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I miei dodici cuochi per Il Peperone

Qui sopra le pagine d’introduzione ai 12 cuochi che ho scelto per le ricette “d’Autore”, con il peperone di Carmagnola come ingrediente irrinunciabile.

Sono dodici persone che conosco bene, che stimo sia come cuochi sia, soprattutto, come persone.

Di ognuno mi sono occupato su questo sito con ampie trattazioni, come meritano tutti. Molti lavorano in Piemonte, un paio in altre regioni d’Italia e tre di loro sono impegnati in altri paesi. Tutti, comunque, veri fuoriclasse: per come intendo io questa espressione.

Con alcuni di questi sono legato da antica amicizia (Gianni Leopardi, Gegè Mangano), con altri (Stefano Fanti, Stefano Malvardi, Riccardo Ferrero, Igor Macchia, Massimo Camia) la conoscenza è vecchia di qualche anno. Alcuni sono scoperte e frequentazioni più recenti  (Manolo Murroni, Stefano Polato, Stefano Chiodi Latini).

Un discorso a parte meritano Cesare Giaccone e Luigi Ferraro. Cesare è un vero Maestro, un fuoriclasse ma, allo stesso tempo, un personaggio unico e un cuoco indescrivibile: non è possibile raccontare Cesare e la sua cucina in sintesi. Cesare è un fenomeno abbastanza unico nel panorama della cucina italiana d’autore: chi non ha avuto la fortuna di conoscerlo, si prenda la briga di prenotare da lui (lavora soltanto su prenotazione) in quel magnifico borgo dell’Alta Langa che si chiama Albaretto della Torre. Posso garantire che sarà un’emozione irripetibile, a patto che gli siate simpatici…

Luigi Ferraro è un mio compaesano, un calabrese di Cassano Ionico che lavora in uno dei migliori ristoranti di Mosca: un altro fenomeno e un’altra persona (come tutti quelli che ho scelto per il libro) di grande disponibilità, semplicità, competenza.

Che squadra, signori! E ne sono orgoglioso, per davvero.

Quanto Basta: la continuità

http://www.vincenzoreda.it/quanto-basta-per-star-bene-in-via-s-domenico-12b/

Era un fine febbraio del 2011 quando, su suggerimento di Stefano Fanti, andai a trovare questi due baldi giovanotti ventitreenni che avevano aperto un piccolo locale davanti al Mao, in via San Domenico, due passi da casa mia.

A distanza di quasi cinque anni, Alessandro e Stefano lasciano nelle buone e affidabili – la passione neanche si discute – mani dei loro collaboratori Anduela e Walter il prosieguo dell’ottimo percorso del Ristorante Quanto Basta.

Mentre scrivo queste note, fine luglio 2015, il Ristorante è chiuso perché è in arrivo Sofia: il semplice risultato dell’amore che lega Walter e Anduela. E’ una storia bella questa qui: nemmeno trentenni, hanno lavorato – lei in sala e lui in cucina – per circa un anno con Stefano e Alessandro, assimilandone bene lo spirito e ereditando i clienti particolari di questo ristorante assai sui generis. Anduela è una bella ragazza di origini albanesi (Scutari), da 17 anni in Italia e ormai cittadina italiana a tutti gli effetti. Walter è uno di quelli che il mestiere l’ha imparato non nelle scuole classiche ma girando tante cucine e partendo proprio dal basso; comunque: Mago Rabin, Golden Palace, Hotel Boston, diversi altri locali del Quadrilatero.

La cucina di Walter è semplice, con la materia prima rispettata e esaltata: consiglio – vedi fotografie sopra – la crema di spinaci, gli ottimi spaghetti al ragout di piccione (amo la selvaggina, poco diffusa da noi) e l’anatra preparata con tre differenti tagli.

La carta dei vini è il risultato delle ricerche e della passione di Alessandro Gioda che Anduela continua a rispettare: tra quelli proposti, segnalo lo strepitoso – e finissimo – Barolo Chinato di Barale, una vera sorpresa.

