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Vincenzo Reda, un bel curriculum

Sono nato in un paesino della Sila Grande (Calabria), nel 1954 durante la vendemmia. Dal 1960 vivo a Torino.

L1130865 1Ho conseguito il diploma di aiuto regia  nel ‘75 con Adriano Cavallo (aiuto di Orson Welles) al Centro sperimentale di Arte drammatica di Torino con un allestimento de I morti senza tomba di J.P. Sartre; ho lavorato al Gobetti come direttore di scena e direttore delle luci per La calzolaia ammirevole di Federico Garcia Lorca.

Nel ‘76 con Plinio Martelli ho girato il film sperimentale di body art Ogni corpo occupa un suo spazio che è stato presentato alla biennale di Venezia lo stesso anno e oggi è proprietà della Gam di Torino. Poi fino all’83 ho fatto molte mostre di fotografia, delle quali la più importante nel 1980: Il diavolo ti vuole, performance con Bruno Chiarenza, presentata per la prima volta al  Postino Cheval di via Palazzo di Città.

Tra il 1976 e il 1978 ho avuto importanti esperienze a Radio e TeleTorino International e, soprattutto, a Radio ABC Italiana, di cui sono stato direttore e per cui ho realizzato diverse trasmissioni e scritto testi originali.

Tra il 1979 e il 1996 ho diretto aziende, di cui ero socio, nel settore della comunicazione e dell’editoria. Nel biennio ‘89/91 ho ricoperto la carica di Vicepresidente dei Giovani Industriali di Torino e, tra il 1993 e il 1995, sono stato Vicepresidente nazionale dell’Aipe (Associazione piccoli editori italiani). Tra il 1996 e il 2011 ho lavorato come consulente per le riviste Prima Comunicazione, Oasis, Airone,  Archeo e Medioevo, oltre che di numerosi enti fieristici (Ancona, Torino e Cosenza).

Ho cominciato a scrivere di vino e di cibo nel 2003.HPIM0473.JPG

Nel 1989 ho pubblicato il mio primo libro: un volume di poesia sperimentale Caccole e tentlalia e dal 1993 dipingo col vino su carta, stoffa e cristallo. Nel 2009 ho pubblicato Più o meno di vino per Edizioni del Capricorno. Nel 2010 è uscito Quisquilie & Pinzillacchere per i tipi di Graphot. Nel 2011 ho pubblicato per Newton Compton 101 Storie Maya che dovresti conoscere prima della fine del mondo. Lo stesso libro è stato distribuito da Focus Storia nel novembre dl 2012, ristampato per Gruner-Mondadori. Nel 2012 è uscito per Graphot Rime Sghembe e nel luglio del 2013 per Edizioni del Capricorno: Di vino e d’altro ancora. Per i tipi di Cinquesensi Editore è  uscito nel 2014  Sulle ali del Barolo di Gianni Gagliardo di cui ho curato le illustrazioni.

Il 28 dicembre 2014 ho partecipato a Mela Verde, Canale 5, intervistato da Edoardo Raspelli.img_7539

Ho cominciato a esporre i miei quadri dipinti con il vino a Capo Liveri (Isola d’Elba) nel 1998; sono stato invitato a partecipare alle principali manifestazioni legate al vino in Italia e ho esposto in molte città italiane, negli Usa e in India. Ho mostre permanenti presso i ristoranti Li Jalantuumene, Monte S. Angelo (FG) e L’Ostu Duca Bianco di La Morra (CN). Ho realizzato etichette per vini importanti e alcune mie opere sono state acquistate da collezionisti di India, USA, Brasile, Germania, Sud Africa, Cina e Giappone. La mia scacchiera di vino su cristallo è stata usata in occasione delle Olimpiadi degli scacchi a Torino, nel 2006.

Attualmente scrivo sul periodico professionale Barolo & Co e su Focus Storia.

Curo personalmente dei corsi di storia del cibo e del vino a Eataly Lingotto. Sono consulente per la comunicazione di alcuni importanti produttori di vino. Dal 2012 collaboro, con diversi ruoli, all’evento Collisioni in Barolo.

Sono sposato dal 1990 e ho una figlia indiana, adottata nel 1998 (nata a Bombay nel 1992).

Vincenzo Reda - Via Piave, 9 - 10122 Torino - Tel/Fax: +39011 4362398 - Cell: +39335 535882810405264_721187604591479_4244521715593523021_n

redavincenzo@libero.it

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Il Tartufo Bianco d’Alba

Il mio libro, abbinato con il quotidiano La Stampa, si trova in tutte le edicole del nord-ovest fino alla fine di ottobre. Il prezzo di copertina è di 9,90 € per 160 pp. Edito dalle Edizioni del Capricorno di Torino.

Lo sconosciuto, Torino on the road

Eccolo in queste immagini, Gaetano. Il protagonista di questo racconto, tratto dal libro Torino on the Road di Nico Ivaldi e Vincenzo Reda (Edizioni Il Punto-Piemonte in bancarella, Torino 2015).

 

«L’hai veduto passare stasera?

L’ho visto.

Lo vedesti ieri sera?

Lo vidi, lo vedo ogni sera.

Ti guarda?

Non guarda da lato

soltanto egli guarda laggiù,

laggiù dove il cielo incomincia

e finisce la terra, laggiù

nella riga di luce

che lascia il tramonto.

E dopo il tramonto egli passa.

Solo?

Solo.

Vestito?

Di nero è sempre vestito di nero.

Ma dove si sosta?

A quale capanna?

A quale palazzo?

La lirica qui sopra, di Aldo Giurlani – conosciuto dai più come Aldo Palazzeschi – è stata composta nei primi decenni del secolo scorso: uno sgangherato e improbabile figuro, che spunta tutte le sere verso le 18 dai portici di piazza dello Statuto e imbocca a passo svelto la via Garibaldi, pare quasi appropriarsene a pieno titolo.

[...] succede ogni tardo pomeriggio, estate e inverno, che piova che nevischi che il sole si attardi ancora a riscaldare le nostre anime: annunciato da una canzone sparata a tutto volume, spunta dall’angolo sinistro, sotto i portici guardando la piazza dalla via Garibaldi, un omino spelacchiato che pare sortito dalle fantasie nordiche di Tolkien.

