Archive for Maggio, 2011
I Barolo di Damilano

Assaggiare un pargoletto che viene pian piano, con dolcezza, accudito dentro legno di farnia di una botte da quasi 50 hl al fresco e al buio di una cantina in Barolo è un gran privilegio. Si è consapevoli che  lingua e  palato sono assaliti da urli e strepiti di un piccolino che sta crescendo e non è ancora capace di parlare con dolcezza persuadente ai sensi delicati.

Ma si capisce subito che il giovinetto ha talento, che imparerà, nel tempo che gli verrà concesso, a imbastire discorsi importanti e indimenticabili. Occorre pazienza. Tempo e pazienza perché questo Barolo Cannubi 2008, grande annata, arrivi nel 2014 alla maggiore età. E allora si potrà dire:«L’ho conosciuto da bambino e di già mostrava la classe ventura!». Guido Damilano, titolare, e Claudia Rosso, responsabile della comunicazione (e del marketing, che cura con grandi capacità) mi hanno accompagnato nella visita dell’Azienda, posta all’ingresso di Barolo e circondata dalle terre del cru Cannubi, forse il più elegante tra gli eleganti cru dei Barolo di queste terre. E bisogna apprezzare il fatto di bere vino che viene spremuto da uve maturate in vigne distanti poche decine di metri. Altro che chilometri zero…Prossimamente ne parlerò in maniera più approfondita.

http://www.cantinedamilano.it/it-ita/index.php

21° anniversario al Cambio

Non potendo lasciare Torino, ho deciso di festeggiare 21 anni di matrimonio dai miei amici del ristorante Del Cambio. E come al solito Daniele Sacco, il sommelier Vincenzo Di Lauro e lo chef Riccardo Ferrero (con me nella foto) ci hanno trattati benissimo. Ho bevuto il Grignolino di Luigi Spertino 2010 e la stupenda tagliata di manzo l’ho onorata con un bel Barbaresco dei Produttori 2003. Nelle foto, con mia figlia Geeta e mia moglie Margherita, ci sono alcuni dei piatti: il vitello tonnato con uovo di quaglia e senza maionese; gli ottimi, pur semplici agnolotti; l’eccellente patè di fegato grasso d’anatra (non d’oca); il buonissimo coniglio grigio, freddo, in insalata; la Finanziera (quella non poteva mancare!) e una tagliata di manzo memorabile. Manca il miglior piatto della serata, quello bisogna immaginarlo e recarsi al ristorante per farselo preparare da Riccardo: delicatissimi filetti di salmerino freddi in salsa di nocciole. Una favola. E’ piaciuto moltissimo anche a me che non amo i pesci di acqua dolce.

I vini di Gaudio in Vignale Monferrato

Ho scelto di visitare l’Azienda Gaudio per la semplice ragione che questa rappresenta la storia vitivinicola del Monferrato casalese e probabilmente la prima che ha imbottigliato e commercializzato il Grignolino. I Gaudio sono qui da 5 generazioni e Beatrice, poco più che ventenne figlia di Mauro Gaudio, sarà la VI generazione a produrre vino. Quando Mauro parla di suo papà Amilcare, diplomato enologo ad Alba nel 1929(!), mi pare di sentire le parole di Angelo Gaja quando ricorda suo padre Giovanni…La curiosità è costituita dal fatto che i due si conoscevano bene e Mauro mi racconta che spesso il padre scambiava una damigiana di Malvasia di Casorzo, di cui Giovanni Gaja pare fosse grande estimatore, con una di Barbaresco! Tra tutti i Grignolino che ho bevuto, insieme a quello di Mauro Spertino, questo è fuor di dubbio il migliore con un equilibrio notevole, pure tra i tipici tannini forti che contraddistinguono questo vino. Ne produce 25.000 bottiglie che si trovano a un prezzo tra gli 8 e i 9 €. Ottimi vini sono la Freisa e l’interessante Ciaret, un rosato fatto come si deve da uve barbera e freisa. Un discorso a parte merita la Barbera Zerolegno: con quella di Piero delle Cantine Valpane, fuor di dubbio una delle migliori Barbera che ho mai bevuto. Eleganza, equilibrio, corpo, persistenza per un vino che bevi e ti resta in bocca e nel cervello a lungo. Hanno 15 ha di vigna e una produzione molto variegata che offre anche un onesto, non più di tanto, Cortese e la rara Malvasia di Casorzo, un piccolo gioiello.

