Archive for Marzo, 2013
Mostra “Passio et Resurrectio” nelle grotte del San Giuseppe di Alba
Onore a Pietro Paolo Mennea

Negli anni Settanta non mancavo mai un appuntamento allo Stadio Comunale con il meeting di atletica leggera del 2 giugno. Ero Un Mennea-1appassionato di atletica e da giovane avevo praticato a livello agonistico salto in lungo e salto triplo, atleta del Cus Fiat. Mi allenavo allo stadio del Fiat in corso Agnelli e avevo dei risultati discreti. Il mio idolo allora era Igor Ter Ovanesian, primatista del mondo, principe russo dallo stile inimitabile prima che un neraccio (Bob Beamon) con un salto prodigioso fregasse tutti, a Città del Messico nel 1968, per più di venti anni. Ma seguivo tutte le specialità, ancora non appassionato di quella che più tardi sarebbe stata la mia disciplina (il fondo delle maratone e delle 100 km.). Adoravo Livio Berruti, Sergio Ottolina, Eddy Ottoz, Frinolli, Marcello Fiasconaro, Renato Dionisi, Sara Simeoni, Giuseppe Gentile (che conobbi anni più tardi). Certo, quando irruppe sulla scena quel giovane barlettano con il fisico non proprio statuario e la lingua lunga ne fui stregato. E ne seguii passo passo la carriera fin dai primi successi giovanili e poi le quattro finali olimpiche, la fantastica medaglia d’oro di Mosca (un ricupero impossibile sull’inglese Wells), il record del mondo di Città del Messico nel 1979, ancora oggi record europeo). Quanto ho amato Pietro Mennea dio solo lo sa e quanto ho sognato appresso alle sue volate tignose, a quella sua mascella volitiva, a quegli occhi spiritati, a quella voce chioccia. Oggi, 21 marzo 2013, se n’è andato uno dei più grandi atleti italiani (e non soltanto) di tutti i tempi. Ma se n’è andato anche un uomo straordinario. E, soprattutto, se n’è andato uno dei sogni della mia adolescenza. Muore con lui anche un poco di me. Che riposi, finalmente, in pace.

Arrivederci Pietro.

Questa foto la scattai a Torino, quando precisamente non lo so, ma dovevano essere i tardi anni Settanta, meeting del 2 giugno. Andavo allo stadio con due o tre macchine fotografiche attaccate al collo (Nikon, Minolta, Topcon) e numerosi obiettivi: era una diapositiva da cui ricavai questa stampa. Ero un fotografo assai bravo e mi piacevano le fotografie particolari. Questa la ritengo un bel risultato.

Giampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapapà

Giampaolo Pansa è nato il mio stesso giorno, qualche anno prima: 1 ottobre 1935, a Casale Monferrato. Si laureò a Torino con Alessandro Galante Garrone. Esordì come cronista (reportage sulla tragedia del Vajont, 1963) ne La Stampa di Giulio Pansa 1Napoleone De Benedetti. Lavorò poi in molti altri giornali prima di approdare, nel 1977, a Repubblica fondato un anno prima (14 gennaio 1976) dai Gemelli Caracciolo e Scalfari. Ne divenne poi condirettore assieme a Gianni Rocca. Rimase a Repubblica fino al 1991, quando lasciò il quotidiano per scrivere su Espresso del suo amico Claudio Rinaldi (è commovente il ricordo che ne scrive sul libro). Abbandonò il Gruppo Editoriale L’Espresso nel 2008. Dopo una collaborazione con Il Riformista di Polito, oggi, ahimè, scrive il suo Bestiario su Libero di quel bellimbusto di Belpietro.

Nel 2003 pubblicò Il mondo dei vinti: libro che tratta dei crimini commessi dai partigiani durante le terribili vicende successive alla Liberazione. Gliene dissero di tutti i colori e soprattutto i Sinistri: quelli per i quali la Verità e il Verbo a loro soltanto appartiene, senza se e senza ma.

Pansa lo seguo da sempre e da sempre mi piace il suo stile stringato, pulito; le sue opinioni chiare, sempre espresse in maniera diretta e mettendoci in bella evidenza la faccia.

