Archive for Ottobre, 2009
Vinho fino do Brasil al Wine Show 2009 di Torino

A causa di quei giochini strambi che ogni tanto La Storia mette in atto, il destino del Brasile si decise circa 6 anni prima della sua scoperta ufficiale. Con il Trattato di Tordesillas (giugno 1494) si stabilì che tutte le terre a est di una linea verticale immaginaria che era tracciata a 370 leghe a ovest delle Isole di Capo Verde – ricordo che la lega spagnola corrispondeva a circa 5 km – dovessero essere assegnate al Portogallo; le nuove terre, ancora da scoprire, a ovest di quella linea erano destinate invece alla Spagna.

Per la verità poi l’immenso territorio di questo Paese si estese ben oltre la linea suddetta e oggi la sua superficie comprende oltre 8,5 milioni di kmq.

Roberto Rabachino, bravissimo e competente oratore, è stato chiamato a guidare per conto della FISAR – Federazione Italiana Sommelier, Albergatori e Ristoratori – l’approccio, inedito in Italia, ai vini brasiliani il 25 ottobre scorso, in occasione del Wine Show di Torino.

Per quasi due ore egli ha condotto l’evento con competenza e ironia, introducendo l’argomento a partire da una descrizione generale del Brasile.

Egli parla di una popolazione di 230/240 mln. di abitanti: le cifre ufficiali, stime 2009, parlano di circa 190 mln. Ma quanti saranno gli abitanti dell’Amazonas, 1,5 mln. di kmq, lo stato più esteso tra i 26 componenti la Repubblica Federativa del Brasile? Nessuno lo può sapere. E nessuno può conoscere nemmeno le cifre esatte della popolazione dello stato e della città di Sao Paolo, rispettivamente i più grandi delle rispettive categorie con oltre 40 mln. e almeno 20 per l’area metropolitana della città italiana più popolosa del mondo (5,4 mln. di persone con il doppio passaporto).

Rabachino non lo dice, ma anche la storia di questo sterminato paese è ben strana: l’indipendenza fu dichiarata dal re Pietro I nel 1822 (il 7 settembre). Pietro non era altri che il figlio del re del Portogallo Giorgio VI, esiliato da Napoleone in Brasile e che, tornato in patria, ebbe la non buona idea di lasciare il figlio come reggente.

Giuseppe Garibaldi fu a combattere da quelle parti tra gli anni ’30 e ’40 del XIX secolo: Rabachino sostiene con ironia che, visto il fatto che ogni paese pur piccolo possiede una qualche via o piazza in suo onore, egli dovesse avere il dono dell’ubiquità…Per concludere in breve la storia del Brasile, occorre ricordare che il passaggio, non cruento, dalla monarchia alla repubblica si verificò nel 1889; si ebbero un paio di lunghi periodi dittatoriali intorno agli anni ’30 e poi dal 1964 al 1984 circa. Oggi Lula è considerato un presidente progressista.

Seguendo Roberto Rabachino, passiamo ora a entrare nel merito del vino, meglio: del vinho fino, come i brasiliani definiscono il nostro vino comune, compreso tra il Tavernello e il Barolo. Il Brasile produce circa 3,2 mln. di hl.: l’Argentina ne produce circa 14,9, il Chile 8,4 e l’Italia, per dare un’idea, 45/50 mln., a secondo delle annate. Il brasiliano consuma 1,2 litri di vino l’anno al confronto dei nostri quasi 50 pro capite. L’anno “zero” dell’enologia brasiliana è da considerarsi il 2000, quando vennero espiantati e ripiantati con le tecniche europee circa 10.000 ha. che producono vinho fino ( su un totale vitato di circa 90.000 ha.).

