Archive for Dicembre, 2012
Eleganza eleganza eleganza

Ho deciso, quest’anno, di finire il fatidico 2012 e cominciare il 2013 con alcuni vini particolari: Balciana Sartarelli 2007, Dolcetto Gianni Gagliardo 2011, Colonnara Ubaldo Rossi metodo classico 2006 e, soprattutto, Barbaresco Gaja 2005.

I vini di Gaja sono tutti più che eccellenti, ma la sua interpretazione del Barbaresco è inarrivabile. Bere questo vino all’inizio della sua piena maturità è stata un’esperienza sensoriale fuori del comune. L’annata 2005 fu ottima senza essere memorabile, la raccolta delle uve avvenne nella seconda metà di settembre. Il vino presenta un grado alcolico non elevatissimo (14% vol.) e un colore rosso appena aranciato, scarico ma non troppo.

Al naso si presenta con una complessità e un’eleganza che descrivere è arduo cimento: ci sono tutte le note speziate, leggere, tipiche del vitigno; ma c’è molto d’altro: la marasca, la liquirizia, sfumature di caffè, di catrame, di pellame…Il tutto in un contesto di armonia e di finezza semplicemente straordinarie.

E, poi, in bocca ascolti un racconto vellutato, elegante, largo ma sottile, schietto e lunghissimo. Un portento!

L’ho bevuto dentro il mio solito Riedel sbreccato e riparato: è un bicchiere che mi regalò Angelo Gaja nel 2009, durante una delle occasioni (rare, eravamo a Milano) di festeggiamento del secolo e mezzo di vita della Cantina. Mia moglie ne ruppe inavvertitamente la base, lo feci riparare da un artigiano vetraio e continuo a usarlo per bere certi vini che io so. Gaja, saputa la mia passione per questi bicchieri, me ne fece arrivare altri uguali, ma io continuo a usare il mio Riedel sbreccato e riparato: lì dentro, certi vini hanno tutt’altro valore.

Poesia maya (Maya poem)

I Maya ci hanno lasciato un testo poetico poco conosciuto ma assai interessante: I Cantares de Dzitbalché, scritti in yucateco e rinvenuti non tantissimi anni fa. Eccone un esempio, con la certezza di contribuire a  svelare un’altra caratteristica della raffinata sensibilità artistica del popolo maya.

Hua Paach’oob Yetel Ppuz[oob]

Quelli che costruiscono case e templi

 

Necessario è diventato

gli anni contare e i katun

trascorsi da quando

uomini grandi e possenti

i muri delle città antiche innalzarono,

le città che oggi osserviamo qui

nella regione delle pianure,

tutte queste città sulla terra sparse

qui e là, sulle alture svettanti.

 

Qui nelle città

un significato noi cerchiamo di trovare

per ciò che osserviamo oggi nei cieli

e per quel che conosciamo;

giorno dopo giorno

allo zenit leggiamo nei cieli

i segni che ci hanno lasciato

gli antichi di queste terre

quelli che abitarono questi villaggi

qui, sulle nostre terre.

 

Purifichiamo i nostri cuori

così che a mezzanotte

come a mezzogiorno

dall’orizzonte allo zenit

ci venga concesso di leggere

i segni incisi sul volto del cielo.

 

Quello qui sopra riportato – tratto dal mio libro “101 storie maya che dovresti conoscere prima della fine del mondo” con traduzione e adattamento in italiano effettuata confrontando versioni inglesi e spagnole del testo yucateco, è uno dei quindici componimenti compresi nel poema. Il libro fu pubblicato nel 1964 da Alfredo Barrera.

Gaia Gaja sta facendo carriera….

Sono stato il primo a farle in Italia un’intervista:

https://www.vincenzoreda.it/gaia-gaja-di-padre-in-figlia-horeca-n-64/

E dunque sono contento di quanto di recente pubblicato a suo proposito in ambito internazionale. Di seguito ne riporto la documentazione con grande soddisfazione.

L’Ultima Thule di Francesco Guccini

Me lo hanno regalato per Natale, questo ultimo lavoro di Francesco Guccini di cui ho la discografia completa in Cd, ma di cui conservo diversi vinile a cominciare dal primo (1967, Folk beat n.1). Il primo concerto dal vivo lo seguii, neanche diciottenne, nel 1972: Teatro Nuovo di Torino, la sala non era piena e il concerto fu per me una piccola delusione di cui faticai a liberarmi. Ne seguii poi molti altri e ebbi l’occasione di una superficiale conoscenza del tutto occasionale (Via Cernaia a Torino, prese in braccio la mia piccola Geeta che seppe riconoscerlo…).

