Archive for Febbraio, 2010
Fratelli d’Italia, il nostro inno qui fu composto

Qui, in via Barbaroux, sotto i portici tra via XX Settembre e piazza Castello, fu composto il nostro Sacro Inno (sacro, perché è simbolo e sintesi di martiri e sacrifici) da due ventenni: il musicista Michele Novaro e il poeta Goffredo Mameli. Oggi lì, torreggiante sulla lapide, v’ha un negozio di tabacchi, carabattole e cianfrusaglie. Così va il mondo: e non vuol essere la mia la riflessione di un moralista. Così è.

http://www.youtube.com/watch?v=RM_AoEz8q8E

Umberto Galimberti

Questa fotografia di Umberto Galimberti l’ho presa a Rimini nel giugno del 2007 durante il Festival del Mondo Antico (IX edizione): mi lasciò stupefatto per la sua formidabile capacità affabulatoria, non priva di carismatiche doti, in grado di intrattenere una piazza composta di molte centinaia di persone ipnotizzate dalle argomentazioni complesse e inusuali, ancorché coltissime, attorno alla visione del mondo delle culture pre-cristiane greche e romane. Rimasi per davvero affascinato. Di seguito alcune citazioni di grande interesse.

“E siamo attivi quando con la speranza andiamo verso il tempo e non quando con l’attesa aspettiamo che il tempo venga verso di noi. Quando l’attesa è disabitata dalla speranza subentra la noia, il futuro perde slancio e il presente si dilata in uno spessore opaco dove il tempo oggettivo, quello dell’orologio, cadenza il suo ritmo sul tempo vissuto che si è arenato, infossato, arrestato.”

“I Greci, che non avevano speranze ultraterrene, conoscevano la crudeltà della natura che vive della morte degli individui che genera e, a partire da questa visione tragica, insegnavano a reggere il dolore e, per il breve tempo che ci è concesso di vivere, a condurre una «vita buona» che, se ben governata e non gettata in balia degli eventi, poteva anche essere una vita felice. Attivi per quel tanto che ci è dato di vivere, non passivi perché «nelle mani di Dio».”

“…come dice Platone: «Anche quel piccolo frammento che tu rappresenti, o uomo meschino, ha sempre il suo intimo rapporto con il cosmo e un orientamento a esso, anche se non sembra che tu ti accorga che ogni vita sorge per il Tutto e per la felice condizione della universa armonia. Non per te infatti questa vita si svolge, ma tu piuttosto vieni generato per la vita cosmica (Platone, Leggi, Libro X, 903 c.)». Quindi tutti coloro che pensano che i Greci, e in particolare Platone, siano anticipatori della cultura cristiana, o non hanno capito i Greci, o non hanno capito il cristianesimo. C’è un abisso tra i due scenari.”

(Le citazioni sono tratte tutte dall’ultimo libro di Galimberti “I Miti del Nostro Tempo”, ed. Feltrinelli)

Paolo Monelli: Le scarpe al sole

“Questo significa uccidere un uomo. Dovevano passare due anni di guerra perché lo capissi, pur dopo tante pattuglie  per i boschi, che si sparava sopra il bersaglio vivo che saltava da un tronco all’altro, e si pensava: «Basta che arrivi io prima di lui»……Ma questo di stamani, questo si chiama ammazzare, e anche da vecchio rivedrò sempre netto il guizzo del colpito, e l’abbattersi del corpo morto, e me ne resterà l’orrore nella memoria…Sì, va bene che eran gli altri che sparavano…. ma io ho diretto il fuoco, e l’uomo me lo vedevo a dieci metri nel campo delle lenti. Quest’uomo l’ho ammazzato io.”

“Dimenticheremo per un poco, nell’evocazione, di aver dovuto attraversare un mare di merda.”

(Dalla prefazione del 1928 alla IV edizione) “Abbiate quindi pazienza se in questo diario ci son bevute, muli, bestemmie, aneddoti di retrovia e di riposo, tanta nostalgia pulita di casa, tanto odore di terra e di bosco”.

Questo libro – meglio: questo Diario di guerra – composto sulle annotazioni prese in tempo reale nel 1919 e pubblicato due anni dopo, è un libro inaudito, vero, tragico, di prospettive non consuete; un libro che sa di vino, di piscio, di neve, di merda, di fame, di sangue, di sesso. Sempre fuor di retorica.

Semplicemente memorabile.