http://www.gaudiovini.it/

 

Il Grignolino di Liedholm

Arrivo quando non c’è ancora nessuno nella tenuta Villa Boemia, dopo aver vagolato alla ricerca del paesino di Cuccaro, assaporando il bel vedere del Monferrato casalese in una calda e ventilata giornata di fine maggio. Mi accoglie senza formalismi Carlo Liedholm, figlio del grande Nils e di Nina Gabotto di Sangiovanni,  contessa torinese. Così possiamo chiacchierare in tranquillità e bere l’ottimo Grignolino e una eccellente Barbera di queste colline, ancora tenute onorando i boschi e tante altre colture senza l’ossessione di piantare ovunque soltanto vigne. La Tenuta fu acquistata nel 1973 e il “Barone” non aveva alcuna intenzione di occuparsi, se non per il proprio moderato consumo, di produrre vino. Fu il figlio Carlo, compagno di scuola di un certo Donato Lanati, figlio di questi posti, a insistere perché i vigneti della Tenuta fossero curati per produrre vino da vendere. Tra le altre curiosità, Carlo mi racconta che in Svezia, quando sentivano parlare del Grignolino, pensavano a un vino inventato dal grande calciatore: il Milan degli anni Cinquanta aveva infatti il famoso trio svedese Gren, Nordahl e Liedholm, detto Gre-No-Li! L’assonanza induceva a quel pensiero. E vagli a spiegare che il nome del vino, antichissimo, nulla aveva da spartire con il calcio, il Milan e i suoi assi svedesi. Carlo oggi possiede circa 11 ha di vigna e 6 sono di Grignolino, mentre gli altri sono dedicati alla ottima Barbera di cui ho bevuto il millesimo 2009, 14,5% di alcol, davvero buona. La filosofia aziendale cura il rapporto qualità/prezzo: eccellente, per bottiglie che vanno dai 6/7€ (Grignolino) ai 10/11 € per la Barbera. Naturalmente la maggior parte della produzione è destinata ai mercati esteri, con qualche difficoltà a vendere fuori dal Piemonte il nostro magnifico rosato naturale.

Devo spendere due parole sul papà di Carlo, essendo io un grande appassionato di calcio e avendo dedicato a questo gioco (prima che sport) tanti anni della mia vita, tre menischi, qualche costola, un dente e altre fratture varie. Nils naque in Svezia l’8 ottobre del 22, giocò fino al 1961 e quasi 39 anni di età. Fu capitano della Svezia vicecampione nel 1958, il primo anno del Brasile di Pelé. Era un centrocampista offensivo di straordinaria eleganza e immensa classe: era soprannominato “Il Barone”. Da allenatore riuscì a far vincere uno scudetto alla Roma nel 1983. Se ne andò nel novembre del 2007. Pochi sanno che è sepolto a Torino. A lui un mio brindisi, con il suo Grignolino, dal profondo del cuore.

http://www.liedholm.com/

Umberto Eco, Il falso e il vero

La faccenda assume toni surreali: Umberto Eco, vittima per una volta della medesima superficialità per cui accusa il web, prende in parola la recensione del mio libro in cui c’è scritto che egli è l’autore dell’introduzione del medesimo. E, come appare ovvio, mi accusa di aver abusato della sua firma senza alcuna autorizzazione. Oltretutto, non conoscendomi!

Ma, se il buon Professore fosse andato a verificare, avrebbe scoperto che l’introduzione di “Quisquilie & Pinzillacchere” l’ha redatta EMBERTO UCO! Che è simile a Umberto Eco, rispetto al quale presenta le vocali iniziali invertite: Ma non è lui. Il mio giochino fu architettato ben sapendo che qualche buontempone ci sarebbe cascato: molti leggono quel che pensano di leggere e non quel che è scritto (è un meccanismo mentale abbastanza noto, di cui tutti possiamo essere vittime). Comunque è un errore di superficialità. A me tutta questa faccenda poco porta, ma mi fa piacere che lo schema del giochino, come l’avevo concepito, si sia chiuso. Anche al di là di quanto pensavo potesse accadere. Poi, chi frequenta il mio sito ben sa che sono un estimatore di Umberto Eco, di cui ho letto tutti i romanzi e moltissimi dei suoi saggi, di cui su questo sito esistono diverse recensioni.

