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Mole di moda
Torino: Cioccolatò

Malgrado il cioccolato abbia nobili origini maya, essendo il cacao originario di quel territorio, personalmente non ne sono ghiotto: mi piace, certo, ma soltanto ogni tanto. Cioccolatò è una bella manifestazione che coinvolge Torino di questi tempi e Torino è una delle capitali riconosciute del cioccolato, ospitando marchi nobilissimi e celebri in tutto il mondo. Io preferirei però che le poco nobili strutture di questa manifestazione andassero a decorare altre piazze, meno belle e più bisognose di manifestazioni, che non piazza Vittorio o le altre piazze storiche della nostra Città. Ma questo è un messaggio duro da essere recepito dai nostri politici….

Porcorosso, inaugurazione

Martedi 21 giugno, solstizio d’estate (per la cronaca il solstizio si è verificato precisamente alle 18 e 16′), abbiamo inaugurato Il ristorante Porcorosso, in via Giacchino 53, a Torino. Inaugurazione tra amici e per amici con un buffet di cosine semplici e sfiziose, accompagnate da Barbera d’Alba, Dolcetto (Michele Chiarlo) e Prosecco. Il posto è carino, una quarantina di coperti in un ambiente ristrutturato e arredato con gusto. Alle pareti quattro dei miei quadri, di cui uno al ritorno da un lungo giro prima negli Usa e poi in India. Abbiamo finito la serata a chiacchierare, bere e mangiucchiare seduti all’esterno, sulla strada: come è uso fare nelle sere d’estate in certi nostri paesi del Sud.

Una domenica di luce, a Torino

Alessandro Ferrero della Marmora morì, poverino, di colera nel giugno del 1855, a Balaklava. Aveva 56 anni e stava partecipando alla Guerra di Crimea, voluta da Cavour per guadagnare dignità internazionale al piccolo Regno Sabaudo. Il 18 giugno del 1836 aveva fondato il corpo dei Bersaglieri. Mi pare giusto ricordarlo quando a Torino in una luminosa e fresca giornata di giugno si festeggia il 175° anniversario della fondazione di quell’unità, unica al mondo, che va sempre di corsa con le piume di gallo cedrone agitate dal vento. Che belli che sono i bersaglieri! E Torino, come suo solito, li onora nel migliore dei modi: una luce abbacinante che i portici antichi altro non fanno che esaltare.

 

I Carabinieri a Torino

Questo è l’unico evento che non ho documentato. C’è un motivo. Importante. Per tutti gli altri Corpi del nostro esercito – Alpini, Bersaglieri, Areonautica, ecc. – sono stato contento di fotografare e commentare, soprattutto per Alpini e Bersaglieri, i loro ritrovarsi con allegria, partecipazione, orgoglio. Pur stimando La Benemerita, però, nessuno può impedirmi di ricordare che qualcuno, magari soltanto obbedendo a ordini criminali, sparò alle spalle dei propri connazionali! Nessuno ha il coraggio di ricordarlo, ma successe spesse volte nelle trincee della Grande Guerra, quando i poveri contadini ignoranti del nostro Sud non avevano alcuna voglia di essere vittime consapevoli di un massacro privo di ogni logica e non partivano all’assalto suicida contro le mitragliere austroungariche. I nostri carabinieri gli sparavano alle spalle oppure ne sopprimevano gli sfortunati con l’atroce tecnica della decimazione. Purtroppo, la bandiera della Benemerita deve sopportare questo tragico peso, non documentato, volutamente dimenticato. Scomodo. Ma è parte della storia, pur gloriosa, di questo Corpo. Che nessuno abbia il coraggio di ricordarlo è triste. Dimenticare i propri errori non aiuta a crescere. Scordare i momenti bui della propria storia è un fatto misero: tutti commettiamo errori, la differenza sta nel fatto di riconoscerli, di ammetterli per non ripeterli. Quello che sta accadendo in Libia e in Siria testimonia di quanto certi schemi, criminali, non finiscono mai di essere attuati da menti deviate che non amano le proprie genti. Ma la Storia è pronta a presentare il conto. E quando ciò avviene, il conto è salato. Senza appello!

HoReCa, il mio articolo sul Ristorante Del Cambio

Ecco il mio ultimo articolo per il mensile Ho.Re.Ca. E’ dedicato al magnifico ristorante Del Cambio, a Torino, in piazza Carignano, il celebre ristorante del conte Camillo Benso di Cavour e della Finanziera. Riproduco anche il menu (che a richiesta sarà disponibile per tutto l’anno dei festeggiamenti) messo a punto in occasione della ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia che fu sancita dalla prima riunione del nostro Parlamento, tenuta a Palazzo Carignano il 17 marzo del 1861, proprio davanti al bellissimo ristorante. E’ roba nostra di cui è sacrosanto essere orgogliosi.

