- Pippo, un amico e mi, seduti sulla strada a finire la serata, come si fa nel Sud (siamo un siciliano, un calabrese e un lucano…)
- Lo staff con i due chef, Gabriella, l’aiuto cuoco e Pippo. Il quadro in alto a sinistra è quello appena tornato dall’India, Barbera Valpane del 2001
- Gamberetti con limone e verdure
- Gruppo di amici sotto i miei quadri
- L’ottimo gazpacho
- Dessert alla ciliegia
- Paola Palmulli, chef
- Driss Boumiya, chef
Martedi 21 giugno, solstizio d’estate (per la cronaca il solstizio si è verificato precisamente alle 18 e 16′), abbiamo inaugurato Il ristorante Porcorosso, in via Giacchino 53, a Torino. Inaugurazione tra amici e per amici con un buffet di cosine semplici e sfiziose, accompagnate da Barbera d’Alba, Dolcetto (Michele Chiarlo) e Prosecco. Il posto è carino, una quarantina di coperti in un ambiente ristrutturato e arredato con gusto. Alle pareti quattro dei miei quadri, di cui uno al ritorno da un lungo giro prima negli Usa e poi in India. Abbiamo finito la serata a chiacchierare, bere e mangiucchiare seduti all’esterno, sulla strada: come è uso fare nelle sere d’estate in certi nostri paesi del Sud.


































“Alle cinque e mezzo preso il treno per Torino. Son capitato con un greco di Cefalonia (suddito iglese). Arrivato a Torino alle nove di sera. Avventura con l’omnibus, facchini e Hotel de l’Europe. [...] 10 aprile, venerdì – Pioggia a dirotto. Prima colazione al caffè (un salone ottagonale dorato) in via Po. Passeggiata sotto le grandi arcate. Veduto il paesaggio fino alla collina. Visitata la galleria [...] Piazza Castello, dov’è l’albergo, è nel centro di Torino. Un complesso antico e interessante con vari fronti fronti e una grottesca mescolanza di varie architetture. Torino è più regolare di Filadelfia. Le case son tutte d’un taglio, d’un colore, della stessa altezza. La città sembra tutta costruita da un solo imprenditore e pagata da un solo capitalista. Singolare l’effetto di starsene sotto gli archi del Castello osservando all’ingiù la vista di Via di Grossa fino al Monte Rosa e alle sue nevi. – Son riuscito a coglierlo non oscurato dalle nubi la mattina presto quando lascia Torino. I viali che girano attorno alla città. Molti caffè, alcuni belli. Lavoratori e donne di modesta condizione che prendono la loro frugale colazione nei bei caffè. Loro decoro, così differente dalla classe corrispondente di casa nostra. A sera è venuto sereno. Sono andato di nuovo giù al Po. Me ne sono stato sui gradini della chiesa. A letto presto. 11 aprile, sabato. – Tempo sereno. In piedi presto per vedere il Monte Rosa dalla strada. L’ho visto. Fatta colazione a base di cioccolata (Torino è famosa per la cioccolata) sulla banchina del Po. Alle dieci preso il treno per Genova, più di cento miglia.”
Della Fiat e di Marchionne non m’interessa una cippa: meglio se vanno a far danni altrove.

