Grignolinando in Monferrato

Assai vario il paesaggio del Monferrato casalese, patria del Grignolino e di una Barbera troppo poco apprezzata. Non la stucchevole monocultura della Langa nobile e non quei paesi ormai divenuti svizzeri dove brulicano tedeschi e austriaci che arano le strade sulle loro magnifiche automobili. Qui c’è ancora aria di casa e di villaggio, ci sono le aie che odorano di letame e la gente è semplice, disponibile, bella. Poi è bravo Maurizio Gily a organizzare una manifestazione che ha coinvolto 400 persone a spasso per le cantine del Monferrato a scoprire quanto è particolare il Grignolino di qui, con la sua acidità e i tannini selvaggi che gli regalano le “grignole”, ovvero i vinaccioli (da qui il nome). In tempi in cui infuria la moda dei rosé vinificati da rossi, questo lo è per sua natura. Provate a bere un Grignolino con una zuppa di pesce (brodetto, caciugo, ecc.) o con degli spaghetti ai frutti di mare. Poi ne riparliamo.

Ho visitato e bevuto Liedholm a Cuccaro, Gaudio a Vignale e Cantine Valpane a Ozzano (ne parlerò a parte). Il mio amico Piero Arditi, finalmente, s’è deciso a produrre anch’egli un Grignolino: particolare, come il suo solito. Ne parlerò. Intanto, oltre al Grignolino, da lui ho bevuto la sua portentosa Barbera 2001: uno schianto di vino. In tempi in cui tutti si lamentano, Piero che il vino lo fa buono ha le cantine vuote. E se lo merita. Salute.

Brassaï, Conversazioni con Picasso

“…La mia illuminazione notturna è magnifica, la preferisco addirittura all’illuminazione naturale….Dovrebbe venire una notte a vederla….Quella luce che stacca ogni oggetto, quelle ombre profonde che circondano le tele e si proiettano sui travi, le ritrova nella maggior parte delle mie nature morte, quasi tutte dipinte di notte… L’ambiente, qualunque esso sia, diventa la nostra sostanza stessa, lascia su di noi le sue tracce, si organizza secondo la nostra natura…”

“…Un muro è sempre qualcosa di meraviglioso…Io sono sempre stato molto attento a ciò che vi capita sopra. Da giovane, spesso ho addirittura copiato dei graffiti, e quante volte ho tentato di fermarmi davanti a un bel muro e incidervi su qualcosa…Un giorno, a Parigi, aspettavo in una banca. La stavano rinnovando. Allora, tra le impalcature, su un pezzo di muro condannato alla demolizione, ho fatto un graffito…Finiti i lavori era sparito…Qualche anno dopo, in occasione di non so quale rimaneggiamento, il mio graffito è ricomparso. Lo si trovò strano e si venne a sapere che era di… Ricasso. Il direttore della banca fece interrompere i lavori e fece ritagliare la mia incisione con tutto il muro attorno, come se fosse un affresco, per inserirlo in una parete di casa sua.”

Gyula Halász, in arte Brassaï dal nome del paese natale Brasso in Transilvania – allora ungherese e oggi rumeno – nacque nel 1899 e si stabilì a Parigi definitivamente nel 1924. Amico di Bela Bartok, Kandinskij, Moholy-Nagy e Kokoschka, iniziò come fotografo, nel fervore di Montparnasse, accanto a personaggi come Michaux, Atget, Kertesz. Divenne il ritrattista ufficiale delle avanguardie, ruotanti attorno alla rivista «Minotaure»: Breton, Dalì, Eluard, Man Ray, Giacometti, Picasso…

Questo libro (Titolo originale: Conversations avec Picasso – 53 photographies de l’auteur), fu pubblicato nel 1964 da Gallimard e dedicato all’ottantatreesimo compleanno del genio spagnolo. Allemandi lo ha tradotto nel 1996, la mia è la prima edizione.