Gli stati che producono vino sono quelli del sud: Rio Grande do Sul e Santa Catarina, soprattutto. La Serra Gaucha, con la Vale dos Vinhedos a Bento Gonçalves, può essere considerata alla stregua della nostra Langa o del nostro Chianti. Siamo intorno al 29° parallelo sud, con una temperatura compresa tra i 12° e i 22° e altitudini  che vanno dai 400 ai circa 750 m; non esistono vitigni autoctoni, dunque gli impianti sono di Cabernet sauvignon e franc, Merlot, Pinot noir, Tannat e Ancellotta per i rossi e Chardonnay, Riesling italico, Prosecco, Moscato e Malvasia per i bianchi: non bisogna dimenticare che 25/28 milioni di brasiliani hanno origini italiane, venete più che ogni altra…..

Curiosità: al nord, intorno all’8° parallelo, si fanno due vendemmie nello stesso anno (gennaio e giugno)! Nella regione di Santa Catarina, a oltre 1300 m. di altezza, si produce un Ice wine (Cabernet sauvignon) brasiliano! Inoltre, data la giovane età delle aziende, tutta la tecnologia in cantina è modernissima e italiana.

Prima di passare agli assaggi, Roberto Rabachino ci ha spiegato il “gusto massiu” che il consumatore brasiliano medio ama: è, in modo assai semplicistico, un certo piacere per l’abboccato forte (molto più o meno).

Abbiamo assaggiato, in una sala pienissima e assai interessata, 6 vini in questa sequenza:

1) Cordellier Champenoise, Vale dos Vinhedos Bento Gonçalves (RS)

2) Panizzon Charmat Rosé, Flores da Cunha (RS)

3) Casa Valduga Chardonnay Grand Riserva 2009 (!),Vale dos Vinhedos Bento Gonçalves (RS)

4) Salton Talento 2005, Bento Gonçalves (RS)

5) Miolo Merlot Terroir 2008, Vale dos Vinhedos Bento Gonçalves (RS)

6) Panizzon Spumante Moscatel, Flores da Cunha (RS)

Parto da considerazioni generali, rileggendo i miei appunti di degustazione. Avevo bevuto il Rio Sol tempo addietro e ci ho anche dipinto un quadro: era un vino ancora molto grezzo, squilibrato, tannico e troppo abboccato, pur con una struttura tuttaltro che piccola. Mi sono trovato davanti, alla vista, tutti vini corretti, con i rossi di un rubino molto carico; al naso, quasi tutti discreti con ananas e banana per i bianchi e ciliegia forte per i rossi; al palato, devo essere sincero, soltanto 2/3 sono stati sufficienti e io cerco di fare delle degustazioni successive, facendo trascorrere tempo e ritornando magari dopo un’ora sullo stesso vino che ne frattempo ha avuto modo di aprirsi – ossigenarsi – almeno un poco.

Ho trovato sorprendente lo Spumante Panizzon (uve moscato bianco), quasi un nostro Asti, con perlage fine, acido il giusto ma assai equilibrato.

Mi è parso atipico ma interessante lo Chardonnay Casa Valduga ( azienda che produce 1 mln. di bottiglie, famiglia originaria di Rovereto e in Brasile dal 1846), però ancora troppo giovane.

Non mi è spiaciuto il Merlot Miolo (azienda da 6 mln di bottiglie, considerata l’eccellenza enologica brasiliana che di questo vino produce soltanto 18.000 bottiglie), però molto, molto tannico e con un retrogusto amaro non sgradevole ma direi davvero insolito in un Merlot.

Mi ha convito poco il Cordellier, pur avendo come consulente Donato Lanati; ho trovato squilibratissimo il Talento 2005 ( assemblaggio di Cabernet 50%, Merlot 40% e Tannat 20%) e insufficiente il Panizzon Charmat Rosé (vinificato come essi dicono “noir de noir”, assemblaggio di Cabernet 60% e Merlot 40%).

In conclusione: qui siamo al confronto con una realtà giovanissima che ha tutta l’intenzione, la capacità, gli stimoli, la terra e i capitali per realizzare a breve prodotti di ottimo livello. Occorre che il tempo faccia il suo corso, trattandosi di vino…

Grazie a Lisomar che mi ha segnalato l’iniziativa e complimenti per davvero a Roberto Rabachino: un oratore competente, capace, attento e, soprattutto, dotato di grande attenzione alla sala e tanta, tanta ironia.

