Terredavino, HoReCa n. 64

Concretezza, efficienza, qualità di processo, pochi fronzoli: quasi come spiegare in quattro concetti cosa significa rappresentare appieno il Piemonte che lavora. Quando scelsi di scrivere dell’azienda Terre Da Vino, in verità la molla che mi spinse fu la curiosità di capire i motivi per i quali un produttore di vino di una certa importanza decide di affidare a un unico brand linee commerciali diverse e quasi antitetiche come GDO e HORECA. Poco conoscevo i vini di questo produttore, certo avevo bevuto una Barbera che mi era parsa discreta, senz’altro ricordare.

Ma cominciamo dal principio.

Nel 1980 quello che allora si chiamava Ente di Sviluppo Agricolo, emanazione diretta dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte, costituì un ente pubblico che riuniva 7 cooperative di produttori vitivinicoli piemontesi. Fu un’operazione lungimirante che bene impiegò il denaro pubblico, proprio alle soglie di quella che sarebbe stata la rivoluzione nel campo del vino italiano dalla metà degli anni Ottanta in poi. Le cooperative divennero le attuali 14 e nel 1993 l’Ente pubblico fu ceduto a una Società a capitale privato le cui azioni sono di proprietà delle stesse cooperative. Oggi i numeri di quest’azienda sono di tutto rispetto: circa 5.000 ettari vitati a cura di 2.500 agricole che costituiscono i 14 consorzi di cui sopra. Oltre 5 mln. di bottiglie per un fatturato consolidato di 20 mln. di euro. L’export – realizzato soprattutto sul mercato europeo – rappresenta il 50% dei ricavi. Per quanto attiene al mercato domestico, la GDO  arriva a una quota del 75%, mentre sulla linea HORECA circa 80 agenti diretti realizzano la restante parte.

Chi mi fornisce tutti questi dati è Piero Quadrumolo, Direttore Generale e vero conduttore di questa notevole realtà. Piero è in azienda dal 1981 e ne è stato senza dubbio l’artefice dello sviluppo e del successo: è una persona che si presenta con semplicità, senza fronzoli e di estrema concretezza. Di origine albese, enologo, è una figura direi che racchiude molte caratteristiche dell’uomo di Langa: non ama il marketing, l’immagine e la comunicazione devono soprattutto essere chiare e pulite e devono raccontare faccende solide. Mi piace citare alcune sue linee guida che mi hanno fatto riflettere. Perché, mi dice, diversificare i marchi tra GDO e HORECA? Noi non ne abbiamo bisogno: semplicemente, perché sono differenti i prodotti, differenti i nomi e le etichette; ma la filosofia di rigoroso controllo della qualità è la medesima e l’attenzione al rapporto qualità/prezzo altrettanto importante. La faccenda che più conta nel suo modo di vedere le cose è il lavoro che dev’essere svolto in vigna e in cantina prima di tutto per fare vini privi di difetti. Nel segno di questa indicazione strategica, ogni cooperativa è seguita da un enologo e un agronomo coordinati da Bruno Cordero, in azienda dal 1986, e dall’agronomo di origini milanesi Daniele Eberle, anch’egli da almeno 15 anni parte dello staff. Le indicazioni sono sempre state molto chiare: vigne di pregio con esposizioni e suoli adeguati, sesti di almeno 4.000 piante per ettaro, rese che non devono superare i 60 hl.

Ogni cooperativa possiede una propria cantina di vinificazione che è dislocata direttamente nella zona di produzione che prevede soltanto vini piemontesi a DOC e DOCG. Ovviamente, intendendo rappresentare il territorio piemontese nelle sue più profonde tradizioni e caratteristiche varietali, la produzione raccoglie il meglio di Canavese, Roero, Alta e Bassa Langa, Monferrato Astigiano e Alessandrino, Ovada e Acqui.