Non arriva a toccare il metro e mezzo, è di quelli magri per missione: fuori e dentro; i radi capelli sono bianchi lunghi e stopposi; veste dei jeans larghi e lisi con sopra in genere una camicia e ai piedi grandi scarpe sportive chiare. L’incarnato è scuro, i lineamenti della faccia sono delicati con lo sguardo vigile e forse gli occhi pungenti.

Potrà avere cinquant’anni mal portati, o sessanta portati così così e, addirittura, settanta quasi buoni. Chissà.

Ma è quella benedetta appendice che trasporta sulla schiena che fa la differenza: uno zaino, non sempre dello stesso colore, che ai lati possiede due diffusori acustici da cui escono a tutto volume note delle canzoni degli anni Sessanta. E sono canzoni di tutti i generi, sempre italiane, a volte di quelle che tutti conoscono, a volte poco o punto sentite ma sempre di gradevole ascolto.

Con questo zaino acustico sulla schiena e sempre un sacchetto di plastica, di quelli voluminosi da supermercato, in mano a passo sveltissimo, con andatura quasi concitata imbocca la via Garibaldi. E non alza lo sguardo verso nessuno.

Tutte le sere.

E poi, dopo una mezz’oretta, lo si vede ritornare e svanire, di dove era venuto, sotto i portici di piazza dello Statuto.

Chi è, di dove viene, dove va; perché le canzoni degli anni Sessanta, perché a tutto volume; perché sempre lo stesso percorso e sempre lo stesso orario…

Sono almeno un paio d’anni che questa storia si ripete.

Forse basterebbe fermare un momento quel suo veloce procedere e rivolgergli delle domande, domande che potrebbero essere lecite, accettabili, sopportabili.

O invece è meglio così: non sapere nulla, non indagare; lasciare questa storia sospesa e immaginarne tutti i possibili risvolti formulando le ipotesi quelle più impensabili; e continuare a elaborare congetture: è piemontese, è sposato, ha figli, è povero, è ricco, è uno squilibrato, è uno snob, è un semplice appassionato delle canzoni degli anni Sessanta…

Chissà».

EMBERTO UCO/Umberto Eco

Sopra uno degli scorsi numeri del settimanale L’espresso, Umberto Eco, tra l’altro, ha scritto:

«…Sempre in data 18 aprile, una rivista on line dal titolo allettante, “La perfetta letizia, Rivista giornalistica cattolica d’informazione e attualità”, recensisce “Quisquilie e pinzillacchere” di Vincenzo Reda, “giunto alla sua seconda pubblicazione, introdotta dalla prefazione di Umberto Eco”. Come è facile intuire non ho mai prefato questo libro (né conosco il Reda) ma la cosa non mi stupisce perché una volta un signore ha pubblicato come prefazione alla sua opera una mia lettera, neppure esageratamente cordiale, in cui declinavo la richiesta di una prefazione.»

La questione è divertente assai, perché chi sa leggere e ha letto il mio libro sa che la prefazione l’ha scritta un certo EMBERTO UCO, mio amico che ha la fortuna, o la sfiga, di chimarsi QUASI come l’illustre professore, saggista, romanziere e tutto il resto…Il fatto, oltre a essere divertente, è la chiara dimostrazione che molte persone leggono quel che vogliono leggere, non quel che è scritto. O No? (Ma lo scherzo è stato concepito a bella posta, perché a me piace scherzare). E non deve volermene Umberto Eco, autore che leggo spesso e stimo tanto. Della persona nulla posso dire per la semplice ragione che non la conosco.

Salute a tutti. Ai belli e ai brutti.

Torino On The Road

(QUASI UNA) PREFAZIONE

L’hai incontrata una sera tardi per caso, era quasi anonima rispetto a tante altre che sfolgoravano le loro attrazioni accurate di smalti, fondotinta, ciglia finte, acconciature elaborate e piccanti scollature.

Ti ha colpito la sua semplicità e forse uno sguardo dalla profondità insondabile che ti ha scagliato addosso quasi con noncuranza: e quell’occhiata è stata come un colpo di zagaglia. E hai scommesso, al buio.

Al mattino presto la guardi mentre dorme a fianco a te e realizzi che quella scommessa scriteriata l’hai vinta. Pensi: che fortuna ho avuto, mentre segui il taglio delle sue labbra socchiuse e noti la bocca piccola, sensuale. E poi ti soffermi sugli zigomi e i capelli e quella pelle così liscia, senza trucchi, senza creme bugiarde che sanno mentire così bene nelle penombre rumorose delle sere e delle notti artificiose, false, poco credibili.

Notti affollate di mala gente in mali affari indaffarata.

E lei, invece, così bella al mattino.

E questa Donna come larga metafora di una Città che non sa portare trucchi e belletti e scollature vertiginose e acconciature studiate da parrucchieri barocchi.

Torino che è bella alle sette di mattina: con i rosa pallidi della giogaia delle montagne che la imbellettano di luce irreale.

Torino che rivela i suoi sguardi furtivi ma profondi che feriscono come lame assassine tra i portici e le prospettive di certe piazze e di certe vie.

Torino che parla lingue sconosciute dalle pietre antiche dei suoi palazzi che sembrano anonimi e invece raccontano storie inaudite d’amore, d’odio, di morte.

Storie che si rivelano a chi sa intendere le lingue che parlano le pietre.

E poi, tra quelle pietre, ecco spuntare fantasime, geni, jinn, folletti, spiritelli, forse financo putti.

E allora fluiscono racconti di vite sballate, di vite vissute fino all’ultima goccia, di vite gettate via, di vite impossibili, di vite svitate e riavvitate mille volte.

Ma bisogna frequentare posti strani o posti normali in ore strane; e ancora posti conosciuti in apparenza con persone strane che sanno scovare e dar voce a certi racconti altrimenti muti, incastrati nelle pietre che li custodiscono come ineffabili secondini.

