sentirsi. Lascia la bocca piena ma pulita, con sensazioni di delicata complessità e un finale secco che, soprattutto in gola, permane a lungo. Come a dire e ribadire: ragazzi, qui si tratta comunque di Nebbiolo, mica uvettine qualsiasi! Sono 13% vol. di alcol che non si sentono per una produzione di qualche centinaio di bottiglie.

In conclusione: se domenica pensavo che questo primo esperimento dovesse evolvere in qualcosa di più complesso (vedi il magnifico rosato da Nebbiolo di Brezza), oggi sono convinto che invece è giusto insistere in questa direzione: levità, delicatezza, scarsa acidità per un rosato che può diventare una vera chicca anche per il mercato, oltre che per i pochi fortunati amici come noi. E magari avere un discendente diretto con le bollicine a metodo classico…

I vini di Vincenzo Munì, come sempre, possono piacere o meno ma sono sempre non banali come, del resto, la Barbera spremuta dalle uve della stessa tenuta: una Barbera secca, franca, pulita che è lontana parsec da certi omologati gusti internazionali e dalle banalizzazioni barriquiste.

Ma un piccolo appunto devo farlo: le etichette! Non sono brutte, per carità; ma semplicemente non sanno di vino, non raccontano il vino. Starebbero benissimo sopra una scatola di dolci, di cioccolata…

Comunque, Vincenzo, avanti così!

http://www.vincenzoreda.it/casa-buffetto-con-vincenzo-muni/

Casa Buffetto con Vincenzo Munì

In una giornata fredda e piovosa di metà settembre, accetto l’invito dell’amico Vincenzo Munì: dovrei fare la conoscenza di un’azienda di cui è consulente, nei dintorni di San Damiano d’Asti, paese che mi evoca sempre ricordi fastidiosi.

Sorpresa: l’azienda è in verità una magnifica proprietà privata circondata da un paio di ettari di viti Nebbiolo e Barbera e posta sopra un poggio in posizione panoramica sulle campagne circostanti, ripiene di campi di mais, boschi, vigne. Si chiama Casa Buffetto e non entro in dettagli che conosco poco ma di cui parlerò in seguito, con maggior cura e approfondimento.

L’occasione è un pranzo offerto dalla padrona di casa per una sua particolare ricorrenza.

Gli invitati sono una cinquantina, tutte persone di notevole interesse con alcune scoperte e riscoperte di rilievo. Inutile dire che il cibo e soprattutto i vini erano all’altezza della situazione: i vini di Vincenzo sono sempre come si deve, con particolare segnalazione per un Nebbiolo 2011 rosato di cui tratterò a parte.

Ho passato un bella domenica, lontano dai miei consumati ritmi e riti che sempre meno riesco a tralasciare.

Grazie, Vincenzo. E, per saperne di più, consiglio i link qui sotto.

http://www.vincenzomuni.it/index.html

http://www.geaviticoltura.it/sito/

 

 

 

 

San Damiano d’Asti, mostra del 21 marzo 2010

Questo bicchiere è stato dipinto con una Barbera d’Asti del 2006 di Cossetti: una Barbera speciale, non filtrata, di gusto e olfatto antichi. Una Barbera introvabile che era stata preparata per qualcuno che non ha potuto goderla. Ne è rimasta qualche preziosa bottiglia che mi onoro di gustare io solo, e qualche amico, a volte.

I tre quadri qui sopra sono alcuni dei lavori che ho preparato per la mia mostra del 21 marzo prossimo a San Damiano d’Asti. Sono lavori dipinti con le Barbera d’Asti di San Damiano, meno uno che si intitola “Pain” e è un gioco assemblato con un vino delle Cantine Sula, indiane del Maharastra – Cabernet Sauvignon e Shiraz del 2008 – e con il mio solito Rùbico 2008 di Marotti Campi, marchigiano.

Mercedes e vino

Questo lavoro è stato concepito e eseguito per la mia mostra del 12 marzo prossimo, presso la concessionaria Mercedes di Ancona.

E’ uno dei miei soggetti caratterizzati da una certa vena di umorismo: è stato dipinto utilizzando tre vini assai differenti, e per età e per provenienza.