E i vini sono tutti quelli classici: Barbera, Bonarda, Brachetto, Freisa, Dolcetto, Nebbiolo, Barbaresco, Barolo e Grignolino per quanto riguarda le uve a bacca rossa. Erbaluce, Favorita, Cortese, Arneis e Moscato per i bianchi, con l’aggiunta di Pinot Nero, Sauvignon e Chardonnay che completano degnamente, come rappresentanti internazionali (ma a tutti gli effetti integrati nel terroir piemontese), l’offerta di questa tipologia. A tale proposito, cito ancora un’acuta osservazione di Piero Quadrumolo: la moda, eccessiva come tutte le mode, della riscoperta a tutti i costi dei vitigni cosiddetti “auctoni” è una forzatura: se nel corso dei secoli – sostiene  a regione Piero – determinati vini si sono affermati come quelli preferiti dai consumatori, ci sarà pure una buona ragione! Come dargli torto, naturalmente fatte salve le dovute eccezioni.

La sede di Terre Da Vino è situata in un contesto paesaggistico vitivinicolo tra i più belli del mondo: proprio all’ingresso di Barolo, sulla destra percorrendo la statale che proviene da Alba. La struttura, modernissima – progettata dall’architetto cuneese Gianni Arnaudo – è inserita in quel magico anfiteatro che si estende sotto La Morra, circondata dai migliori cru di Barolo: Liste, Cannubi, Brunate, Cerequio e Annunziata. La sua costruzione iniziò nel 1997 e, a tutt’oggi, non è ancora pienamente completata: sono 10.000 metri quadrati coperti, inseriti in una proprietà di 25.000 mq. Nel 2010, per festeggiare il trentesimo anno dalla fondazione dell’azienda, è stata inaugurata quella che essi amano definire “Sala dei Nebbioli o della tradizione” (chi mi conosce sa che i nomi propri dei vini non devono essere declinati al plurale, dunque dovrebbe chiamarsi: “Sala dei Nebbiolo…”): è un ambiente che ospita 54 tine grandi in rovere europeo che accolgono i vini per l’affinamento. Nello stesso anno è stata aperta l’immensa area che ospita fino a 2.000 barrique dedicata alle Barbera: questa è davvero impressionante e la si visita per mezzo di una passerella sopraelevata dalla quale si può apprezzare la vastità di questo ambiente. Chi mi guida lungo il percorso di visita – disponibile per tutti i visitatori – è Cristina Torrengo, responsabile delle Relazioni Esterne. Anch’ella donna di Langa e, come tutti gli altri 33 addetti, da molti anni in azienda: qui non esiste il concetto di turn-over, quelli bravi si tengono più a lungo possibile. L’Enoteca Wine Shop conclude il percorso di visita: qui i visitatori hanno a disposizione in vendita l’intera tipologia di produzione. Per una precisa strategia, la Cantina è aperta tutto l’anno, pur se Piero mi puntualizza che la vendita diretta rappresenta percentuali trascurabili di fatturato: lo scopo delle visite è più che altro promozionale. Durante il mio percorso ho avuto  sempre l’impressione di trovarmi inserito in ambienti ordinati, pulitissimi, razionali e con attrezzature e impianti modernissimi tenuti al meglio, quasi fossero in posa per essere filmati o fotografati. Piero mi ha illustrato la cura che dedicano ai loro agenti diretti e, di conseguenza, ai clienti. Spesse volte si trovano riuniti per valutazioni “alla cieca” dei vini della concorrenza tra i quali vengono valutati i loro stessi vini: sono momenti di riflessione collettiva che servono affinché le osservazioni e le conseguenti discussioni fungano da stimolo per mantenere alta l’attenzione all’evoluzione del mercato e dell’offerta. Prima della pausa per la colazione, ho scambiato alcune altre riflessioni importanti con Piero Quadrumolo. A esempio: la percentuale rossi/bianchi per loro è in rapporto 70/30; il Dolcetto – vino tra i miei diletti – sta perdendo quote di mercato in favore soprattutto della Barbera. Nella GDO vanno alla grande Barbera, Arneis e Nebbiolo e si sta assistendo a una tendenza che vede premiati i vini nelle fasce 4/6 e 7/10 euro, rispetto a quelli di prezzo inferiore.