Ps: pensando al fatto che il Brasile ha ottenuto il grande riconoscimento di ospitare l’edizione 2016 delle Olimpiadi e, soprattutto – credo dal punto di vista brasiliano – i Campionati del Mondo di Calcio 2014, mi sento in dovere di fare un augurio calcistico. Bisogna che i tifosi brasiliani preghino affinché Ghiggia, Schiaffino e il mio grande eroe Obdulio Varela, centromediano uruguagio triste, restino una clamorosa e irripetibile storia.

Vincenzo Reda

Informacibo: il mio articolo sui vitigni autoctoni al Wine Show di Torino, a cura di Go Wine

http://www.informacibo.it/vincenzo_reda/forum-autoctoni09.htm


“Colori da Bere” di Vincenzo Reda, a cura di Stefania Zolotti. Enopolis, Ancona 10 ottobre 2009

www.stefaniazolotti.it

www.marchedigusto.com

Who am I (not) – Litotes (Litote: chi [non] sono)

I was not born in Turin

I do not live in Calabria

I am not a tall, beautiful blond with blue eyes

I do not have less than 30 years

I am  not separated nor divorced

I have no sons

I have no degree

I have not ever run a marathon in less than 2h,58m

I am not particularly fond of Raphael or Vincent Van Gogh

I am not partial to Russian and French novelists

I do not like so those who do not love Aldo Giurlani

I do not play golf or the game bocce

I do not like to say things of grand importance

I do not know important things

I do not believe but not absolute

About Art, about my art

Arte.

Quando si tratta di arte, la faccenda più complicata è senza dubbio alcuno distinguere tra sublime artigianato e arte vera e propria. L’interazione mano/cervello – per intenderci meglio: ciò che ha permesso all’essere umano di evolvere verso quel che oggi è definibile uomo – è il territorio complesso e di confini incerti che complicano e rendono effimeri i giudizi su quanto è possibile definire arte e quanto è semplice, pur affascinante e attraente, artigianato.

L’arte, per quanto mi riguarda, è una sorta di corrente, di flusso magico, la quale attraverso quella che è propriamente l’opera d’arte trasmette emozioni forti tra chi esegue quel manufatto e chi si trova nella condizione di fruirne.

La rivoluzione degli inizi del secolo scorso, a opera soprattutto di Marcel Duchamp, che intese annichilire il concetto di abilità manuale per premiare soprattutto il concetto, dunque l’azione creativa della mente, ha portato ulteriori complicazioni nella definizione di ciò che è arte.

Il Novecento ha esaltato personalità straordinarie in questo senso: Piero Manzoni con le sue Merde d’artista, Gino De Dominicis con le sue incredibili performance alle Biennali di Venezia tra gli anni Sessanta e Settanta, Keith Haring e Jean Michel Basquiat con i loro lavori di graffitismo urbano, ma anche la nostra Arte povera e la Transavanguardia promossa dal critico Achille Bonito Oliva costituiscono esempi di come l’arte si sia trasformata negli ultimi cento anni.

E ho volutamente tralasciato geni come Jackson Pollock, Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Cristo…evitando inoltre di toccare cinema, musica, teatro, letteratura, fotografia…

Oggi un artista straordinario è l’indiano Amish Kapoor con le sue strepitose sculture che sono magiche strutture invadenti e inquietanti; oggi ci sono artisti che si rivolgono alle immense risorse del mondo digitale, elettronico, matematico. Addirittura, la frontiera della geometria frattale è un campo di fervide ricerche (in qualche misura, la dinamica delle strutture frattali è parte delle mie esperienze).

Ma siamo nel campo delle forme: perché, in ogni caso, l’arte è una faccenda che attiene alla Forma.

Perché, al di là di ogni scontata e semplicistica contrapposizione forma/contenuto, è l’evoluzione delle forme che permette alla ricerca artistica di spostare i suoi confini sempre un poco più oltre. I Contenuti, quelli sono sempre gli stessi: una poesia d’amore scritta da un dilettante qualunque e un capolavoro di Pablo Neruda, Octavio Paz, Anna Achmatova hanno gli stessi contenuti. E’ la forma che cambia, e questo fa la differenza in termini di emozioni che si trasmettono.