Un libro di piacevole e sorprendente lettura: vi si trovano aneddoti e risvolti inediti raccontati secondo una prospettiva che è quella di un artista, testimone e artefice di un tempo memorabile. Racchiude un’epoca compresa fra il 1943 e il 1962: semplicemente, formidabile.

Il Carbonaione di Vittorio Fiore

Vittorio ha festeggiato da poco i suoi magnifici 70 anni. Ma sono pochi rispetto all’età delle vigne del Podere Poggio Scalette in Greve, Chianti Classico: 90 anni. Piante stupende che dànno singoli grappoli non più pesanti di 3/400 grammi: il diradamento naturale! Nel grappolo piccolo c’è il vino buono (altro che la botte piccola…). E’ un vino che venne fatto nel 1992 per la prima volta, non costa carissimo (lo si può trovare a 40 € in enoteca). Sangiovese in purezza per circa 25.000 bottiglie delle quali il 90% destinate all’estero. Lo conobbi nel 1998 e ci ho fatto un’intera mostra a Venezia, di recente mi è tornato dall’India l’unico quadro che mi è rimasto: Carbonaione steso su una carta fabbricata a mano apposta per me. Ma il Carbonaione è un vino prodigioso, uno dei pochissimi che si possono bere giovanissimi e riescono a invecchiare per decine d’anni con la classe di chi può permetterselo.

Podere Poggio Scalette

Alta Valle della Greve IGT Rosso

IL CARBONAIONE 2008

13,5% vol.

25.000 bottiglie da vigne di quasi novant’anni

Il colore di questo vino è straordinariamente carico: un rosso rubino intenso che, pur giovane, comincia ad avere sfumature aranciate.

Il naso è assediato da profumi importanti di frutti di bosco e di spezie con note floreali. In bocca è un vino voluttuoso che si espande sulla lingua con la morbidezza del velluto e un equilibrio assolutamente sorprendente per un vino che negli anni avrà una lunga evoluzione. Il prodigio del Carbonaione è proprio questo: può essere bevuto giovane e fresco e invecchiare per 15/20 con egual classe. Riposa 14 mesi in tonneau da 350 litri e passa almeno 6 mesi in bottiglia prima della commercializzazione.

 

 

XXIV Salone del libro di Torino, la cultura non è acqua
Salone del Libro, Palestina
XXIV Salone del libro di Torino, Lingotto 12-16 maggio 2011

Prime immagini del Salone del 150°.

L’uva di maggio

Come diceva il buon Gino, transitivamente: «Le vigne bisogna camminarle…». E quanta ragione aveva. Chi non si inzacchera le scarpe con marne, argille sabbie e “scheletri” non dovrebbe essere abilitato a parlare seriamente di vino. A me piace tanto passeggiare in vigna nelle diverse stagioni e osservare come le piante fanno l’allegagione e poi l’invaiatura, osservare le foglie, il tipo coltivazione, le potature, i sesti d’impianto, ecc. Queste sono vigne di Grignolino con i grappoli di maggio, prima dell’invaiatura. E sono i particolari grappoli un poco spargoli del Grignolino.

Simboli alchemici e massonici

Sono due libri di eccezionale valore se si è interessati alla simbologia e a come certi concetti sintetici possano essere adoperati, in maniera intellettualmente speculativa, a secondo delle argomentazioni che necessitano di volta in volta. Senza entrare in faccende per le quali occorre avere un approccio non superficiale e una visione di prospettive diversificate – sto parlando della massoneria -, è affascinante tutta la simbologia che i massoni hanno fatto propria, spesse volte stravolgendo i significati iniziali, altre volte arricchendoli, altre ancora inventando di sana pianta interpretazioni suggestive.

Il libro di Jules Boucher, pubblicato in Francia nel 1948, è il meglio che si possa trovare e racchiude una serie di analisi sui simboli – moltissimi dei quali a carattere universale – che è per davvero unica. In Italia è stato pubblicato da Atanòr, un editore specializzato in pubblicazioni legate a faccende iniziatiche. E’ un libro importante, di 380 pp. corredato da un’ottimo apparato iconografico e supportato da un cospicuo corpo di notazioni. La mia copia è la 3° ristampa della 1° edizione, del 1988, allora costava 30.000 lire.