… a Pranzo con Cavour

Nel 150° dell’Unità d’Italia

Potage di patate e tartufo nero di Norcia

La finanziera del Cambio dal 1875

Risotto Carnaroli Acquerello alla Cavour

La manza fassona piemontese alla Vialardi

Gattò di nocciole con crema sambaglione

Caffè

Pasticceria mignon

€ 75,00

 

Torino, 17 marzo 2011

Che bella Torino imbandita di tricolore, orgogliosa di tricolore.

Che bella Torino con la sua gente che onora l’Italia.

Che bella Torino con la sua gente semplice che mostra l’orgoglio dell’appartenenza.

Che bella Torino che la diversità unisce, che la diversità identifica, che la diversità ostenta come valore.

Che bella Torino ripiena di gioia da condividere, senza ideologie, senza religioni, con l’orgoglio semplice dell’appartenenza, della condivisone, della comprensione.

E che bello sentire che anch’io, fortunato, sono torinese: un calabrotorinese.

Herman Melville a Torino

Alle cinque e mezzo preso il treno per Torino. Son capitato con un greco di Cefalonia (suddito iglese). Arrivato a Torino alle nove di sera. Avventura con l’omnibus, facchini e Hotel de l’Europe. [...] 10 aprile, venerdì – Pioggia a dirotto. Prima colazione al caffè (un salone ottagonale dorato) in via Po. Passeggiata sotto le grandi arcate. Veduto il paesaggio fino alla collina. Visitata la galleria [...] Piazza Castello, dov’è l’albergo, è nel centro di Torino. Un complesso antico e interessante con vari fronti fronti e una grottesca mescolanza di varie architetture. Torino è più regolare di Filadelfia. Le case son tutte d’un taglio, d’un colore, della stessa altezza. La città sembra tutta costruita da un solo imprenditore e pagata da un solo capitalista. Singolare l’effetto di starsene sotto gli archi del Castello osservando all’ingiù la vista di Via di Grossa fino al Monte Rosa e alle sue nevi. – Son riuscito a coglierlo non oscurato dalle nubi la mattina presto quando lascia Torino. I viali che girano attorno alla città. Molti caffè, alcuni belli. Lavoratori e donne di modesta condizione che prendono la loro frugale colazione nei bei caffè. Loro decoro, così differente dalla classe corrispondente di casa nostra. A sera è venuto sereno. Sono andato di nuovo giù al Po. Me ne sono stato sui gradini della chiesa. A letto presto. 11 aprile, sabato. – Tempo sereno. In piedi presto per vedere il Monte Rosa dalla strada. L’ho visto. Fatta colazione a base di cioccolata (Torino è famosa per la cioccolata) sulla banchina del Po. Alle dieci preso il treno per Genova, più di cento miglia.

Herman Melville nacque e morì a New York (1 agosto 1819 – 28 settembre 18919. Pochi sanno che il suo capolavoro, Moby Dick fu pubblicato a Londra per i tipi di Bentley – con il titolo The Whale – nel 1851 e soltanto verso la fine dello stesso anno uscirà a New York con il titolo oggi famoso.

Melville è uno dei miei autori preferiti e di cui ho letto quasi tutto. I brani qui sopra riprodotti sono tratti da un librino pubblicato nel 1991  dalla Biblioteca del Vascello di Roma – l’originale, a cura di Guido Botta, fu publicato dalla Princeton University Press nel 1955. Il viaggio in Europa, suo secondo, comincia l’11 ottobre del 1856 quando salpa da New York diretto a Glasgow. Incontra a Liverpool Hawthorne, allora console americano. Dopo essere andato in Palestina, effettua il suo personale Grand Tour in Italia, arrivando a Messina il venerdì 13 febbraio 1857. rimarrà in Italia fino al 15 aprile dello stesso anno, quando, partendo da Arona, si recherà in Svizzera. In quei due mesi visita Sicilia, Calabria, Napoli, Roma, Pisa e Firenze, Bologna, Ferrara, Padova, Venezia, Milano, Novara, Torino e Genova.

Decalogo dell’imperfetto torinese

Della Fiat e di Marchionne non m’interessa una cippa: meglio se vanno  a far danni altrove.

Compro La Stampa tutti i santi giorni, soltanto per leggere i necrologi (e godere ogni tanto).

Amo Torino come nessun’altra, ma è un amore non ricambiato (e me lo merito).

Massimo Gramellini piace soltanto ai cretini (la rima non è casuale, ma i cretini sono tantissimi).

Luciana Littizzetto è apprezzabile soltanto come macchina da soldi e di scurrilità (cazzi suoi).

Piero Chiambretti non è granata: è verde (inteso non come leghista…).

Torino è una città bellissima, anche perché qui Berlusconi ci starà sempre sui…(rima baciata).

Torino è una città tristissima, anche perché siamo felici di avere un altro sindaco …ino.

Torino è una provincia sterminata, non finisce mai.

Torino mi piace tanto, anche perché ci sono le donne con i culi più belli del mondo (ma stronze, perché se glielo dici s’incazzano!).