La mia copia è la prima edizione degli Oscar Mondadori, del 1971 e è composta sull’edizione del 1933. Chi avesse voglia di leggere qualcosa di diverso sulla guerra, invito con certezza a cercare una copia di questo libro e a leggerlo con attenzione e con calma. Qualche lettore mi sarà grato.

Per i numerosi altri scritti che riguardano Paolo Monelli su questo sito, ecco i link:

https://www.vincenzoreda.it/paolo-monelli-il-ghiottone-errante/

https://www.vincenzoreda.it/paolo-monelli-o-p-ossia-il-vero-bevitore/

https://www.vincenzoreda.it/barolo-best-best-best/

https://www.vincenzoreda.it/barbaresco-barolo-secondo-paolo-monelli/

https://www.vincenzoreda.it/paolo-monelli-alessandro-tassoni-e-il-vino-omerico/

San Damiano d’Asti, mostra del 21 marzo 2010

Questo bicchiere è stato dipinto con una Barbera d’Asti del 2006 di Cossetti: una Barbera speciale, non filtrata, di gusto e olfatto antichi. Una Barbera introvabile che era stata preparata per qualcuno che non ha potuto goderla. Ne è rimasta qualche preziosa bottiglia che mi onoro di gustare io solo, e qualche amico, a volte.

I tre quadri qui sopra sono alcuni dei lavori che ho preparato per la mia mostra del 21 marzo prossimo a San Damiano d’Asti. Sono lavori dipinti con le Barbera d’Asti di San Damiano, meno uno che si intitola “Pain” e è un gioco assemblato con un vino delle Cantine Sula, indiane del Maharastra – Cabernet Sauvignon e Shiraz del 2008 – e con il mio solito Rùbico 2008 di Marotti Campi, marchigiano.

Vino al Vino di Mario Soldati, prima edizione Mondadori 1969

Questo bel cartonato in 8° con carta di 120/130 gr. avoriata di circa 200 pagine, finito di stampare nel settembre del 1969, nelle Officine Grafiche di Verona della Arnoldo Mondadori Editore, è la prima edizione di quell’opera che ormai è diventata epica: Vino al Vino; come appare ovvio a chi di queste faccende conosce qualcosa, è del primo viaggio (dei tre che compongono il soggetto dell’edizione definiva e famosa del libro di Mario Soldati), effettuato nel 1968, che in questo libro si tratta.

E’ importante notare che il volume è illustrato da immagini fotografiche fuori testo riprese dal figlio Wolfango, uno dei tre (gli altri sono Michele e Giovanni, compagno di Stefania Sandrelli) avuti dalla compagna della vita Giuliana Kellermann, attrice croata conosciuta nel 1941 (Mario Soldati sposò in prime nozze l’americana Marion Rieckelman, dalla quale ebbe Frank, Ralph e Barbara).

Riporto qui a fianco uno scorcio di vigna con lo sfondo arricchito dalla turrita San Gimignano: mi piace questa foto perché parla dei vigneti di Vernaccia di Pietrafitta (che è paese omonimo al mio, in Calabria) e, citando Pier Giovanni Garoglio, dice che questa Vernaccia ha una somiglianza «soltanto col secchissimo Erbaluce di Caluso»!

Umberto Galimberti: I miti del nostro tempo

“La categoria dell’utilitarismo, rigorosamente regolamentato dalla ragione strumentale che sa solo far di conto e non oltrepassa quell’ambito ristretto che prevede il massimo conseguimento degli scopi con l’impiego minimo dei mezzi è, a parere di Pier Luigi Celli, il limite culturale dei manager italiani, pronti a fare del bilancio una religione, ma spesso incapaci di comprendere la realtà che li circonda, perché assumono come massimo orizzonte di riferimento l’efficienza e la specializzazione e, a partire da questo scenario così angusto, pretendono di proclamare che «ciò che è bene per l’azienda è bene per il paese».

“Questa persuasione non è solo degli uomini d’azienda, ma anche dei politici che, a partire dal basso livello a cui hanno ridotto la loro funzione, non esitano a parlare ad esempio dell’«azienda Italia», e in subordine di «azienda sanitaria», «azienda scolastica», non rendendosi minimamente conto che dire «azienda» significa risolvere l’agire politico nel fare tecnico, e ridurre larte di governare i conflitti, che nelle società complesse si fanno sempre più sofisticati e troppo sottili per sguardi opachi, all’uso dei due soli strumenti di cui il «fare tecnico» dispone: l’efficienza e la competenza specifica.”