Per quanto mi riguarda, oltre alle mie ossessioni (un artista deve vivere di ossessioni) che riguardano il vino, le macchie e i bicchieri – nel calice ritrovo la forma perfetta dell’albero, con le sue radici, il fusto e la chioma: terra, ascesa, cielo – oggi sono molto attratto da quella forma d’arte ancestrale che è la Land-art, arte che si esprime lavorando sul territorio.

La Piana di Giza, Stonehenge, Nazca, Goebekli Tepe, i Nuraghi: questo è quel che mi attrae e non è urbanistica o architettura. E’ il concetto di territorio che si fa arte: i vigneti della Langa visti dal Belvedere di La Morra, i giardini all’italiana, Stupinigi…. Questa è land-art, arte che attiene all’ecologia, al bello del territorio. Al bello della storia di un territorio. E in quest’arte emozioni violente si trasmettono a chi le sa sentire e non sono soltanto visive.

Perché mai bisogna dimenticare che almeno il 90/95 % dell’estetica dell’arte si riferisce soltanto ai sensi della vista e dell’udito: il tatto, l’olfatto, il gusto sono sensi abbandonati alla fruizione del cibo e dell’amore. Ma anche qui c’è dell’arte, per chi la sa capire o, meglio, la sa fare.

“I miei lavori sono pura forma.

I contenuti sono nel vino che uso,

nelle nebbie della mia mente,

nelle fantasie di chi guarda i miei quadri.”

Vincenzo Reda

Invitation from the MED

I am very proud of that invitation:

Dear Vincenzo,

Radisson Hotel Delhi opened its premium restaurant The MED on 29th of April 2009. This restaurant features creations of much acclaimed chef Giovanni Leopardi which are inspired from cuisines of Portugal, Spain, Provence, Italy, Greece, Morocco and Tunisia. This 142 cover two level restaurant hosts a Wine Cellar, Tapas Lounge and an ambience which reflects the warmth of the Mediterranean sun.

We have been fortunate enough to have your unique paintings with wine as a part of the décor of this restaurant. These beautiful and unique paintings created by you with wine over paper are one of the many attributes of The MED the premium restaurant  at Radisson Hotel Delhi, that makes it one of the city’s destination restaurant.

To carry our  association forward Radisson Hotel Delhi have planned a series of events around you and your wine paintings on the last week of November. The events are planned from  26th of November till 28th of November details of which are attached. However we  would kindly request  your presence in the hotel  from 24th of November through 30th of November which would help us greatly to effectively manage pre and post event coverage.

Looking forward to your kind confirmation,

Javed Ali |Vice President & General Manager | Radisson Hotel Delhi

Cose di Langa

Nulla di geniale, ci mancherebbe….Battuta di fassona, tajarin ai funghi (porcini, raccolti freschi, da gente di famiglia), vitello tonnato (il meglio possibile, interpretato come non mai: una delizia) e un Nebbiolo memorabile. What else?

Semplicemente Langa.

E mi vien fatto di pensare: che fortuna, ce l’ho a meno di un’ora di auto da Torino!

Meran International Wine festival 2009

Merano vista di notte dall’hotel Ortler hof di Tirol. Interpretazione fotografica di Vincenzo Reda.

Mia intervista di Franca Santinelli per Il Messaggero

Ero in macchina con mia madre e tornavo dal cimitero di Beinasco dov’è sepolto mio papà: egli mi abbandonò improvvisamente, così come aveva sempre detto di volere andarsene, il 5 ottobre del 2001. Ero in macchina e pensavo a quei giorni di otto anni fa. Pensavo alle musiche che ascoltavo in quei giorni: avevo da poco scoperto Mercedes Sosa e la sua Gracias a la vida, scritta da Violeta Parra, era la colonna sonora triste di quei tristi giorni. E Mercedes, anch’ella, ha deciso di abbandonarmi in un giorno grigino di ottobre.

