Archive for Agosto, 2012
Stonehenge

Una ventina di anni or sono (non ricordo se era il 1991 o il ’92), dovendo andare in Galles per lavoro, atterrammo a Londra e poi affittammo un’auto (era una Wolksvagen Polo) per recarci a destinazione. Ero con quel maiale di Walter Cecchetto.

Al ritorno dormimmo a Bath e visitammo, nel Wiltshire, il celebre sito preistorico (3.100/1.600 a.C., secondo le datazioni con il metodo del C14). Tra l’altro, il nome significa “Pietra sospesa”: da stone (pietra) e henge (sollevata, da hang).

Era primavera, faceva un freddo cane e tirava un vento di tramontana di quelli che frequentano spesse volte quelle lande dolcemente verdi e ondulate.

Fu una delusione. Non percepii alcuna sensazione particolare, non ebbi particolari emozioni e i grandi massi di gres (pesanti tra le 20 e le 200 tonnellate) sono assai più piccoli di quanto appaiono nella sterminata iconografia.

Queste sono immagini tratte da diapositive scannerizzate: purtoppo, la qualità originale (usavo una Nikon F2A, con obiettivi Nikkor e pellicole Kodak Ektachrome) è quasi completamente perduta.

Bob Dylan

Sono cresciuto a pane e Bob Dylan. Quando i miei coetanei, quelli evoluti, ascoltavano i Beatles e i Rolling Stones, io – adolescente nella seconda metà dei Sessanta – andavo appresso a Bob Dylan, a Dizzy Gillespie, a Charlie Parker e pensavo (mi pigliavano tutti in giro) che Roberto Murolo fosse un grande e che Domenico Modugno fosse un artista geniale…

Mi piaceva di già ragionare con la testolina mia, che non era mica poi tanto male.

Poi sono cresciuto e ho continuato a aver bisogno di ascoltare Bob Dylan, ogni tanto. Insieme a tanti altri.

Il suo libro autobiografico (Chronicles, Feltrinelli) me lo sono letto nel letto di un ospedale, aspettando di uscire da un tunnel di quelli infernali. Forse mi ha pure aiutato.

Il librino di Interlinea è bellissimo: le parole tenere di Joan Baez – che lo ha amato alla follia – un poco aiutano a capire questo gigante della musica moderna. E’ adorabile, infatti, quando parla di un provincialotto piccolo, sudicio, bianco come uno yogurt che già sapeva magnetizzare attorno alle sue parole biascicate e spropositate tutta la gente che gli stava intorno. Librino da leggere, per chi ama Bob Dylan.

E poi i miei dischi prefeti: Desire, sopra tutti gli altri. E il concerto giapponese dal vivo al Budokan (credo 1978), doppio cd comprato a New York (in Italia non era pubblicato) qualche anno dopo.

Che altro devo dire di Bob Dylan: tutte le innumerevoli canzoni che mi piacciono? I suoi testi straordinari? L’influenza su tutta la musica popolare composta e suonata nel mondo dopo il 1965?

No. Non ho niente da dire. Mi taccio e vado a sentirmi uno dei suoi pezzi.

E così spero di voi.

 

Barolo, Barolo…ah, Barolo!

Lo avevo promesso a Marco: tornato dal Sud – il nostro incommensurabile Sud – mi sarei recato al più presto a Barolo, turgido delle uve Nebbiolo, precoci quest’anno come non mai.

Ci siamo incontrati a “L’Atelier del Castello alla Corte del Barolo“, luogo-non luogo immaginato e poi realizzato da Cinzia Ferrari, che mi aspettava…che aspettavo.

Tralascio ogni parola: per ora soltanto immagini, per spiegare che a Barolo ci si può bagnare in una piscina irreale, incastonata tra le vigne. E’ la piscina di Casa Brezza: una bella emozione di fine agosto. Dentro una giornata ripiena di emozioni, anche sottili, anche impalpabili. Alcune indicibili.

Succedono nella vita fatti che sembrano, più che scritti, incisi a fuoco dentro rocce di diorite che fino a ieri, pur visibili, componevano puzzle incomprensibili. Che oggi, pian piano, vanno  componendosi fino – quasi – a rendersi comprensibili. Ancora non del tutto, ma infine pare esserci un significato compiuto.

Nei giorni a venire tutto sarà più chiaro. Forse.

Sartarelli Brut

Sono passato a trovare i Sartarelli subito dopo Ferragosto, tornando dal Gargano: ho trovato una gradevole sorpresa. Un assaggio en primeur dell’appena nato Brut.