E’ un saggio imperdibile, ancorché non per tutti: 400 pagine impegnative per 19 € spesi al meglio per leggere prospettive differenti e occhi acuti su giovinezza, maternità, felicità, potere, mercato, nuove tecnologie…Umberto Galimberti è oggi uno dei pochi intellettuali che necessita seguire con attenzione.

Piatto vincente di Giovanni Leopardi per il suo sous chef Atul Kumar
MULLARD MAGRET DE CANARD (PETTO DI ANATRA) SCOTTATO CON ERBE FINI, SALSA DI MIRTILLI E CREMA DI CASSIS, SU ASPARAGI BIANCHI AVVOLTI CON FETTE  DI PORCINI FRESCHI.  CONTORNO DI TORTELLONE DI FOIE GRAS, SALSA DI ARANCIA E POLLINE DI FINOCCHIO, TIMBALLO DI PATATE ARROSTO CON PROSCIUTTO E SALVIA. FINITO CON GELATINA DI PARMIGIANO.
(BREAST OF MULLARD MAGRET DE CANARD, SEARED WITH FINE HERBS, BLUEBERRY AND CREME DE CASSIS SAUCE, MOUNTED ON ROASTED FRESH WHITE ASPARAGUS WRAPPED IN FRESH PORCINI MUSHROOMS SIDED WITH SEARED FOIE GRAS TORTELLONE ORANGE SAUCE AND FENNEL POLLEN,SPRING POTATO PROSCIUTTO ,SAGE TIMBAL AND PARMESAN GELATIN).

A.A.H.A.R. CHEFS COMPETITION 2010 NEW DELHI organizzato dal Forum Culinario Indiano.

Con questo piatto – ideato da Giovanni Leopardi e presentato da Atul Kumar – il Med del Radisson ha vinto la medaglia d’oro con distinzione.
In totale il Team Radisson – nella foto con lo chef Giovanni – è stato premiato con 4 medaglie d’oro (due con distinzione), 5 di bronzo, 6 menzioni speciali e un viaggio a Singapore. Infine il premio speciale “Lo Scudo culinario”, che premia il miglior team cucinario del paese per l’anno 2010.

Ancona, 12 marzo 2010: mostra dei miei lavori con Stefania Zolotti

Gian Luigi Beccaria: Misticanze

Appena pubblicato, questo interessante e utile lavoro di Gian Luigi Beccaria – piemontese, storico della lingua e critico letterario – pare scritto a misura di gente come me. L’editore è Garzanti, il libro costa 15 € per poco più di 200 pagine assai dense e bene documentate.

Parole del gusto, linguaggi del cibo” è il sottotitolo adeguato per un volume di lettura impegnativa che ha il merito di suggerire una massa straordinaria di rimandi: le fonti delle citazioni sono in note a piè pagina e forse un lavoro come questo avrebbe richiesto una bibliografia più dettagliata e inserita nelle pagine a fine volume insieme con gli indici analitici e dei nomi.

Senza entrare nell’universo sconfinato delle varietà dei pani tipici con i rispettivi nomi, evitando – anche il Beccaria sfiora appena questo argomento assai complesso – di inoltrarci nelle paludi delle centinaia di vitigni autoctoni e delle variazioni regionali e locali delle loro denominazioni (pesci, funghi, frutti, erbe, alberi hanno anch’essi una sterminata casistica di differenti denominazioni locali), mi limito a citare un brano del lavoro del linguista piemontese, rimandano ai volonterosi e interessati lettori il piacere di frequentare questo bel libro: frequentare più che leggere!

“Il dolce tipico di carnevale, difficilmente commerciabile su larga scala, perché andrebbe tutto in briciole, quella pasta dolce friabile fritta nell’olio, ha ancora nomi diversi a seconda dei luoghi: bugie, risole, galani, crostoli o grostoli, rafiòi, i carafòi ampezzani, lattughe, rosoni, intrigoni, cenci, donzelle, donzelline, fiocchi, chiacchiere (chiacchiere di suore a Parma), castagnole, cresciole, cioffe, frappe, sfrappe, sfrappole, nuvole, ‘nguanti, pampuglie…”.

Non bisogna mai dimenticare che si tratta del lavoro di un linguista e non di un esperto di cibo o di vino, né del lavoro di un antropologo: qui si tratta comunque, e è un bel trattare, di lingua.

Archeo compie 25 anni

Archeo, mensile di archeologia edito dall’Istituto Geografico De Agostini, con il numero 300 appena uscito in edicola compie 25 anni di pubblicazione ininterrotta.

