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Autumn in Langa: walking between vineyards in november
Claudio Rosso: vini e aceto

Viene un giorno di fine dell’anno scorso in cui mi serve chiedere un favore a Stefano Gagliardo, mi consiglia di sentire la famiglia Rosso, che conosco di nome ma di cui non conosco i vini. Segue un appuntamento nella sede dell’Azienda Gigi Rosso, lungo la strada Alba-Barolo, ancora per pochi metri posta nel comune di Castiglione Falletto. Conosco Gigi, il patriarca, Claudio, enologo e Maurizio, l’intellettuale di famiglia (di cui ho già trattato su questo sito).

Nasce spontanea un’amicizia particolare, sia con Maurizio sia con Claudio; ma se di Maurizio e dei suoi libri ho ampiamente parlato, con Claudio ho maturato un debito.

Avendo finalmente potuto gustare il suo strepitoso aceto balsamico di moscato “Asì“, è in fine giunto il momento di sdebitarmi, e con grande piacere.

E comincio proprio dall’aceto che Claudio cura con amore speciale. Questo è un aceto balsamico prodotto da mosto di moscato secondo la tradizione emiliana dei passaggi successivi in botticelle di legni pregiati e invecchiato almeno 3 anni. Ne produce uno più tradizionale da vino Barolo, buono anche questo. Li si possono trovare distribuiti da Eataly e, garantisco, sono per davvero aceti eccellenti. Claudio li produce nei casolari posti in Serralunga, località Airone: è il cru più alto del Nebbiolo da Barolo e l’ultimo del disciplinare al confine con l’Alta Langa. Il Barolo Arione che Claudio qui produce è senza dubbio uno dei migliori da me conosciuti, nella tipologia elveziana (Barolo con più struttura, tannini e colore).

Il balsamico l’ho usato per condire un piatto tanto semplice quanto gustoso: alici in umido. Provare per credere, ma le alici devono essere freschissime e con quelle poche gocce di aceto il piatto diventa sublime.

Già che ci sono, parlo anche della Freisa ferma 2012 – che purtroppo non verrà più prodotta: tende a scomparire perché poco richiesta, un vero delitto. Vino secco, vinoso, piacevolissimo anche leggermente fresco che oggi non gode di stima particolare ed è un vero peccato. Molti produttori di Langa ormai tendono a non produrre più questo vino in favore di “roba” più modaiola e così si perde un vino ideale per accompagnare certi salumi, certi formaggi, certi antipasti tipici. E non soltanto: la Freisa può essere un vino a tutto pasto, di particolare piacevolezza e non impegnativo. Questo fa 13,5% vol., bel colore rosso rubino medio, note di frutta rossa non troppo invasive, in bocca è secco, vinoso, con un finale piacevolmente amaro.

Del rosato di Nebbiolo ho parlato in altre occasioni: è uno dei miei preferiti, pare ovvio. Il Nebbiolo 2011, dalle vigne di Altavilla (due passi a est di Alba, zona del Barbaresco) è un buon Nebbiolo più balsamico che speziato, 14% vol., colore più carico del normale. Al palato è un vino largo, quasi pastoso di buona piacevolezza e lungo finale. Prezzo assai conveniente, come tutta la produzione Gigi Rosso di cui Claudio, enologo proveniente dal prestigioso istituto albese, è padre amorevole. Tra le altre cose, ha scritto un bel libro, assai divulgativo e di buon successo, sulle tecniche del vino in vigna e in cantina.

http://www.gigirosso.com/getcontent.aspx?nID=52&l=it

Langa: quando lavorare diventa un piacere
Incontri

Succede che un sabato freddo e piovoso di fine novembre certe persone s’incontrano, alcune non si conoscono di persona e altre vengono di lontano. S’incontrano e succede che tutti sembrano vecchi amici, di quelle amicizie che s’annidano fin nelle radici e paiono vecchie di secoli.

Arte, poesia, pittura e storia sono i soggetti delle chiacchiere, a volte lievi, a volte pesanti e profonde come antri scavati nella terra da millenni da tignosi sotterfugi della natura, del clima.

E, come sempre, è il vino referente medium di queste magiche coesioni.

Si comincia con un Kerner dell’Alto Adige in una storica piola del centro di Torino; si prosegue con una Ribolla Gialla friulana in uno dei bar più belli d’Italia. E poi si và giù, quasi in Langa ma ci fermiamo prima, nel più selvaggio Roero, a Praolormo: ristorante Re Carl. E qui una Barbera d’Alba 2007 (15%vol.) di Vincenzo Calorio scalda gli animi e avvicina più ancora uomini di buona volontà.