Di queste voci, di questi racconti, di queste vite squinternate, di queste esistenze nomadi – nomadi nel tempo, nomadi nello spazio – questo libro è narrazione.

Narrazione appassionata, narrazione faticosa, narrazione estratta quasi a forza dall’oblio cui i Giusti, i Belli, i Colti, i Famosi, i Potenti avevano affidato il compito criminoso di occultare tra i portici, le strade, le piazze e i loro porfidi e i loro basalti.

E il portone atroce di questo oblio i nostri due eroi, senza macchia e senza paura, hanno avuto l’ardire di scardinare.

E l’hanno divelto semplicemente per amore, l’hanno sventrato con la forza immane che dà l’Amore.

L’amore per questa Città che sa parlare una lingua straordinaria che occorre prima imparare ad ascoltare e poi a capire.

Premio Cesare Pavese 2015

Domenica scorsa nella storica sede del CEPAM (Centro Pavesiano Museo Casa Natale) a Santo Stefano Belbo, e casa natale del grande scrittore piemontese e cofondatore della casa editrice Einaudi, si è svolta la 14° edizione del premio “Il vino nella letteratura, nell’arte, nella musica e nel cinema”.

Il premio è stato assegnato a  Sulle ali del Barolo. Appunti di viaggi scritto dall’appassionato produttore langhetto Gianni Gagliardo e illustrato dal pittore e scrittore Vincenzo Reda.

Un libro di appunti di viaggio, che attraverso il fil rouge del Barolo, racconta alcune delle esperienze più intense a livello umano e professionale che l’autore ha vissuto in ogni parte del mondo.

Da uno stralcio della motivazione del premio, riportiamo volentieri questo passo: “Storia personale e storia di un vino si intrecciano, dunque, in modo indissolubile e l’una cresce con l’altra fino a superare rapidamente i confini della realtà locale per condurci nel glocale: infatti, Gianni Gagliardo trasporta i valori e i contenuti della sua realtà locale in una realtà globale, favorendo il dialogo, lo scambio e la condivisione tra comunità diverse”.

Un esempio questo, di trasversalità letteraria che conferma la bontà della scelta della Casa editrice Cinque Sensi e che motiva fortemente a immaginare altre interessanti scritture e testimonianze non necessariamente identificabili nei consueti riferimenti narrativi.

Sulle ali del Barolo. Appunti di viaggi - Introduzione di Aldo Cazzullo – Autore: Gianni Gagliardo
Illustratore: Vincenzo Reda – Formato: 16,5×24 cm – Pagine: 160 – Prezzo libro: 15 euro – PrezzoeBook: 7,99

Qui sopra ecco le immagini della premiazione ufficiale.

Sulle ali del Barolo di Gianni Gagliardo è un libro che, oltre ad aver redatto e per il quale ho scelto personalmente l’editore, ho illustrato con grande passione. Il fatto di aver contribuito al primo premio della narrativa assegnato a una persona straordinaria, oltre che un amico, mi riempie di orgoglio. Il secondo premio per la saggistica guadagnato con Di vino e d’altro ancora mi fa piacere soprattutto per la motivazione in cui si citano l’Ode a Luigi (Gino per gli amici) Veronelli – cui il libro è dedicato, e il pezzo che parla del Barolo come “Vino jazz“. Un questo libro l’incipit è il mio celebre “Decalogo del vino“.

Salute a tutti, amici nemici e farabutti.

Vincenzo Reda anthological exhibition in Turin (Container)

Il 9 maggio, alle ore 19 ho inaugurato la mia personale antologica (1976/2015) presso il concept store Container (Via dei Quartieri, ang. Via del Carmine, Torino).

Sezione lavori con il vino: 2001/2014, oltre ai 21 quadri, anche le due installazioni su cristallo (Scacchiera e Tavolvino), due bottiglie con etichetta originale (Gaja e Idillio), La Sindone Profana (Vino su stoffa) e l’impronta della mano sul piatto.

Sezione immagini storiche: 17 lavori fotografici di vario genere (Diavolo ti vuole, body art, Granserraglio, ecc.), periodo 1976/1983. Inoltre, 6 tele dipinte a olio (2002/2004).

Una mostra così completa non l’avevo mai fatta.

La mostra starà aperta per tutto il mese di maggio. Vi aspetto.

https://www.youtube.com/watch?v=DJe2I48mOeI&feature=share

Barolo & Co 1/2015: il mio articolo sui grissini

 

http://www.vincenzoreda.it/lobelisco-anticlericale-di-torino/

http://www.vincenzoreda.it/ghersa-gherssin-grissino-un-po-di-storia-seria/

101 Storie Maya che dovresti conoscere…(a prescindere dalla bufala della fine del mondo)

Fino a ieri il popolo maya era considerato un popolo pacifico di osservatori del cielo, oggi invece sempre più spesso vengono descritti come una civiltà di feroci guerrieri, ossessionata da una concezione ciclica del tempo, unica nella storia. È nota a tutti l’oscura profezia che condannerebbe il mondo che conosciamo a scomparire il 21 dicembre 2012… I 101 racconti qui presentati intendono fare chiarezza su questa ricca cultura, fiorita tra selve inestricabili e altipiani tormentati da terremoti ed eruzioni, e rivelarne tutti gli aspetti ancora poco noti. A cominciare dalla verità sui sacrifici umani e sui riti, che includevano il cannibalismo, in cui i sacerdoti strappavano i cuori ancora palpitanti dai petti dei prigionieri. E ancora: racconti di piramidi altissime scoperte da avventurieri, sovrani costretti a donare il proprio sangue, eserciti di moderni “conquistadores” che scavano tra le rovine con la dinamite.

Dalla preistoria al colonialismo, un racconto in parte inedito che espone le scoperte archeologiche recenti, ma anche le teorie della New Age e della fantarcheologia: la vicenda dei Maya finalmente narrata a tutto tondo e che tocca anche il teatro e la poesia maya di cui quasi nessuno, fino a oggi, s’era mai occupato.

