Archive for Marzo, 2012
Incontri al 46° Vinitaly

https://www.vincenzoreda.it/fattoria-serra-san-martino-la-boutique-marchigiana-del-vino/

Eccoli all’opera, a diretto contatto con consumatori professionisti e semplici appassionati: sono Kirsten e Thomas Weydemann, i miei due amici architetti tedeschi di Amburgo che dal 1997 sono diventati marchigiani e producono straordinari vini rossi nella loro tenuta di Fattoria Serra di San Martino. Di bottiglie ne producono poche, ma sono per davvero vini memorabili. Mi sono fermato nel loro stand al Vinitaly 2012 per scambiare due chiacchiere e bere un sorso dello Sconosciuto 2007, un Sagrantino (credo l’unico) prodotto nelle Marche, nella zona di Serra de’ Conti, sponda sinistra dell’Esino.

Le Marche al 46° Vinitaly

Non si può ignorare che gli amici marchigiani quest’anno al Vinitaly abbiano fatto il pieno. Spero, amando questa regione “al plurale”, che ciò costituisca un punto di partenza e che porti uomini, cose e vini delle Marche a pensare e agire in maniera meno provinciale: gli esempi li hanno in casa e quanto hanno da offrire è ai vertici. Non soltanto italiani.

Qui di seguito ecco il comunicato diffuso dal loro ufficio stampa: 

VINITALY, ULTIMO GIORNO: NUMERI E COMMENTI.

Le ricerche confermano i nuovi stili dei consumatori con la GDO in forte crescita.Lo stand Marche tra i più visitati della fiera.

Ricerche di mercato commissionate dall’Ente Fiera di Verona e presentate in anteprima al Vinitaly confermano il cambio di marcia nei consumi medi italiani: in forte ascesa il canale della grande distribuzione organizzata dove segnano forti aumenti solo i vini sopra in 5 euro, le bollicine italiane e i vini a marca commerciale. Per le Marche una grande oppurtunità di raffozare le vendite nelle fasce di prezzo intermedio.

Sulla Terrazza Marche Live degustati nei quattro giorni di fiera circa 1.400 bottiglie con un’affluenza di oltre 8.000 persone tra operatori, buyers e winelovers.

 (Verona, 28 marzo 2012) – Con grande soddisfazione l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini tira le somme dopo i quattro giorni di Vinitaly che hanno registrato una delle massime affluenze in fiera, oltre alla importante presenza del Ministro dell’Agricoltura Mario Catania che ha rivelato la sua passione per il Verdicchio come vino bianco italiano preferito.

Di questo Vinitaly 2012 registriamo alcuni dati importanti: la grande visibilità del nostro stand, il successo della formula Terrazza Marche Live dove si sono degustate circa 1.400 bottiglie con oltre 8.000 visitatori (di cui il 70% ha preferito i vini bianchi) e la buona scelta dell’Ente Fiera di aver cambiato le date in giorni per lo più feriali in modo da selezionare già in partenza i visitatori”, ha commentato il Direttore IMT Alberto Mazzoni.

L’edizione appena conclusa ha confermato la lungimiranza della politica adottata dal nostro Istituto negli ultimi 4 anni: al Vinitaly abbiamo portato non solo il prodotto vino ma soprattutto il brand Marche che ha contribuito e contribuirà ancora alla crescita della nostra vitivinicoltura” il commento di Gianfranco Garofoli, Presidente dell’IMT.

Bilanci importanti quelli emersi dalla ricerca commissionata dall’Ente Fiera di Verona a Symphony IRI Group da cui emerge che i consumatori privilegiano ora o il prezzo o la qualità, dato che le scelte sono quasi del tutto influenzate dalla finalità d’uso (vino da tavola per uso quotidiano, vino da regalare, vino per gli ospiti a cena) e di conseguenza chi acquista si orienta alternativamente sul fattore prezzo o sul fattore qualità.

A livello nazionale sono due le fasce di prezzo che segnano il trend in aumento più significativo nel 2011: quella bassa sotto i 3 euro e quella alta sopra i 5 euro.

Con il nostro Verdicchio potremo sicuramente occupare la fascia intermedia di acqusito ora svuotata dai nuovi stili di consumo. Il prodotto è talmente duttile che permette una modulazione sia di qualità che di prezzo”, ha aggiunto Mazzoni.