Non avevo ancora 17 anni – era l’estate del 1971 – studiavo di sera e durante il giorno lavoravo da manovale generico nei cantieri edili dell’Impresa Rosazza di Torino; mandai un appello alla trasmissione radiofonica “Per voi giovani” di Gianni Boncompagni e Renzo Arbore : chiedevo di venir messo in contatto con persone che si occupavano di archeologia. L’appello fu diffuso e venne ascoltato – tramite una buffissima radiolina a transistor che egli aveva, al solito suo modo, modificata – da Nicola Silvano mentre armeggiava nella sua boita. Mi chiamò e io mi attaccai a lui come un neonato si attacca alla tettarella della madre. Mi portò a zonzo per i siti neolitici della Valle di Susa (Borgone, Vaie, Fillar Focchiardo…) e mi fece scavare la prima volta nell’anfiteatro romano di Ivrea nella primavera del 1972. Silvano era un grande appassionato di paletnologia, io a quel tempo avevo in mente soltanto Messico, Maya e Aztechi.

Allora i nostri riferimenti erano National Geografic e Scientific American, rigorosamente in inglese: il mercato editoriale non presentava nulla di analogo. Si dovettero attendere gli anni Ottanta per vedere nascere i primi periodici dedicati all’archeologia, alla natura, all’arte, ecc.

Andreas M. Steiner – giovane neolaureato tedesco, figlio di un pittore che amava l’Italia – in quegli stessi primi anni Settanta rimase impigliato nelle reti sensuali e debordanti di quella matrona languida conosciuta con il nome antico di Roma. S’innamorò dell’Urbe e di una sua figlia e cominciò a farsi romano anch’egli. Una decina d’anni più tardi, venne chiamato da Sabatino Moscati a occuparsi, in qualità di redattore, del nuovo progetto editoriale della De Agostini: Archeo, fortemente voluto da Pietro Boroli. Del primo numero di Archeo, datato Marzo 1985 e che io possiedo fra le migliaia di esemplari della mia Biblioteca, riporto la raffinata copertina e l’editoriale con il colophon.

Mi è d’obbligo parlare dei contenuti di Archeo oggi in edicola, anche perché Andreas con i suoi pochi e bravissimi collaboratori ha realizzato un’edizione di interesse grandissimo.

Tra i vari articoli, riportati sugli strilli in copertina, mi ha colpito la qualità, la franchezza, la chiarezza, la competenza, la profondità dell’inchiesta realizzata da Orietta Rossini, persona che purtroppo non ho il piacere di conoscere, su Pompei con le interviste – per davvero interessanti e di tono fuori della solita paludata e inconcludente ufficialità – all’ultimo soprintendente Prof. Pier Giovanni Guzzo e all’attuale commissario ministeriale Marcello Fiori.

Un’inchiesta realizzata partendo da una prospettiva per davvero insolita, almeno da noi, che avrà per il futuro da essere considerata come un esempio di giornalismo culturale, impegnato e non puttano né parente di qualunque ipocrisia. Orietta Rossini, lo dico senza dover niente a nessuno, ha realizzato un grande lavoro che invito chiunque abbia a cuore le sorti dell’immenso e immensamente maltrattato tesoro dei beni archeologici, artistici e culturali italiani non soltanto a leggere, ma a frequentare.

Per combinazione, a me tanto gradita, questo numero di Archeo, contiene anche un piccolo abstract di un articolo di Archeology (periodico americano di cui ho avuto il piacere di conoscere il senior editor Samir S.Patel www.archeology.org) che parla del sito maya di El Mirador e delle ultime, straordinarie scoperte di Richard Hansen.

Grazie tante, Andreas e che iddio, o chi per lui, ti conservi la vista.

I Tallone, artisti e buongustai

“ In ogni caso sovvenitevi di quel Cesare Tallone che, sovrano pittore e buongustaio, beveva papaliter, centellinando, assaporando. Quando l’Ernest, il piccolo d’una famosa osteria milanese, l’Arena Vecchia gli portava la bottiglietta del scabbi, guai se imprimeva all’andatura il solito moto, a onda, dei camerieri. La bottiglia doveva essere portata con ieratica solennità. Se la ciondolava distrattamente, subito il Tallone gli urlava «Ohei, Ernest, te sonet la campana?!».

Questo è uno scritto di Gino Veronelli, tratto dal suo “I vini d’Italia” del 1961, Il Libro del Vino.