Dettagli prodotto

  • Brossura: 311 pagine
  • Editore: Newton Compton (10 novembre 2011)
  • Collana: 101
  • ISBN-10: 885413323X
  • ISBN-13: 978-8854133235
  • Prezzo:  € 12,90

Un grande ringraziamento a Marco Casareto, direttore di Focus Storia e Geo, e a Andrea Frediani, scrittore e editor (occasionale, ma assai gradito) del libro che è dedicato alla memoria del mio grande maestro dauno: Nicola Silvano Borrelli. Qui sotto i link della Casa Editrice e quello di amzon.it dove il volume si può acquistare on-line.

http://www.amazon.it/storie-dovresti-conoscere-prima-della/dp/885413323X/ref=pd_rhf_ee_p_t_3

http://www.newtoncompton.com/libro/978-88-541-3323-5/101-storie-maya-che-dovresti-conoscere-prima-della-fine-del-mondo

http://www.newtoncompton.com/collane/centouno 

Vincenzo Reda al Duca Bianco di La Morra

http://www.vincenzoreda.it/la-mia-personale-al-duca-bianco-di-la-morra/

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Il 30 settembre prossimo, intorno alle 19.30 sarò con  i miei amici – passati presenti futuri (purché veri) – quelli che vorranno o potranno esserci (meglio se non tantissimi), al Duca Bianco di La Morra (Via Umberto I, 25 – Tel. 0173 500368) per inaugurare la mia mostra personale che sarà permanente. E’ importante questa data: il giorno appresso compio gli anni e non mi ricordo se sono 41, 49 o addirittura di più, boh (ma poi che importa)!

Berremo vini, faremo chiacchiere e metteremo sotto i denti qualcosa. Se poi qualcuno vuole restare per la cena, sarà gradito (ma la cena se la paga, magari a prezzo conveniente: giusto per essere chiari!).

Il Duca Bianco, essendo stato rilevato da un mio vecchio amico, sarà il mio riferimento in Langa: mi troverete spesso a bere, a dipingere il murale che era in piazza Vittorio (e non c’è più: lo rifarò al posto di quel gelato, dipingendolo con il vino di qualche amico, vedremo), a dipingere sugli specchi, a leggere i tarocchi, a sproloquiare….

Vi aspetto.

Salute.

 

 

1 ottobre 2014, my five dozens

Varigotti, Aqua di Varigotti con Francesco, scialatelli, calamarata Vicidomini, Ahmed, spada ai ferri, Chianti Ruffina 1997, Hasan, Vista mare, giornata luminosa, il mare una tavola, tramonto a richiesta e poi alba come da film, ecc. ecc.

A chi chiedere grazie?

http://www.vincenzoreda.it/restaurant-aqua-di-varigotti/

Sinossi di presentazione di me/Short selfportrait of me (the last)

Bilancia con ascendente Gemelli, Luna in Sagittario e Venere in Scorpione. Nato montanaro silano nel 1954, inurbato a Torino nel 1960 ma da sempre amante del mare. Pittore e scrittore, artista e intellettuale, ma anche già operaio, manager, maratoneta, calciatore. Un personaggio sghembo: incontentabile, curioso, contraddittorio, fuori di ogni schema.

Ama la poesia, il vino, l’antropologia e, sopra ogni altra cosa, ama non appartenere; ama non essere definibile e non subire classificazioni che sente come  insostenibili sbarre di gabbie.

Questa fotografia è stata ripresa da Pippo D’Amico, titolare del Caffè Elena: sto dipingendo sopra uno degli storici specchi di questo locale uno dei miei bicchieri di vino. Non sono io, ma il riflesso di me sullo specchio. Superfluo ribadire che gli specchi sono un’altra delle mie ossessioni.

Vincenzo Reda, some words in english (biographical notes and some about my art)

Vincenzo Reda

Biographical notes.

He was born in Sila, mountain in the south of Italy, and now lives and works, from 1960, in Turin.

MiHe works in publishing and writes about  history, wine and food on very important magazines and web-sites in Europe.

He has been intensely active in  theatre and  photography (important shows like “Rayoghaphs and pictures lumieres”, Turin 1976 and “Il diavolo ti vuole” – The devil wants you – with painter Bruno Chiarenza, Turin 1980) and in the avant-garde cinema (“Ogni corpo occupa un suo spazio” – Every body occupies its space – con Plinio Martelli – Venice, Biennial of art cinema, 1976).

Since 1993 he has been painting on paper, cloth and glass using wine, red and white, exclusively. He paints only by night and his obsession are glasses, different shapes of glasses.

He showed his art works all in Italy, in India and in Usa.

Some of his works are on display in Usa, South Africa, Germany, Brasil and Russia.

He is a Grand Master of the” Order of the Vine Leaf.”

He is married from 1990 and has an adopetd  indian daughter, Geeta, from Mumbay (adopted in 1998,  she was born in 1992 ).

He says:

“ Wine is made to be drunk.

And naturally I drink wine and I like it very much.

Sometimes, particularly at night, after having drunk some, I spread it on certain types of paper , and wait for the miracle to happen, because it is certainly a miracle. But sometimes I need to wait days, weeks and sometimes months. I work with lots of patient to allow that miracle to happen as I expect, and to form shapes and shades as I desire.

Wine is not only a colour or a simple drink. Every wine is a story that starts from the flaking of rocks in geological times, continues with the evolution of the climate and growth of a tenacious but delicate plant, and concludes the start of another story, this time populate by people.

I am not only a painter who paints with wine.

Also, I am not only a painter.

Who am I?

Maybe italian poet Aldo Palazzeschi or Marcel Duchamp could me give that answer”.

 

“I think there is a great difference between a craftsman and a real artist.

An artist lives his obsessions and his art works, have magic stream embedded in people feeling.

My obsessions are the glasses (I immagine a glass like a tree: with roots, trunk and leaves; from the earth to the sky…), and the stains on white, when I am painting I immagine to steel some white.”

Brindando nei secoli (Breve storia del vino) – Vini Gianni Gagliardo

Venerdì sera, con inizio verso le 19.30, ho tenuto la mia prima lezione a Eataly Lingotto di Torino: “Brindando nei secoli”, una breve e insolita cavalcata nelle sconfinate praterie della Storia del vino. Oltre due ore di chiacchierata illustrata da una presentazione in Power Point di 160 immagini.