Si finisce, in gloria, a casa mia con un Barolo 2007 Vigna Rionda degli amici Anselma di Serralunga: cos’altro può esserci di meglio nella vita?

I nomi? Contano poco o punto…..

Con i Maya tra televisioni e conferenze

Tra mercoledì 19  e giovedì 20 dicembre 2012 ho dovuto sostenere un vero tour de force con i miei Maya. Il 19 sono andato in onda a Quartarete TV, programma Antropos con Giorgio Diaferia e Antonella Frontani.

Il giorno dopo sono stato onvitato come esperto nel programma di Vero Tv condotto da Marisa Laurito e andato in onda in diretta alle 14.20: qui, più che di Maya ho parlato della bufala della profezia, quindi di J. A. Arguelles e del suo vecchio libro, “Il fattore maya”.

Dopo la trasmissione di Milano, correndo tra Frecciarossa e Bmw, sono arrivato a Serralunga per la serata dedicata ai Maya. questa volta ho parlato per oltre un’ora e mezza a un pubblico attentissimo e assai interessato. Finalmente, ho potuto raccontare la cultura Maya a tutto tondo, con immagini e filmati. Grande soddisfazione e adeguato successo. Poi è seguita una cena maya preparata con bravura dalle cuoche di Fontanafredda. Per questa magnifica serata devo ringraziare Francesca, Monica, Federica e Fiorella. Ovviamente, Oscar Farinetti.

 

I Maya e il Barolo

Il 23 novembre 2012 è una data importante per me: esce nelle edicole di tutta Italia il mio libro sui Maya per i tipi di Gruner-Mondadori, abbinato a Focus Storia su cui ho curato lo speciale dedicato alla mia cultura prediletta.

Dunque, necessita festeggiare!

Ho aperte due bottiglie di Guido Porro: il Barolo Lazzairasco 2008 e il Paesan 2008. Sono due vini eccellenti che vengono da Serralunga, borgo mio prediletto. Guido Porro me lo ha indicato Franco Anselma: bevo a pasto i suoi Barbera e Dolcetto acquistati sfusi e ottimi entrambi. Ma ho trovato di qualità superiore queste due bottiglie al top della produzione di quest’azienda che vanta oltre un secolo di attività. 15% vol. per il Barolo, che è certo un figlio possente della porzione più bassa del cru Lazzarito, ma lo trovo anche sorprendentemente pronto, elegante, armonioso. Altrettanto valido il blend di Nebbiolo e Barbera, meno alcolico certo (14% vol.) e meno complesso, ma comunque un vino di notevole interesse e con una personalità tutta sua. Guido ne produce 4.000 bottiglie, mentre 7.000 sono quelle di Barolo su una produzione che non arriva a 30.000 bottiglie in totale. Il rapporto qualità/prezzo è straordinario: circa 17 € per il Barolo acquistato in cantina!!

Tutt’altra faccenda per lo Sperss 2003 di Gaja.

Ne ho una cassa che Angelo mi fece recapitare dopo i miei articoli che descrivevano la verticale di questo Barolo sensazionale (in realtà al Nebbiolo del cru Marenca-Rivette - sempre di Serralunga si tratta- sono aggiunte uve Barbera per il 6%) svoltasi in occasione del Vinitaly 2012. Ero rimasto incantato da questo millesimo, ritenuto sfortunato e di cui soltanto il 30% del vino ebbe l’onore e l’onere di diventare Sperss.

Aspettavo un’occasione appropriata per deliziarmi con una di queste bottiglie. E i miei Maya mi hanno suggerito di gustare, con qualche meritevole amico, questo vino strepitoso: che dire? Nulla che non abbia già detto e scritto per uno dei migliori Barolo che esistono su questo pianeta: i miei compagni di bevute sono rimasti semplicemente senza parole….

 

Brezza in Barolo

Oreste Brezza me lo aveva presentato Oscar Farinetti in occasione dell’inaugurazione della nuova sede di Borgogno, a fine 2011. Mi aveva raccomandato di andare a visitare la cantina e prendere un boccone nel suo ristorante. Nel frattempo sono stato diverse volte a Barolo, senza mai trovare il tempo di onorare la promessa fatta quel giorno. Poi succede che, in occasione di Collisioni 2012, rimango a Barolo per qualche giorno e mi riprometto finalmente di recarmi a visitare questa storica cantina (produttori dal 1885).