Che altro dire? Andateci quando vi occorre una serata rilassante, coccolosa, con persone per cui ne valga davvero la pena.

PS: entrando mi ha accolto, a giusto volume, un pezzo famoso di Nina Simone. E anche la musica conta, ah se conta!

Nozze d’argento

Il 27 maggio 1990 – nell’unica chiesa gotica di Torino (Convento domenicano, in via San Domenico angolo via Milano) - Margherita e mi ci siamo detti sì.
Alla presenza dei testimoni: Enrico Tallone e Sergio Musumeci (editori), per me; Marisa Paschero e Vittorio Pasteris per Margherita.

E, per festeggiare il nostro 25° anno di matrimonio, abbiamo scelto il ristorante del Circolo dei Lettori – Palazzo Graneri della Roccia, 1680, in via Bogino, 9. Secondo me è il miglior ristorante di Torino e il cuoco, nonché titolare, è il mio amico Stefano Fanti: soltanto tradizione (rivisitata come si deve) e vini piemontesi. A parte il resto, non mi sono fatto mancare un delizioso assaggio di Finanziera…E per il vino ho scelto un Lessona 2009: elegante Nebbiolo del biellese (Pietro Cassina). L’unica nota fuor di tradizione un Caroni (rum) come si deve.

http://www.vincenzoreda.it/a-cena-con-un-friulano-circolo-…/

Vinitaly 2014

I numeri di quest’ultima edizione del Vinitaly sono, in tutta franchezza, impressionanti!

4.100 espositori di 80 paesi per un’area di oltre 100.000 mq.

155.000 visitatori (+6% rispetto alla scorsa edizione) di cui 56.000 buyer stranieri, con tedeschi e americani quasi appaiati al primo posto e seguiti da inglesi, canadesi, russi…

L’intervento del Capo del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, è stato un ulteriore valore aggiunto, così come le presenze di Maurizio Martina (Agricoltura), Giuliano Poletti (Lavoro) e Angelino Alfano (Interni). Chiaro che questa trionfale 48° edizione fa da prologo beneaugurante  al prossimo Expo 2015 (Vinitaly ne curerà il settore specifico). E speriamo tutti che il Nostro sbilenco Paese ritrovi una postura che gli sia più consona….

Per quanto mi riguarda, a parte le questioni strettamente legate alla professione (un paio di faccende piuttosto importanti), i miei Vinitaly sono identificabili con gli incontri con i miei amici e qualche sorso, gustato finalmente insieme, dei loro spesse volte portentosi vini. Nelle fotografie sopra la documentazione esplicita di ciò, senza citare nello specifico nessuno in particolare, ma con la riflessione che ormai ho eletto a mio campo-base lo stand Du Cropio di Giuseppe Ippolito, ma qui la faccenda attiene alle radici, e con le radici né si ragiona, né si può venire a patti….

Stefano Fanti per Cormons ed Ermacora

Che io sia appassionato frequentatore e svergognato estimatore del ristorante del Circolo dei Lettori di Torino è faccenda risaputa. Altrettanto clamorosa è la mia stima per il suo chef, Stefano Fanti: mi piace la persona e  amo oltremodo la sua cucina (di territorio: nei fatti e non soltanto con le solite, abusate parole di moda…). E di Stefano apprezzo il fatto che a lui piace davvero stare in cucina e non altrove, così come lo considero uno dei pochissimi chef che potrebbe fare benissimo il sommelier (qui si beve soltanto piemontese, salvo nelle serate, come questa, in cui si ospitano vini di altre provenienze).

Per l’occasione in cui graditi ospiti erano i vini delle Cantine Produttori di Cormòns e Ermacora (DOC Collio e Colli Orientali del Friuli), Stefano ha dato il meglio di sé: strepitoso il suo delicatissimo bacalà e memorabile l’uovo; senza dimenticare un equilibratissimo risotto (Carnaroli Cascina Zaccaria) al Refosco con salsiccia di Bra e il sempre eccellente stracotto, questa volta rivisto con il rosso friulano Pignolo 2008, entrambi di Ermacora.