Non avevo tantissime persone, ma quelle che erano presenti sono state tutte molto attente e concentrate sulle tante nozioni che ho dovuto raccontare. Hanno tutti confermato la presenza per la successiva lezione che tratterà di vino e letteratura (venerdì 4 aprile prossimo).

I vini di Gianni Gagliardo sono assai piaciuti e Paolo (ultimo genito, che si occupa dell’area commerciale) è stato bravo ed esaustivo a presentare i tre vini proposti: Fallegro (Favorita), Dolcetto Paulin e Nebbiolo San Ponzio (uno schianto di vino).

Alla prossima e grazie a tutti.

Eataly la Stampa 28.4.14 i

(Il link qui sotto per partecipare alla prossima lezione su vino e letteratura.)

http://www.eataly.it/il-vino-nella-storia-e-nel-tempo-vol-2-le-rime-del-vino-3691.html#.Uzkwgii98kA

Vincenzo Reda a Eataly

Il Vino nello spazio e nel tempo

Una serie di incontri per un approccio al vino inusuale: storico, antropologico, letterario, geografico.

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. Brindando nei secoli (Breve storia del vino) – Vini Gianni Gagliardo

28 marzo 2014

Dalle recenti scoperte archeologiche nei paesi caucasici alle mitologie greche; dai vini egizi e romani a quelli delle abbazie benedettine medievali. E ancora, il vino nelle Americhe, i vini dei papi di Sante Lancerio nel rinascimento, il leggendario Dom Perignon e il successo del Marsala nel XVIII secolo. Per arrivare alle vicende della fillossera e i conseguenti reimpianti su piedi di viti americane, fino alla rivoluzione degli anni Ottanta. Una cavalcata quasi mozzafiato per comprendere come le diverse culture umane, nelle successive fasi storiche, si siano confrontate con la bevanda “vino”.

. Le rime del vino (Vino e letteratura) – Vini Bucci

4 aprile 2014

Quasi tutti conoscono i versi composti dai grandi poeti greci sul vino, assai meno hanno frequentato i componimenti straordinari di  Orazio e Marziale. Quasi nessuno sa delle magnifiche poesie arabe e persiane di poeti musulmani come Abu Nuwas o Hafiz. Così come tutti conoscono le poesie dedicate al vino dal poeta Baudelaire ma pochi sanno che anche Eugenio Montale ha scritto versi dedicati al vino. Questo incontro servirà ad aprire uno scenario sorprendente per quanto riguarda la letteratura del vino.

Le Rivoluzioni alimentariDiapositiva1

Non si è consapevoli, in generale, che l’alimentazione umana si è evoluta nei secoli al pari della conoscenza e degli scontri/incontri fra popoli differenti. Queste prime  lezioni hanno lo scopo di illustrare alcuni momenti storici particolari in cui si sono verificati cambiamenti epocali nelle abitudini alimentari umane.

. Dagli alberi ai villaggi (Preistoria dell’alimentazione) – Vini Gigi Rosso

11 aprile 2014

Tra 7 e 3 milioni di anni fa alcune scimmie arboricole scesero a raccogliere dei frutti caduti dall’albero su cui si agitavano e cominciarono a frequentare la savana africana. Quegli animali cominciarono a trasformarsi in uomini cambiando il loro regime di alimentazione. Divennero animali opportunisti e impararono a cibarsi di qualunque cosa, alzandosi sulle zampe posteriori e liberando gli arti superiori dalla funzione di semplice deambulazione. Quell’animale si evolve fino a diventare Homo Sapiens, circa 200.000 anni fa. E continua a evolvere fino a scoprire, 10/12.000 anni fa, l’agricoltura e l’allevamento. E qui comincia un’altra storia.

 

. La scoperta dell’America – Vini Bava

18 aprile 2014

Colombo arriva nei Carabi nel 1492, ma occorsero almeno tre secoli perché gli europei imparassero a consumare alimenti come pomodori, patate, fagioli, cacao….Mentre il peperoncino si diffonde immediatamente in tutto il mondo, la patata e il pomodoro vengono snobbati come cibi non buoni, se non addirittura velenosi. La storia dell’avvocato cuneese Vincenzo Giovanni Virginio, che portò la conoscenza delle patate a Torino e in Piemonte, è emblematica in questo senso: morì povero in un ospizio torinese nel 1830 e i suoi conterranei ancora non erano convinti di quanto fossero buone, convenienti e nutrienti le patate.

I fumetti di Agliè

Pomeriggio di grande piacevolezza al Castello Ducale di Agliè per un evento importante: la presentazione di un volume  curato dalla D.ssa Annamaria Aimone e illustrato da Debora Grazio per insegnare ai ragazzi una storia importante. Il libro è pubblicato dai tipi di Edizioni Atene del Canavese di Giampaolo Verga (pp. 80, 16€). Ho avuto il piacere di vedere nascere questo progetto, di veder nascere un sogno che si è poi realizzato mediante incontri importanti. Ne è venuto fuori un lavoro di grande interesse che ha il pregio di indicare una strada. Per parte mia, che ho contribuito in minima parte, l’augurio di un giusto e meritato apprezzamento da parte del pubblico e di chi ha in mano le redini che il pubblico controlla. Qui di seguito il testo che ho scritto con partecipazione per introdurre questo bel lavoro: che sia di buon auspicio (Avanti Savoia!!).

Per convenzione, la nascita del fumetto si fa risalire al 1896: sul supplemento domenicale a colori del quotidiano New York World, l’editore Joseph Pulitzer pubblicò le storie di Yellow Kid – il bambino pelato dalle grandi orecchie e dal camicione giallo – del disegnatore Richard Outcault. Si trattava di un personaggio satirico i cui testi erano scritti sul famoso camicione giallo.

Per quanto riguarda l’Italia, si ascrive alla pubblicazione del Corriere dei Piccoli, supplemento domenicale del Corriere della Sera, la data di nascita dei nostri fumetti: 27 dicembre 1908. Voluto da Silvio Spaventa Filippi, ebbe da subito l’intento di contribuire alla formazione culturale dei ragazzini italiani: Bilbolbul e Quadratino, degli illustratori Attilio Mussino e Antonio Rubino, ne furono i primi personaggi.