Sono cresciuto a vino e Guccini, a pane e Dylan, a estasi e Bach, a silenzi e Monk….

Quest’ultima incisione, e speriamo non sia l’ultima come da lui annunciato, è un classico suo lavoro in compagnia dei suoi vecchi compagni musicisti (da Bandini a Marangolo, da Tempera a Biondini). Almeno due o tre pezzi sono eccellenti: L’ultima Thule, Notti, Quel giorno d’aprile.

I magnifici settant’anni li ha guadagnati da un pezzo (è nato il 16 giugno del 1940): con tutto il cuore spero che ‘sto pezzo d’uomo invecchi sempre meglio e…. non mi lasci da solo.

https://www.vincenzoreda.it/un-poeta-francesco-guccini/

Aforismi, raccolti da Bruno Segre

Non amo il genere: usare come esempio, a volte quasi come dogma, una frase semplice e fuori contesto mi pare operazione semplice e addirittura futile. A me piacciono i discorsi articolati, complicati, zeppi di sfumature come credo sia la realtà che ci circonda. Realtà sfuggente, cangiante, relativa.

Dunque, gli aforismi mi piacciono poco. Eppure è un genere letterario di enorme presa: basti constatare l’uso smodato che se ne fa su social network come Facebook. E’ abbastanza semplice sposare la frase a effetto di qualcuno importante, più o meno, e esibirla con l’orgoglio della propria fanciullesca condivisione. Alcuni uomini hanno fatto dell’aforisma quasi la loro cifra: La Rochefoucauld, Franklin, Wide, Shaw, Flaiano….

Questa raccolta, curata dall’av. Bruno Segre – splendido nel suo quasi secolo di vita mai banale – è stata messa insieme citando il paio di aforismi che dal 1949 a oggi hanno decorato ogni numero del mensile politico-culutrale L’Incontro.

Ne cito qualcuno di particolare effetto.

Non c’è una cultura superiore o inferiore, ma culture diverse.  C. Levi Strauss

E’ inutile partire, i grandi viaggi si fanno in biblioteca.           G. Leopardi

Gli uomini costruiscono troppi muri e non abbastanza ponti.  I. Newton

L’Italia è la patria del diritto, ma anche del rovescio.                 L. Longanesi

La libertà è un lusso che non tutti si possono permettere.       O. von Bismarck

La poesia non cerca seguaci, cerca amanti.  F. G. Lorca

In ciò che si sembra si è giudicati da tutti; in ciò che si è da nessuno.  F. Schiller

Niente è più pericoloso di un’idea quando si ha un’idea sola.  E. A. Chartier (Alain)

Un uomo affamato non è un uomo libero. R. L. Stevenson

Due cose mi stupiscono: l’intelligenzia delle bestie e la bestialità degli umani.  F. Tristan

 

La copertina del librino è del mio amico Nico Ivaldi.

Aforismi, cultura e divertimento. Pp. 160, € 8,00 – Edizioni dell’Incontro, via della Consolata, 11    10122 Torino      Tel. 011 5212000

https://www.vincenzoreda.it/nico-ivaldi-non-mi-sono-mai-arreso-intervista-allavvocato-bruno-segre/

Tennis GTT, cena sociale 2012

Dovevamo trovarci lunedì 17 dicembre per la consueta cena di fine anno del nostro circolo, il GTT; a causa di un brutto inconveniente che ha coinvolto la famiglia che gestisce il discreto ristorante del circolo (ottimo rapporto qualità/prezzo, da consigliare per cene occasionali di non troppe pretese ma di ottimo prezzo), la cena è stata posticipata a martedì 18. Purtroppo, eravamo meno della metà e, soprattutto, ci siamo trovati coinvolti nella cena sociale del gruppo dei sub: assai più numerosi, rumorosi e caciaroni di noi. In verità siamo capitati nel bel mezzo di quelle feste in cui trovi poppanti e nonni tutti insieme che cantano (più o meno….), raccontano barzellette, sparano battute, assegnano premi tramite lotterie, ecc. Un bel casino, allietato (si fa molto per dire) da un duo vocale e strumentale certamente “degno” del contesto.