Celebrato come merita Stefano, due parole su questi produttori e sui vini gustati.

La Cantina dei Produttori di Cormòns (famosa per il suo Vino della Pace: esiste una sterminata letteratura in proposito) è una cooperativa che unisce 167 produttori per oltre 460 ha e circa 2 mln di bottiglie: il suo merito principale è quello di offrire al mercato (70% nazionale)  vini con uno straordinario rapporto qualità/prezzo. Prodotti sempre di qualità almeno media: questa sera mi ha sorpreso la Malvasia 2012 DOC Friuli Isonzo, bianco di eccellente complessità. In linea con quanto mi aspettavo il Friulano Rinascimento 2012 DOC Colli Orientali e il Picolit 2009 DOC Collio.

La Cantina Ermacora Dario e Luciano è una classica azienda a carattere familiare, con una produzione di circa 180.000 bottiglie. Ho trovato di elevatissima qualità il loro Friulano 2012, uno dei migliori da me bevuti, ne producono circa 20.000 bottiglie. Eccellente il Refosco dal Peduncolo rosso 2012 (assai tipico, 6.500 bottiglie)), meno interessante, per me personalmente, il Pignolo 2008 (2.500 bottiglie): ma qui si dovrebbe aprire una lunga discussione perché ci si trova di fronte a un vitigno autoctono da poco ricuperato che, forse, deve ancora trovare la sua giusta via in cantina; questo di Ermacora mi pare un poco troppo orientato a un gusto internazionale che può andare benissimo (il vino è più che buono, intendiamoci), ma che a me piace poco e, comunque, il mio giudizio non fa testo.

Ho chiuso con una magnifica grappa di Dellavalle: un piccolo portento.

Chiudo invece questo breve pezzo ringraziando, come sempre, l’amico Mario Busso che è l’anima irrinunciabile della Guida ai Vini Buoni d’Italia del Touring Club.

http://www.vincenzoreda.it/boca-2007-di-cascina-montalbano/

http://www.vincenzoreda.it/vini-buoni-ditalia-al-vinitaly-2013/

http://www.vincenzoreda.it/a-cena-con-un-friulano-circolo-dei-lettori-5-marzo-2013/

 

Boca 2007 di Cascina Montalbano

Alessandro Gioda e Andrea Zoggia hanno alcune cose in comune: sono giovani (poco più che ventenni), entrambi hanno frequentato l’alberghiero Norberto Bobbio di Carignano e entrambi L1130433sono in qualche modo legati a Stefano Fanti, insegnante dell’Istituto di Carignano e chef del Ristorante del Circolo dei Lettori (chissà quando la meritatissima stella Michelin…). E sono entrambi due grandi promesse come professionisti del vino: di quelli che in maniera riduttiva sono chiamati sommelier. Li divide un fatto importante: il primo ha realizzato il sogno di lavorare nel proprio ristorante (Quanto Basta, nel Quadrilatero Romano a Torino), mentre Andrea sogna ancora di aprire un proprio locale dove insegnare i vini che ama soprattutto ai giovani suoi coetanei.

Sia Alessandro sia Andrea sono appassionati di vini soprattutto piemontesi, amano i piccoli produttori e sanno proporre vini mai banali. Di Alessandro ho parlato spesse volte su questo sito, trattando soprattutto del suo delizioso ristorante Quanto Basta; di Andrea, invece, pur scrivendo tante volte del ristorante del Circolo dei Lettori (tra i miei preferiti e senza dubbio tra i cinque/sei migliori locali di Torino), non mi sono mai occupato, dando sempre la precedenza al mio amico chef Stefano Fanti.