Credo di essere il primo a parlarne.

5.000 bottiglie, metodo Martinotti, prodotte con uve 100% Verdicchio negli impianti di Vò (Padova) di Terre Gaie – per la semplice ragione che tutti gli impianti marchigiani erano già saturi.

E’ un brut piuttosto secco e di delicato retrogusto amaro assai peculiare.

Ora, io non amo i vini spumanti in maniera particolare: che siano prodotti con metodo classico o charmat (Martinotti), li amo ancor meno se non sono spremuti da uve Pinot Noir. Però, di recente, ho dovuto ricredermi con alcuni spumanti sia piemontesi, sia marchigiani e mi riferisco in particolare ai prodotti di Colonnara, Cupramontana.

Ebbene, questo brut di di Sartarelli è di particolare gradevolezza e di caratteristiche olfattive e gustative assai interessanti.

12% vol., prezzo interessantissimo (7/8 € franco cantina), sarà un altro degli ottimi vini che i Sartarelli sanno fare. Complimenti, a me è piaciuto: a maggior ragione se si mette il livello di qualità in rapporto con la fascia di prezzo. E poi un’etichetta di raffinata e sensuale eleganza: con una tonalità di arancione saturo che si accoppia al nero della bottiglia quasi con voluttà.

Salute.

http://www.sartarelli.it/

Colours from South of Italy
Le rondini – Swallows

http://www.youtube.com/watch?v=44x30fapOnI

Vorrei entrare dentro i fili di una radio 
E volare sopra i tetti delle città 
Incontrare le espressioni dialettali 
Mescolarmi con l’odore del caffè 
Fermarmi sul naso dei vecchi mentre Leggono i giornali 
E con la polvere dei sogni volare e volare 
Al fresco delle stelle,, anche più in là 

Sogni, tu sogni nel mare dei sogni. 

Vorrei girare il cielo come le rondini 
E ogni tanto fermarmi qua e là 
Aver il nido sotto i tetti al fresco dei portici 
E come loro quando è la sera chiudere gli occhi con semplicità. 
Vorrei seguire ogni battito del mio cuore 
Per capire cosa succede dentro 
e cos’è che lo muove 

Da dove viene ogni tanto questo strano dolore 
Vorrei capire insomma che cos’è l’amore 
Dov’è che si prende, dov’è che si dà 

Sogni, tu sogni nel cielo dei sogni“.

E’ una canzone meravigliosa – tra le più belle – di Lucio Dalla. E queste sono rondini del Gargano. Le ritroviamo ogni anno – diverse – nello stesso nido a essere ingrassate con libellule e altri insetti che mamma e papà cacciano con inesauribili voli sugli olivi secolari. Sono rondini che  Lucio – uomo di queste terre, secondo storie vere ma indicibili – ha conosciute e osservate con cura e amore. Ci mettono pochi giorni a volare, felici.

E a ogni persona di buona volontà auguriamo di volare. Come le rondini mie. E quelle di Lucio.

Residence Mattinatella

http://www.residencemattinatella.it/

Per certo questo residence, composto di 8 unità indipendenti d’accoglienza – due delle quali isolate e ricavate da secolari strutture contadine – è situato in una delle migliori location che il promontorio del Gargano, in Puglia, può offrire. A qualche decina di metri slm, è posto in posizione panoramica a dominare, sul lato sinistro, la piana pleistocenica di Mattinatella con i suoi olivi millenari, i fichi d’india, i mandorli e tutta quella vegetazione odorosissima che compone la macchia mediterranea che qui è di particolare rigoglio.

Per certo gli ambienti sono arredati con gusto e semplicità; tenuti lindi e ordinati e inseriti con grande rispetto dentro un ecosistema di fascino particolare.

Per certo è raggiungibile con facilità, essendo posta a dieci minuti da Mattinata – parte meridionale del Gargano – e a non più di una mezzora di strada statale a 4 corsie da Foggia (con relativo aeroporto).

Per certo i prezzi sono di particolare favore (consultare le tariffe cliccando sul link del sito posto qui sopra, per tramite del quale è possibile avere ogni ulteriore informazione e, alla bisogna, effettuare le prenotazioni).

Ma devo personalmente, e con certa convinzione, affermare che il valore aggiunto di questa struttura turistica è Francesco Colletta, il titolare. Ovviamente, parlo di un amico: ma parlo di un archeologo, speleologo, subacqueo. E ancor di più parlo di una persona di grande sensibilità culturale che ama e conosce la propria Terra come pochi altri. E forse come nessun altro ama comunicarne le bellezze: sia quelle evidenti, sia quelle nascoste (e tante qui ce ne sono).

