Archive for Ottobre, 2008
Salone del Gusto, Lingotto 5 novembre 1998

Era novembre del 1998 e al Lingotto di Torino aveva luogo il 1° Salone del Gusto organizzato da Slow Food di Carlin Petrini da Bra.

Mi invitarono a esporre i miei quadri: era la mia terza mostra, dopo Capoliveri e Bergamo (La Marianna).

Ero appena tornato dall’India con mia figlia Geeta e ero in una stagione ricca di fervore e di entusiasmo. Al salone i miei quadri furono esposti tra la totale indifferenza: nessuno si accorse del mio lavoro e delle mie ricerche: si inaugurava allora quella stagione di apatia torinese verso il mio lavoro.

Qui di fianco un quadro di quel periodo: un omaggio alla mia Città che non mi vuole bene.

Questo quadro fu donato all’Enoteca d’Italia (quando presidente dell’inutile ente era quel galantuomo di Pier Domenico Garrone) dovrebbe essere ancora in qualche sala del Lingotto, o chissà dove….

E’ una chiara testimonianza del fatto che io dovrei lasciar perdere ogni mio cenno d’affetto della Città che amo senza esserne riamato: ma così trascorrono le vicende del mondo; il torto non è di Torino, il torto è soltanto e affatto mio.

Torino non me la darà mai: questa è la dura realtà che non riesco a accettare, eppure dovrei farmene una ragione. Non siamo fatti l’uno per l’altra, al di là dei miei fervori di adolescente. E’ pur vero che mi sento cittadino del mondo, ma faccio una tremenda fatica a riconoscere che la mia Città non mi ama.

E’ parte della mia storia, d’altro canto, incaponirmi a inseguire donne, neanche attraenti o semplicemente interessanti, che verso di me non nutrono alcun trasporto. Eppure così è.

In ogni caso, il mio motto rimane: Avanti Savoia! ( e dire che la Dinastia dei Savoia è stata per davvero avara in fatto di Uomini Degni, forse 3 o 4, a essere generosi).

Parafrasando Pier Paolo Pasolini

“Ebbene, anche per la lingua del calcio si possono fare distinzioni del genere: anche il calcio possiede dei sottocodici, dal momento in cui, da puramente strumentale, diventa espressivo.

Ci può essere un calcio come linguaggio fondamentalmente prosastico e un calcio come linguaggio fondamentalmente poetico.

Per spiegarmi, darò – anticipando le conclusioni – alcuni esempi: De Rossi gioca un calcio in prosa: egli è un “prosatore realista”; Del Piero gioca un calcio in poesia: egli è un “poeta realista”.

Cassano gioca un calcio in poesia, ma non è un “poeta realista”: è un poeta un po’ maudit, extravagante.

Totti gioca un calcio in prosa: ma la sua è una prosa poetica, da “elzeviro”. Anche Pirlo è un elzevirista, che potrebbe scrivere sul “Corriere della Sera”: ma è più poeta di De Rossi; ogni tanto egli interrompe la prosa, e inventa lì per lì due versi folgoranti.

Si noti bene che tra la prosa e la poesia non faccio distinzione di valore; la mia è una distinzione puramente tecnica.”

[Pier Paolo Pasolini, Saggi sulla letteratura e sull’arte, Vol. II, Meridiani Mondadori, Milano 1999]

Bruno Chiarenza

Bruno lo conobbi nel ’76 o ’77, non ricordo bene: conduceva, come un ciarlatano qualsiasi, una rubrica di lettura dei Tarocchi a Radio ABC Italiana (97 Mhz), in quella epica sede al terzo piano di una bella palazzina liberty in via Ettore de Sonnaz, 3, quasi angolo con i portici di corso Vinzaglio. Al primo piano di quella palazzina abitava il Circolo dei Calabresi di Torino (mai avuto nulla a che fare….).

Bruno in realtà era un buon pittore più o meno espressionista, in certe opere assai picassiano, ma con una spiccata personalità tutta sua. Aveva lo studio, un posto assai più che incredibile, in San Salvario, vicino all’odierna sede del noto locale Hiroshima Mon Amour.

Quanti ricordi in quello studio…che Bruno mi prestava volentieri per determinate bisogne…E quante fotografie. Su tutte, l’indimenticabile, visionaria, multiforme performance de “Il Diavolo ti vuole”, ambientata proprio lì: era il 1980.

Di Bruno ho un quadro, olio su tela (circa 100×100 cm), che ho scelto personalmente: era il suo regalo di nozze, un omaggio all’amato Pablo. Mi piace sempre da morire ed è esposto nel mio living.

Poi ho un pezzo, straordinario, che credo egli neanche ricorda più: me lo diede in cambio di tutte le fotografie che realizzavo per i suoi quadri. E’ un gioiello in argento 800 sbalzato e inserzioni in oro zecchino. Misura circa 9×5 cm. e pesa 36 grammi. Pezzo unico del 1976: non lo venderei per nessuna cifra: tra le tante opere d’arte che ho in casa (tutte di amici e soprattutto sculture) è forse quella che amo di più (con le due pietre ollari di Nicola Silvano Borrelli).

Semplicemente strepitosa.

Oggi Bruno si è sistemato al calduccio delle Canarie, a Lanzarote e si trova benissimo. Sta invecchiando bene, come pochi altri dei nostri. Ho voglia di rivederlo e scambiare qualche brindisi e qualche parola.

Credo che succederà presto.