Invece, stavolta, dopo aver gustato una magnifica bottiglia di Boca 2007 della Cascina Montalbano di Alessandro Cancelliere propostami proprio da Andrea Zoggia, mi devo preoccupare di scrivere a proposito di questo giovane (24 anni) e promettentissimo sommelier, meglio: Ganimede, coppiere degli dei.

Andrea ama il vino, lo sceglie, lo acquista (Stefano gli ha dato carta bianca) e lo propone ai suoi clienti; nella sua carta soltanto etichette piemontesi, pare ovvio. Ma che scelta, e soprattutto che scelta di piccoli e straordinari vini e produttori. Ricordo un Bramaterra 2005 bevuto con Stefano Gagliardo (uno che produce il Preve, Barolo straordinario: 2.000 bottiglie fuori di ogni guida…). E questo Boca, 1.500 bottiglie (prima annata di un minuscolo produttore che promette benissimo): 14% vol. per un classico uvaggio Nebbiolo (70%) e Vespolina (30%), con sentori di frutta rossa che lasciano, avendo la pazienza di aspettare, il posto a sensazioni di tabacco, caffè e pepe nero. Sono tutti da scoprire questi vini del Piemonte nord-orientale a base Nebbiolo con aggiunte di Vespolina, Bonarda e Uva Rara (Bonarda novarese). A partire dal Carema, per proseguire con il conosciuto Gattinara e poi svariare su vini che sono piccoli (ma soltanto come produzione) e pochissimo frequentati: Fara, Lessona, Bramaterra, Spanna (Colli Novaresi, dove Spanna è il nome locale del Nebbiolo), Boca. Sono vini eleganti, minerali, di gran corpo, contraddistinti da grande complessità olfattiva e gustativa, tutti di lunghissima persistenza. Vini che in qualche modo, a parte la primogenitura indelebile del Nebbiolo, hanno qualcosa che riporta ai vini rossi dell’Etna.

Vini da conoscere e da frequentare con l’aiuto di giovani appassionati professionisti come Andrea Zoggia: andate a trovarlo al ristorante del Circolo dei Lettori di Torino (dentro lo storico Palazzo Graneri della Roccia, fine Seicento) e fatevi consigliare un vino da accompagnare alle sempre eccellenti proposte cucinarie di Stefano Fanti. Sono certo che poi mi ringrazierete!

Località Montalbano, 3
BOCA (NO)Telefono:+39.329.1563332Email: alecance@gmail.com

Vini Buoni d’Italia al Vinitaly 2013

Mi pare doveroso fare questo piccolo omaggio ai miei amici di Vini Buoni d’Italia, la guida dei vini autoctoni del Touring Club Italiano. Sono stato con loro durante la mia due giorni al 47° Vinitaly. Si dormiva e cenava in un tranquillo agriturismo – accogliente, familiare e assai poco costoso – situato a Castiglione delle Stiviere nelle campagne placide e ondulate del mantovano; si chiama Corte Antica Vigna, davvero da consigliare, ancorché nel bene e nel male lontano dagli insopportabili caos veronesi. (da citare le magnifiche e assai variegate verdure di stagione).

E’ un bel gruppo questo, guidato dall’amico Mario Busso e dalla competenza, discreta e mai presuntuosa, dello chef  Stefano Fanti (Ristorante Circolo dei Lettori di Torino: se non lo conoscete andateci di corsa: ne ho parlato qui spesso). Brave e carine le ragazze (con la brasiliana Ana Paola e la giapponese Yu Kari). Il noto sommelier Alessandro Scorzone fa parte della compagine che lavora alla guida: sulla sua serietà e competenza c’è poco da dire.

Presso lo stand erano in gustazione alcune centinaia di vini, scelti tra i migliori della guida, accompagnati dagli ottimi salumi Levoni. Memorabile per me, come già scritto, il Sassella 2001 Rocce Rosse di Arpepe. 

E’ stata una bella esperienza, quest’anno al Vinitaly, ancorché assai faticosa – come sempre.