Chiudiamo la lunga chiacchierata con due parole sui vini bio: come pare ovvio, ne hanno uno – Barbera Rosso Fuoco – per la linea HORECA e un altro per la GDO; sono progetti di vigneti coltivati con agricoltura biologica, certificata ICEA, che si trovano nei comuni di Viarigi, Penango e Moncalvo. Abbiamo consumato un breve colazione in uno dei locali classici, sempre assai accoglienti e di qualità eccellente, di Barolo; ci ha tenuto compagnia una bottiglia di Barbera Superiore “La Luna e i Falò” 2009: questa è per davvero una Barbera ottima, soprattutto se si tiene in conto che costa intorno ai 10 euro e che ne producono 350.000 bottiglie! E bisogna metterne di qualità per tenere un vino di questo livello con questi numeri: in verità, da molti anni questo prodotto è il vanto dell’azienda, riconosciuto anche dalle valutazioni delle varie guide, pur se il cruccio di Piero Quadrumolo è dovuto al fatto che arriva sempre a un passo dal massimo che non riesce a conseguire. La riflessione è la seguente: questo prodotto non prende il massimo dei punteggi perché è prodotto in numeri elevati, ma proprio per questo motivo dovrebbe essere premiato. Tenere alta la qualità  per produzioni di 3/4 ettari è una faccenda; tutt’altra questione, quando si tratta di 60 ettari dislocati in aree omogenee, ma differenti.

Prima di chiudere con alcune note sulle gustazioni di valutazione che ho, come sempre, effettuato a casa mia, da solo e con il dovuto tempo, è doveroso puntualizzare che la produzione di Terre Da Vino prevede degli spumanti metodo Martinotti (prodotti nelle Cantine di Calamandrana), un Barolo Chinato e il classico distillato, che ho bevuto e trovato più che onesto. Per finire, sono stato sorpreso in particolare dal Nebbiolo “La Malora” e dal  Barbaresco “La Casa in Collina”: due vini di qualità almeno medio-alta, assai eleganti e che costano a scaffale rispettivamente intorno ai 13 e ai 16 euro. Il Barolo “Essenze” 2007 è certo un Barolo importante, me lo aspettavo più di pronta beva e invece risente ancora dell’età troppo giovane: è un pregio, e costa molto meno di 30 euro. Non mi sono dispiaciuti il bianco, anzi, e il Passito Moscato, vino dolcissimo ma non stucchevole.

Non l’ho puntualizzato finora, ma i vini pregiati di Terre Da Vino portano i nomi delle opere di due Uomini di Langa: Beppe Fenoglio e Cesare Pavese. Per essere concreti sognatori.

SCHEDE TECNICH

BARBERA D’ASTI SUPERIORE DOCG “LA LUNA E I FALO” 2009

Barbera 100%

14% vol.
350.000 bottiglie.

Vendemmiato in oltre 60 ettari di vigneti posti nei comuni di Agliano Terme e Nizza Monferrato. La vinificazione è tradizionale con macerazione di circa 15 giorni a temperatura controllata. Dopo la fermentazione malo-lattica, l’evoluzione dura per 12 mesi in barriques, nuove per 1/3.

Colore rosso rubino carico. Al naso si rivela intenso con profumi di floreali, leggermente speziati e una leggera vaniglia che sottende l’uso non invasivo del legno piccolo. Il palato gusta un vino morbido, pieno, complesso in cui si apprezzano i frutti di bosco e ancora una lieve vaniglia. In gola è lunghissimo.

LANGHE NEBBIOLO DOC “LA MALORA” 2009

Nebbiolo (minimo) 85%, Barbera (massimo) 15%

14% vol.

18.000 bottiglie. Da vigne situate nel cuore delle Langhe, con terreni ed esposizioni di favore. Dopo una macerazione di 20 giorni e la fermentazione malo-lattica, il vino evolve per 15/18 mesi in legno piccolo. Riposa in bottiglia per altri 6 mesi prima della immissione sul mercato.

Rosso rubino non molto carico. Al naso è un vino delicato che dona note di frutta rossa matura e spezie. In bocca si presenta con particolare eleganza e  armonia. I tannini sono morbidi e spiccano note piacevoli di confettura. Persistente in gola, come si conviene.

