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La Fisiologia del gusto di J. A. Brillat-Savarin

Gli anni erano quelli di Marie Antoine Carême (1784/1833) cuoco di Napoleone – che era un pessimo commensale ma lo usava per i suoi ospiti illustri, spesse volte veri gourmet -, dello zar Alessandro I, di Re Giorgio IV d’Inghilterra ma soprattutto di Talleyrand, grande diplomatico e soprattutto grande buongustaio.

savarin iLa Rivoluzione aveva costretto i cuochi a lasciare le sicure e esclusive cucine nobiliari e affrontare finalmente “il mercato”: stava nascendo la ristorazione e la Francia con Parigi erano la frontiera.

Nel 1803 era stato pubblicato l’Almanach des Gourmands di Grimod de la Reynière.

Jean Anthelme Brillat-Savarin era nato il 22 febbraio 1755 a Belley, pochi chilometri a nord-ovest di Chambery (Ain) e aveva studiato giurisprudenza. Divenne importante magistrato durante la Rivoluzione ma dovette fuggire negli Stati Uniti durante il Terrore, ritornò in Francia dopo la caduta di Robespierre nel 1796.

Napoleone lo nominò giudice a vita della Corte di Cassazione.

La Physiologie du goût uscì anonima (Savarin pensava di doversene vergognare) nei primi giorni di dicembre 1825. Ebbe un immediato successo e il magistrato si fece riconoscere e ebbe agio di assaporare un po’ di successo prima di defungere due mesi più tardi, il 1 febbraio 1826, causa una polmonite.

Riposa in Père Lachaise.

Chiaro che questo è uno testi irrinunciabili per chi di cibo, cucina, alimentazione si occupa a qualsiasi titolo.

Libro tradotto, citato, lodato – a pieno merito, pare ovvio – ovunque e in qualsiasi epoca.savarin 1 i

La struttura prevede una parte introduttiva che comprende XX Aforismi del Professore per servire da prolegomeni alla sua opera e di base eterna alla scienza, XXX Meditazioni composte di 148 capitoletti (l’ultimo è dedicato alla sua Gastarea, dea e musa del piacere del gusto che si venera – guarda un po’! – a Parigi e si festeggia il 21 settembre) e XXVII Varietà. Un Congedo ai gastronomi dei due mondi chiude il libro.

La lettura è proprio gustosa, soprattutto se la si fa da un punto di vista filologico (ci separano due secoli di scienza dell’alimentazione, due secoli di ristorazione, centinaia di prodotti e preparazioni nuove, 6 miliardi di uomini in più….) e non si prende tutto per buono quel che il buon magistrato pensa e racconta negli anni Venti del XIX secolo nella Parigi della Restaurazione.

Bella l’edizione cartonata di Slow Food (2008 con riedizioni successive), 400 pp. per 14,50 euro.

Per certo da leggere con attenzione e (buon)gusto e da conservare con gran cura  in biblioteca. E, attenzione (vale per tutti i libri ma di più per quelli importanti): guai a prestarlo agli amici!