A cena con un Friulano, Circolo dei Lettori 5 marzo 2013

Serate sempre di grande interesse quelle che Mario Busso (Vini buoni d’Italia) organizza con i vini friulani, e personalmente l’interesse è accentuato quanto il ristorante è quello, mio prediletto, del Circolo dei Lettori, chef Stefano Fanti: non mi dilungo oltre, in quanto su questo sito ne ho trattato con dovizia e a volte anche con incontenibile entusiasmo (ma si tratta di amico e dunque mi ritengo scusato).

Vini sempre di qualità elevata e prezzo interessante, quelli friulani. Non entro in dettagli di valutazione, perché per questi ho bisogno di bevute lunghe, solitarie e tranquille; durante queste cene conviviali si possono soltanto esprimere giudizi assai approssimativi sui vini che si bevono. Comunque, sono stato bene impressionato dai due bianchi della Tenuta Angoris: il Friulano 2011 DOC Isonzo e, ancor più, dal Collio Doc Bianco 2011 (un uvaggio). Vini questi prodotti in poche migliaia di bottiglie per prezzi a scaffale che vanno intorno ai 14/15 €.

Buoni, senza essere eccezionali, i rossi (Schioppettino 2008 e Refosco 2009 DOC Colli Orientali) di Giovanni Dri: sono vini che amo particolarmente, ma devo dire che questi, pur di ottima qualità, sono inferiori ad altri bevuti in diverse occasioni. Lo Schioppettino, vino di piccola produzione costa intorno ai 25 € (sempre ben spesi per un vino così); il Refosco lo si trova a scaffale intorno ai 15 €, ma qui la produzione è  più importante (12/14.000 bottiglie).

Eccellente il Ramandolo DOCG 2009 di Dri (ricordo: ottenuto da uve passite di Verduzzo), vino piacevolmente dolce, di bassa gradazione alcolica e di prezzo interessante (non oltre i   13 €); ovviamente, strepitoso il Picolit: questo Friuli Colli Orientali DOCG 2008 di Angoris è tra i migliori bevuti a mia memoria: ne producono 600/800 bottiglie da 50 cl. per un prezzo che va intorno ai 30/35 €, ma si tratta di un Picolit!!

Straordinario personaggio Giovanni Dri: la passione, il calore, la tradizione che si leggono nel suo eloquio travolgente e coinvolgente. Non più di 9 ettari curati come un farmacista….

Altra realtà la Tenuta di Angoris, simpaticamente rappresentata dal direttore vendite Alessandro Dalla Mora: qui siamo di fronte a 13o ettari di vigneti, con quote export importanti e diverse linee di produzione e commercializzazione.

Finisco con sottolineare ancora una volta la cucina di Stefano Fanti: eccezionale il suo baccalà, come del resto la proposta dell’uovo cotto nel guscio e la semplice (e fantastica) torta di noccciole (la nostra “tonda gentile” di Langa), guarnita con delizioso zabaione.

www.drironcat.com

www.angoris.com

Barbera e manzo

http://www.vincenzoreda.it/barbera-del-monferrato-cantine-valpane-1994/

Dopo un po’ di giorni sabbatici, vuoti d’alcol e di qualsiasi cibo solido, ho interrotto la mia piccola quaresima, il mio personale ramadan con una splendida bottiglia di Bramaterra 2005 delle Tenute Sella, bevuta nel secentesco ristorante del Circolo dei Lettori, a Torino nel Palazzo Graneri della Roccia. Ero in compagnia della cucina di Stefano Fanti e stavo al tavolo con un grande produttore di La Morra. Ci siamo stupiti della finezza e della mineralità di questo vino poco prodotto, bevuto e conosciuto; figlio di uve Nebbiolo (chiamate Spanna nel vercellese) con aggiunte di Vespolina e Croatina e/0 Bonarda. Un vino che quasi somiglia ai Nerello dell’Etna, di colore assai scarico e naso complesso. Da consigliare con particolare raccomandazione.