Ma questi si divertivano, mentre noi ci divertivamo osservando e commentando il loro divertimento…Eppure, a tutta prima non è il tennista medio più snob del medio subacqueo! Boh… E’ stata comunque una serata “diversa” e per molti versi divertente, in compagnia.

http://www.cralgtt.it/

Con i Maya tra televisioni e conferenze

Tra mercoledì 19  e giovedì 20 dicembre 2012 ho dovuto sostenere un vero tour de force con i miei Maya. Il 19 sono andato in onda a Quartarete TV, programma Antropos con Giorgio Diaferia e Antonella Frontani.

Il giorno dopo sono stato onvitato come esperto nel programma di Vero Tv condotto da Marisa Laurito e andato in onda in diretta alle 14.20: qui, più che di Maya ho parlato della bufala della profezia, quindi di J. A. Arguelles e del suo vecchio libro, “Il fattore maya”.

Dopo la trasmissione di Milano, correndo tra Frecciarossa e Bmw, sono arrivato a Serralunga per la serata dedicata ai Maya. questa volta ho parlato per oltre un’ora e mezza a un pubblico attentissimo e assai interessato. Finalmente, ho potuto raccontare la cultura Maya a tutto tondo, con immagini e filmati. Grande soddisfazione e adeguato successo. Poi è seguita una cena maya preparata con bravura dalle cuoche di Fontanafredda. Per questa magnifica serata devo ringraziare Francesca, Monica, Federica e Fiorella. Ovviamente, Oscar Farinetti.

 

I miei Maya in onda su Quartarete TV, Antropos

La Fassona maya

La creatività non ha confine. L’immaginazione creativa può colpire ovunque e con effetti formidabili.

Ideal è una delle migliori macellerie di Torino, via Garibaldi, 46/d quasi angolo piazza dello Statuto ( lo Statuto cui è dedicata la piazza è quello Albertino). Giuliano Mele, nella fotografia accanto alla titolare Rossana Pozzi, s’è inventato questa scenografia dedicata alle piramidi maya, con gusto e leggerezza. Carni di prelibata nostra fassona a comporre piramidi maya. Semplicemente, sensazionale. Per un punto vendita che esiste da quasi quaranta anni e che impiega 6 addetti per offrire ai propri clienti l’eccellenza dell’offerta COALVI.

E i passanti apprezzano. Perché la gente non è poi così sprovveduta come qualcuno vuol far credere.

Strana reazione quando racconto a Giuliano e a Rossana che i Maya (postclassici) apprezzavano la carne umana appena macellata e che le prelibatezze erano le guance, i piedi e le mani. Proprio come il maiale…. Mah.

MUSLI di Torino

Enrico Tallone ha definito il prof. Pompeo Vagliani un eroe: e ha detto bene.

Grazie alla sua passione, alla sua competenza, alla sua capacità di perseverare in un’attività di grande valore culturale e sociale con pochi mezzi, Pompeo Vagliani è stato capace di creare il MUSLI, Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia.

Con pochi aiuti, ospitato nella prestigiosa sede di Palazzo Barolo, in via delle Orfane, 7, nel centro barocco di Torino (all’interno del Quadrilatero romano), egli ha creato un gioiello che merita di essere visitato e apprezzato assai più di quanto tuttora è fruito, e bisogna dire soprattutto da visitatori che provengono da fuori città.

Il MUSLI offre al pubblico un fondo di libri, giocattoli, materiale didattico e disegni originali di valore assoluto: sono oltre 12.000 pezzi che testimoniano la storia della didattica, nelle sue più variegate forme e competenze e in molte lingue europee.

Oltretutto, ospita una piccola ma assai interessante raccolta di materiale tipografico dell’ottocentesca Tipografia Botta.

Un vero gioiello che, come troppo spesso capita, è poco apprezzato (anche perché poco conosciuto e poco comunicato dai media torinesi che vanno invece appresso a faccende di nessun interesse ma forse soltanto più pruriginose….) dai cittadini torinesi. Museo poi “vivo”: capace di proporre sempre nuove mostre e di ospitare eventi di caratura europea, come non capita spesso, e con prospettive di ampio respiro sociale e culturale.