E per finire, curiosità: fu il Conte Verde, Amedeo VI di Savoia (nato a Chambery il 4 gennaio 1334, ma morto di peste nientedimeno che a Campobasso! nel 1383) a volere come motto FERT (Foeminae Erunt Ruinam Tuam, ma vorrà proprio significare ciò il misterioso acronimo?)!!

Festa nazionale del Pd a Torino

Una volta si chiamava Festa dell’Unità, si svolgeva in genere al Parco Ruffini e l’acre odore di salsicce abbrustolite ammorbava l’aria di molti quartieri della periferia a nord-ovest di Torino.

Oggi è diventata una questione molto più elegante e raffinata: in piazza Castello, senza violentare la piazza; in centro senza ammorbarne le arie; in Città senza quasi farsi notare. Sono cambiati i tempi, e si vede. Io non sono mai stato comunista, non ho mai frequentato le piadine e le salsicce con assiduità e amore: non so – e proprio non lo so, non è un modo di dire né un eufemismo mascherato – se i tempi siano cambiati in meglio o in peggio. Almeno, questa volta, la piazza storica non è stata violentata: è già un buon risultato.

Certe volte Torino

 

Queste fotografie le ho riprese in un tardo pomeriggio, dopo un temporale estivo, nei primi giorni di questo luglio turgido, vischioso. E’ la piazza Vittorio Veneto, quando si veste di fascino antico e mi regala carezze di luce e di ricordi. Le ho prese con una piccola Lumix e poi leggermente migliorate con il portentoso photoshop. La poesia che la piazza mi aveva suggerito un anno fa pare fatta apposta.

 

Certe volte Torino

Certe volte Torino

Fa rima con Arpino

Ti sfiora con le sue labbra

Sotto i portici alla luce confusa del tramonto

E ti fa sentire il Fiume e la Collina

E quello scorrere lento dei ricordi

E quelle crepe che scrostano le pareti

Dei muri che sono la tua vita.

Certe sere di giugno

Torino ti tende agguati di malinconia

Ti coglie scoperto

E ti lascia senza fiato con sfumature

Che son carezze lievi

Impalpabili sottili

Cosine piccine per farti sentire

Piccolino.

Accidenti, Torino.

8 giugno 2009

 

Fratelli d’Italia, il nostro inno qui fu composto

Qui, in via Barbaroux, sotto i portici tra via XX Settembre e piazza Castello, fu composto il nostro Sacro Inno (sacro, perché è simbolo e sintesi di martiri e sacrifici) da due ventenni: il musicista Michele Novaro e il poeta Goffredo Mameli. Oggi lì, torreggiante sulla lapide, v’ha un negozio di tabacchi, carabattole e cianfrusaglie. Così va il mondo: e non vuol essere la mia la riflessione di un moralista. Così è.

http://www.youtube.com/watch?v=RM_AoEz8q8E

Quando Torino decide di mostrarsi….così, di Vincenzo Reda

http://torinoviva.blogspot.com/2009/09/quando-torino-decide-di-mostrarsicosi.html

Salone del Gusto, Lingotto 5 novembre 1998

Era novembre del 1998 e al Lingotto di Torino aveva luogo il 1° Salone del Gusto organizzato da Slow Food di Carlin Petrini da Bra.

Mi invitarono a esporre i miei quadri: era la mia terza mostra, dopo Capoliveri e Bergamo (La Marianna).

Ero appena tornato dall’India con mia figlia Geeta e ero in una stagione ricca di fervore e di entusiasmo. Al salone i miei quadri furono esposti tra la totale indifferenza: nessuno si accorse del mio lavoro e delle mie ricerche: si inaugurava allora quella stagione di apatia torinese verso il mio lavoro.

Qui di fianco un quadro di quel periodo: un omaggio alla mia Città che non mi vuole bene.

Questo quadro fu donato all’Enoteca d’Italia (quando presidente dell’inutile ente era quel galantuomo di Pier Domenico Garrone) dovrebbe essere ancora in qualche sala del Lingotto, o chissà dove….

E’ una chiara testimonianza del fatto che io dovrei lasciar perdere ogni mio cenno d’affetto della Città che amo senza esserne riamato: ma così trascorrono le vicende del mondo; il torto non è di Torino, il torto è soltanto e affatto mio.

Torino non me la darà mai: questa è la dura realtà che non riesco a accettare, eppure dovrei farmene una ragione. Non siamo fatti l’uno per l’altra, al di là dei miei fervori di adolescente. E’ pur vero che mi sento cittadino del mondo, ma faccio una tremenda fatica a riconoscere che la mia Città non mi ama.

E’ parte della mia storia, d’altro canto, incaponirmi a inseguire donne, neanche attraenti o semplicemente interessanti, che verso di me non nutrono alcun trasporto. Eppure così è.

In ogni caso, il mio motto rimane: Avanti Savoia! ( e dire che la Dinastia dei Savoia è stata per davvero avara in fatto di Uomini Degni, forse 3 o 4, a essere generosi).

Greetings from Turin: Portapalazzo, the largest market in Europe

http://www.vincenzoreda.it/porta-palazzo-il-mercato-piu-grande-deuropa/