Il supermercato è diventato il luogo d’acquisto preferito con 571 milioni di litri nel 2011: a favorire i consumatori sono in primo luogo i prezzi più convenienti ma, non da meno, si stanno rivelando determinanti i vasti assortimenti di denominazioni e territori (320 milioni di litri di vini Doc, Docg, Igt acquistati nel 2011). Il quadro generale evidenzia che un 62,9% sceglie il supermercato, il 25%  direttamente il produttore o la cantina, il 7,3% l’enoteca e il 5,1% sceglie altri canali (negozi, grossisti, vendita a domicilio e internet, agriturismo). “Complessivamente i volumi sono in calo e i valori in crescita, in linea con l’andamento dei consumi nel Paese – ha ribadito Virgilio Romano, curatore dell’ indagine di  Symphony IRI Group – ed anche i dati dei primi due mesi del 2012 evidenziano un marcato incremento dei prezzi, anche se è difficile dire quanto tutto ciò si ripercuoterà sulle vendite, essendo il mercato del vino piuttosto atipico”.

Il canale della Gdo si sta sempre più rivelando strategico anche per la conquista dei vini italiani sui mercati esteri: negli USA (dove i prezzi dei vini, anche marchigiani, sono più alti che in Europa ma a fronte di vendite minori rispetto al vecchio continente) l’Italia ha già superato l’Australia; nei supermercati tedeschi, invece, si rafforza anche nel 2011 il vantaggio già acquisito sui vini francesi (con un trend però inverso, pari a quantitavi maggiori con fatturati più bassi).

Vinitaly 2012 prime immagini
Vinitaly 2012 – Comunicato Stampa

Presentata oggi a Milano la 46^ edizione di Vinitaly, dal 25 al 28 marzo 2012 alla Fiera di Verona

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In viaggio a La Tana del Re

«Da 500 anni la famiglia Cecere Clemente coltiva viti all’ombra del massiccio del Taburno, ad ovest di Benevento: da Baselice fino ai confini della piana napoletana. Se non è un record poco ci manca. (altro…)

Angelo Gaja: Il vento dell’Europa

Ricevo dall’amico Angelo Gaja e volentieri pubblico.

IL VENTO DELL’EUROPA

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Già bianco di Fontanafredda

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Nel dicembre del 2010 avevo scritto un breve articolo che trattava del vino appena introdotto sul mercato dal funambolico Oscar Farinetti sotto il marchio di Fontanafredda: il Già Rosso. (altro…)

I contadini di Porta Palazzo

Sul lato nord-est di piazza della Repubblica, meglio nota come Porta Palazzo, è situata la tettoia dell’orologio, quella che fu ricostruita dopo un devastante incendio nel 1910. (altro…)

Perché Alberto Musy?

Non amo la cronaca, non sono capace di ragionare sui fatti nel momento in cui si compiono: la molla dell’emozione mi fa paura. Ho bisogno di tempo per ragionare; ho bisogno che i fatti decantino. Ma questa volta c’è qualcosa che m’inquieta in questo tentativo di eliminare fisicamente una persona come Alberto Musy. Si tratta di una persona equilibrata, a posto, scevra da ambizioni di potere e dedicatosi alla politica per pura passione civile: forse, quasi implorato, costretto da persone per bene che lo hanno convinto – stimandone le doti di equilibrio, di intelligenza, di cultura – a mettere la propria passione, la propria esperienza, la propria vita al servizio della Comunità. Non è certamente un esponente di spicco della politica torinese; non è certamente una persona che ha esasperato i toni pro o contro la Tav. Negli ultimi tempi, facendosi portavoce di istanze civili di alcune persone – tra le quali Manuela Rampi, Giorgio Diaferia, io stesso… – ha presentato in consiglio alcune interrogazioni che hanno a che fare con il decoro della Città: le piazze auliche, i Murazzi… Dunque, perché proprio lui che non rappresenta nulla di politicamente importante? Al momento, a meno di un paio d’ore dal fatto, non si può sapere nulla. Eppure ho un rodìo nel cervello: un semplice uzzolo che mi sta tormentando, non suffragato da alcuna razionale evidenza. Difficile da spiegare: ho l’impressione che questo fatto abbia a che vedere con faccende che regolano più le ragioni dell’equilibrio dei poteri e dell’economia locale – intesa in maniera assai allargata – che non con la politica vera e propria. Al di là delle parole inutili dei politici e di ciò che ci diranno i media, la mia impressione – avendo vissuto nel pieno della mia vita gli anni del terrorismo, a Torino – è che questo attentato alla vita di Alberto Musy (perché hanno sparato per uccidere) preluda torbidi sviluppi. Mi piacerebbe poter dire:«Io so…». Ma io non so nulla, posso soltanto avere delle intuizioni. Per intanto, forza Alberto: per te, per la tua famiglia, per chi ti vuol bene, per chi vorrebbe vivere in una società pulita.