Il Cesare Tallone di cui Gino parla è il pittore e maestro all’Accademia di Brera Cesare Vittore Luigi Tallone (nato a Savona nel 1853 e morto a Milano nel 1919): furono suoi allievi Pellizza da Volpedo, Boccioni, Carrà…

Siccome buon sangue non mente, tra i suoi 9 figli ci sono Alberto, il grande tipografo e editore; Cesare Augusto, liutaio e accordatore personale di Arturo Benedetti Michelangeli; Guido, celebre pittore anch’egli.

Oggi io vado ogni tanto a parlare di tipografia e a bere un buon bicchiere con Enrico Tallone, figlio di Alberto e Bianca, Gran Dama dell’Editoria italiana di prestigio (nata in quel di Vinci): nel giardino della casa avita, in pieno centro storico di Alpignano, c’è una vigna e ci sono i treni che i tre fratelli Tallone vollero tenersi vicini.

Simboli antichi di libertà e di comunicazione: il Vino e il Treno. http://www.talloneeditore.it

Mercedes e vino

Questo lavoro è stato concepito e eseguito per la mia mostra del 12 marzo prossimo, presso la concessionaria Mercedes di Ancona.

E’ uno dei miei soggetti caratterizzati da una certa vena di umorismo: è stato dipinto utilizzando tre vini assai differenti, e per età e per provenienza.

Mi sono servito di una Barbera d’Asti 2008 della zona di San Damiano; di un miscuglio di Sangiovese di Emilio Marengo da Monte San Savino e Castelnuovo della Berardenga (Arezzo e Siena) di annate comprese tra il 1996 e il ’98; infine, del Rubesco 2008 di Marotti Campi che è un Lacrima di Morro d’Alba tra i migliori, marchigiano.

Questo improbabile assemblaggio m’è piaciuto di chiamarlo “Cuvée Mercedes”.

L’aspetto simpatico della faccenda è dato dal fatto che io sono da quasi vent’anni un affezionato cliente BMW, ma di recente mi sono perdutamente innamorato dell’ultima versione della SLK Mercedes. D’altro canto, tra le mie quattro o cinque auto preferite c’è quella che fuor di dubbio è una delle più belle automobili mai costruite: la Mercedes 300 “Ali di Gabbiano”, un capolavoro degli anni cinquanta!

San Damiano d’Asti, 21 marzo 2010: Fiera di San Giuseppe (dal 1597…)

Malgrado le non favorevoli condizioni meteorologiche, l’annuale, storica fiera di San Giuseppe (si tiene fin dal 1597 ed è un record per davvero formidabile) organizzata dalla città di San Damiano d’Asti è stata un vero successo.

Nelle foto qui sopra è documentato il momento in cui si abbina il n° 48 al mio quadro offerto come primo premio per la lotteria organizzata in favore del comune di Barisciano dell’Aquila – lotteria che ha fruttato una bella e inaspettata cifra. Nella seconda fotografia, la mostra di 13 miei lavori – molti dei quali dipinti con le buone Barbera di San Damiano – nella saletta antistante la Sala Consiliare del Comune. Nelle foto successive sono documentate la presentazione del mio libro “Più o meno di vino”, curata da Alberto Fumi, presidente dell’Associazione dei Giornalisti Europei – con Alberto ormai si è instaurato un grande  feeling e le presentazioni riescono sempre al meglio – nella gremitissima e molto attenta Sala del Consiglio. Si può poi vedere il Sindaco, giovane e assai capace, Mauro Caliendo che inaugura la manifestazione (devo necessariamente citare, se lo merita, il giovanissimo e molto attivo Luca Quaglia, Assessore alle Manifestazioni).

Dopo il dovere, finalmente si mangia: il ristorante scelto è la Lanterna in cui Elio Allocco, titolare, si affanna con grande simpatia tra tavoli e clienti e la sua magnifica moglie Lucia (“Cia” per gli amici) lavora da par suo in cucina; nella foto sopra si può vedere come dev’essere una cuoca che ispira fiducia (s’è mangiato in modo semplice, alla piemontese, con piatti preparati senza fronzoli ma di ottima qualità). Nella foto in cui Elio è al tavolo, seduto – ultimo a destra – c’è il sindaco di Bairo Canavese, paese gemellato con San Damiano.

Non è un obbligo, è anzi un piacere ricordare e ringraziare due persone che mi sono state particolarmente vicine in questa bella esperienza: Beppe Gai e Mario Rolfo.

Essendo contradaiolo (battezzato del Montone per volontà dell’amico senese Rag. Giulio Ferri), non potrò esimermi di parteggiare per San Damiano al Palio di Asti!

La Cappella di Padre Pio a S. Giovanni Rotondo