Tre perle russe: Zinaìda, Anna e Marina

Zinaìda Nikolàevna Gippius, nacque nobile l’8 novembre 1869 in Russia e morì poverissima il 9 settembre 1945 a Parigi. Era celebre per le sue raffinate stranezze e per citare sé stessa sempre al maschile ( pur sposata con un celebre scrittore).

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Un filo di ragno

Attraverso un sentiero del bosco, in un comodo cantuccio,

un elastico e lindo filo di ragno,

asperso di allegria solare e di ombra,

è sospeso nei cieli; e con un tremito impercettibile

il vento lo fa vibrare, tentando invano di strapparlo;

il filo è saldo, sottile, diafano e semplice.

È tagliata la viva cavità dei cieli

Da un alinea sfavillante, da una corda policroma.

Noi siamo avvezzi a stimare solo ciò che è confuso.

Con falsa passione nei nodi ingarbugliati

cerchiamo sottigliezze, riteniamo impossibile

congiungere nell’anima semplicità e grandezza.

Anna Andrèevna Achmàtova, pseudonimo di Anna Andrèevna Gorenko, nacque a Odessa l’11 giugno 1889 e morì a Mosca il 5 marzo 1966. Sposò Nikolaj Gumilëv, fondatore del movimento acmeista e fucilato dal regime nel 1921. Si definiva poeta, al maschile, e scrisse delicatissime e impareggiabili poesie d’amore.

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“La vera tenerezza”

La vera tenerezza non si confonde

con nulla. È silenziosa.

Invano tu avvolgi con cura

le mie spalle e il mio petto nella pelliccia.

E invano parole sommesse

dici sul primo amore.

 Come conosco questi pervicaci,

cupidi sguardi tuoi! 

1913 

Marina Ivànovna Cvetàeva nacque a Mosca l’8 ottobre 1992 e si tolse la vita a Elaburg il 31 agosto 1941. Tragica e grandissima poetessa dalla sensibilità e dall’emotività femminile, nel senso più letterale dei termini.

marina-ivanovna_cvetaeva-d277“Giovinezza mia”

Giovinezza mia! Mia estranea

Giovinezza! Mia scarpetta spaiata!

Serrando gli occhi infiammati,

così si strappa un foglietto dal calendario.

Di tutto il tuo bottino non ha preso

Nulla la Musa pensosa.

Giovinezza mia! Non ti richiamo indietro.

Tu eri per me un carico e un fardello.

Di notte bisbigliavi come un pettine,

di notte affilavi le frecce.

Oppressa dalla tua munificenza, come da un mucchio di ghiaia,

soffrivo per i peccati degli altri.

Ridato a te lo scettro prima del termine,

che importa all’anima mia ormai di nutrimenti e vivande!

Giovinezza mia! Mia molestia!

Mio brandello rosso di cotone!

5 novembre 1921

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