Squilla il Blackberry mentre guido assorto nel solito turbine confuso dei miei pensieri (mi fanno sempre un poco di pena i tanti che girellano il mondo dicendo:”Dico quello che penso”. Con tutti i grovigli che ho in testa, io come potrei riuscire a dire quello che penso?….). E’ una giornalista di Ancona che vuole intervistarmi. Tento di dirle di richiamare più tardi, ma quella non ne vuole sapere. E qui di sotto c’è il risultato di quell’intervista volante. Nemmeno troppo brutto.

Il-Messaggero

Speech per Merano, sabato 7 novembre

Saluto e ringrazio tutti i presenti, in particolare ringrazio Mario Busso e Vincenzo Vita per merito, o colpa a secondo di come la si vuol considerare, dei quali sono qui a parlare.

Mi presento: sono Vincenzo Reda – calabrese silano, trapiantato a Torino da sempre -una sorta di miscuglio disomogeneo tra un artista e un intellettuale.

Dopo una gioventù ricca di esperienze artistiche importanti nel cinema d’avanguardia, nella fotografia di body-art e in teatro, ho abbandonato l’arte per un lungo periodo in cui mi sono dedicato a attività imprenditoriali, prima con una agenzia pubblicitaria e successivamente in campo editoriale.

Sono stato vicepresidente dei giovani industriali di Torino e vicepresidente nazionale dell’associazione piccoli editori.

Poi, l’essere artista ha di nuovo prevalso e ho cominciato, quasi per caso, a dipingere con il vino nel 1993, ma senza esporre i lavori.

Fino all’incontro del ’97, nella sua splendida e storica dimora di Bergamo alta in via Sudorno, con Gino Veronelli che mi spinse a mettere in mostra le mie ricerche di pittura col vino.

Ho fatto la prima mostra a Capoliveri, Isola d’Elba, nel maggio del ’98 e il mio primo estimatore e collezionista è stato, lo dico con grande orgoglio, Vittorio Fiore per il quale ho dipinto con il suo Carbonaione.

Nel 2004 per quasi un anno ho diretto una grande azienda agricola in Toscana, esperienza che mi ha permesso di conoscere a fondo il mondo del vino e dell’olio.

Nel frattempo Elio Archimede prima, per Barolo & Co e Donato Troiano successivamente, per Informacibo.it mi hanno chiamato a scrivere di vino, meglio di storie del vino.

Ho pubblicato quest’anno il volume, che in sostanza raccoglie 6 anni di scritti, “Più o meno di Vino” con le Edizioni del Capricorno.

Un artista deve, secondo il mio pensiero, vivere di ossessioni e io posso dire di averne tante. Per rimanere nel merito delle mie ricerche in questo campo, tutto nasce dall’ossessione per le macchie del vino sui tovagliati immacolati e per la mia mania che riguarda l’estetica dei calici di cristallo: nella forma del calice rivedo la forma perfetta dell’albero con le sue radici affondate nella terra, il fusto che è una sorta di ascensore e la chioma che respira il cielo.

Nella bottiglia di vino, prima di ogni colore, sentore e sapore ci vedo sempre una storia. Un racconto di rocce che si sfaldano, di terra girata e rivoltata, di radici che cercano ostinate acqua e minerali, di foglie e di frutti che amano essere baciati dal sole. E poi un racconto di uomini, tenaci e sognatori, che lavorano.

Bevo, conosco, amo i vini con cui dipingo e ne conosco le terre, i climi e gli uomini e questo è il significato delle mie ricerche, a prescindere da fama, successo e business.

Ho esposto in tutta Italia e lavorato con vini siciliani e trentini, rossi e bianchi, secchi e dolci, fermi e frizzanti. Amo sopra ogni altro il Dolcetto e, tra i bianchi, il Verdicchio sia di Jesi, sia di Matelica.