Questo mio piccolo intervento vuol essere soltanto un modesto contributo alla straordinaria statura etica e culturale di Pompeo Vagliani e al valore del suo (proprio e per davvero SUO) museo. E un invito caloroso a visitarlo: certo con i bambini, ma anche, da adulti, per ritrovare oggetti, libri, giocattoli della nostra infanzia.

www.fondazionetancredidibarolo.com

http://www.piemontemese.it/leggi_ultimonumero.asp?articolo=1650&numero=2012_10

Tallone al MUSLI

In occasione del decimo aniversario della creazione della Fondazione Tancredi di Barolo, l’editore e stampatore Enrico Tallone ha presentato, giovedì 13 dicembre 2002, il volume della poetessa brasiliana Marcia Theòphilo: “Boto, il delfino rosa” con una piccola mostra, nei locali sotterranei di Palazzo Barolo, dedicata alla magistrale arte tipografica, si parla di caratteri mobili, della famiglia Tallone.

Ho conosciuto Marcia Theòphilo nel 2000, in occasione della pubblicazione, sempre a cura di Tallone, dello straordinario “Kupahuba“: una raccolta di poesie che costituiscono letteralmente un canto della foresta amazzonica, terra d’origine di Marcia. La sua voce, il suo impegno sono una testimonianza rara e preziosa di dedizione alla magia della foresta vergine; alla sua biodiversità, al fascino della sua fauna e della sua flora (per molti versi ancora sconosciuta), alla disperata lotta per la sopravvivenza di un ambiente che è fondamentale per la sopravvivenza stessa della razza umana su questo nostro malandato pianeta.

Devo essere sincero: non mi entusiasmano le parole, sia in poesia sia in prosa, di Marcia quando sono vergate nella nostra lingua. Risultano, a mio avviso, forse un poco troppo scontate e forse anche ridondanti. E mancano di quei suoni, di quei ritmi, di quella musicalità che invece sono straordinarie quando le medesime parole sono espresse in brasiliano: è con la sua lingua che Marcia Theòphilo diventa una voce straordinaria e irripetibile con cui la foresta arriva alle nostre orecchie quasi in prima persona. E colpisce la nostra sensibilità.

Quest’ultimo lavoro costituisce una sorta di racconto che in qualche modo illustra la leggenda del “Boto” il magnifico delfino rosa del Rio delle Amazzoni: un essere venerato come divinità che diventa il protagonista dei miti ancestrali amazzonici. Di questo splendido racconto Giulia Polacco ha letto, con trasporto e commozione, alcuni brani tra cui la bella introduzione di Daniella Brunelli.

La mostra si protrarrà fino a gennaio del 2013 ed è visitabile presso il MUSLI, via delle Orfane, 7 nella prestigiosa sede di Palazzo Barolo.

www.fondazionetancredidibarolo.com

http://www.piemontemese.it/leggi_ultimonumero.asp?articolo=1650&numero=2012_10

21.12.2012 Cena maya a La Tana del Re

Chiaro che cercheremo di divertirci: mangiando, bevendo e parlando di Maya, ma anche d’altro. Alla faccia della fine del mondo….

Per prenotare:

La Tana del Re, Via Giovanni Vincenzo Virginio, 1 – 10124 Torino – Tel. 011. 8141479

http://www.latanadelre.it/

I Maya alla Fondazione Mirafiore, 20.12.2012

101 Storie Maya Gruner-Mondadori

La faccenda curiosa è che non ho potuto firmare completamente lo speciale dedicato ai Maya su Focus Storia: non pareva elegante che a firmare il lavoro fosse l’autore del libro scelto come abbinamento al numero di Focus Storia di novembre 2012. Nessun problema, ci mancherebbe….

Altra faccenda curiosa: la scelta della copertina è caduta su una illustrazione ricavata dal Codice Cospi che è Mixteco e non Maya. Soprattutto per una questione grafica: ho dato ascolto al consiglio “fresco” di mia figlia Geeta. E mi pare di non aver sbagliato.

Inutile sottolineare che uscire con i tipi di Gruner-Mondadori è per me un grande orgoglio. Senza nulla togliere a Newton-Compton, uscire con questo marchio costituisce un’attestazione di qualità peculiare per il campo specifico che per me vale come il massimo possibile riconoscimento verso tanti anni di studio e di lavoro appassionati e davvero disinteressati.