Di assoluto valore il libro della Sansoni dello storico inglese E. John Holmyard (1891-1958), pubblicato nel 1957 e tradotto in Italia due anni dopo. La storia dell’alchimia, parola araba, è affascinante perché consente di pervenire agli albori della scienza, che sarà la chimica, attraverso un percorso che si snoda dall’antico Egitto alla Grecia, ma che arriva al nostro medioevo attraverso la straordinaria cultura araba. Si passa da personaggi come Khalid ibn Yazìd e Giabir ibn Hayyàn (Geber) a Alberto Magno, Ruggero Bacone, Raimondo Lullo e Paracelso. Anche in questa materia, pure di prospettiva più epistemologica, la simbologia gioca un ruolo fondamentale. Il libro, che comprai negli anni settanta (costava 2.300 lire), costituisce una lettura non complicata di poco più di 300 pp. Si vede come la cultura anglosassone abbia saputo sviluppare una grande tradizione nella divulgazione storica e scientifica. Che a noi ancora manca.

Jerry Rubin, Siamo Tanti

Jerry nacque a Cincinnati nel 1938 e morì, causa un incidente stradale, a Los Angeles il 28 novembre 1994. Fu un attivista contro la guerra in Vietnam e fu profeta della controcultura alternativa, insieme a  Abbie Hoffman (1936-1989) e Timothy Leary (1920-1996). Questi tre personaggi hanno avuto per qualche anno, tra la metà degli anni Sessanta e i primissimi Settanta, comunione di idee e di fatti. Politico Jerry Rubin, che finirà per diventare un business man (uno dei “porci” che odiava) e sarà tra i finanziatori della Apple neonata. Vero eversivo, fino alla morte per droga, Abbie. Intellettuale raffinato Timothy, famoso per aver sostenuto l’utilità dell’LSD, per aver influenzato Moody Blues e John Lennon. Dopo gli anni della controcultura, si diede all’informatica e alla cibercultura. Morì per un cancro alla prostata.

Nei primi anni Settanta io mi nutrivo di queste idee legate alla cultura beatnik e hippie (yippie) e una delle bibbie era proprio questo libro di Rubin. La mia è la prima edizione italiana (non so se ce ne sono state altre), del 1973: Arcana Editrice, 2.500 lire. L’introduzione è di Franco Quadri. Il titolo originale è: We are everywhere, pubblicato nel 1791, dopo il successo di Do it! Scenarios of the revolution, pubblicato un anno prima.

«…Dobbiamo anche sopprimere la Coca dal nostro sistema. La Coca è l’essenza dell’imperialismo, è una bevanda velenosa. Il Coca-colonialismo. Noi yippie dovremmo organizzare una campagna, all’interno della cultura giovanile, contro le sigarette e la coca e incoraggiare la gente, invece, a condurre una vita veramente edonistica. Poiché dobbiamo costituire un esercito di partigiani dobbiamo tutti  essere forti. La chiave alla vera comprensione della vita è la salute del corpo. Perché suicidarsi quando la vita è così divertente? Gli yippie strappano le vitamine e i cibi organici dai negozi profittatori. Spero che abbiate rubato questo libro. Un libro rubato è meglio.Ti senti così su, dopo!

NON VOLTARTI INDIETRO!

[…] Amiamo troppo la vita per lasciarci spaventare dalla morte, nostra o altrui. Solo se non hai più paura della morte puoi amare appieno la vita.

VIVREMO OGNI ISTANTE COME SE FOSSE L’ULTIMO»

 

 

Il Giro d’Italia, gli Alpini: che bello a Torino!

Abbiamo vissuto alcune giornate che pochi anni fa era impensabile di vivere. Ebbene, è successo. Ed è stato bellissimo. E non è finita: adesso arriva il Salone del libro e poi i bersaglieri e continuano le celebrazioni del 150°. Ma vuoi vedere che noi torinesi siamo proprio fortunati….

Alpini a Torino, immagini curiose di una festa
Strani alpini a Torino…

Non so di dove vengano, ma….W gli Alpini, anche d’0riente!