Sono andato a cena con Maria Rosa e Marco Aronica, i miei due tutor, la sera del di venerdì 13 luglio, sulla stupenda terrazza da cui si gode un panorama ineguagliabile del paese e delle sue vigne verso sud-est. Abbiamo bevuto il Dolcetto San Lorenzo 2010 e il Barolo Cannubi 2007: entrambi magnifici (ho apprezzato assai il Dolcetto, in particolare). Ottima la proposta della carne cruda affettata e marinata con un delizioso bagnetto di olio, limone e aglio; e straordinaria l’insalata russa, almeno per chi ama queste cose di tradizione (quando so che può essere buona, non mi tiro mai indietro: e questa è tra le migliori che ho gustato).

Ho poi incontrato Enzo, figlio di Oreste, che è venuto alla mia lectio della domenica e si è fermato a spiegare il suo Barolo Cannubi 2007 nella gustazione successiva alla mia, durante l’intervento – sempre lucido e di gradevolissima esposizione – dell’amico Andrea Scanzi.

Ho visitato le cantine Brezza lunedì 16, aspettando il concerto di Bob Dylan.

I Brezza sono proprietari di circa 22 ettari di terreno con coltivazioni di vario genere, di questi 16,5 sono vitati e spremono 80.000 bottiglie. Ben 35.000 appartengono alle cinque tipologie del loro Barolo (Bricco Sarmassa, Sarmassa, Cannubi, Castellero e Barolo). La famiglia Brezza gestisce, oltre al ristorante (almeno 80/100 coperti), anche l’Hotel Barolo – 3 stelle che valgono 4, con 57 camere e piscina scoperta. Tutto questo genera almeno un 20/25% di vendite dirette in cantina, percentuale che da queste parti è per davvero rilevante.

Tra i vari assaggi effettuati nell’accogliente frescura della cantina, in piacevole compagnia di Oreste e Enzo, cito un ottimo rosato di Nebbiolo (soltanto, purtroppo, 2.000 bottiglie), una magnifica, secchissima, Freisa, e un Dolcetto ai vertici della tipologia (i prezzi di questi vini in cantina stanno sempre intorno ai 9 €). Di alto livello la Barbera (fermentazione in acciaio e affinamento in legno grande) e notevolissimo il Nebbiolo 2010: un vino che mi stupito per la finezza, la complessità, la peculiarità (con tappo di vetro, ormai da 6 anni!).

La degna chiusura è stata un bicchiere, questo bevuto proprio tutto, di Cannubi 2003: proprio quell’annata di cui si dice che il caldo aveva bollito i mosti. Qui invece ha dato un vino strepitoso e ricordo che anche per lo Sperss 2003 di Angelo Gaja avevo avuto le stesse sensazioni (e sono Barolo antitetici, essendo questo figlio di Serralunga e dunque con più struttura e meno eleganza). La mattinata è stata conclusa al ristorante con Enzo: avrei dovuto soltanto assaggiare gli agnolottini del plin con sugo d’arrosto, invece, malgrado il sole giaguaro, me ne sono mangiato un piatto! E con che soddisfazione…

Consiglio generico: se capitate a Barolo, andate da Brezza.

Consiglio per esperti e appassionati: organizzate una visita apposta per conoscere Brezza.

Consiglio per gli amici: andate più spesso da Brezza. Salute.

http://www.brezza.it/

Az. Agricola Anselma Giacomo di Serralunga

Proprio non lo sapevo, ma Gino Veronelli nel 2002 gli aveva assegnato il suo “Sole” nell’edizione di quell’anno della sua guida. Chi conosce le vicende legate a Luigi Veronelli sa cosa significa. La faccenda mi accende di entusiasmo perché di questa storia vengo a sapere dopo aver bevuto alcuni Barolo che mi sono sembrati eccezionali per davvero e di caratteristiche abbastanza uniche: allora, ho pensato tra me e me, vuol proprio dire che c’è sempre stato e sempre ci sarà un filo conduttore unico nel giudicare i vini. Ogni qual volta mi vien fatto di constatarlo, ne sono felice come un bambino.