Girasoli, pisacàn, piscialetto, denti di leone

E’ un’umile erbetta che cresce, anche in maniera infestante, nei nostri prati a primavera. Sono tanti i nomi dialettali con cui quest’erba medicinale viene chiamata in giro per l’Italia: il suo nome scientifico è Taraxacum officinale, taràssaco. Una pianticella con un sacco di proprietà nutritive e purificative. Ma soprattutto una strepitosa insalata: un poco d’olio come si deve – io ne uso di tante provenienze diverse, ma in questo caso mi sono servito del fine olio marchigiano prodotto dagli amici Sartarelli – sale e i girasoli (termine tipico piemontese) crudi che sono croccantissimi e assai saporosi. Il tarassaco ha una grande proprietà, oltre a essere una strepitosa insalata: la si può mangiare soltanto in questa stagione! E di questa piantina perenne si mangiano anche i fiori (di un bel giallo) e le radici.

Lavandaia – Madre 2009, Tenuta dello Scompiglio

Claudio Gori è un enologo che conosco ormai da molti anni. Con lui, con i suoi vini, ho fatto diverse operazioni artistiche – alcune per beneficenza – sempre assai interessanti. Claudio è un amico cui voglio bene, anche se è un poco, come dire, adorabilmente scapestrato e a volte fin troppo creativo, per essere un semplice (si fa per dire) enologo. Non sarà un caso che è di Vinci, quel paesino che dette i natali a un altro, un poco più celebre, scapestrato e creativo (leggere il Vasari, per credere)… Mi ha chiamato qualche tempo fa per informarmi che Debora Barsotti mi avrebbe contattato per mandarmi un paio di bottiglie di un vino  da poco assemblato: non mi disse nulla di più.

Le bottiglie mi sono arrivate la scorsa settimana, insieme a una cospicua documentazione cartacea di un luogo strano, ma assai intrigante: La Tenuta dello Scompiglio. Sono andato a documentarmi sul web e ho scoperto un’impresa davvero degna di grande attenzione. La Tenuta dello Scompiglio – ex Villa Minutoli/Tegrimi – è un’area di circa 200 ettari che costituisce un parco secolare, fino a pochi anni fa in totale stato di abbandono: casa patronale, cascine, fienili, fontane, ninfei, orti, oliveti e vecchie vigne. Situata vicino a LuccaVorno per la precisione – da qualche anno  un nucleo di persone con  un lavoro appassionato e competenze professionali di rilievo ne sta ripristinando l’antico fascino. Le vigne, vecchie di qualche decina d’anni, gli orti e gli oliveti hanno dovuto essere ripulite dai roveti e dalla vegetazione infestante che le aveva invase. E’ stato aperto anche un ristorante, L’Osteria Cucina dello Scompiglio. L’avvio del progetto data al 2003: grande attenzione all’ambiente, all’agricoltura biologica, alla bioedilizia, all’ecologia e alla sostenibilità. Insomma, una faccenda molto seria e con risvolti culturali e artistici di grande fascino.

