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Esagono a Avigliana Jazz Festival 24 agosto 2013

Grande successo ieri sera al Green Beach di Avigliana per l’Esagono che inaugurava l’Avigliana Jazz Festival. Locale strapieno di un pubblico attento e competente che ha chiamato il gruppo a ripetuti bis. Ieri sera, oltre alla classica formazione dell’Esagono – Michele Cimino alle tastiere, Giorgio Diaferia alla batteria, Jacopo Albini al sax e Michele Anelli al contrabbasso – si è aggiunto Enrico Degani alla chitarra, rendendo i suoni più pieni e più vari.

Esagono ha eseguito diversi brani compresi nell’ultimo lavoro, Wine Notes, dedicato al Barolo; al solito, i brani più apprezzati sono stati Cannubi e Sperss (grandi cru di questo vino).

Esagono Stampa i

Esagono al Jazz Club Torino

Venerdì 3 maggio 2013 al Jazz Club di Piazzale Valdo Fusi, i miei quattro amici dell’Esagono hanno suonato alla grande per circa un’ora e mezza. Jazz e Rock-jazz di quello buono: standard, cover (eccellente la loro esecuzione di Satisfaction dei Rollin Stones) e alcuni inediti che saranno registrati nel prossimo CD: Wine Notes, dedicato ai cru di Barolo con pezzi, composti da Marco Cimino, come Cannubi, Brunate, Sperss

I Maya e il Barolo

Il 23 novembre 2012 è una data importante per me: esce nelle edicole di tutta Italia il mio libro sui Maya per i tipi di Gruner-Mondadori, abbinato a Focus Storia su cui ho curato lo speciale dedicato alla mia cultura prediletta.

Dunque, necessita festeggiare!

Ho aperte due bottiglie di Guido Porro: il Barolo Lazzairasco 2008 e il Paesan 2008. Sono due vini eccellenti che vengono da Serralunga, borgo mio prediletto. Guido Porro me lo ha indicato Franco Anselma: bevo a pasto i suoi Barbera e Dolcetto acquistati sfusi e ottimi entrambi. Ma ho trovato di qualità superiore queste due bottiglie al top della produzione di quest’azienda che vanta oltre un secolo di attività. 15% vol. per il Barolo, che è certo un figlio possente della porzione più bassa del cru Lazzarito, ma lo trovo anche sorprendentemente pronto, elegante, armonioso. Altrettanto valido il blend di Nebbiolo e Barbera, meno alcolico certo (14% vol.) e meno complesso, ma comunque un vino di notevole interesse e con una personalità tutta sua. Guido ne produce 4.000 bottiglie, mentre 7.000 sono quelle di Barolo su una produzione che non arriva a 30.000 bottiglie in totale. Il rapporto qualità/prezzo è straordinario: circa 17 € per il Barolo acquistato in cantina!!

Tutt’altra faccenda per lo Sperss 2003 di Gaja.

Ne ho una cassa che Angelo mi fece recapitare dopo i miei articoli che descrivevano la verticale di questo Barolo sensazionale (in realtà al Nebbiolo del cru Marenca-Rivette - sempre di Serralunga si tratta- sono aggiunte uve Barbera per il 6%) svoltasi in occasione del Vinitaly 2012. Ero rimasto incantato da questo millesimo, ritenuto sfortunato e di cui soltanto il 30% del vino ebbe l’onore e l’onere di diventare Sperss.

Aspettavo un’occasione appropriata per deliziarmi con una di queste bottiglie. E i miei Maya mi hanno suggerito di gustare, con qualche meritevole amico, questo vino strepitoso: che dire? Nulla che non abbia già detto e scritto per uno dei migliori Barolo che esistono su questo pianeta: i miei compagni di bevute sono rimasti semplicemente senza parole….

 

Brezza in Barolo

Oreste Brezza me lo aveva presentato Oscar Farinetti in occasione dell’inaugurazione della nuova sede di Borgogno, a fine 2011. Mi aveva raccomandato di andare a visitare la cantina e prendere un boccone nel suo ristorante. Nel frattempo sono stato diverse volte a Barolo, senza mai trovare il tempo di onorare la promessa fatta quel giorno. Poi succede che, in occasione di Collisioni 2012, rimango a Barolo per qualche giorno e mi riprometto finalmente di recarmi a visitare questa storica cantina (produttori dal 1885).

