UXMAL
Uxmal, sulla piramide dell'Indovino, foto presa dalla signorina di Los Angeles, quel giorno dell'aprile del 1988

Uxmal, sulla piramide dell’Indovino. Foto scattata dalla bionda signorina di Los Angeles. Aprile 1988

A Uxmal

Questo è un raccontino tratto da un mio lavoro, inedito, del 1992 – “Topializtli, ovvero citando Borges” – che racconta di come arrivai a scoprire la figura di Gonzalo Guerrero, marinaio spagnolo rinnegato che per primo si fece maya e morì, nel 1536, per mano di un compatriota mentre lottava per difendere il suo nuovo popolo dalla conquista spagnola.

L’episodio racconta un fatto che mi accadde nell’aprile del 1988, durante il mio primo viaggio in Mexico, alla ricerca del sogno.

“ (….) A Uxmàl, al contrario, è la concezione maya che risplende nei volumi equilibrati del Palazzo del Governatore con l’inconfondibile facciata quasi barocca, le false volte, l’ossessionante ripetersi della maschera schematizzata del dio Chac, il dio della pioggia, lo stesso dio che i messicani chiamano Tlalòc e glizapotechi Cocìjo.

Capitai, ahimé, in un orrendo spettacolo notturno, “Luz y sonido”, confezionato apposta per turisti nordamericani tra le straordinarie rovine dell’edificio chiamato impropriamente “Quadrilatero delle Monache”; avevo vicina una californiana di Los Angeles piacente, trentenne, con il viso solcato da più rughe di quanto dovesse disegnarne l’età, costei era venuta a Uxmàl, insieme a me e a un altro paio di vecchi tangheri in pensione, con una guida dallo stesso hotel di Mèrida.

Lo spettacolo, ancorché confezionato a uso e consumo di turisti imbecilli, aveva un certo fascino: tra quelle rovine magiche, di notte, con le luci colorate che pareva animassero gli antichi mascheroni e quelle voci che quasi parlavano da un altro mondo, da un altro tempo…

Insomma, la californiana si fece prendere dal momento magico e tutta quella coinvolgente atmosfera andò a toccare fili assai meno magici ma forse più eccitabili e eccitanti.

L’italiano, che coraggiosamente l’aveva aiutata a salire e, ancor più difficile, a scendere i ripidissimi gradini della Piramide dell’Indovino, non era poi tanto male e la sciagurata, posseduta da chissà quale dio di nefandezze, s’era messa in testa di passare la notte sulla vertiginosa piramide a fare porcherie con me.

La mia testa era in tutt’altre faccende affaccendata e durai non poca fatica a convincere la bella di Los Angeles che non era il caso, proprio lì, di mettersi a mostrare la rinomata e alta scuola californiana: la convinsi a aspettare almeno che arrivassimo in albergo, con l’aria condizionata, un bel letto, la doccia e tutte le altre comodità della nostra bella cultura.

Ma non a Uxmàl, sulla Piramide dell’Indovino: che diamine! Un po’ di rispetto.

Chissà cosa avrà mai capito la californiana di Uxmàl, dei Maya, di me …

Eppoi: la tanto rinomata scuola californiana avrebbe molto da imparare dalla nostra grande tradizione emiliana e non solo…..”

Vincenzo Reda 1992

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