Il vino che mi è stato mandato è il primo prodotto da una delle 5 vecchie vigne: e’ un uvaggio di Sangiovese, Canaiolo e Colorino le cui percentuali sono incerte (più o meno, circa 1/3 per vitigno), date le condizioni della vigna. E’ un vino schietto, di gran corpo, con alcune disarmonie che ne documentano l’età giovane e il bisogno di raggiungere ancora la giusta quadratura del cerchio. Ne sono state prodotte soltanto un migliaio di bottiglie, ma a regime la produzione dai 5 ettari – nelle tipologie  Lavandaia Madre, Alta e Bassa – salirà a 20/25.000 pz., che saranno immessi sul mercato a un prezzo di poco inferiore ai 10€ (che per le abitudini toscane è una buona faccenda). La mia valutazione s’è svolta per un paio di giorni di assaggi successivi e il meglio l’ho apprezzato negli ultimi bicchieri. Si sente molto la morbidezza del Canaiolo, anche se i tannini del Colorino e del Sangiovese gridano ad alta voce la loro presenza. Tutto subito mi aveva suscitato delle perplessità; ma con una lunga ossigenazione ho apprezzato un vino che presenta sentori di frutta rossa e di confettura di frutti di bosco, con delle astringenze che l’invecchiamento ammorbidirà. Un vino che mi è piaciuto: non banale, non stucchevole, certamente non di gusto internazionale ma che racconta bene la propria terra d’origine. La vinificazione avviene con la macerazione a freddo in fusti di legno aperti. Successivamente, il vino viene custodito in barrique prima dell’imbottigliamento. Questo primo millesimo, 2009, ha 13,5 % vol. di alcol. L’ho bevuto, dopo i primi assaggi del giorno prima, accompagnandolo a una succulenta costata di fassone di circa 1,5 kg. Mi piace, ogni tanto, cucinarmi una bella fiorentina come mi è stato insegnato in Toscana: piastra (la brace in casa, pur avendo io il caminetto, è faccenda da sconsigliare) incandescente, 5′ di cottura per parte e tanto basta! Il risultato è sempre eccellente e questo vino è stato un ottimo compagno.

http://www.delloscompiglio.org/

I Murazzi: quando forse l’impegno civile può servire…..

Oggi è apparso un articolo sulle pagine della cronaca locale de La Stampa. Lo scritto mette in rilievo la battaglia civile cominciata da Manuela Rampi e sposata dal consigliere Alberto Musy di cui sul mio sito ho ampiamente trattato (vedi link). Di seguito riporto l’articolo de La Stampa, il comunicato stampa a firma Musy/Rampi, e un paio di fotografie che sono allegate al comunicato (le mie sono assai meglio, ma questo è un altro paio di maniche).

https://www.vincenzoreda.it/i-murazzi-fotostoria-di-un-degrado/

Costruirono i primi templi – 7000 anni prima delle Piramidi di Klaus Schmidt

Questo volume pregevole, pubblicato nel 2011 dalla neonata – ma di grande valore e con una mission di elevato profilo – Oltre Edizioni di Sestri Levante, diventerà un testo fondamentale nella storia che indaga il percorso che ha portato la nostra razza ad abbandonare il nomadismo dello stadio cacciatori-raccoglitori per guadagnare la sedentarietà dei primi villaggi e la scoperta di agricoltura e allevamento. Il libro fu pubblicato in Germania nel 2007 con titolo originale Sie bauten die estern Tempel. Ho già trattato in questo mio sito di Klaus Schmidt e delle sue campagne archeologiche a Göbekli Tepe, nell’estremo sud-est (quasi al confine con la Siria) della Turchia. Con quest’opera il grande archeologo tedesco, oltre a descrivere con particolareggiata cura le attività e i reperti delle campagne di scavo cominciate nel 1994, e tuttora in corso, traccia un panorama esaustivo di quelle che sono le attuali conoscenze in materia, con una pregevole analisi di tutti i più importanti siti di epoca neolitica pre-ceramica e ceramica (da  Çatal Hüyük a Nevali ÇoriGerico, ecc…). Occorre precisare che Göbekli Tepe rappresenta un ribaltamento copernicano rispetto alle conoscenze che l’archeologo australiano naturalizzato inglese Vere Gordon Childe aveva codificato fin dagli anni Venti del secolo scorso. Si dava per scontato che l’uomo divenne sedentario e cominciò a costruire dopo le scoperte di agricoltura e allevamento: le produzioni in eccesso di queste attività permettevano di sgravare dalla ricerca del cibo alcune categorie di persone che potevano dedicarsi alla religione, all’organizzazione sociale, alla costruzione di edifici, alla guerra. Ora scopriamo che 2000 anni prima di Gerico e prima di quelle scoperte fondamentali, centinaia e centinaia di individui, ancora allo stadio di cacciatori-racciglitori, erano impegnati nella costruzione di un’immenso sito monumentale che possiede tutti i caratteri del luogo di culto. Dunque pare che sia stata la religione a costituire la molla per arrivare alla sedentarietà e all’agricoltura e non viceversa…La questione è tuttora aperta e Klaus Schmidt non è certo un ricercatore che si impantana in teorie che non siano suffragate con evidenza certa dai reperti sul campo…In ogni caso: è questa una lettura per appassionati e specialisti che consiglio con particolare calore.