Alpini a Torino: Gruppo di Condino

Li ho incontrati al mio Caffè Elena, in piazza Vittorio Veneto. Un adorabile branco di sciagurati beoni trentini. Arrivano da Condino che è un paesino di 1.500 anime in provincia di Trento, Valle del Chiese, quasi al confine con la Lombardia. Pochi sanno che a Condino, il 16 luglio del 1866 Garibaldi costrinse gli austriaci a una ritirata che fu il prologo della vittoriosa, l’unica della III guerra d’indipendenza, battaglia della Bezzecca. Gli ho fatto bere una barbera di Michele Chiarlo che hanno apprezzato e gli ho raccontato qualche cosa di Torino. Bella gente, vera, per bene. Come tante delle nostre stupende contrade. A nord, a sud, a est, a ovest. Siamo tutti italiani, nel bene e nel male e, tutto sommato, contenti di esserlo. Soprattutto al riparo di un buon bicchiere di vino, che da sempre ha il potere di unire le anime e i cuori, E anche gli stomaci.

 

Gli alpini a Torino, W la gnocca!
Geeta Reda, arte

Ecco alcuni dei lavori scolastici di mia figlia Geeta. Speriamo voglia e possa seguire le orme di suo padre. Il talento non manca e l’anno prossimo ci sarà la maturità al liceo artistico. Per ora la faccio collaborare con me per le illustrazioni del libro che uscirà a fine novembre, illustrato oltre che scritto da me.

 

84° raduno degli alpini, a Torino: antipasto

Queste sono soltanto alcune immagini, come antipasto, di quel che succederà nei prossimi giorni a Torino. Viva gli Alpini. Viva il loro generoso tasso alcolico. Viva la loro allegria. Viva la loro Storia che un poco ci inorgoglisce, senza vergogna e senza faccende politiche che, almeno oggi, sembra servano soltanto a imbrattare le cose pulite.

 

Il Timorasso di Claudio Mariotto a La Tana del Re

Conosco abbastanza bene il Timorasso, vino e vitigno del Dertonese da qualche anno riportato alla luce da intrepidi vignaioli (vedi Walter Massa e l’Azienda Colombera). Vino bianco piemontese di qualità eccelsa, l’unico: molto distante ci stanno Erbaluce e Cortese, gli altri non esistono (la Nascetta di Novello promette bene, ma occorre aspettare qualche tempo).

Non conoscevo Claudio Mariotto e i suoi vini.

Claudio è persona semplice, diretta, franca e i suoi vini, a cominciare dagli ottimi cortese Coccalina 2009 (vivace, da 12,5°, bollicine charmat, buona persistenza e buona personalità) e Profilo 2009 (fermo, 13°, anche questo persistente, di buon corpo, assai gradevole).

Mi ha stregato il suo Timorasso: Pitasso, ne ho bevuto i millesimi 2006 (14°) e 2007 (14,5°). Vini con naso delicatissimo, senza quei profumi di frutta che ti stordiscono e non si sente la notevole alcolicità. Di colore giallo dorato intenso, ottima acidità, lunghissimi entrambi, grassi al palato. Molto più elegante il 2006, di annata meno calda, più aggressivo il 2007. Vini bianchi da bere aspettando qualche anno: mi sono fatto promettere una verticale e non mancherò la promessa, con il dovuto entusiasmo. Un grazie particolare a Matteo, Silvia e Amid che nel ristorante accolgono e presentano i miei lavori a un pubblico di particolare affezione che ama proposte di ottimi vini e una buona cucina cilentana.

 

Referendum, quando il messaggio è chiaro

L’ho fotografato oggi, 10 giugno 2011, sulla bacheca esterna della chiesa di San Rocco, in via XX Settembre a Torino.

Raramente ho visto espressa un’idea, un messaggio, un concetto in maniera così chiara, così sintetica, così diretta.

Bisognerebbe che lo vedessero certi pubblicitari (tra loro si chiamano “creativi” e si vanno vanto di questo sciatto aggettivo).

Chissà chi l’ha scritto, uomo o donna (la grafia pare maschile), giovane o vecchio..

 

Salone del Libro di Torino, Umberto Eco

Lectio magistralis di Umberto Eco al XXIV salone del libro di Torino. Ma, Umberto Eco o…Emberto Uco? Che ridere.