BARBARESCO DOCG “LA CASA IN COLLINA”  2008

Nebbiolo 100%

13,5 % vol.

30.000 bottiglie. Da vigneti situati nei comuni di Barbaresco e Treiso.

Dopo la macerazione di almeno 20 giorni, il vino viene travasato in legno grande dove avviene la fermentazione malo-lattica e dove continua l’affinamento per più di un anno. Rimane ancora 12 mesi in bottiglia prima di affrontare il giudizio dei consumatori.

Il colore è un rosso rubino con leggere sfumature più calde. I suoi profumi sono quelli corretti: viola, frutta di sottobosco e una nota lieve di vaniglia.

Al palato il vino risalta con piena eleganza e armonia. Leggermente tannico e con un finale che lascia lunga traccia.

BAROLO DOCG “ESSENZE” 2007

Nebbiolo 100%

14% vol.

10.000 bottiglie. Questo vino è assemblato con uve che provengono da vigneti posti nelle migliori zone di Barolo (La Volta), Novello (Ravera), Castione Falletto (Scarpone e Montanello), Monforte (Bussia) e La Morra (Annunziata).

La macerazione dura almeno 25 giorni prima della fermentazione malo-lattica che si compie in acciaio. Il vino evolve poi per 24 mesi in legno grande.

Colore rosso rubino con caldi riflessi granata.

Profumi complessi ma ancora “acerbi” per un vino che è importante e forse ancora troppo giovane. Al palato si conferma una grande potenzialità di evoluzione per un Barolo che è tutt’altro che beverino. Secco, franco ma con astringenze che, entro almeno 2/3 anni, ne faranno un gran bel Barolo destinato a migliorare nel tempo. In gola è doverosamente lunghissimo.

SAUVIGNON CHARDONNAY PIEMONTE DOC “TRA DONNE SOLE” 2010

Sauvignon 60%, Chardonnay 40%

13% vol.

28.000 bottiglie. Da vigneti posti in Nizza Monferrato, Castelnuovo Don Bosco e Ricaldone. La vinificazione è effettuata con la tecnica della pressatura soffice e la fermentazione alcolica avviene, separatamente, in acciaio. Mentre il Sauvignon viene tenuto a bassa temperatura, lo Chardonnay effettua la malo-lattica e poi riposa per qualche mese sui lieviti. In primavera i tecnici provvedono a formulare le giuste percentuali di assemblaggio che possono variare leggermente di anno in anno.

Il colore è un giallo paglierino con riflessi oro.

Al naso si rivela di sorprendente intensità con note floreali e una spiccata e piacevole prevalenza dei tipici profumi del Sauvignon. In bocca è un vino complesso, con una buona acidità e una sua peculiare armonia. Un bianco, insomma, di spiccata personalità.

MOSCATO PASSITO PIEMONTE DOC “LA BELLA ESTATE” 2009

Moscato Bianco 100%

11,5% vol.

16.000 bottiglie. Questo vino dolce è frutto di una particolare ricerca: dopo la vendemmia, l’uva in cassetta viene tenuta in cella a particolari condizioni climatiche e a bassa temperatura per 40 giorni circa. Questa tecnica favorisce l’appassimento e la concentrazione degli zuccheri. Dopo la pigiatura, il mosto viene lasciato fermentare una decina di giorni a 18/20° C. L’affinamento sui lieviti dura 12 mesi.

Questo vino si presenta alla vista con un bellissimo colore giallo oro quasi vivace.

Le note olfattive evidenziano intensi profumi di frutta bianca, miele e una lieve sfumatura di foglie di agrumi. In bocca è un vino assai dolce (160 gr/l di residuo zuccherino!) ma per nulla stucchevole: fresco, vellutato e complesso nelle sue sfumature di miele e di agrumi dolci. Ovviamente, assedia a lungo palato e gola.

Terre da Vino

Via Bergesio,6

12060  BAROLO (CN)

Tel. 0173 564611 Fax. 0173 564612

info@terredavino.it  www.terredavino.it

 

One Response to “Terredavino, HoReCa n. 64”

  1. Gustazione di vino: Terredavino | Vincenzo Reda Says:

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