Costruirono i primi templi, Klaus Schmidt – Oltre Edizioni, 271 pp. 24,50 €

http://edizioni.oltre.it/

Jack Kerouac

Scrive Henry Miller nella prefazione della prima edizione italiana di The Subterraneans (I Sotterranei, Feltrinelli, 1960): «Jack Kerouac ha violentato a tal punto la nostra immacolata prosa, che essa non potrà più rifarsi una verginità. Appassionato cultore della lingua, Kerouac sa come usarla. Da virtuoso nato qual è, egli si compiace di sfidare le leggi e le convenzioni dell’espressione letteraria ricorrendo ad una comunicazione rattratta scabra liberissima tra scrittore e lettore».

Jean-Louis (Jack) Kerouac nacque il 12 marzo 1922 a Lowell (Massachussetts) con origini franco-canadesi. Visse la più parte della sua vita a San Francisco e morì il 21 ottobre 1969 in una clinica per alcolizzati. Fu Fernanda Pivano a convincere Arnoldo Mondadori a pubblicare nel 1959 On the road (Sulla strada), un libro uscito tre anni prima negli Usa. Avevo circa 18 anni e trascorrevo le mie ore libere da scuola e lavoro con Francesco Bruni, il mio amico del cuore che poi sarà un buon musicista: ascoltavamo Bob Dylan, James Brown, Dizzy Gillespie e Guccini leggevamo Sulla strada: questo libro, più di ogni altro, ha segnato la mia adolescenza. Non tanto per importanza e influenza letteraria, quanto per l’assoluta identificazione con i suoi personaggi e per la condivisione dei sogni. Allora io ero “Chad Litrotto”: Chad è uno dei personaggi del libro, “Litrotto” perché proponevo sempre di bere un litrotto di buon vino (e spesse volte i litrotti si facevano numerosi, per i nostri piccoli “sballi”: allora molto buon alcol e poco hashish o marjuana).

Ho riletto di recente i quattro libri che avevano riempito i miei anni Settanta: sono libri scritti da un grande scrittore, davvero un grande scrittore. Altro che Hemingway! Come il buon vino, migliorano con il tempo: li consiglio a tutti. Ai giovani da scoprire, ai miei coetanei da rileggere.

Intervista sui quotidiani del Gruppo QN a proposito del libro 101 Storie Maya.

Olga Mugnaini, giornalista fiorentina per i quotidiani del Gruppo QN (Giorno, Resto del Carlino e Nazione), mi ha intervistato venerdì 18 a Paestum a proposito del mio libro 101 Storie Maya che dovresti conoscere prima della fine del mondo. L’articolo è stato pubblicato sabato 19, il giorno della presentazione e è uscito contemporaneamente nelle edizioni nazionali dei quotidiani di Milano, Bologna e Firenze. E’ carino e mi piace, a parte il refuso “steli” supposto plurale di stele (che rimane tale e quale al singolare). La curiosità, piacevole, è che nel montaggio hanno pubblicato una fotografia che mi ero fatto con l’autoscatto della mia Leica sul lungomare di Paestum, al tramonto del giorno prima. Compare anche la solita Pietra del Sole che è azteca e non maya: ma questo è un dettaglio trascurabile.

101 Storie Maya su Archeologia Viva

Con Piero Pruneti ho collaborato con grande e reciproca soddisfazione in occasione di un importante evento in Valle d’Aosta (2010, Restituire a memoria). Archeologia Viva è con Archeo (diretta dal mio grande amico Andreas M. Steiner) la rivista di archeologia italiana più autorevole: per certo il livello è accademico. Edita da Giunti di Firenze, dal 1982 viene condotta con grande professionalità e passione da Piero, che peraltro l’ha pure ideata. Non posso poi dimenticare che il mio ultimo viaggio nelle Terre dei Maya l’ho fatto in compagnia di Giuditta Pruneti, secondogenita di Piero ed ella pure impegnata nella realizzazione di questo prestigioso trimestrale. Inutile sottolineare che questa recensione mi rende oltremodo orgoglioso.