Reso esausto dalla dieta, la sera dopo ho programmato una costata di fassona di oltre un chilo e mezzo, arrostita sulla piastra: 10 minuti scarsi per parte, senz’altro accorgimento né condimento: all’uso toscano (avevo la brace nel camino, ma sono anni che non l’adopero in casa perché poi il lezzo è insopportabile…).

Carne eccellente che ho accompagnato con una Barbera del Monferrato Superiore delle Cantine Valpane di Ozzano (Alessandria) del mio amico Piero Arditi: millesimo 2001, per una sensazionale Barbera di 12 anni di cui credo di aver bevuta l’ultima bottiglia.

Barbera grandiosa che bene conosco (nel link un assaggio di una bottiglia di 14 anni) e che ho tanto gradito, con una postilla importante. Per queste “carnazze” (di cui sono personalmente ghiottissimo, ma di cui non abuso) i nostri vini piemontesi non sono adattissimi: troppo eleganti, troppo raffinati. Meglio assai i più rustici vini spremuti dal Sangiovese; meglio i Chianti, i Brunello, i Nobile di Montepulciano.

Nebbiolo e Barbera credo accompagnino meglio carni più delicate, preparate in maniera più complessa, più elaborata (bolliti, brasati, stracotti)….

HoReCa n. 65, il mio articolo sui vini friulani dei Colli Orientali

http://www.vincenzoreda.it/vini-friulani-ospiti-al-ristorante-del-circolo-dei-lettori/

Pasqua e dintorni: vini e cibi di tradizione

Lumache di Cherasco, Finanziera, Coniglio grigio con il Nebbiolo 2006 di Flavio Roddolo al ristorante de Il Circolo degli Artisti con la squisita cucina di tradizione di Stefano Fanti e i suggerimenti, sempre assai interessanti, del suo giovane sommelier Andrea Zoggia (per i vini dolci e rari: il valdostano Pierrots e il toscano Istrionico). E a Pasqua, a casa, insaccati calabresi fatti in casa e appena arrivati da Cirò con pasta al forno tradizionale, agnello al forno innaffiati con un magnum di Barbera d’Alba Bric du Luv 2007 di Beppe Ca’ Viola. E per finire, cuzzupe calabresi fatte in casa con il passito 2008 marchigiano di Sartarelli. What else?

Quanto Basta, per star bene, in via S. Domenico, 12/B

Sono due ragazzi giovani, coetanei di 23 anni: si sono conosciuti frequentando l’Istituto Alberghiero N. Bobbio di Carignano (ci insegna il mio amico Stefano Fanti, chef del ristorante del Circolo dei Lettori), Alessandro – in sala – e Stefano in cucina.

Sono bravi e coraggiosi, perché ci vuol coraggio, e fiducia nei propri mezzi, per mettersi in proprio a 23 anni e aprire un ristorantino – che è un piccolo bijoux – di una ventina di coperti, in via San Domenico – pieno quadrilatero romano – a Torino. Coraggio perché la zona ha un ….sesto d’impianto in fatto di ristoranti, pizzerie, wine-bar e via dicendo che definire fittissimo è dir poco. E’ pur vero che una percentuale elevatissima di questa offerta doviziosa è quantomeno scadente e anche poco conveniente. Ma ciò non toglie che la concorrenza è per davvero tanta e aggressiva.

Hanno aperto a ottobre 2010: e stanno avendo ragione. Perché sono seri, preparati, umili ma coscienti dei propri mezzi. Il minuscolo locale è arredato con semplicità e buon gusto, colori rilassanti e poco riferibili a certi stucchevoli standard dovuti a architetti soltanto uterini e poco talentuosi. Grigio perla e arancione con tavoli semplici e sedie, grigie, un poco più ricercate. Ho mangiato e bevuto ascoltando Frank Sinatra, a volume giusto(!).