Nel 1917 il grande Sergio Tofano inventò le fortunatissime storie del Signor Bonaventura; occorre però arrivare agli anni Trenta per vedere la fioritura del genere.

Quegli anni segnano la nascita delle pubblicazioni italiane delle strisce di Topolino e delle riviste dedicate agli adolescenti: L’Avventuroso, L’Audace e, soprattutto, L’Intrepido e Il Monello dei fratelli Del Duca.

Fu però a cavallo tra la fine dei Quaranta e dei Cinquanta che il genere iniziò il suo periodo aureo: Tex Willer, Pecos Bill, Piccolo Ranger, Capitan Miki, Grande Blek. Furono i fumetti, alcuni pubblicati ancora oggi, che decretarono il successo di personaggi come Luigi Bonelli e EsseGesse (i torinesi Sartoris, Guzzon e Sinchetto per l’Editrice Dardo).

Tale periodo conobbe il massimo sviluppo negli anni Sessanta: intellettuali del calibro di Umberto Eco e Oreste del Buono contribuirono a nobilitare dal punto di vista culturale e artistico un genere fino a quel punto ritenuto soltanto popolare.

In quegli anni autentici artisti pubblicarono fumetti di assoluto valore estetico: Benito Jacovitti, Hugo Pratt, Bonvi, Guido Crepax…

La mia generazione, nata negli anni Cinquanta, è cresciuta leggendo, e anche acculturandosi, con i fumetti e le figurine: ho personalmente avuto un’autentica passione per il Corriere dei Piccoli che ho continuato a leggere fino alla tarda adolescenza.

E, in seguito, ho avuta la ventura di dirigere una casa editrice torinese, la Edis, che era specializzata in raccolte di figurine didattiche: il nostro best seller era la raccolta Conoscere e facevamo furore, specialmente sui mercati della Provincia e del Sud, ancora fino alla seconda metà degli anni Ottanta.

Con i presupposti qui sopra esposti, chiaro che valutando questo magnifico lavoro, ideato da Anna Aimone e illustrato da Debora Grazio, non posso che esserne contento e sperare che possa ancora – ma ne sono certo – innescare quei meravigliosi e semplici meccanismi dell’immaginazione che soltanto i bambini e gli adolescenti possiedono in esclusiva.

Lo stile, oltretutto, mi riporta alla mente un personaggio che mi piaceva tanto e oggi in Italia un poco dimenticato: Il Principe Valiant, cavaliere di Re Artù creato negli anni Trenta dal canadese (poi naturalizzato statunitense) Hal Foster.

Negli Usa sono ancora pubblicate queste storie che hanno contribuito in maniera determinante a far  conoscere e amare questo medioevo esotico e fantastico.

La Storia del Castello di Agliè merita d’esser divulgata in questa maniera nobile: chissà che qualche bambino, stimolato dai fumetti, non diventi poi uno storico, un critico d’arte, o anche soltanto un appassionato…

È successo mille volte, in fondo.

Emberto Uco: Introduzione, Di Vino e D’Altro Ancora

copertina di vino e d'altro ancora.indd

Quando Vincenzo parla o scrive di vino, e di quanto con il vino confina,

occorre dargli credito: è in qualche modo, come si dice, competente.

La sua storia puzza di vino fin dal concepimento: infatti, la mamma

Laura s’invaghì del giovane Giuseppe mentre questi era impegnato a

potare una vite di Gaglioppo.

Si era a Cirò, nei primissimi anni Cinquanta: il nonno Vincenzo guidava

una squadra di esperti potini e innestini che girava per la Calabria

dei grandi latifondi curando oliveti, aranceti e vigne.

Giuseppe e suo fratello Salvatore erano i più giovani di un gruppo,

guidato dal padre, che era stato ingaggiato a Cirò per curare i frutteti e

le vigne dei conti Siciliani.

E quanto bevevano: tutti e tra loro il patriarca Vincenzo, campione

indiscusso!

Erano originari di un paese situato sulle pendici boscose della Sila e

da generazioni si occupavano di vino, olivi, castagne, agrumi. Possedevano

una bella vigna, posta a circa 500 metri di altitudine – nella zona

che oggi è parte della DOC Donnici – con vitigni come Gaglioppo, certo,

ma anche Greco, bianco e nero, Nerello e Malvasia.

Al vino Vincenzo è stato iniziato dal nonno omonimo già in fase di

svezzamento, e il vino ha continuato a frequentarlo per tutta la prima

infanzia in quei densi riti contadini oggi tracannati e ormai annichiliti

dal tempo.

Né, per certo, la discesa verso Torino – verso un malinteso benessere

che tra i Cinquanta e i Sessanta era il volano che alimentava i sogni

degli ignari contadini meridionali – servì per annacquare quell’innato

talento: in maniera assai naturale, il Gaglioppo e il Nerello vennero

declinati in Barbera e Dolcetto che erano acquistati direttamente dai

contadini astigiani (soprattutto in Agliano). Più tardi, Giuseppe con i

fratelli Salvatore e Giovanni il vino presero a farlo in prima persona,

acquistando le uve da fidati fornitori.

Vincenzo il vino continuò a berlo e la sua vicenda personale lo portò,

nei primi anni Ottanta, a conoscere a Parigi i vini francesi e a frequentare

in Italia la ristorazione di qualità in cui poté, fra i primi, apprezzare

quei Tignanello e quei Sassicaia che allora sconvolsero e contribuirono

a elevare la qualità del vino italiano.