http://www.archeologiaviva.it/index.php/Mode/pages/ID/2/index.html

http://www.amazon.it/storie-dovresti-conoscere-prima-della/dp/885413323X/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1326109596&sr=1-1

101 Storie Maya su Itinerari e luoghi

Itinerari e luoghi è una rivista mensile milanese con cui ho collaborato qualche anno fa. E’ stata ideata negli anni Novanta da Paolo Fioratti e Delia Junod, già ideatori di Oasis. E’ un magnifico format, unico nel suo genere, che è stato modellato su misura per chi ama viaggiare. Sono assai soddisfatto di questa piccola, ma significativa recensione (numero di marzo 2012): perché è autorevole.

http://www.itinerarieluoghi.it/

6 marzo 2012: Torino militarizzata

Neanche ai tempi delle Br mi era mai capitato di vedere una cosa simile! Un’area di oltre un chilometro quadrato attorno a piazza Castello completamente isolata da imponenti forze dell’ordine – centinaia di uomini e decine di automezzi. Non si può passare nemmeno a piedi e non ci sono storie. Perché? La visita – incredibile – la semplice visita del nostro Presidente della Repubblica per una faccenda istituzionale!! Ma, mi chiedo, che razza di tempi stiamo vivendo? Un tale spiegamento di forze per una ragione apparentemente immotivata deve per forza significare qualcosa. Precauzioni eccessive? Paure giustificate? Nervi a fior di pelle? Boh…

Bar Trattoria Roma – Cortandone (AT)

Capita che una coppia di vecchi amici decida di festeggiare un’importante giorno della propria vita. Capita che questi amici abitino in un piccolo paese nel Monferrato astigiano e che decidano di invitare le persone che ritengono per loro importanti, tutte insieme, in un certo ristorante di un certo paesino mai sentito nominare prima. Allora ci si mette in auto in una giornata di fine inverno che quasi pare di primavera. Si percorrono una cinquantina di chilometri, partendo dal centro di Torino, superando la collina torinese e gettandosi giù verso Chieri e Castelnuovo Don Bosco, circondati da boschi, vigne e terreni brulli e pelati, in questa stagione di confine. Da Castelnuovo si va verso Asti e si giunge in un quasi non-posto che si chiama Cortandone: quanti abitanti? Per certo, pochini. Sulla sinistra, in un largo spiazzo apparentemente anonimo che dovrebbe chiamarsi piazza Sant’Antonio Abate, al numero 2 (ma importa proprio il numero?), giace un basso edificio di ben scarso valore estetico. Penso tra me e me: che dio ce la mandi buona! Arrivano gli amici, pochi per volta, e ci si mette a tavola in un grande salone poco più che decoroso, anche se pulito e ordinato. Vado a dare un’occhiata alle bottiglie di vino esposte e noto con piacere vini e etichette non banali. Alle pareti alcune opere, incredibile, di ottima fattura: alcune davvero interessanti (!). E cominciamo con vini e antipasti: mi aspetto i soliti piatti più o meno banali, tipici di queste zone. E vengo clamorosamente smentito da magnifiche sarde in saor che qui non sai come possano esistere. E sono eccellenti. Come eccellente è un Verduzzo, bianco della casa e una buona Barbera d’Asti, sempre della casa. Arrivano altri piatti a base di pesce ben preparati, poi un più che accettabile risotto e si conclude con un fritto di pesce certo non banale. Allora comincio a informarmi e mi viene presentato Giorgio: emigrato da Rovigo…E poi la moglie: Liliana, astigiana, cuoca e grande narratrice di barzellette (sempre sporche) con presenze anche in qualche trasmissione televisiva. Sono famosi per la bagna caoda, per il fritto misto alla piemontese e per il bollito: vengono qui clienti da molte parti anche lontane per assaporare questi piatti di tradizione, non semplici da trovare quando li si pretende cucinati per bene. Informati della mia professione, mi fanno arrivare in tavola una bottiglia anonima di vino rosso. La sfida è quella di individuare da parte mia che tipo di vino contiene. Ci azzecco al primo colpo, ed è una sorpresa assai gradevole: Clinto! Restano colpiti e mi fanno portare una strepitosa anguilla cucinata in carpione come raramente m’è toccato di assaporare. Ecco: questa è la nostra Provincia, quella che a volte ti stupisce con queste faccende….Grazie a Roberto e Patrizia (la festeggiata)!