Un piattino di coppa, affettata sottile, da mangiare con le mani è servita da entrée, accompagnata da un ottimo Grillo in purezza di Feudo Maccari (siamo a Noto, in Sicilia), Tenuta Setteponti 2009. Poi, Stefano mi ha preparato una deliziosa lingua brasata con impanatura di grissini rubatà,  guarnita da un delicato pesto di prezzemolo lievemente insaporito con aceto e aglio. Una Barbera Vegia Rampana 2007 di La Colombera (Colli Tortonesi, Azienda di cui già mi sono occupato per Suciaja e Timorasso) aveva dato il cambio  rosso piemontese al bianco siculo.

Eccellenti i ravioli ripieni di barbabietola con guarnitura di fonduta e gorgonzola (qui il mio giudizio è da tenere in conto relativo, avendo io problemi irrisolvibili con i formaggi…). E poi un piatto che mi è stato assai  gradito, per la semplicità raffinata e per il coraggio di proporlo. Due semplici filetti di sgombro (di pezzatura piccola) cucinati al forno e accompagnati  da una crema di cavolfiore: un accostamento fuori del comune e di risultato eccellente. E’ un pregio particolare proporre piatti con pesce azzurro che si ritiene poco nobile: lasciamo a chi non sa mangiare branzini e orate allevate chissà dove con farine di mais e razioni bibliche di antibiotici.

Non son tipo da dolci, ma una mousse di ananas – ottima e senza alcoli vari, alla francese – ha chiuso il mio pranzo, che voleva essere soltanto una sequenza di assaggi e invece s’è trasformato in una mangiata di gusto (odio il sostantivo degustazione e il verbo degustare). Alessandro, non conoscendo il mio scarso apprezzamento per il Passito di Caluso, mi ha proposto  quello di Cieck, Alladium 2003: un poco meno stucchevole di tutti gli altri, sono tanti e mai uno accettabile, vini di questo tipo.

Alessandro mi ha poi fatto assaggiare la birra che produce personalmente e che propone come aperitivo: ottima, leggera, amara.

Mi sono trovato bene: Alessandro Gioda e Stefano Malvardi sono per davvero bravi. Consiglio il localino, soprattutto per incontri intimi o fra persone di buon gusto e sensibilità adeguata.

Per finire, alcuni dati tecnici. I prezzi sono nella media (25/40 € a seconda di come si beve), la cantina offre un centinaio di etichette con un 70% di proposte piemontesi. Apertura a pranzo e a cena con i consueti orari torinesi (la sera fino alle 23.00). Giorno di riposo il lunedì.

www.quantobastaristorante.it

Il Salone del Gusto ospita Il sigaro Toscano

Nella mia vita ho fumato tutto quel che si può umanamente fumare, anche le foglie di mais e la carta di giornale e sigarette di ogni parte del mondo e tabacchi da pipa e sigari e..caetera. Da ormai molti anni fumo soltanto più il sigaro Toscano, abitualmente (non più di 4/5 mezzi al dì, senza respirarne il fumo) il Garibaldi; ogni tanto fumo il Riserva e il Selected che secondo me è il migliore. Non mi piacciono quelli aromatici, ho avuto la ventura di fumare il Moro (me ne regalò uno l’ottimo enologo Frabrizio Ciufoli) e questo è un sigaro per davvero mitologico.

Al Salone del Gusto, da molte edizioni ormai, mi piace di fermare le faticose deambulazioni e ristare in quell’angolo per adorabili e innocenti viziosi (chi non ha piccoli vizi chissammai quali nasconde inconfessabili) che è la sala di degustazione del Toscano. Si è trattati bene, coccolati, viziati con abbinamenti di alcol sempre interessanti; non ci sono presse, non ci sono parole inutili. Che bello! Ci ho portato il mio amico chef Stefano Fanti, novizio del Toscano: anch’egli ne è rimasto impressionato. Ci siamo fumati un Riserva per uno e l’abbiamo abbinato con una grappa secca il giusto. Nel pomeriggio avevo bevuto il Vino della Pace di Cormons 2008 e poi un Amarone Tedeschi 2006. Grazie speciale a Terry, che quest’anno conduce le danze.