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Vincenzo Reda, mostra presso ristorante Fratelli La Bufala, Torino

Sono stato assai soddisfatto ieri sera all’inaugurazione della mia piccola personale presso Fratelli La Bufala (Torino, via Barbaroux, 37/39). Mi è piaciuto parecchio l’allestimento, particolare e scenografico, e mi hanno fatto piacere gli amici intervenuti tra i quali ricordo con piacere Giulio Tedeschi (cui devo questa mostra) e Nadia Sponzilli che è tra i pochi a scrivere (e recitare) poesie degne di questo nome.
La mostra è visitabile tutti i giorni a pranzo e cena, magari gustando l’ottima pizza (e non soltanto) che offre questo ristorante.

Miguel Bustinza e Patricia Trujillo Villar erano con noi ieri sera. Dopo la mostra abbiamo cenato al ristorante Fratelli La Bufala e insieme all’ottima pizza ho fatto loro gustare due vini poco o punto conosciuti a Torino: il Gragnano e il Lacryma Christi. Soprattutto il primo, leggermente frizzante, è un rosso fresco e leggero che accompagna la pizza in maniera davvero formidabile (è citato da Totò in una famosa scena del film Miseria e Nobiltà). Anche se non interessa la mia mostra, vi consiglio di provare questo ristorante e bere questi eccellenti vini vesuviani (Sorrentino ne è il produttore).

Napoli: dei vini, del cibo e…. della musica

Avere l’opportunità di stare a Napoli con amici archeologi e musicisti e passare due intere giornate tra Via del Duomo, Via dei Tribunali, Via S. Biagio dei Librai, Piazza Gesù Nuovo e Piazza San Domenico Maggiore è stata una gran fortuna. Se il primo giorno dovevo visitare la Certosa di San Martino e fotografare le sue straordinarie vigne ripristinate da Peppe Morra e godere di uno straordinario panorama soleggiato con i catamarani di Coppa America a scorrazzare davanti a Mergellina, il secondo giorno ho goduto di straordinarie visite a Napoli Sotterranea, accompagnato da Daniele Petrella (archeologo esperto di estremo oriente e unico italiano autorizzato a scavare in Giappone) e delle visite agli scavi sotto San Lorenzo in compagnia di Alberto e Francesco, archeologi classici sempre parte del team di Archeologia Attiva, per cui ero stato invitato a presentare il mio libro sui Maya al Gran Caffè Neapolis in piazza San Domenico.

Con il sesto senso di cui la natura mi ha fornito, ho scoperto ‘O Munaciello, ristorante in piazza Gesù Nuovo: proprietario un attempato signore che mi ha raccontato la sua storia di studente libico venuto a Napoli per studiare medicina e qui rimasto invece a fare il ristoratore. Da Tarek ho bevuto un eccellente Gragnano (vino assimilabile, molto alla lontana, al Lambrusco: Cantine degli Astroni, situate ai Campi Flegrei e condotte dalla famiglia Varchetta; dovrò necessariamente occuparmene in maniera professionale) e mangiato un primo eccellente di pasta fatta in casa e frutti di mare. La pizza me l’hanno fatta mangiare i miei amici in un bel posto all’angolo tra via dei Tribunali e via dei Panettieri: ottima, manco a dirlo.

Magnifica la Trattoria La Campagnola, in via dei Tribunali, nei pressi di Napoli Sotterranea. Qui, con Alberto e Francesco ho bevuto finalmente un vino di cui avevo soltanto sentito parlare: l’Asprinio di Aversa, delle Cantine Grotta del Sole. Era l’ultima bottiglia, il bis lo abbiamo fatto con un Lacryma Christi dello stesso produttore. Questa cantina, di cui Gennaro Martusciello (purtroppo da poco scomparso) è stato l’impareggiabile iniziatore, produce alcuni vini davvero eccellenti (notevole la Falanghina dei Campi Flegrei) e sarà oggetto di uno dei miei prossimi articoli specifici, anche perché il loro enologo è Federico Curtaz, valdostano ma legato per molti anni al mio amico Angelo Gaja. L’Asprinio è un vino antico le cui viti sono coltivate a tutore vivo: sono, cioè, “maritate” a pioppi attorno a cui si inerpicano per 15/20 metri, secondo l’antica conduzione che prende anche il nome di “lambruscaia“. Ho bevuto un vino che mi ha sorpreso: una grande acidità per una complessità che in bocca mi ha lasciato un sentore fortissimo di mandorla dolce, davvero ottimo! E bevendo questo vino ho conosciuto un musicista di quelli che si guadagnano la pagnotta intrattenendo i clienti dei ristoranti e meriterebbero ben altre platee: e questo qui è uno davvero speciale. Si chiama Pino Ruffo, voce (di rara potenza) e tamburello; 39 anni, figlio di un pescatore di Pozzuoli, compagno di una musicista tanzaniana e padre di una cioccolatina di 22 mesi che si chiama Carla. Ha cantato per noi un pezzo dei suoi: “Addo’ vai?”, dedicato al padre…E nel mentre mi ritrovavo a pensare: mannaggia, Napoli!

Piccola puntualizzazione che può spiegare un certo  modo di ragionare napoletano: quando ho chiesto un’altra bottiglia di Asprinio e Antonio, il titolare, mi ha detto che purtroppo quella era l’ultima, a me è scappata una piccola imprecazione. Antonio ha sorriso e mi ha detto che invece dovevo considerami fortunato: ero riuscito a bere proprio l’ultima di quelle benedette bottiglie!