Bar Trattoria Roma – Piazza Sant’Antonio Abate, 2 – Cortandone (AT) – 0141 669813  388 8981839 chius. mercoledì

Torino: Cioccolatò

Malgrado il cioccolato abbia nobili origini maya, essendo il cacao originario di quel territorio, personalmente non ne sono ghiotto: mi piace, certo, ma soltanto ogni tanto. Cioccolatò è una bella manifestazione che coinvolge Torino di questi tempi e Torino è una delle capitali riconosciute del cioccolato, ospitando marchi nobilissimi e celebri in tutto il mondo. Io preferirei però che le poco nobili strutture di questa manifestazione andassero a decorare altre piazze, meno belle e più bisognose di manifestazioni, che non piazza Vittorio o le altre piazze storiche della nostra Città. Ma questo è un messaggio duro da essere recepito dai nostri politici….

Vini friulani ospiti al Ristorante del Circolo dei Lettori

Premesso che sedere ai tavoli del Ristorante del Circolo dei Lettori (Via Bogino, 9 a Torino) è per me sempre un piacere innanzi tutto estetico; che lo chef è il mio amico Stefano Fanti, non abbastanza stimato per quanto vale; che il luogo è non lontanissimo da casa mia e quindi per raggiungerlo mi faccio sempre una gradevole passeggiata. Fatte queste debite premesse, mi occorre precisare che il ristorante – dopo Il Cambio, è senza dubbio il più bello di Torino – è uno scrigno riposto dentro il glorioso Palazzo Graneri della Roccia, costruito verso la fine del XVII secolo dall’architetto Gianfrancesco Baroncelli. L’atrio e lo scalone sono di Guarino Guarini. Questo edificio ospitò il 7 settembre 1706 la festa indetta da Vittorio Amedeo II per salutare la fine dell’assedio della Città da parte dei francesi (durante il quale si ebbe il celebre atto eroico dell’artigliere Pietro Micca).E’ diventato la sede del Circolo dei Lettori dal 2006.

Avevo ricevuto tempo addietro un invito da parte di Mario Busso della guida Vini buoni d’Italia (Touring Club Editore), la cui edizione del 2010 fu illustrata con alcuni miei lavori. Mario è una persona competente e onesta che realizza una delle pochissime guide – che oltretutto tratta soltanto di vini autoctoni – degne di essere prese in considerazione. E poi tutto sommato di vini friulani mi sono sempre occupato poco, anche se uno dei racconti del mio libro Più o meno di vino (Il topino di via del Babuino) tratta proprio di una bottiglia di Schioppettino. Ho accettato l’invito con entusiasmo, conoscendo Mario, apprezzando la cucina di Stefano, e amando il fascino del posto. E’ stata una serata assai gradevole: oltre a tutte le piacevolezze di cui sopra ho parlato, ho avuto modo di conoscere due produttori friulani di grande qualità, comunque peculiari. Sebbene di caratteristiche assai differenti – una piccola realtà dalla qualità eccelsa e una cantina di dimensioni medio-grandi con prodotti comunque eccellenti – ho scoperto vini davvero interessanti, di cui tratterò nel dettaglio in altri articoli destinati sia al mensile HoReCa, sia a questo sito. Cito comunque il Friulano 2010 e il sensazionale Schioppettino di Prepotto 2008 di Denis Pizzulin, la Ribolla Gialla 2010, il Picolit 2009 e il Verduzzo 2009 di Terre Rosazza. La serata è stata organizzata dall‘Ersa del Friuli Venezia Giulia, con la presenza della D.ssa Giovanna Barbieri; occorre, in conclusione, precisare che i vini appartengono alla Doc Colli Orientali del Friuli.

www.pizzulin.com                                       www.terrerosazza.com                                        www.vinibuoni.it

 

Lucio Dalla

Erano i bellissimi anni Settanta. GiovanniTinghe tanghe” scendeva con uno dei suoi tanti muli – che si sono sempre chiamati Matteo – dalla masseria posta a mezza costa sulle rocce calcaree, poco sopra le bianchissime falesie marezzate dai filoni di dura selce. Suoli che in primavera stordiscono i sensi con i profumi assassini di timo e rosmarino e in estate regalano i fiori bianchi e rosa dei capperi e i frutti delle more difesi con tigna da roveti impenetrabili e le promesse spinose dei fichi d’india.