Non mi dilungo oltre: consiglio di provare l’esperienza, soprattutto per conoscere di persona Francesco e la Terra di cui egli è orgoglioso figlio. Non ve ne pentirete e, ne sono certo, mi sarete grati.

Ah, dimenticavo: dite che vi mando io. Se possibile, sarete trattati anche meglio del solito.

Saluti da San Giovanni Rotondo/ Some shots from S. Giovanni Rotondo (Italy)
Mattinata (Matinum) , Gargano, South of Italy

Di città bianche nel sud Italia, e nel sud del Mondo, tante ce ne sono. Tra queste Mattinata è da ricordare bella tra le belle.

Café des Artistes a Manfredonia

Quaranta anni fa, per recarsi sul Gargano da sud, occorreva attraversare il centro di Manfredonia: la statale non prevedeva una circonvallazione. Ricordo un paesone marino di grande confusione e con un traffico convulso e disordinato.

Oggi Manfredonia è una città moderna, con un bel centro storico raccolto intorno al corso Manfredi, di circa 60 mila abitanti, con un bel porto turistico e una piccola marineria di pescherecci.

Questa città vanta una storia densa, antica, nobile e assai travagliata. Qui sono attestati insediamenti umani già in epoche paleolitiche. Successivamente, le popolazioni autoctone daune vi fondarono un centro importante che divenne la Sipontum romana. Distrutta dai Bizantini nel VII secolo, fu rifondata nei pressi dal re di Sicilia e di Taranto Manfredi, che pose la prima pietra della nuova città il 23 aprile del 1556. La città, cui venne dato il nome del re, fu inaugurata nel 1264. Manfredi fu sconfitto e ucciso da Carlo I D’Angiò nel 1266. Gli Angioni continuarono a arricchire il centro che però fu assediato e distrutto dai Turchi di Alì Pascià nel 1620. Dopo di allora ci fu una lenta ricostruzione che arriva fino allo sviluppo dei nostri giorni.

Grazie all’amico Francesco, ho presentato il mio libro sui Maya nell’ampio spazio di fronte al porto (largo Diomede); cenato nel bel ristorante Cala Diomede (ottimo cibo ma servizio approssimativo) e, soprattutto, conosciuto il Café des Artistes: scoperta memorabile.

Sono un appassionato frequentatore e conoscitore di bar e café: dai miei storici di Torino, a quelli di Venezia, Roma, Napoli, Firenze, Parigi, New York….Questo mi ha colpito per l’eleganza, la qualità del servizio, l’eccellenza del cibo e l’offerta del beverage.

Sognato e voluto con forza da Matteo Lo Russo, è stato inaugurato nel 2003. Suo figlio Michele si occupa del servizio con grande passione e professionalità. Poi ci sono le proposte tradizionali di Teresa e zia Sipontina (nome tipico e esclusivo di qui): al mattino vanno a fare la spesa e il risultato è sempre sensazionale. Eccellente la pasticceria, curata dal maestro Vito Giordani con la collaborazione di Leonardo Talamo: esponenti insigni di un’antica e gloriosa tradizione pasticcera locale. Inutile dire che il semplice caffè è memorabile.

Uno dei posti che a me piace: bevicchiare, mangiucchiare, chiacchierare magari appiccicando un occhio di voluttà appresso a qualche (tutt’altro che rara) florida bellezza locale.

Consiglio con convinzione di provare.

Dimenticavo: servizi elegantissimi, lindi e di ottimo desing. Mica poco.

Café Des Artistes – Corso Manfredi, 204 – 71043 Manfredonia – Tel. 0884 535792

Vitigni autoctoni del Gargano

Ne ho fotografati una decina di esemplari, tutti vecchi di almeno qualche decina di anni. Sono viti a alberello, in genere maritate a tutore vivo (olivi e mandorli), ma anche sostenute da vecchi e occasionali puntelli o addirittura prive di sostegno. Ho distinto almeno quattro/cinque varietà di uve: bianche, nere, rosate e tutte senza dubbio uve da vino.

Le ho trovate nella proprietà di Francesco Colletta, nella piana pleistocenica di Mattinatella: 40/60 mslm, terreno calcareo con scheletro importante, distribuite tra olivi e mandorli. Francesco mi racconta che fino a non molti anni fa suo padre spremeva il vino di famiglia da queste incredibili viti a foglia larga e in genere trilobate. Non sono un botanico e sono ancora meno un ampelografo, ma di viti ne ho viste tante e tante: mai nessuna come queste.