Fino a pochissimi anni fa tutta la produzione ( che non supera comunque le 20.000 bottiglie) era venduta all’estero o consumata nel ristorante storico di famiglia, dunque il marchio in Italia era pressoché sconosciuto. Tutt’altro che sconosciuto era invece Giacomo Anselma, il figlio di Felice che aveva fondato l’azienda nei primi anni del Novecento e aveva inaugurato il ristorante Italia, trasformando una sorta di piccolo stabilimento termale in cui ci si poteva curare con l’uva, come predicavano i Romani (vedi Plinio e Sammonico) e più tardi la Scuola Salernitana. Giacomo – Giacolin – ha finito i suoi gloriosi giorni nel 2004, quasi novantenne, un anno prima del suo amico Gino. Chi lo ha conosciuto parla di un uomo di acuminata intelligenza, grande umanità e notevole ironia; un uomo di modi semplici ma di grande carisma che a Serralunga veniva considerato con rispetto e consultato ogni qualvolta c’era da prendere decisioni importanti, soprattutto per quel che riguardava le uve e le vigne che conosceva come nessun altro. Non per nulla per il suo vino aveva scelto i cru migliori: Rionda (che Veronelli nomina già nel 1961 e che chiama “Rotonda”) e Collaretto, esposti magnificamente a sud-ovest. Oggi l’azienda è curata dal figlio Franco, enologo (ha studiato nel prestigioso istituto di Alba) e dalla moglie Maria Maier, una donna energica, appassionata e attiva, figlia di padre tedesco e mamma romena. Il ristorante – che ospita più di un centinaio di coperti – è condotto da Grazia Anselma, sorella di Franco. Al piano superiore ci sono 8 belle camere in cui è possibile riposare dopo la cena che consiglio sapendo di non sbagliare: qui si parla di tradizione di Langa proposta come si deve e a prezzi che sono umani. Non posso non citare una strepitosa battuta di carne cruda di fassone, condita con olio ligure, che di rado ho gustato a questo livello (accompagnata da un Barolo riserva Rionda del 2004 di eccellenza assoluta).

Dei vini parlo in questo articolo:

http://www.vincenzoreda.it/i-barolo-di-giacomo-anselma/

Sperss: un sogno di “Nostalgia” ovvero…I have a dream

Il periodo era quello tra le due guerre. La severa valsusina Clodilde (Tildìn, in famiglia) mandava il figliolo Giovanni a vendemmiare i Nebbiolo in quel di Serralunga, ovviamente dopo la vendemmia delle vigne di proprietà in Barbaresco. E lì Giovanni si divertiva, gli piaceva lavorare senza il pesante assillo degli occhi di famiglia: e gli davano anche qualche soldo. E ancora: vendemmiare uve che sarebbero diventate Barolo costituiva una sorta di valore aggiunto per chi dai grappoli Nebbiolo spremeva da sempre Barbaresco. (continua…)

Già bianco di Fontanafredda

http://www.vincenzoreda.it/gia/

Nel dicembre del 2010 avevo scritto un breve articolo che trattava del vino appena introdotto sul mercato dal funambolico Oscar Farinetti sotto il marchio di Fontanafredda: il Già Rosso. (continua…)

Fontanafredda, piccolo acconto d’immagini

Giornata d’ottobre. Ventosa e limpidissima. Le vigne ormai orfane dei grappoli appena vendemmiati in stagione prematura come forse mai. Ma con grandi promesse. Questo è un piccolo acconto: a Fontanafredda mi hanno sommerso di suggestioni. Mica male, di questi tempi.

Barolo Gaja Dagromis 2005

Definire Angelo Gaja un vigneron, un vignaiolo, un produttore è come definire un vino, anche un suo vino, un nettare di Bacco: pure banalità.

Angelo è qualcosa di diverso: un corsaro.

Si badi bene, non un pirata un bucaniere un filibustiere: un vero corsaro, di quelli che solcavano i mari autorizzati a predare da una lettera da corsa, vergata di pugno dalla Regina, come Sir Walter Raleigh. La lettera di Angelo io so che l’ha scritta un qualche jinn malandrino, un qualche spiritello – uno di quelli di Guido – che a lui, e a noi, vuol bene.

Quest’anno mi ha reso omaggio di due bottiglie di Dagromis 2005, Barolo di La Morra dal cru Cerequio. Conoscevo di nome questo Barolo, mai avevo avuto il piacere di berlo.

