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Barolo Preve 2007 su legno per Gianni Gagliardo

Per i Gagliardo ho eseguito diversi lavori che si possono vedere su questo sito.

Tempo fa Piero Antonio Daviso, che cura il neg0zio Gianni Gagliardo in via Roma a Barolo, mi regalò lo stimolo per una bella idea nuova: dipingere con il vino i coperchi in pioppo delle cassette di sei bottiglie.

Ho dovuto faticare parecchio per ottenere questi risultati. Il vino semplice, anche concentrato, tende infatti a diluirsi a casaccio tra le fibre del legno e non mantiene il colore. Così, sfruttando l’esperienza del lavoro sui tini di calcestruzzo eseguito nel giugno 2015 per la Tenuta Mara nel riminese, ho messo a punto una miscela speciale (segretissima) che mi permettesse di raggiungere i risultati che desideravo. Anche la tecnica di pittura è abbastanza differente da tutte quelle che ho messo a punto per stendere il vino sulle altre superfici (carta, stoffa, scagliola, cristallo, cemento).

A questo punto sono pronto per realizzare, e saranno sempre su commissione, questo tipo di lavoro per le Cantine che me lo vorranno richiedere: mi pare una bella idea, sia per importatori sia per enoteche e ristoranti.

Vedremo come reagiranno i miei potenziali clienti.

Tenuta Mara, painting in the cellar
Il lungo travaglio di un murale

Avevo dipinto la silloge di Von Hutten sotto i portici di piazza Vittorio Veneto per i miei amici del Caffè Elena nel 2010.

Avevo usato il Laccento di Montalbera, Ruchè modaiolo e stucchevole.

E d’aver usato quel vino m’ero poi pentito, pur se il murale nel frattempo era entrato in migliaia di fotografie e pubblicato su L’Espresso.

Nel 2013 i miei amici avevano ceduto, ahimè, lo storico caffè e chi lo aveva rilevato non era stato capace di opporsi all’ordine di cancellare quel murale, non riuscendo a spiegare che quella era un’opera d’arte e non un sgorbio qualsiasi.

E m’ero imbufalito!

Nell’agosto del 2014 quegli stessi amici rilevarono il centralissimo ristorante L’Osto Duca Bianco in La Morra e mi chiesero di rifare il murale.

Purtroppo, c’era un’immagine precedente fissata in affresco sopra una superficie ruvida e con delle dimensioni che non permettevano la riproduzione pari pari al lavoro torinese, oltretutto sopra un muro esposto alle intemperie.

Feci un lavoro faticoso e frettoloso, sotto la pioggia di un triste ottobre del 2014: era da poco scomparsa la cara Claudia Ferraresi, cui dedicai il lavoro effettuato con il suo Dolcetto d’Alba.

Lavoro venuto male sul quale mi ripromisi di intervenire ancora.

In questo luglio 2015, finalmente ho rimesso mano al murale, stravolgendolo. Ho finito, fissandolo per impedirne il degrado dovuto agli elementi atmosferici, venerdì 24 luglio scorso.

Adesso sono soddisfatto: il colore è dato sì dal Dolcetto delle Cantine Rocche di Costamagna, ma c’è del Barolo, della Barbera e addirittura il Sangiovese romagnolo e biodinamico di Tenuta Mara.

Ma è venuto un gran bel murale!