Lo scorso anno ho esposto negli Stati Uniti, vicino a Boston e in questo momento ho una personale al Radisson Hotel di New Delhi, nel ristorante Med del mio amico Giovanni Leopardi, grande chef torinese in giro per il mondo.

Grazie e salute a tutti.

Merano, sabato 7 novembre 2010, ore 10.30, presentazione guida “Vini buoni d’italia”

Sarà presentata a Merano

Vinibuoni d’Italia 2010

Il bello e il buono del bere italiano nella più prestigiosa guida ai vini da vitigni autoctoni curata da Touring Club Italiano

La guida Vinibuoni d’Italia 2010 edita da Touring Club Italiano, giunta all’ottava edizione, verrà presentata il 7 Novembre con un grande evento al teatro Puccini nel corso del Merano International Winefestival dove verranno premiati i produttori che hanno ottenuto la corona, il riconoscimento che premia la più schietta tradizione enologica italiana ispirata alla più genuina filosofia della valorizzazione delle radici locali, della tipicità e del Made in Italy. I vini recensiti in guida danno un segnale di preciso  ai consumatori e al mercato italiano ed estero, che apprezza sempre di più i livelli qualitativi – generalmente caratterizzati anche da un buon rapporto qualità prezzo – che gli autoctoni stanno esprimendo.

Ore 10,30Presentazione della guida “Vinibuoni d’Italia 2010” alla stampa con la partecipazione del direttore editoriale di Touring Editore Alberto Dragone, dei curatori Mario Busso e Luigi Cremona e del Presidente di Gourmet’s Int. Helmuth Köcher, Patrizia Felluga presidente del Consorzio di tutela vini del Collio. Porterà il suo saluto l’artista Vincenzo Reda, autore dei disegni che aprono i capitoli delle regioni del vino nell’edizione 2010 della guida.
Ore 10,50 Assegnazione del Premio Michele D’Innella alle Cantine Masi per la migliore comunicazione in campo enologico
Ore 11 –  Premiazione dei vini della Corona
Ore    12 – Premiazione delle “Bollicine Italia” i migliori spumanti secondo il voto del pubblico di Vinitaly 2009 e Vitigno Italia 2009  dal pubblico
Ore 12,15 – Presentazione della nuova rubrica “Territori e vini d’elite”. Quest’anno l’approfondimento della guida è stato dedicato al Collio Doc Bianco.
Ore 12,30 – Presentazione del volume di Mario Busso e Angelo  Concas “Donne in vigna”                              Ore 12,45 – Presentazione degli show room permanenti di Vinibuoni d’Italia con la partecipazione di Vincenzo Vita  della Vita Trading International. Ore 13Buffet con i prodotti tipici italiani abbinati ai vini della Corona – ai vini della Golden Star – ai vini Collio Doc Bianco selezionati in guida e ai vini di “Donne in vigna”. In collaborazione con Consorzio Provolone Valpadana, Consorzio Grana Padano, Latterie Friulane, Consorzio Monte Veronese, Salumi Levoni, Salumificio Principe, Caseificio Pugliese, Caseificio Tosi, Caseificio Taddei, Salami Arigianali Giacobbe, Cooperativa Produttori Tradizionale Formaggio Macagn, Caseificio Vallet, Olio Spagnoletti Zeuli, Pane di Altamura,  Biscottificio Santa Maria, Paniere prodotti Regione Campania.

Ore 14,30Inaugurazione nel Kuraus di “Enoteca Italia, un evento unico che raggruppa oltre 460 tipologie di vini da vitigni autoctoni selezionati dalla guida “Vinibuoni d’Italia 2010”. L’Enoteca proporrà i vini dal 7 al 9 Novembre.

216 le etichette premiate con la “corona”

I vini della Corona sono i vini italiani dell’eccellenza, scelti con voto palese di maggioranza nella sessione finale di degustazione a commissioni riunite su scala nazionale. Sono dunque vini che hanno entusiasmato per l’assoluta espressione del vitigno e del territorio di appartenenza,  per la gamma aromatica, per il corpo e per  l’armonia. Vini di forte identità, il cui ricordo  rimane impresso con la capacità di emozionare a lungo.