Il mio Gargano.

E Giovanni “Tinghe tanghe” andava in giro appresso al suo mulo Matteo a narrare una storia incredibile: Lucio Dalla è mio fratello, perché mio padre, a Manfredonia, quella volta….

Non abbiamo mai creduto a Giovanni. Però Cristiano sonava la sua chitarra, un po’ così, cantando: «Quale allegria, se ti ho cercato per una vita senza trovarti….Senza allegria, a letto insieme senza pace, senza più niente da inventare….Con allegria, perché in fondo in tutto il mondo c’è gente con gli stessi tuoi problemi….Facendo finta che la gara sia arrivare in salute al Gran Finale…»

Il Gran Finale, purtroppo è arrivato.

E ancora, nella mia stupenda mansarda nel centro di Torino, giovane manager solitario e fuori posto, versavo lacrimelle secche, e pure dolorose, ascoltando: «I sassi della stazione, sono di ruggine nera, sto sotto la pensilina bianca dove sventola adagio una bandiera..Dunque lei alla vita non cede…Vorrei chiamarla, dirle: le volpi con le code incendiate…Ascolto la marea del cuore…».

Sono due canzoni, due semplici canzoni che mi evocano momenti di vita ormai lontani e quanto miei, ahimé. I dischi sono del 1975 e del 1977: dischi con pezzi straordinari in una stagione meravigliosa per la musica, per me.

Oggi, purtroppo, il Gran Finale è arrivato. Siamo in lutto perché un altro, dei nostri – sì, noi artisti – se n’è andato.

Chissà dove, chissà dove.

La Matrix Divina di Gregg Braden

Da ormai molti anni ho realizzato che pensare le Cose in termini di dualismi antitetici come: razionale/irrazionale, scienza/magia, poesia/matematica, realtà/sogno, et caetera sia una semplificazione che affonda le radici in un modello venutosi a creare nel Medioevo della civiltà occidentale. Un modello assai semplice e rassicurante cui tutto il successivo sviluppo del pensiero occidentale, soprattutto per quanto riguarda l’epistemologia – ma addirittura per temi che toccano le speculazioni dell’ermeneutica – ha continuato a fare riferimento. Da quando mi sono confrontato con testi che poco o punto hanno a che vedere con il pensiero occidentale – testi filosofici e religiosi indiani, arabi, cinesi, precolombiani – ho cominciato a sviluppare altri modi di vedere le Cose, soprattutto altri punti di vista prospettici. Oltretutto, realizzando che nella saggezza occidentale vi sono, nascosti e mascherati, altrettanti modi alieni all’ortodossia che vanno verso direzioni lontane dal nostro presuntuoso patrimonio culturale che, si badi bene, non è semplicemente ebraico-cristiano, come molti pensano: il Medioevo, fonte enorme di tutto quanto è occidentale, vide accogliere il pensiero greco filtrato dalla cultura araba.

Che Tutto e Tutti siamo in qualche modo collegati mi era già chiaro; che la Vita riguarda anche quelli che chiamiamo oggetti inanimati (sassi, macchine o minerali), altrettanto; che la Realtà è la semplice proiezione della nostra immaginazione e che tutto ciò – ma anche infinitamente di più – che riusciamo a immaginare è parte della Realtà, mi è da tempo familiare.

Certo, avere delle conferme da una lettura come questo straordinario testo di Gregg Braden è consolante e stimolante allo stesso tempo. Gregg Braden non è un mago o un ciarlatano o un guru: egli ha un passato importante di tecnocrate e ricercatore di elevato profilo! Il suo messaggio, le sue ricerche, le sue proposte vanno nella direzione di quanto ho detto sopra. La Matrix Divina è una teoria, suffragata da recenti esperimenti scientifici nel campo della fisica quantistica, che può risolvere molti degli enigmi – miracoli, fatti inspiegabili, coincidenze… – che accadono nel nostro quotidiano.

Non entro nel merito: consiglio con calore la lettura di questo libro che non è semplice né rassicurante; ne consiglio la lettura a persone dalla mente aperta, speculativa, critica, dubbiosa. Persone per le quali ogni ulteriore sapere genera un senso di inadeguata ignoranza….

La Matrix Divina, Gregg Braden – 2007 (VII ristampa 2010) Macro Edizioni, Cesena – 18,00 €, 300 pp.