Ha avuto la grande fortuna di conoscere Luigi Veronelli, intorno al

1997, e di frequentare via Sudorno, Bergamo Alta; Vincenzo ama raccontare

che Veronelli è stato suo maestro: non è vero. Pur riconoscendone

l’immensa competenza, da lui non ha imparato un bel nulla di

tecnico e, men che meno, ha imparato leggendo la sua saltabeccante

scrittura: di Luigi Veronelli egli, invece, ha sempre apprezzato la straordinaria

umanità e quella sua capacità di rimanere sempre pulito, fedele

a se stesso e aperto agli altri senza pregiudizi di sorta. Se ha avuto

un maestro, a parte il nonno e il padre, questo è stato per certo Paolo

Monelli, di cui ha letto e consumato tutti i libri. Né ha in gran stima il

troppo apprezzato Mario Soldati: di lui Monelli, a ragione, soleva dire

che di vino capisse poco o punto.

A cominciare dal 2002, Vincenzo collabora con il periodico Barolo &

Co, chiamato da Elio Archimede. Poi gli capita di andare in Toscana per

circa un anno a occuparsi di una grande azienda agricola e agrituristica

con quasi un centinaio di ettari di vigna, posta sulle alture tra Arezzo

(Monte San Savino) e Siena (Castelnuovo della Berardenga). Qui accumula

esperienza diretta sia in vigna – soprattutto – sia in cantina.

Continua a scrivere per Barolo & Co, dipinge con il vino e fa mostre

in Italia e in giro per il mondo. Nel 2009 esce Più o meno di vino, il suo

primo libro sul tema specifico. Dal 2010 scrive anche per il mensile

Horeca Magazine e, soprattutto, sul proprio sito web.

Quanto sopra per raccontare un poco della storia, per certo peculiare,

che fa di Vincenzo un uomo di vino, anche.

Ma c’è di più, non è così semplice: a sentirlo parlare, per lui il vino è

ossessione, è materia creativa, è magia, è sacro impasto di mito e rito, è

storia di uomini, è antropologia, è archeologia…

Ma credo che, in fondo e prima d’ogni altra faccenda astrusa, il vino

per Vincenzo sia soltanto una bevanda che gli piace tanto e gli sa tenere

compagnia.

Salute, amico mio.

Emberto Uco

Animi e paesaggi di…Vini, Alba 1/30 giugno 2013
Un po’ di nostalgia

Quelli qui sopra sono alcuni miei ritratti, alcuni autoscatti con vari apparecchi fotografici, che occupano più o meno il decennio 1972/1982: tra i 18 e i 28 anni. Anni meravigliosi e non tanto perché ero giovane, quanto perché il periodo era per davvero stimolante, e sotto tutti i punti di vista. Soprattutto a Torino, Città di confine, di ricerca, di stimolo continuo.

In questo benedetto decennio sono passato dal lavoro (tremendo) di manovale in cantiere edile all’addetto alla catena di montaggio in Fiat Mirafiori (127). Dal fare l’impiegato a dirigere una radio privata (Radio ABC Italiana). Da lavorare in teatro a fare l’assistente fotografo e poi il fotografo in proprio e poi ancora il piccolo imprenditore nel campo della pubblicità. Continuando a occuparmi di arte: teatro, fotografia, cinema, radio e televisione.

Un anno dopo, nel 1983, avrei cominciato un altro decennio: questa volta da imprenditore serio e top manager, mettendo momentaneamente da parte tutta la mia anima di artista e di intellettuale. Meno male che dalla metà dei Novanta questa riprese il sopravvento. E ricominciai: The call of the Wild, come scrisse l’amato Jack London!

Collisioni 2012, Barolo (Cn) 13/16 luglio

 COLLISIONI 2012

INCONTRI IN ENOTECA 

Dal 13 al 16 luglio 2012 si terrà nel paese di Barolo la quarta edizione del festival Collisioni, in questo momento l’evento culturale più partecipato di tutta la Regione, dopo il Salone del Libro di Torino, con oltre cinquantamila visitatori nella scorsa edizione, e tanti ospiti quest’anno di respiro internazionale come Bob Dylan, per l’unica data italiana nel 2012, Patti Smith per l’apertura del suo tour italiano il 14 luglio, Boy George, Luciana Littizzetto, Carlo Verdone, Philippe Daverio, per una lezione sul rapporto tra la rappresentazione artistica e il vino, Niccolò Ammaniti, Don DeLillo, Luis Sepulveda, Subsonica. Il paese di Barolo sarà meta di visitatori provenienti da tutto il territorio nazionale ma anche da Francia, Germania e Svizzera. Proprio per questo, grazie alla sede scelta e alla sua attrattiva per i turisti in relazione al vino, l’evento, i suoi incontri e concerti internazionali saranno  un’importante occasione per promuovere i vini del basso Piemonte. Collisioni, in collaborazione con l’ Enoteca Regionale del Barolo e il Wimu, propone alcuni eventi collaterali al festival per conoscere storia, aneddoti e personaggi del vino. Una serie di lezioni per raccontare la storia della più affascinante delle bevande, ricca di sapienza e poesia, arte e tradizione. Due giornate dedicate ai grandi vini del Piemonte per scoprirne la grandezza in modo ludico ed interattivo.

SABATO 14 LUGLIO

Ore 11,00 sala del professore  WIMU: “Bell’ aria di Padre Bacco, dai vini spumescentes dei Romani agli spumanti metodo classico di oggi”. A cura di Enrico Parodi.

A seguire degustazione dei migliori spumanti metodo classico del Piemonte.

Relatore: Enrico Parodi, sommelier professionista Ais, ha frequentato l’Ecole de Champagne e numerosi seminari nei territori di produzione alla ricerca dei segreti di questo splendido vino speciale.
Ore 14,00 sala del professore  WIMU: “Alla scoperta di sua maestà il Barolo – il Re dei vini, in vino dei Re”.  La letteratura, la musica e l’arte incontrano il mitico vino Barolo. Lezione: la storia, il territorio, la cultura di uno dei più grandi vini al mondo.

A seguire degustazione guidata orizzontale verticale dei migliori terroir e dei migliori crus del Barolo delle cantine di  Serralunga d’Alba, Monforte, Castiglion Falletto, Barolo. Durante la degustazione sono previsti premi e giochi con il Barolo  e omaggi di libri sul Piemonte enoico.

Relatore: Lorenzo Tablino, enologo di quarantennale esperienza nel campo, giornalista, consulente vitivinicolo.