L’ospedale pediatrico di Hargesia (Somalia) a Antropos

La trasmissione Antropos, ideata e curata da Giorgio Diaferia, da anni in onda su Quartarete Tv (canale 11 del digitale terrestre ha ospitato il Prof. Piero Abbruzzese, chirurgo pediatrico, che ha illustrato la bellissima iniziativa che vede un gruppo di persone illuminate impegnato nella costruzione di un ospedale pediatrico a Hargesia in Somalia, uno dei paesi più poveri del mondo. Questa straordinaria iniziativa è supportata da Specchio dei Tempi, rubrica storica del quotidiano La Stampa (ideata a suo tempo dal vulcanico direttore Giulio De Benedetti) con in testa Angelo Conti e da un gruppo diretto dall’imprenditore Marco Berry.

Pur essendo ormai in fase di ultimazione, l’iniziativa necessita ancora di molto supporto economico: se si vuol fare del bene in maniera disinteressata e sapere con certezza e trasparenza come vengon utilizzati i propri quattrini così destinati, io consiglio di appoggiare questa formidabile iniziativa.

Piero Abbruzzese, intervistato da Antonella Frontani, ha illustrato da par suo l’iniziativa che ha come obiettivo primario l’assistenza ai bambini somali. La trasmissione sarà in onda il 19 dicembre alle 20.00 sul canale 11 del digitale terrestre.

Per informazioni, rivolgersi a Specchio dei Tempi, La Stampa (Torino).

Fontanafredda senza solfiti aggiunti

Oggi costituisce ormai una pratica che molti produttori hanno cominciato a esplorare e in numero sempre maggiore. Parlo della produzione di vini senza l’aggiunta di solfiti.

Bisogna ricordare che lo zolfo, e i suoi composti (soprattutto metabisolfito di potassio) costituiscono forse il più antico disinfettante conosciuto e usato dall’uomo per svariati usi. Nel vino questo minerale si presta da secoli per combattere il proliferare della flora batterica presente sia nei mosti sia nei vini, anche dopo la fermentazione. Dev’essere chiaro che, come ogni disinfettante conosciuto, si tratta di una sostanza velenosa, anche se dosata in quantità minime e non dannose (più o meno….), nel consumo quotidiano, per la salute dell’uomo. A questo proposito le indicazioni mediche indicano un limite  giornaliero di 0,7 mg. per kg. di peso corporeo: questo significa 49 mg. per un uomo di 70 kg; si  tenga presente che la legge permette l’aggiunta di 150 mg. al litro per i rossi e 200 per i bianchi (e fino a 235 mg/l per gli spumanti)! Ciò significa che con queste percentuali di veleno una persona normale non potrebbe bere più di uno o due bicchieri di vino al giorno senza pericolo.

In realtà, ormai da anni le aggiunte per litro di anidride solforosa stanno normalmente ben sotto i 100 mg/l per i rossi e 100-130 mg/l per i bianchi:  necessita precisare che il cerchio alla testa che molti accusano bevendo vini bianchi (di scarsa qualità) è dovuto proprio all’eccesso di solforosa presente in questi vini. Oltretutto, senza saperlo, molti sono naturalmente allergici a questa sostanza.

Occorre puntualizzare che percentuali di 10-15 mg/l di solforosa sono prodotti naturalmente dalle reazioni che si verificano durante le varie fasi della fermentazione: quindi è scorretto riportare sulle etichette frasi come “Senza solfiti“; più corretto scrivere: “Senza solfiti aggiunti“.

Detto quanto sopra, ho avuto modo di valutare i due vini di recente entrati nell’offerta del catalogo (ormai quasi enciclopedico) di Fontanafredda: Dolcetto d’Alba e Barbera d’Alba 2011.

Si chiamano Assenso2 (con un giochino grafico che sottolinea SO2, la formula dell’anidride solforosa); l’etichetta è onestamente brutta: o forse soltanto da mettere a punto graficamente.

I vini sono interessanti, più la Barbera (13,5% vol.) che il Dolcetto (12% vol). Entrambi di colore intenso, come capita sempre per i questa tipologia di vini, e di note olfattive non particolarmente complesse né attraenti. Il Dolcetto, pur senza difetti evidenti (le puzzette e la scarsa armonia in questi vini, se non sono fatti come si deve, sono la regola), è un vino un poco sciatterello e senza nerbo. Assai interessante, al contrario, la Barbera che ho trovata di gran corpo, persistente, quasi rotonda: ecco un vino che posso consigliare a chi non ha ancora bevuto di questi prodotti. Sarà una sorpresa piacevole.

