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Marrone

In una giornata dal caldo secco che morde con le mascelle di giaguaro scendo da La Morra verso la direttrice che unisce Alba a Barolo. Dopo qualche ripido tornante si trova un bivio: a sinistra si va verso Santa Maria e Serra dei Turchi, a destra s’imbocca la strada che porta in frazione Annunziata, nome che è garanzia di grandi vini.

Vado a incontrare Serena Marrone, nella sede di questa particolare azienda che poco, a dire il vero, conosco.

Si tratta di azienda dalle solide tradizioni di Langa, fondata dal bisnonno Pietro (proveniente da Madonna di Como, due passi da Alba e grande cru di Dolcetto): quasi 200.ooo bottiglie che finiscono per il 90% all’esportazione e per il resto vendute nell’accogliente cantina da poco rimessa a nuovo.

E’ Gian Piero oggi che guida questa realtà virata al femminile: mamma Giovanna con le figlie Denise (commerciale), Serena (amministrazione) e Valentina (enologa formatasi a Alba). C’è già una nipotina e un’altra – il progetto si chiamerà Sofia, attesa per la prossima vendemmia – è in lavorazione dentro il pancino di Serena (i migliori auspici, pare ovvio).

Avevo conosciuto qualche anno fa il Dolcetto (ottimo, un Dolcetto d’Alba di quelli che non sono stati concepiti per fare a cazzotti con le Barbera…), ma niente di più: oltretutto i prodotti della famiglia Marrone sono poco o punto recensiti e non sono, se non in qualche raro caso, distribuiti sul mercato nazionale.

Serena è stata assai cortese e disponile. E’ appassionata, pare giusto: come mi ha descritto l’origine del nome “Pantalera” (una specie di palla a pugno ridotta) per la loro Barbera mi ha fatto capire molto dei legami familiari.

In un ambiente da poco ristrutturato e assai piacevole (ordine e pulizia regnano sovrani) ho avuto modo di bere e valutare un Arneis (Tre Fie, appropriato…), un eccellente Chardonnay, l’insolito rosato di Dolcetto, la Barbera e il Barolo Pichemej 2009.

Non entro in dettagli che saranno oggetto di una più approfondita e successiva valutazione (che farò, come al solito, nella calma e nella rigogliosa solitudine di casa mia in cui l’unica distrazione è costituita dalle migliaia di volumi della mia biblioteca che mi controllano con malcelata severità): certo ho bevuto vini ottimi, alcuni eccellenti, che hanno tutti – proprio tutti! – la stessa firma. Fantastico e sorprendente.

Quando mi trovo a valutare questi vini, sono facile preda dell’entusiasmo e mi piace perfino l’Arneis!! Ne parlerò: ne berrò e ne parlerò con dovizia.

Considerazione finale: occorre ammettere che non sono poche le aziende, oggi e specialmente in Langa, che producono vini di livello medio alto e alto.

Avanti così, pare ovvio.

http://www.agricolamarrone.com/getcontent.aspx?nID=39&l=it

Stefano Gagliardo e il suo Barolo

Con Stefano si è instaurato un feeling naturale. Non succede spesso, ma quando succede costituisce sempre un bel fatto, una bella sorpresa.

Stiamo lavorando per realizzare alcuni progetti stimolanti, ma l’occasione mi è utile per parlare del suo Barolo 2009, bevuto en primeur. Ne ho avuta qualche bottiglia che mi serve per illustrare la copertina del Cd, prodotto dall’Esagono e dedicato ai cru del Barolo con composizioni originali, ispirate direttamente da questo vino elegante e sontuoso e composte dal musicista Marco Cimino.

Un Barolo che mi ha lasciato davvero sorpreso: in maniera assai positiva. Bere un Barolo appena appena nato e scoprirlo già armonioso, elegantissimo e con i tanto celebri tannini che invece di essere di cartavetro sono (esagero un po’) di seta è una sensazione strabiliante per un esperto. L’ho bevuto insieme a altri Barolo più vecchi e valutati con il massimo dei voti da varie guide e non aveva niente da invidiare a questi cugini più maturi, davvero. Comunque, un Barolo che si sente ancora fresco infante e con tanta strada davanti: strada che porta verso ulteriore finezza, verso ulteriore eleganza. Viene spremuto dalle uve delle vigne intorno alla sede dell’azienda in località Serra dei Turchi, sotto Santa Maria nel comune di La Morra; le esposizioni dei terreni sono particolari, con una bella fetta rivolta verso ovest e sud-ovest. Il risultato, ripeto, è davvero notevole.

Ne abbiamo parlato nel nostro ultimo incontro al bar del Circolo dei Lettori di Torino: ambiente fascinoso in cui parlare di vino e di progetti futuri è quantomeno piacevole. E di buon auspicio.

Salute.