Sono andato a cena con Maria Rosa e Marco Aronica, i miei due tutor, la sera del di venerdì 13 luglio, sulla stupenda terrazza da cui si gode un panorama ineguagliabile del paese e delle sue vigne verso sud-est. Abbiamo bevuto il Dolcetto San Lorenzo 2010 e il Barolo Cannubi 2007: entrambi magnifici (ho apprezzato assai il Dolcetto, in particolare). Ottima la proposta della carne cruda affettata e marinata con un delizioso bagnetto di olio, limone e aglio; e straordinaria l’insalata russa, almeno per chi ama queste cose di tradizione (quando so che può essere buona, non mi tiro mai indietro: e questa è tra le migliori che ho gustato).

Ho poi incontrato Enzo, figlio di Oreste, che è venuto alla mia lectio della domenica e si è fermato a spiegare il suo Barolo Cannubi 2007 nella gustazione successiva alla mia, durante l’intervento – sempre lucido e di gradevolissima esposizione – dell’amico Andrea Scanzi.

Ho visitato le cantine Brezza lunedì 16, aspettando il concerto di Bob Dylan.

I Brezza sono proprietari di circa 22 ettari di terreno con coltivazioni di vario genere, di questi 16,5 sono vitati e spremono 80.000 bottiglie. Ben 35.000 appartengono alle cinque tipologie del loro Barolo (Bricco Sarmassa, Sarmassa, Cannubi, Castellero e Barolo). La famiglia Brezza gestisce, oltre al ristorante (almeno 80/100 coperti), anche l’Hotel Barolo – 3 stelle che valgono 4, con 57 camere e piscina scoperta. Tutto questo genera almeno un 20/25% di vendite dirette in cantina, percentuale che da queste parti è per davvero rilevante.

Tra i vari assaggi effettuati nell’accogliente frescura della cantina, in piacevole compagnia di Oreste e Enzo, cito un ottimo rosato di Nebbiolo (soltanto, purtroppo, 2.000 bottiglie), una magnifica, secchissima, Freisa, e un Dolcetto ai vertici della tipologia (i prezzi di questi vini in cantina stanno sempre intorno ai 9 €). Di alto livello la Barbera (fermentazione in acciaio e affinamento in legno grande) e notevolissimo il Nebbiolo 2010: un vino che mi stupito per la finezza, la complessità, la peculiarità (con tappo di vetro, ormai da 6 anni!).

La degna chiusura è stata un bicchiere, questo bevuto proprio tutto, di Cannubi 2003: proprio quell’annata di cui si dice che il caldo aveva bollito i mosti. Qui invece ha dato un vino strepitoso e ricordo che anche per lo Sperss 2003 di Angelo Gaja avevo avuto le stesse sensazioni (e sono Barolo antitetici, essendo questo figlio di Serralunga e dunque con più struttura e meno eleganza). La mattinata è stata conclusa al ristorante con Enzo: avrei dovuto soltanto assaggiare gli agnolottini del plin con sugo d’arrosto, invece, malgrado il sole giaguaro, me ne sono mangiato un piatto! E con che soddisfazione…

Consiglio generico: se capitate a Barolo, andate da Brezza.

Consiglio per esperti e appassionati: organizzate una visita apposta per conoscere Brezza.

Consiglio per gli amici: andate più spesso da Brezza. Salute.

http://www.brezza.it/

Serralunga d’Alba e il suo Castello

Un segno che, almeno per certe faccende, Lassù Qualcuno mi vuole bene è dato dalla stupenda giornata che mi viene donata per la mia visita a Serralunga. Dopo interminabili, tristi e sconfortanti giorni di pioggia, una mattina luminosa e tersa, come succede quando l’acqua ha provveduto a pulire l’atmosfera, mi rende ancora più interessante questa faccenda di accompagnare una mia vecchia amica a conoscere Serralunga e il suo Castello. Quando si parla di Langa e di Barolo, i più pensano a La Morra a Barolo a Monforte…Ma se un uomo della fatta di Angelo Gaja quando parla di Barolo – e sopratto quando scelse il Suo Barolo – si accende di passione per raccontare Serralunga, ci sarà pure una buona ragione, no? La ragione sta nel fatto che questo minuscolo borgo di origine medievale (con una popolazione di nemmeno 500 anime) è circondato da vigne portentose che danno i Barolo con più struttura: Rionda, Lazzarito, Collaretto, Marenca-Rivette (lo Sperss di Gaja), Gabutti, Cucco: chi vuole un Barolo di grande corpo deve per forza spremerlo dai Nebbiolo di queste vigne e i produttori lo sanno bene. Tornare a Serralunga è sempre un piacere: oggi, dovendo anche guidare una neofita, mi sono premunito e ho preso accordi con Maria Anselma Meier, amica che conoscevo, fino a oggi, soltanto virtualmente (Facebook), ma che si è rivelata (ne ero certo) una persona speciale. Oltre a essere la moglie di un discendente della famiglia Anselma (Franco), è una donna che ama in maniera particolare il paese che la ospita da ormai quasi vent’anni: è l’amore speciale che soltanto chi viene di lontano può donare alla Terra che ha scelto per vivere – anche perché la Terra natale non si sceglie, ahinoi! Della Famiglia Anselma, di Giacolin, della sua storia, dei suoi vini tratterò in un articolo a parte perché meritano tutta la mia attenzione e uno spazio adeguato.