Ore 16,00 sala del professore  WIMU: presentazione del libro “Cronache golose” di Marco Trabucco (giornalista di Repubblica e curatore Guida Espresso) e Marco Bolasco (direttore editoriale di Slow Food). Cinquanta storie, raccontate attraverso altrettanti piatti e cuochi. Da Gualtiero Marchesi al modello nuovo di osteria, dall’evoluzione della cucina regionale fino alle avanguardie che arrivano solo recentemente in Italia rispetto all’ Europa. Prefazione di Alessandro Baricco.

A seguire degustazione guidata dei migliori terroir e dei migliori crus del Barolo delle cantine dei produttori che hanno aderito al progetto Collisioni 2012.

Ore 18,30 Enoteca Regionale del Barolo :  lezioni e degustazioni guidate condotte da esperti  sui grandi vini delle aziende sponsor di Collisioni.

DOMENICA 15 LUGLIO 

Ore  11,00 sala del professore  WIMU: “Parole di Vini”. Più che una lectio magistralis, una rilassante e informale chiacchierata in cui il giornalista Vincenzo Reda  esamina e approfondisce il rapporto con il vino di alcuni scrittori e poeti, alcuni dei quali non proprio “abbinati” dall’immaginario collettivo a questa portentosa bevanda. A seguire degustazione guidata orizzontale verticale dei migliori terroir e dei migliori crus del Barolo delle cantine di  Serralunga d’Alba, Monforte, Castiglion Falletto, Barolo.

Relatore: Vincenzo Reda, nato in Calabria, è torinese d’adozione, vivendo questa città dagli anni della prima infanzia. E’ uno scrittore, pittore e intellettuale che da molti anni ha fatto del vino la materia oggetto dei propri interessi culturali e artistici. Occupandosi anche di storia e di letteratura, le prospettive da cui guarda al vino sono diverse da un semplice approccio a carattere tecnico o di valutazione meramente sensoriale.

 Ore  16,00 sala del professore  WIMU: “Elogio dell’invecchiamento” di Andrea Scanzi

Scanzi ci insegna a riconoscere e a distinguere, insieme a chi li produce, il Barolo, il Pinot nero, il Sassicaia, l’Aglianico e altri capolavori di una lunga stoia fatta di lavoro, pazienza e dedizione. Non senza ironia ci svela, tra una tappa e l’altra del suo viaggio, i piccoli e grandi segreti che ogni sommelier e ogni buon intenditore hanno messo a punto nel tempo e che consentono loro di muoversi con disinvoltura in questo mondo così ricco e variegato. E soprattutto, ci insegna a riconoscere la vita segreta dei vini e ad apprezzare quella sottile arte che ne fa spesso dei capolavori: l’arte di invecchiare. A seguire degustazione guidata dei migliori terroir e dei migliori crus del Barolo delle cantine dei produttori che hanno aderito al progetto Collisioni 2012.

Relatore: Andrea Scanzi è nato ad Arezzo nel 1974. Dopo sei anni a La Stampa, è passato nell’estate 2011 al Fatto Quotidiano. Si occupa di cultura, sport, enogastronomia, politica. E’ ritenuta una delle firme più eclettiche d’Italia. E’ autore e interprete di Gaber se fosse Gaber, spettacolo teatrale che sta attraversando l’Italia. Sommelier innamorato delle Langhe, ha pubblicato due bestseller dedicati al mondo del vino, Elogio dell’invecchiamento (2007) e Il vino degli altri (2010). I suoi ultimi libro sono I cani lo sanno (2011) e Happy Birthday, Nebraska (2012 ebook), entrambi per Feltrinelli.

Ore 18,30 Enoteca Regionale del Barolo:  lezioni e degustazioni guidate condotte da esperti  sui grandi vini delle aziende sponsor di Collisioni. 

INGRESSO LIBERO E GRATUITO A TUTTE LE LEZIONI E LE DEGUSTAZIONI

Per informazioni, rivolgersi a :

Enoteca Regionale del Barolo   0173 56277  barolo@barolowordl.it

Wi-mu Museo del vino a Barolo 0173 386697 info@wimubarolo.it

Tablino Francesca francescatablino@gmail.com

Collisioni

Incontri in enoteca

Eno

SABATO 14 LUGLIO

Ore 11.00
“Bell’aria di Padre Bacco, dai vini spumescentes dei Romani agli spumanti metodo classico di oggi”
a cura di Enrico Parodi.

Ore 14,30
“Alla scoperta di sua Maestà il Barolo.Il re dei vini, il vino dei re”
A cura di Lorenzo Tablino

Ore 16,30
“Cronache golose”
di Marco Trabucco e Marco Bolasco

Ore 18,30
“Degustazioni guidate condotte da esperti sui grandi vini del Piemonte”

DOMENICA 15 LUGLIO

Ore 11.00

“Parole di vini”

a cura di Vincenzo Reda

Ore 15,30
“Elogio dell’invecchiamento” e “Il vino degli altri”
di Andrea Scanzi.

Ore 18,30
“Degustazioni guidate condotte da esperti sui grandi vini del Piemonte”

http://www.collisioni.it/

Più o meno di vino, in libreria

http://www.informacibo.it/focus/librinatale2008.htm

I e IV di copertina del mio libro in uscita a gennaio 2009. La foto in I di copertina è un'mmagine del 1980 di mio nonno Vincenzo Reda, fotografato da mia moglie Margherita. Il mio libro è dedicato a lui.

I e IV di copertina del mio libro in libreria dall'8 febbraio 2009. La foto in I di copertina è un'immagine di mio nonno Vincenzo Reda, cui il libro è dedicato. La foto fu presa da mia moglie Margherita nel 1980, in Sila.

Per maggiori informazioni, e per acquistare il volume direttamente dalla casa editrice, vai su: http://www.edizionidelcapricorno.com

I MIEI LIBRI PRECEDENTI


 

Le mie 101 Storie Maya segnalate su Focus Storia n. 64
Cazzo bicchiere/ Cock wine glass

Cazzo bicchiere (Youtube video)

Vincenzo Reda al Caffè Elena Youtube

http://www.youtube.com/watch?v=IDUZFKrKGjg