187 le etichette che hanno ricevuto la Golden Star

I Golden Star Wine sono quei vini, che raggiunte le quattro stelle hanno ottenuto la nomination, per concorrere alla corona perchè, oltre ad esprimere eleganza, finezza, equilibrio, qualità e precisa espressione del varietale e del territorio, hanno destato nella commissione di degustazione regionale un’esaltante emozione.

248 “Vini da non perdere”

Si tratta di vini di particolare pregio  che le commissioni regionali hanno messo in risalto in questa apposita sezione della guida.

25 i migliori Collio Doc Bianco

Il Collio Bianco – vino che rappresenta una sfida per il Consorzio e i produttori ad esso associati –  è la risposta con la quale si ribadisce una tradizione che colloca questo territorio, per vocazione storica, per clima e per composizione dei terreni, come uno degli interpreti dei migliori bianchi italiani. Proprio per questo Vinibuoni d’Italia ha voluto declinare le migliori versioni di questo caleidoscopico vino bianco, che deroga in parte ai principi della guida, ma che essendo espressione tipica di una centenaria esperienza umana e culturale esprime identità e trova risorsa all’interno della  diversità stilistica, intellettuale e biologica.

1070 le cantine selezionate in guida e oltre 4000 i vini recensiti

I criteri di degustazione, che hanno portato a selezionare le aziende presenti in guida, hanno privilegiato i vini che si sono contraddistinti per freschezza, per fragranza, piacevolezza della beva e per la corrispondenza al vitigno e al territorio in cui si originano.

80 i Collaboratori – 21 Coordinatori regionali

La Guida Vinibuoni d’Italia è curata da Mario Busso con la collaborazione di Luigi Cremona. Alla sua realizzazione hanno lavorato 21 commissioni regionali di degustazione con oltre 80 commissiari territoriali rappresentati da esperti sommelier e giornalisti di settore che per un anno si sono impegnati nel selezionare e proporre le le migliori cantine italiane che producono vini ottenuti al 100% da vitigni autoctoni.

Ecco i coordinatori regionali:

Claudia Moriondo – Stefano Fanti – Ornella Cordara – Riccardo Modesti – Cristina Burcheri – Paolo Ianna – Angelo Carrillo – Rosaria Benedetti – Laura Franchini – Antonio Paolini – Guido Ricciarelli

– Andrea De Palma – Angelo Concas – Luciano Pignataro – Gianni De Bellis – Alma Torretta – Roger Sesto – Claudio Marafetti – Bernardo Pasquali – Aurora Endrici – Paola Borlatto.

18000 i vini degustati  – oltre 3600 vini recensiti in guida

I vini degustati sono stati circa 18.000; di questi, oltre 4000 sono stati inseriti in guida, segno di

un decisivo rigore nelle selezioni.

Finali pubbliche aperte alla stampa

La sessione per l’assegnazione della corone si è svolta a Telese in provincia di Benevento. La finale, per garantire la  massima  trasparenza dei lavori – fatto unico in Italia – è stata aperta al pubblico, ai produttori e alla stampa.

La guida sarà in libreria ai primi di novembre

Redazione Vinibuoni d’Italia

12043 Canale – Via Santo Stefano Roero 59 – tel. 0173 95699 – fax 0173 978303

e.mail: info@vinibuoniditalia.it – www.vinibuoni.it

L’ASSAGGIO DEL VINO, un libro serio sul vino

Questo volume è stato pubblicato da Sagittario Editore srl in Agliano Terme (Asti) – Editore del trimestrale Barolo & Co  per cui io scrivo da quasi otto anni – nel maggio del 2002.

L’opera è dell’ONAV (Organizzazione Nazionale Assaggiatori  Vino) e curata dall’enologo Armando Cordero con la collaborazione di Michele Alessandria, Renato Gendre, Roberto Rampone e Bruno Rivella e la revisione scientifica del prof. Mario Castino. Questo è un libro che non dovrebbe mancare nella biblioteca di chiunque tratta di vino in maniera seria.