Serralunga è un paese minuscolo, raccolto attorno al magnifico castello che si erge quasi come un grattacielo fortificato a sorvegliare da una posizione di particolare favore l’intera Langa. Fu costruito intorno al 1340, a opera dei Marchesi di Falletto che erano i feudatari che per tanti secoli furono i fortunati padroni di queste terre. Questa costruzione era adibita a scopi essenzialmente militari e le caratteristiche sia interne sia esterne sono assai chiare in questo senso. Quando  i loro possedimenti passarono ai Savoia, e siamo nel XVII secolo, il Castello cessò di essere importante dal punto di vista militare e venne adibito in buona sostanza a mero magazzino, svuotato di mobili e suppellettili. Nel 1949 fu acquistato dallo Stato Italiano e fa oggi parte del nostro immenso patrimonio pubblico. Un importante restauro fu effettuato alla fine degli anni Cinquanta, per diretto interessamento di Luigi Einaudi, Grande uomo di Langa e poi grande Presidente della nostra neonata Repubblica.

Oggi il Castello è assai visitato, grazie soprattutto all’attività dell’Associazione Amici di Serralunga che mette a disposizione il personale per l’accoglienza e la guida per accompagnare i turisti: due ragazzi competenti e appassionati (Massimiliano e Luciana, meritano di essere ricordati). La visita dura 20/30 minuti ed è di straordinario interesse certo storico, ma direi soprattutto paesaggistico. Non costa nulla! E qui mi verrebbe da scrivere un oceano-mare di invettive: la nostra Cultura non può essere regalata, non ce lo possiamo permettere. Inoltre, non mettere un prezzo a un servizio – comunque unico comunque emozionante comunque affascinante – è sbagliato perché riduttivo. Qui mi fermo. E continuo su altre strade: Serralunga è anche il suo Castello e il suo Castello non può essere soltanto un contenitore – pur affascinante – vuoto per turisti. Credo che questa costruzione potrebbe vivere una nuova vita se inserita, con le dovute cautele e il dovuto rispetto, in un contesto di animazione, eventi, rievocazioni che il Territorio e la Storia suggeriscono: Serralunga, i suoi abitanti, i suoi vini, chi ama questo piccolo e magnifico Borgo se lo meritano. Speroma.

Con lo Sperss di Angelo Gaja e…. Gianfranco Vissani

http://www.vincenzoreda.it/sperss-un-sogno-di-nostalgia-ovvero-i-have-a-dream/

Definire lo Sperss come Barolo è a dire il vero, secondo le normative vigenti, quantomeno improprio. A partire dal 1996, infatti, Angelo Gaja decise di definire quasi tutti i suoi vini piemontesi (fanno eccezione il Barbaresco  e il Barolo Dagromis che sono a DOCG): Langhe DOC e quelli a base Nebbiolo, Langhe (continua…)

Barolo Gaja Dagromis 2005

Definire Angelo Gaja un vigneron, un vignaiolo, un produttore è come definire un vino, anche un suo vino, un nettare di Bacco: pure banalità.

Angelo è qualcosa di diverso: un corsaro.

Si badi bene, non un pirata un bucaniere un filibustiere: un vero corsaro, di quelli che solcavano i mari autorizzati a predare da una lettera da corsa, vergata di pugno dalla Regina, come Sir Walter Raleigh. La lettera di Angelo io so che l’ha scritta un qualche jinn malandrino, un qualche spiritello – uno di quelli di Guido – che a lui, e a noi, vuol bene.

Quest’anno mi ha reso omaggio di due bottiglie di Dagromis 2005, Barolo di La Morra dal cru Cerequio. Conoscevo di nome questo Barolo, mai avevo avuto il piacere di berlo.