Dal sito di Nello Biscotti – www.nellobiscotti.135.it  – apprendo alcuni nomi di viti autoctone garganiche: Barbaroscia, Bell’Italia, Uva della Macchia, Malvasia nera antica, Nardobello, Scannapecora…Non so quali di queste viti corrispondano a queste qui sopra fotografate; so soltanto che ne ho mangiato qualche acino e sono uve dolcissime. Chissà come doveva essere il vino spremuto da queste uve. Gino Veronelli venne da queste parti nel 2003, più volte sollecitato da me per conoscere lo chef Gegè Mangano di Monte S. Angelo, per cui pubblicò un volume che io stesso curai con Gian Arturo Rota: da Nello Biscotti apprendo che bevve di questo vino e gli piacque. Ci lasciò due anni dopo, ma sono contento che sia venuto da queste parti.

101 Storie Maya presentate con Francesco Colletta in Puglia

Il mio libro dedicato ai Maya non avrebbe mai visto la luce se nel lontanissimo, preistorico 1971 non avessi conosciuto Nicola Silvano Borrelli.

Lo conobbi per tramite di un annuncio radiofonico alla trasmissione “Per voi giovani“: non mi ricordo se lo lesse Gianni Boncompagni o Renzo Arbore (mi piacerebbe tanto fosse stato quest’ultimo). L’anno successivo mi recai in vacanza in Puglia: camping Fontana delle Rose, a Mattinatella sul Gargano meridionale. Dovevamo scavare delle tombe a campana nella necropoli dauna di Monte Saraceno.

Quaranta anni dopo, oggi che le  sue ceneri riposano sparse a Monte Saraceno a cura di Francesco Colletta, ho avuto l’immensa soddisfazione di presentare il mio libro a Fontana delle Rose, dove in fondo tutto è cominciato. C’era anche Francesco, archeologo e subacqueo che deve anch’egli tutto agli insegnamenti di Silvano. Lo conobbe nei primi anni Ottanta, adolescente. E fu, come per me, una folgorazione.

Dopo la presentazione di lunedì 30 luglio a Mattinatella, abbiamo replicato il 10 agosto a Manfredonia – in occasione del Manfredonia Blues Festival – davanti a una platea di qualche centinaio di persone attente ai nostri racconti. E la memoria, com’è ovvio, rincorreva il tempo passato a ascoltare le parole preziose, sempre quasi elargite con apparente sufficienza, di Nicola Silvano Borrelli. Che iddio, o chi per lui, l’abbia in gloria. Francesco e io siamo stati fortunati a incontrare questo strambo, adorabile tanghero.

Tutti al mare (On the beach all together)

L’umanità liofilizzata sulle spiagge è un soggetto affascinante.

Still Life

Ogni tanto mi ricordo di essere stato un grande fotografo, e allora mi diverto a giocare con la mia Leica. In un contesto di apparente banalità quotidiana l’occhio del fotografo bravo compone forme e colori che certe luci esaltano. Prima con l’immaginazione, poi con gli occhi e, infine, con l’apparecchio fotografico. Photoshop serve soltanto a rifinire meglio certi fragili equilibri di luminosità, contrasto, vividezza. Questi scatti mi piacciono proprio tanto: per il semplice fatto che nessun altro, fuori che me, poteva coglierli.

Italian landscape (Marche)

Alcuni shots ripresi dall’Agriturismo Cadabò (Montecarotto, sinistra orografica dell’Esino: il massimo per i Verdicchio Castelli di Jesi) a fine agosto: la dolcezza delle colline marchigiane qui trova la sua massima espressione. Siamo a 300 mslm. e a 20/30 chilometri dall’Adriatico. Un posto – altri direbbero: «location» – bello per davvero. E di largo riposo e silenzio. Ovviamente, non si beve male, né male si mangia. Raccomando.

L’arte è soltanto (beh, più o meno…) ricerca estrema della forma

Quanto nel titolo espresso è esemplificato con le quattro immagini qui sopra. Oggi che i problemi tecnici (artigianali: il know how, insomma, che si può spiegare a tutti), davanti a un bel tramonto tutti quanti, più o meno, sono in grado di prendere immagini come queste. Fa tutto la natura e i brevetti contenuti negli apparecchi fotografici digitali di oggi (poi, occorre anche conoscere un po’ di ottica e lavorare, senza esagerare, con Photoshop).

