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Sul Lungomare di Torino – All’Ombra del vino

Questo è l’incipit del mio romanzo, appena uscito:

«QUEI TRE
Non so che viso avesse, neppure come si chiamava.
A dire il vero non si era presentato: era apparso, s’era materializzato di tra le nebbie di un mio qualche sogno e, senza sapere né come né perché, avevo immaginato il suo nome: Marlow; era del tutto evidente che quel nome non fosse il suo: un nome venuto a galla per caso, forse il primo che mi era venuto in mente. 
Marlow!».

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E così finisce, dopo 199 pp. complicate:
«IO, finalmente io, riguadagnai il tavolino sotto i portici barocchi della grande piazza e, come al solito, dove finivano le dita della mia mano destra cominciava inevitabilmente lo stelo di un calice, ancora una volta pieno, per compiere il suo dovere di ristoratrice piacevolezza.
E mi sentivo un po’ così…
quasi triste, come i fiori e l’erba
di scarpata ferroviaria.
Il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere
che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere».

Vincenzo Reda, Sul Lungomare di Torino (Graphot)

Appena pubblicato per i tipi di Graphot, Torino. 198 pp, €, disponibile presso l’Editore (http://www.graphot.com) e, da settembre 2020, su Amazon.

Il mio primo romanzo, scritto tra il 2013 e il 2017, è un testo surreale e piuttosto complicato di non facile lettura. Consiglio l’acquisto a chi ha dimestichezza con scritture complesse e impegnative, dense di citazioni dissimulate o sottintese tra le righe. L’immagine di copertina è stata realizzata dalla mia carissima amica Ossidiana Tattooart: è un acquarello che sviluppa l’idea che mi sono creata della mia tartaruga Caretta caretta che si chiama Gilda e che agita da par suo le acque del testo. La IV di copertina è un mio lavoro di vino su carta che amo definire come “Autoritratto“. Non assimilabile a alcun genere letterario, questo è un romanzo in cui una tartaruga Caretta caretta che si chiama Gilda, nata sulle spiagge di Torino in tempi di cui non è rimasta memoria, conosce i nomi magici, quasi fossero password, che innescano di volta in volta i racconti surreali di Marlow, che si presume essere un vecchio marinaio di cui però non esiste una faccia, un viso, un volto. Ne escono suggestioni che riportano a atmosfere di tempi passati in una Torino surreale eppure riconoscibile. Forse parzialmente autobiografico o forse un semplice gomitolo inesplicabile in cui sogni e ricordi si annodano in maniera irrimediabile stravolgendo il Tempo e lo Spazio.

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Caffè Elena: the times they are a-changin

L1130581Citare il Grande Bob o la compianta Merceds Sosa (Todo Cambia) poco cambia. I tempi, quelli stanno sempre cambiando. In questi giorni di fine giugno ha chiuso il MIO Caffè Elena e ha riaperto un altro Caffè Elena che più non mi appartiene. Per quasi quattro anni questo posto è stato casa mia. Ci ho fatto mostre, presentazioni dei miei libri, ci ho dipinto lo specchio interno e, sopra il tavolo che ho occupato per tanto tempo a tutte le ore del giorno e della sera, ci avevo dipinto il mio murale dedicato a Von Hutten. Pubblicato su L’Espresso (ottobre 2010), ammirato e fotografato da migliaia di persone.

L’hanno cancellato.

Direi che hanno fatto bene: l’avevo dipinto con il Ruché Laccento 2008 di Franco Morando, nel maggio del 2010. Oggi quel posto non mi appartiene più; non mi piace più quel Ruché e men che meno mi piace Franco Morando.

Dunque, giusto così. Verso altri futuri, altri vini, altre persone.

Altri bar.

Nel frattempo, al Caffé Elena ho fatto in tempo a concepire (nella mia immaginazione è già scritto) il mio prossimo libro: “Sul lungomare di Torino“.

Uscirà l’anno prossimo.

Salute.