Mi sono servito di una Barbera d’Asti 2008 della zona di San Damiano; di un miscuglio di Sangiovese di Emilio Marengo da Monte San Savino e Castelnuovo della Berardenga (Arezzo e Siena) di annate comprese tra il 1996 e il ’98; infine, del Rubesco 2008 di Marotti Campi che è un Lacrima di Morro d’Alba tra i migliori, marchigiano.

Questo improbabile assemblaggio m’è piaciuto di chiamarlo “Cuvée Mercedes”.

L’aspetto simpatico della faccenda è dato dal fatto che io sono da quasi vent’anni un affezionato cliente BMW, ma di recente mi sono perdutamente innamorato dell’ultima versione della SLK Mercedes. D’altro canto, tra le mie quattro o cinque auto preferite c’è quella che fuor di dubbio è una delle più belle automobili mai costruite: la Mercedes 300 “Ali di Gabbiano”, un capolavoro degli anni cinquanta!

San Damiano d’Asti, 21 marzo 2010: Fiera di San Giuseppe (dal 1597…)

Malgrado le non favorevoli condizioni meteorologiche, l’annuale, storica fiera di San Giuseppe (si tiene fin dal 1597 ed è un record per davvero formidabile) organizzata dalla città di San Damiano d’Asti è stata un vero successo.

Nelle foto qui sopra è documentato il momento in cui si abbina il n° 48 al mio quadro offerto come primo premio per la lotteria organizzata in favore del comune di Barisciano dell’Aquila – lotteria che ha fruttato una bella e inaspettata cifra. Nella seconda fotografia, la mostra di 13 miei lavori – molti dei quali dipinti con le buone Barbera di San Damiano – nella saletta antistante la Sala Consiliare del Comune. Nelle foto successive sono documentate la presentazione del mio libro “Più o meno di vino”, curata da Alberto Fumi, presidente dell’Associazione dei Giornalisti Europei – con Alberto ormai si è instaurato un grande  feeling e le presentazioni riescono sempre al meglio – nella gremitissima e molto attenta Sala del Consiglio. Si può poi vedere il Sindaco, giovane e assai capace, Mauro Caliendo che inaugura la manifestazione (devo necessariamente citare, se lo merita, il giovanissimo e molto attivo Luca Quaglia, Assessore alle Manifestazioni).

Dopo il dovere, finalmente si mangia: il ristorante scelto è la Lanterna in cui Elio Allocco, titolare, si affanna con grande simpatia tra tavoli e clienti e la sua magnifica moglie Lucia (“Cia” per gli amici) lavora da par suo in cucina; nella foto sopra si può vedere come dev’essere una cuoca che ispira fiducia (s’è mangiato in modo semplice, alla piemontese, con piatti preparati senza fronzoli ma di ottima qualità). Nella foto in cui Elio è al tavolo, seduto – ultimo a destra – c’è il sindaco di Bairo Canavese, paese gemellato con San Damiano.

Non è un obbligo, è anzi un piacere ricordare e ringraziare due persone che mi sono state particolarmente vicine in questa bella esperienza: Beppe Gai e Mario Rolfo.

Essendo contradaiolo (battezzato del Montone per volontà dell’amico senese Rag. Giulio Ferri), non potrò esimermi di parteggiare per San Damiano al Palio di Asti!

Achar

Che cosa ci sia dentro – a parte peperoncini rossi e verdi, curcuma, lime, mango, anice, verdure varie – con esattezza non lo so e nessuno ha saputo spiegarmelo; per certo ci sono delle verdure e dei frutti tipici del sud-est asiatico che noi non conosciamo. Sta di fatto che questo intingolo punjabi che c’è su ogni tavolo indiano come salsina da smangiucchiare a mo’ di antipasto mi fa impazzire, alla lettera. Me ne sono portato un chilo dall’India e ogni tanto me ne godo un poco. Com’è ovvio è piccante all’inverosimile, ma con dei sentori, dei gusti, delle “robe” – non so dir meglio – che mi piacciono da morire. L’ho mangiato oggi con dei grissini, ci ho aggiunto un poco di olio d’oliva extravergine pugliese e ci ho bevuto questa Barbera delle cantine Terre dei Santi di San Damiano d’Asti: una Barbera da 14°, con un naso straordinario di lampone e amarena, abboccata, equilibrata, con tannini leggeri e acidità poco spiccata. Eccellente, da ricordare: Barbera d’Asti L’Alfiere 2007 delle Terre dei Santi. Cosa chiedere di meglio alla vita?