Al contrario, di fronte allo stesso tramonto, chi è dotato di talento, immaginazione, capacità di cambiare prospettiva, cultura dell’immagine sa comporre le altre due immagini: che sono composte e impaginate sullo stesso tramonto. La variabile è una boccia d’acqua di vetro. E la capacità d’impaginarla – d’immaginarla – dentro i colori di quel banale tramonto.

Noi artisti siamo capaci di questo: soltanto di questo, che è altro da fama, denaro, successo, ecc. Poi ci sono quelli che sono capaci di fare questo e anche tutto il resto: beati loro, ma il talento prescinde da tutto il resto, ma certo non lo rigetta. Ci mancherebbe: pecunia non olet, se non ci sono ragioni precise per cui possa puzzare.

P.s: le fotografie sono state riprese con una Leica digitale e trattate, con moderazione, con Photoshop Cs5.

Dawn at Mattinatella (Gargano, Italy)

E’ sempre un’emozione semplice, primordiale assistere e fotografare il sole che nasce. Sole rosso che pare faccia fatica a spuntare di tra le nuvole o dietro un promontorio sul mare; e fatica a ingiallire, a sfavillare di quel bianco senza colore che non si può guardare. E fatica a allargare la sua luce su tutto il paesaggio intorno.

E poi: non è così scontato che ogni giorno questo succeda e ci si trovi in un bel posto a osservarlo e registrarlo. Un giorno o l’altro potrebbe non succedere più, per mille motivi.

Emozioni primordiali e bellezza semplice, non guadagnata con ricerche estenuanti; non composta e impaginata spremendo immaginazione e cultura. Alla portata di tutti, sia l’apprezzamento emotivo, sia la registrazione con immagini e con parole.

Ma a ben altre, faticose e meno clamorose, bellezze sono condannato. E non me ne dispiace, tutto sommato.

Summer fruits colours

E’ arrivata l’estate e al mercato di Porta Palazzo, a Torino, sfavillano i colori delle frutta e degli ortaggi di questa stagione: è un piacere visivo, ma anche olfattivo. La fragorosa bellezza dei colori di un mercato ortofrutticolo mi lascia sempre stupefatto e non so resistere a cercare di fissarne le immagini. In ogni stagione, e l’estate è una stagione speciale.

 

Informacibo: Il gelato nel piatto 2012

http://www.informacibo.it/_sito/gelato-nel-piatto/2012/reda-galantini.htm

 

Quest’anno tocca a David Galantini del Golden Palace Hotel, il cinque stelle lusso di Torino.

E’ sempre un piacere lavorare per Informacibo e Donato Troiano.

Il Cirò fa bene: zio Stefano e zia Rosa festeggiano 60 anni di matrimonio

Zio Stefano, Stefano Zungri, è stato per più di cinquanta anni l’uomo di fiducia dei Conti Siciliani, sia in vigna sia in cantina, in Cirò Superiore: un vero “Uomo del vino”, uno di quelli che aveva bisogno – e ancora oggi, a 85 anni, quel bisogno non gli è a venuto meno – di camminare le vigne e di sentire il gorgoglio del mosto in cantina e quell’odore penetrante del succo d’uva che si fa vino. Sposò zia Rosa a Cirò, il paese che sta in alto – la Crimissa fondata dai Greci 7 secoli prima di Cristo – e come una sentinella sorveglia le vigne che lo separano dal mar Ionio, nel gennaio del 1950; mio padre, montanaro silano, non era ancora arrivato per sposare la sorella di zia Rosa: successe tre anni dopo e in quegli anni il Cirò scorreva a fiumi dentro stomaci capaci di gente per bene, gran lavoratori, rispettosi delle terre e dei suoi frutti.

Gente che sapeva potare, innestare, zappare, innaffiare, usare rame e zolfo come si deve; e poi vendemmiare, pigiare, diraspare, svinare, conservare, sorvegliare; amare e poi bere.

E gente che sapeva bere, che beveva tanto e bene e poi era capace di raccontare storie favolose di uomini e di animali. Oggi papà non c’è più con la sua presenza fisica: ma è con me come non lo è stato mai, insieme col nonno Vincenzo. Ma ci sono anche nonno Domenico con i suoi buoni occhi celesti e nonna Filomena con i fulmini verdi del suo sguardo penetrante: vennero a Cirò da Bocchigliero, anch’essi montanari silani!

Che tutti benedicano di Lassù, o di qualunque Posto oggi abitano, questa meravigliosa festa, questo magnifico anniversario.