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Il Fiano Minutolo, Salento Doc, di Vincenzo Vita

Fiano m.Jancis Robinson, nella bibbia che è il suo Guida ai vitigni del mondo (Slow Food editore, 1998), cita il Susumaniello come Susumaiello e parla dell‘Ottavianello come varietà del francese Cisnaut (o Cisnault), ma, tra i vitigni autoctoni pugliesi che oggi godono di nuova vita, non cita il Fiano Minutolo.

L’amico Eustachio Cazzorla, sommelier e giornalista pugliese (lo conobbi in occasione di una mia mostra a Casteldimezzo, ristorante La Canonica – dove si mangia uno straordinario filetto di tonno), a proposito del Fiano Minutolo cita gli articoli di Giorgia Benvenuto, Enzo Scivetti e Pasquale Porcelli: studi del dr.Calò e di Lino Carparelli indicano questo vitigno essere non altro che il Greco Aromatico o Greco bianco, componente del classico assembaggio della Doc Locorotondo, vitigno abbandonato perché non troppo produttivo, in favore dei più convenienti Verdeca e Bianco d’Alessano.

E’ stato riscoperto agli inizi di questo millennio e, presentato al Vinitaly del 2004, ha subito avuto un prestigioso riconoscimento che ha ricevuto una clamorosa conferma al Salone di Bordeaux del 2007.

Il Fiano Minutolo, che Eustachio precisa dover essere più propriamente chiamato Minutola, poco avendo a che fare col Fiano di Avellino, è indubbiamente un vino di interesse straordinario: palati e nasi poco raffinati lo accostano a vitigni famosi tedeschi o dell’Alto Adige: in verità il primo impatto al naso è di grande sentore aromatico e floreale, ma sono il limone e il gelsomino i più forti profumi e al palato l’acidità è assai spiccata. Molto persistente e con un colore giallo paglierino tenue con riflessi verdi, è un vino di difficile abbinamento.

IMG_7901Ho cominciato a bere questa bottiglia venerdì, molto fresca; ho continuato a berne sabato e domenica: il terzo giorno erano quasi scomparsi i sentori di foglie di agrumi e di gelsomino, mi è parso di sentire la banana e la vaniglia in un vino che pareva molto meno acido. Questa bottiglia è un Salento Doc di Vincenzo Vita, del 2008. Vincenzo ne possiede 2 ha nel territorio di Manduria, a 200 mt. sul livello del mare: ne ricava circa 10.000 bottiglie. Egli sostiene che il miglior abbinamento si ottiene accompagnando il sushi e sta mettendo a punto una strategia per far conoscere al mercato giapponese questa meraviglia. Credo abbia ragione, ma io non amo il sushi e il Fiano Minutolo me lo bevo da solo, prima o dopo i pasti. Gli ho reso il grande onore di essere contenuto in due dei miei bicchieri più nobili, entrambi di Murano. Nella foto qui sopra i due bicchieri con il Fiano Minutolo: quello di sinistra è un classico cristallo con molto piombo, soffiato in due pezzi; quello di destra è un prodigio soffiato in un unico pezzo, povero di piombo e che pesa come una piuma, ne possiedo 6 pezzi che all’epoca erano costati una follia: ci bevo soltanto i vini che se lo meritano. Il Fiano Minutolo se lo merita, parola mia.

Sorì San Lorenzo di Edward Steinberg

San Lorenzo-1Questo è senza dubbio uno dei migliori libri mai scritti sul vino e lo ha scritto un americano che vive a Roma.

E’ il racconto di come nasce un grande cru di Barbaresco, un racconto fedele, appassionato, rigoroso. Un racconto denso di molte indicazioni che toccano tutte le varie discipline che hanno a che fare con la tecnica di “fare” il vino: geologia, climatologia, botanica, biologia, agronomia, chimica, fisica e, ultima ma non meno importante, psicologia. Il tutto condito con dovizia di amore, passione, tenacia.

Ma, come quasi sempre avviene perché la perfezione non è degli uomini, c’è un piccolo appunto da muovere. Un appunto linguistico che costituisce un errore di grammatica assai diffuso: il termine tecnico che indica il vigneto piantumato seguendo parallelamente il pendìo della collina che lo ospita in corretto italiano è rittochino, non ritocchino, come molti dicono e come è erroneamente tradotto nel libro. Per la precisione. Prego controllare su qualsiasi serio dizionario.

La copertina qui riprodotta è quella della prima edizione italiana di Slow Food del 1996. Angelo Gaja non manca mai di parlare di questo lavoro nei suoi interventi pubblici e ne snocciola le cifre del suo successo: 8 traduzioni, 80.000 copie vendute nei soli Stati Uniti, 500.000 copie totali vendute nel mondo. Uno di quei libri, sono circa 300 pagine, che non può mancare nella biblioteca di un appassionato di vino.

Jancis Robinson: Guida ai vitigni del mondo

J. Robinson1Per tutti coloro che a qualsiasi titolo si occupano di vino, questo è un volume fondamentale. La giornalista e scrittrice di vino inglese con questo lavoro, pubblicato nel 1998 da Slow Food Editore, fornisce uno strumento unico per la conoscenza, enciclopedica, dei vitigni che sono la base nel mondo della stragrande maggioranza dei vini che tutti beviamo.

Sono circa 800 i vitigni che la Robinson esamina in questo libro: ne fornisce le caratteristiche principali, le variazioni di denominazione a seconda dei luoghi dove sono coltivati, i vini cui danno vita.

Un libro che non può mancare negli scaffali di chiunque si occupa di vino, professionista o semplice amatore che egli sia.

E’ un volume che per davvero consiglio vivamente a tutti. Saranno soldi ben spesi e una lettura di grande interesse. Da consultare spesso e volentieri per risolvere dubbi e incertezze in un ambito in cui, spesse volte, si incontrano inesattezze e informazioni fuorvianti. Una materia che invece la Robinson tratta con indubbia competenza e rigore scientifico: semplicemente straordinario, una vera bibbia per il nostro settore.