Chiedo a Gaja una scheda tecnica, per documentazione. Mi fa rispondere che non esiste una scheda tecnica di questo vino; mi suggerisce di affidarmi alla mia fantasia… Saccheggio i territori selvaggi di internet e scopro che poco o punto esiste in italiano a proposito di questo vino. Scopro, però, questo documento:

“Dear Gaia,

I need a clarification. From my research on the internet, it is not clear what is the relationship between the Gromis Barolo, the Gromis Conteisa Cerequio Barolo, Conteisa Langhe and the Dagromis Barolo, and when some of the labels changed.

Dutifully Gaia responded. Here is the fascinating Gaja trivia that I learned.

In 1995 Gaja bought a propriety in La Morra. The property is 10 hectares, almost all included in the Cerequio vineyard. The winery (an obsolete building which they do not use) had a stock of older vintages. It took them a bit of time to understand what they had.

The propriety was named Gromis. The stock that was in the cellar was inspected, some vintages have not been sold because they did not like the quality, but some other vintages were very good (1970, 1982, 1989, etc) so Gaja released them with the label Barolo Gromis.

CONTESIA CEREQUIO BAROLO was the label Gaja devoted for the best Cerequio parcells (some vintages were already in the barrels at the moment of the acquisition, for example 1991 or 1993). So for those wines they took care of the last part of the ageing.

In 1996 Gaja decided to devote 4 hectars in the heart of Cerequio cru for the production of Gaja Conteisa Langhe Nebbiolo DOC which (like all of Gaja’s single vineyards …Costa Russi, Sori San Lorenzo, Sori Tildin and Sperss) is a blend of Nebbiolo and Barbera, in this case 92% Nebbiolo and 8% Barbera.

The rest of the propriety was allocated to the production of Barolo Gromis.

Over the years Gromis has changed.

1. The name has been changed to Dagromis (which in Italian means “From Gromis”).

2. Since 2001 the wine is produced not only with La Morra grapes but also with Serralunga grapes. Gaja family owns two proprieties in Barolo area – one in La Morra and one in Serralunga (from which Sperss is produced). Serralunga gives quite austere and structured personality to Nebbiolo while LaMorra gives the most gentile and elegant character. Dagromis is the expression of both.”.

(http://www.chevsky.com/ datato mercoledì 15 settembre 2010).

Una bottiglia l’ho bevuta tra il 31 dicembre e il primo gennaio 2011. Cominciamo dall’etichetta, come si conviene. Ribadisco, del vino non so nulla, se non quello che è riportato qui sopra.

L’etichetta è, al solito, geniale: una spirale che pare un cerchio raccoglie 9 macchie color mattone che potrebbero essere la rappresentazione grafica di altrettanti appezzamenti di vigna (Angelo odia le macchie, dunque credo che quelle superfici irregolari color mattone non siano semplici macchie…). Fondo nero e spirale bianca che s’ispessisce e ritorna sottile. Nome del vino, Barolo, DOCG scritta per esteso in corpo piccolo, millesimo (2005), Gaja: il tutto in negativo bianco e impaginato a epigrafe. Poi, il colpo di genio: tutte le indicazioni di legge scritte in grigio scuro - devi aver proprio voglia di leggerle, inscritte dentro un contesto nero! Il tutto di indubbia eleganza per un’etichetta che non deve urlare, confusa tra le altre, da scaffali anonimi.

Non avevo mai bevuto un Barolo simile. Colore granato scarico; naso che sa di pepe e di erbe di macchia mediterranea con un sentore di amaro particolare. In bocca risento certi sapori di rosmarino e di origano; gentile, sensibile, giovane, fresco che non ti opprime con i suoi 14° di alcol. Stupisce l’assenza della solita frutta di bosco e della stucchevole vaniglia (meno male). La persistenza è come si deve e il retrogusto, spiccato, amarognolo con ancora leggere astringenze dovute alla gioventù.

Un Barolo, certo. Ma che Barolo! E non so a quanti appassionati nostrani di Barolo possa piacere un Barolo simile. Scrivo un’enormità (lo dichiaro, attenzione!): un Barolo quasi gay, dove quel “gay” è da intendersi come un plus, per capirsi.

L’ho accompagnato con cotechino in crosta, gnocchetti di pesce (!), con vitello tonnato, con lingua al verde (qui l’accompagnamento è insuperabile). E quanto mi è piaciuto. Certo, mi rendo conto che non molti possano apprezzare un Barolo come questo: lo Sperss di Serralunga è assai più Barolo, ma questo a me è piaciuto tanto tanto.

Accidenti a quel corsaro, che ora s’è stancato – a ragione – di navigare mari tempestosi a caccia di prede. E riposa…si fa per dire, in Terra di Langa.