Guida vini 2013 di Altroconsumo

Questa è una guida davvero speciale, diversa da tutte le altre e mi pare di poter affermare con certezza: più seria e più attendibile di qualsiasi altra, almeno secondo la mia personale – e per certo opinabile – valutazione.

Giunta all’ottava edizione, quest’anno prende in considerazione 302 vini, di cui 48 Prosecco (che ne costituiscono lo speciale dossier e sono 25 DOCG e 23 DOC), 100 bianchi e 154 rossi. Le bottiglie, sotto i 15 €, sono tutte acquistate presso la normale distribuzione e sono sottoposte a test di laboratorio che prendono in esame i seguenti parametri: tenore alcolico, zuccheri residui, acidità totale, acidità volatile, anidride solforosa totale, apporto tra solforosa libera e totale (più è alto questo rapporto e migliore è il giudizio), acido sorbico (additivo antibatterico, ma non ne è stata rilevata la presenza in alcuno dei vini analizzati).

Le valutazioni sensoriali (volgarmente:degustazioni) sono state affidate a 27 giudici, di cui 10 donne, di alto profilo professionale. Per ogni vino è indicato il prezzo, il tipo di tappo, il nome, il produttore e la regione di produzione. Viene formulato un punteggio di sintesi espresso in centesimi: 85/100 il massimo per i rossi (un Chianti) e 38/100 il minimo per un Monica sardo; 79/100 per un Alcamo e un minimo di di 25/100 per un Trebbiano d’Abruzzo nei bianchi (di qualità media più bassa); infine, i Prosecco, compresi tra 73 e 46/100.

Guida da leggere, ancor più che da consultare: chiara, semplice, precisa. Indirizzata essenzialmente al consumatore medio, ma eccellente anche per l’appassionato: chiaro che qui si tratta del vino come bevanda, come alimento di consumo giornaliero e non come portentoso fermento d’uva che spinge al sogno pochi eletti appassionati, sia produttori sia consumatori.

Ma il vino è anche questo, anzi: soprattutto questo.

Il volume è un bel cartonato, ben confezionato, redatto e stampato; 455 pp. per 24,95 €, f.to 12,5×21,5 cm. Sono soldi ben spesi per una guida unica.

Primarie PD

Dopo il primo voto di domenica 25 novembre 2012, sono andato a votare oggi, 2 dicembre 2012, per il ballottaggio tra Bersani e Renzi.

Come già espresso, il mio voto è andato entrambe le volte a Matteo Renzi.

Alcune considerazioni. Io non sono mai stato comunista e non ho aderito ai vari sottoprodotti che il PCI ha generato dopo il cataclisma del 1989: dal punto di vista politico nostrano, ho sempre votato più o meno a sinistra, area socialista e/o ecologista. Posso considerarmi un liberal, progressista con in mente bene impressa l’utopia anarchica, quella più nobile.

Ho voluto partecipare al voto in queste primarie del PD perché lo ritengo un momento storico: da storico, penso che queste votazioni assurgeranno, nel prossimo futuro, a simbolo della fine del nefasto periodo berlusconiano (logico seguito degli sciagurati anni Ottanta reganiani) e del riappropriarsi da parte dei cittadini dei meccanismi della politica, quella vera, quella nobile; quella a cui un popolo non può rinunciare, ancorché delegata alle mani capaci di politici che sappiano fare bene il loro mestiere e che sentano il diritto/dovere di rappresentare in maniera degna i cittadini che  hanno loro dato fiducia.

Perché Matteo Renzi?

Non perché è giovane, non perché è (più o meno) simpatico, non perché è (più o meno) un bravo comunicatore; non perché lo considero particolarmente capace. Dunque, perché?

Perché è la pietra di cui la soporifera gora di un partito divenuto piatto e mortifero come uno stagno ha vitale necessità. E spero che la pietra Renzi provochi qualche onda di agitazione in queste acque stagnanti e che magari tutto ciò possa servire (come già appare abbastanza chiaro) anche alle altre putrescenti aggregazioni politiche. E che tutto ciò possa poi servire a noi cittadini.

Che vinca Matteo Renzi (fatto di cui dubito) o Pierluigi Bersani.