Chiedo a Gaja una scheda tecnica, per documentazione. Mi fa rispondere che non esiste una scheda tecnica di questo vino; mi suggerisce di affidarmi alla mia fantasia… Saccheggio i territori selvaggi di internet e scopro che poco o punto esiste in italiano a proposito di questo vino. Scopro, però, questo documento:

“Dear Gaia,

I need a clarification. From my research on the internet, it is not clear what is the relationship between the Gromis Barolo, the Gromis Conteisa Cerequio Barolo, Conteisa Langhe and the Dagromis Barolo, and when some of the labels changed.

Dutifully Gaia responded. Here is the fascinating Gaja trivia that I learned.

In 1995 Gaja bought a propriety in La Morra. The property is 10 hectares, almost all included in the Cerequio vineyard. The winery (an obsolete building which they do not use) had a stock of older vintages. It took them a bit of time to understand what they had.

The propriety was named Gromis. The stock that was in the cellar was inspected, some vintages have not been sold because they did not like the quality, but some other vintages were very good (1970, 1982, 1989, etc) so Gaja released them with the label Barolo Gromis.

CONTESIA CEREQUIO BAROLO was the label Gaja devoted for the best Cerequio parcells (some vintages were already in the barrels at the moment of the acquisition, for example 1991 or 1993). So for those wines they took care of the last part of the ageing.

In 1996 Gaja decided to devote 4 hectars in the heart of Cerequio cru for the production of Gaja Conteisa Langhe Nebbiolo DOC which (like all of Gaja’s single vineyards …Costa Russi, Sori San Lorenzo, Sori Tildin and Sperss) is a blend of Nebbiolo and Barbera, in this case 92% Nebbiolo and 8% Barbera.

The rest of the propriety was allocated to the production of Barolo Gromis.

Over the years Gromis has changed.

1. The name has been changed to Dagromis (which in Italian means “From Gromis”).

2. Since 2001 the wine is produced not only with La Morra grapes but also with Serralunga grapes. Gaja family owns two proprieties in Barolo area – one in La Morra and one in Serralunga (from which Sperss is produced). Serralunga gives quite austere and structured personality to Nebbiolo while LaMorra gives the most gentile and elegant character. Dagromis is the expression of both.”.

(http://www.chevsky.com/ datato mercoledì 15 settembre 2010).

Una bottiglia l’ho bevuta tra il 31 dicembre e il primo gennaio 2011. Cominciamo dall’etichetta, come si conviene. Ribadisco, del vino non so nulla, se non quello che è riportato qui sopra.

L’etichetta è, al solito, geniale: una spirale che pare un cerchio raccoglie 9 macchie color mattone che potrebbero essere la rappresentazione grafica di altrettanti appezzamenti di vigna (Angelo odia le macchie, dunque credo che quelle superfici irregolari color mattone non siano semplici macchie…). Fondo nero e spirale bianca che s’ispessisce e ritorna sottile. Nome del vino, Barolo, DOCG scritta per esteso in corpo piccolo, millesimo (2005), Gaja: il tutto in negativo bianco e impaginato a epigrafe. Poi, il colpo di genio: tutte le indicazioni di legge scritte in grigio scuro - devi aver proprio voglia di leggerle, inscritte dentro un contesto nero! Il tutto di indubbia eleganza per un’etichetta che non deve urlare, confusa tra le altre, da scaffali anonimi.

Non avevo mai bevuto un Barolo simile. Colore granato scarico; naso che sa di pepe e di erbe di macchia mediterranea con un sentore di amaro particolare. In bocca risento certi sapori di rosmarino e di origano; gentile, sensibile, giovane, fresco che non ti opprime con i suoi 14° di alcol. Stupisce l’assenza della solita frutta di bosco e della stucchevole vaniglia (meno male). La persistenza è come si deve e il retrogusto, spiccato, amarognolo con ancora leggere astringenze dovute alla gioventù.

Un Barolo, certo. Ma che Barolo! E non so a quanti appassionati nostrani di Barolo possa piacere un Barolo simile. Scrivo un’enormità (lo dichiaro, attenzione!): un Barolo quasi gay, dove quel “gay” è da intendersi come un plus, per capirsi.

L’ho accompagnato con cotechino in crosta, gnocchetti di pesce (!), con vitello tonnato, con lingua al verde (qui l’accompagnamento è insuperabile). E quanto mi è piaciuto. Certo, mi rendo conto che non molti possano apprezzare un Barolo come questo: lo Sperss di Serralunga è assai più Barolo, ma questo a me è piaciuto tanto tanto.

Accidenti a quel corsaro, che ora s’è stancato – a ragione – di navigare mari tempestosi a caccia di prede. E riposa…si fa per dire, in Terra di Langa.