Vikram Chandra

Oggi su La Stampa si può leggere una bella intervista a Vikram Chandra – scrittore indiano di 47 anni nato a New Delhi e che vive tra Mumbai e Berkeley – condotta da Maria Giulia Minetti.

“Vikram Chandra ha scritto l’immenso, magnifico romanzo «Giochi sacri» (Mondadori), colossale ritratto della Bombay-Mumbai di oggi, che ha al centro le figure di un poliziotto e di un gangster, catalizzatori perfetti del mondo di sopra e del mondo di sotto della città e delle collusioni fra i due.

Giochi sacri è un romanzo di oltre mille pagine che si legge d’un fiato: sviluppato come un intrico di nodi, vede le storie di Gaitonde Ganesh (il gangster, ma la definizione è riduttiva), di Sartaj Singh (l’ispettore sikh di polizia), di Jojo Mascarenas e di Zoya Mirza svolgersi contorte dentro l’inviluppo abnorme della Bombay di oggi. E leggendo il romanzo tanto si comprende di quanto sulle rive dell’oceano Indiano, oppresse dall’incombente sub-continente, oggi sta accadendo: fatti che sono più nostri di quanto a tutta prima si potrebbe pensare.

E’ insolito, per me, apprezzare un autore ancora in vita e giovane per giunta: io amo la polvere della storia, mi piace riscoprire i morti o quelli che morti saranno a breve; non c’è nessun tipo di snobbismo intellettuale in ciò, è semplicemente così.

Maria Giulia Minetti purtroppo omette di dire che Vikram Chandra è stato importato in Italia da un piccolo editore torinese, Instar Libri, nel 1998: Terra rossa e pioggia scrosciante, in una edizione bellissima, fu per me una rivelazione a sensazione. Come il successivo, tradotto sempre da Instar Libri nel 1999, Amore e nostalgia a Bombay .

Fu Gianni Borgo a fondare la Instar libri che mi fece scoprire negli anni ottanta Geoff Dyer, purtroppo quel genio dell’editoria è scomparso qualche anno fa, ma la sua casa editrice ancora, con Gaspare Bona, è stata capace di portare alla luce un nobel, ignorato da tutti fino al premio, come Gustave Le Clézio.

Consiglio disinteressato: leggete i libri di Vikram Chandra e seguite la Instar Libri di Torino: gente in gamba.

3 dicembre 2008

PAROLE E MODI DI DIRE DA EVITARE COME LA PESTE

Se una persona perbene – intendo perbene una persona che paga le tasse e le multe o una persona cui pare legittimo che se Bondi può occupare la carica di Ministro della Cultura, Berlusconi debba per ovvia conseguenza rivestire l’autorità di Capo del Consiglio dei Ministri – desidera mostrarsi tale anche nell’eloquio (per la scrittura la faccenda sarebbe assai più complicata), debba per necessità evitare di usare le parole e le espressioni idiomatiche che elenco qui di seguito e che ritengo siano orribili oltremodo e dozzinali, sciatte, scostumate.

APERICENA

ANCHE NO (questa è per davvero un’espressione senza alcun senso)

ASSOLUTAMENTE (peggio se seguita da SÌ o NO)

SICURAMENTE

LATO B

DETTO QUESTO

QUANT’ALTRO

BASITO

SCLERARE/SCLERATO

ATTIMO (usato come avverbio di quantità)

CERCHIOBOTTISMO

BERLUSCONISMO

MOLTO (nel linguaggio iperbolico di oggi tutto è sempre troppo MOLTO)

TUTTA LA VITA

DEGUSTARE

NETTARE (sinonimo per VINO)

L’elenco – stringato e senza un ordine preciso – qui sopra è parziale e mi riservo di aggiornarlo, magari con qualche suggerimento (IMPIETRITO o DI SALE per BASITO; CULO, NATICHE, CHIAPPE, SEDERE, DIDIETRO per il tremendo LATO B; BERE, GUSTARE, ASSAPORARE, ASSAGGIARE, APPREZZARE, VALUTARE per l’abusato e sciatto DEGUSTARE; ecc.).

“Spirito leggero” del 1973

Scrissi questa poesia i primi mesi del 1973, avevo poco più di 18 anni e mi drogavo con Palazzeschi, Buzzati, Baudelaire, Rimbaud e Verlaine. Lavoravo in catena di montaggio, a Mirafiori e studiavo di sera. Vivaldi, Beethoven, Guccini e Dylan mi aiutavano a mettere insieme il duro e lungo mattino con i dolci studi serali. Ero bravo, davvero: in tutti i sensi.

Questi versi non li ho mai pubblicati: mi piacciono tanto e me li voglio dedicare per il mio compleanno. Oggi posso dirlo con soddisfazione: sono stato capace durante questi anni di realizzare quasi tutte le aspettative di quell’adolescente testardo e sognatore.

 

Spirito leggero

spirito veleggiatore

senza rombo senza motore.

Tra guglie e spigoli vivi

dipingi spirali

sali

sali.

Guglie e spigoli vivi avidi

sempre di carezze a spirali

sali

sali

sali.

My vintage wines

Ho scelto una bottiglia di Barolo 2003 di Borgogno, cantina che partecipa a Vino Libero, per festeggiare il mio compleanno: 1 ottobre. Insieme a questa bottiglia mi piace mostrare alcuni dei miei gioielli. Manca la Bottiglia di Barolo Fontanafredda del millesimo in cui nacqui: gli anni cominciano a essere tanti, meglio non enfatizzare quell’anno lontano.

Salute a me, in un brindisi virtuale con chi mi vuole bene. Cin cin.