Giovani iraniani di buona famiglia, venuti in Italia per studiare architettura e farmacia a Roma, furono sorpresi dalla rivoluzione degli ayatollah khomenisti. Decisero di rimanere in Italia, salvo poi trasferirsi in Germania a Francoforte per qualche anno: delusi dai tedeschi – per modo di fare, di essere e di vivere – fecero ritorno in Italia per investire nella loro passione della cucina. Aprirono questo localino, nel centro di Torino, in via Piave – una traversa di via Garibaldi – nel gennaio del 2010. Quando lo vidi apparire per la prima volta, quasi sotto casa mia, pensai: chissà quanto riusciranno a resistere, in questo posto sfigato e fuori dalle rotte usuali delle folle che infestano via Garibaldi. Invece, il localino si faceva via via più ricco; migliorava man mano gli arredi, le luci, le insegne e addirittura si spinse a mettere fuori un piccolo dehors, dapprima scoperto e poi con gli ombrelloni. Cominciammo a passare ogni tanto per prendere soprattutto i deliziosi panini di kebab: nella nostra famiglia il cibo etnico è assai apprezzato da sempre, per le nostre stesse caratteristiche che sono multietniche. Noi frequentiamo con assiduità e soddisfazione le cucine indiana, cinese, messicana e araba. Prezzi straordinari, ottima qualità, pulizia, gentilezza: tutte caratteristiche che ci piacevano in questo posticino apparentemente anonimo. Invece, il lavoro appassionato di Razmik e sua moglie Susan ha dato i meritati risultati. Oggi il locale è assai frequentato – sempre aperto, anche fino a tardi – soprattutto da ragazzi giovani che qui mangiano bene, sono trattati con cortesia e spendono pochissimo.
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Falafel
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Il piccolo dehors
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Le due salette interne
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Kebab
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Razmik
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Le insegne in via Piave, 5
Per una volta, invece che prendere i soliti panini di kebab, abbiamo voluto, mia moglie e io, fare una cena in loco. Mi sono fatto raccontare la loro storia e abbiamo passato un’oretta gustando ottimi kebab e falafel (qui le polpette tipiche del medioriente sono cucinate nella versione con le fave e non con i ceci: sono buonissime). Ovvio che mangiare bene, bevendo birra, con meno di 15 euro non è male, di questi tempi. Inoltre, attenzione: questo è un locale che rilascia sempre lo scontrino e non impiega personale non in regola.
Davvero una grande ammirazione per la devozione verso il proprio lavoro di Razmik e Susa! Un esempio per tanti dei nostri che sono capaci soltanto di noiose lamentazioni: il lavoro c’è per chi ne ha voglia e per chi lo svolge con passione e puntigliosa ostinazione. E premia.