Mi sono divorato questo libro in un paio di notti insonni, incollato alle pagine che sono la testimonianza unica di almeno tre decenni della storia del nostro Paese, della storia del giornalismo e dell’editoria del nostro Paese; con tutte le implicazioni legate ai poteri forti, alla politica, alla cultura.

Lavoro lucido, mai acido, mai tendenzioso: condivisibile o meno, ma sempre diretto e argomentato da chi narra in prima persona di fatti e personaggi che ha frequentato e conosciuto a volte fin nelle viscere.

«[…] Poi Eugenio (Scalfari) e Ciriaco (De Mita) fecero la pace. Ripresero a telefonarsi, a incontrarsi, a consigliarsi, mentre uno intervistava l’altro. Spesso succede così nell’esistenza delle coppie di sposi o di amanti. E pure nella caricatura balorda della vita che chiamiamo politica

«[…] Il secondo incontro con Berlusconi fu più disteso. Avvenne durante la campagna elettorale del 1983 negli studi televisivi di Pansa 2Canale 5, Mediaset aveva programmato una serie di interviste da affidare a giornalisti in parte esterni al gruppo. E mi era stato chiesto di interrogare due leader della sinistra, Berlinguer e Craxi. Mi è rimasta nella memoria la visita del segretario comunista agli studi di Canale 5, Berlinguer aveva un’espressione malinconica, mentre Berlusconi sprizzava felicità nell’illustrare le meraviglie elettroniche della sua tv. A un certo punto il cavaliere strillò “Onorevole, adesso diamo un’occhiata a un po’ di ragazze!”. E mostrò al capo del PCI le scenografie approntate per una commedia musicale, My fair lady. Nei televisori apparve una sfilata di ballerine mezze nude. Silvio esultava: “Ha visto che gnocche, segretario! Le ragazze svestite fanno sempre alzare l’audience di un programma e non soltanto quello!”. Berlinguer non aprì bocca. Ma la sua faccia parlava per lui e diventò sempre più grigia. Enrico e Silvio erano esseri umani che venivano da pianeti opposti, destinati a non incontrarsi mai. Invece la distanza fra Craxi  e Berlusconi era assai più ridotta. Me ne resi conto un giorno di metà settembre 1983 […] Trovai Bettino rilassato e di ottimo umore. Mi disse: “Berlusconi si è invaghito di te. Non capisco come mai. Forse ti avrà notato fare quelle maledette interviste elettorali a Canale 5. Anche con me ti sei comportato come un cane rabbioso, con la tua raffica di domande carogna! “Insomma, sei piaciuto a Silvio” continuò Bettino. “E lui mi  ha chiesto di parlarti. Vuole offrirti il posto di capo delle news televisive. Se questo incarico non ti piace, potresti fare il condirettore del Giornale di Montanelli. Anche Indro è d’accordo. Berlusconi è pronto a pagarti uno stipendio difficile da rifiutare. Penso sia il doppio di quello che ti passa Scalfari.“. La proposta mi sorprese. Ma risposi subito di no.».

Giampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapapà, pp. 325, 19,00 €, Rizzoli, Milano febbraio 2013 (I ed.)

Stefano Gagliardo e il suo Barolo

Con Stefano si è instaurato un feeling naturale. Non succede spesso, ma quando succede costituisce sempre un bel fatto, una bella sorpresa.

Stiamo lavorando per realizzare alcuni progetti stimolanti, ma l’occasione mi è utile per parlare del suo Barolo 2009, bevuto en primeur. Ne ho avuta qualche bottiglia che mi serve per illustrare la copertina del Cd, prodotto dall’Esagono e dedicato ai cru del Barolo con composizioni originali, ispirate direttamente da questo vino elegante e sontuoso e composte dal musicista Marco Cimino.

Un Barolo che mi ha lasciato davvero sorpreso: in maniera assai positiva. Bere un Barolo appena appena nato e scoprirlo già armonioso, elegantissimo e con i tanto celebri tannini che invece di essere di cartavetro sono (esagero un po’) di seta è una sensazione strabiliante per un esperto. L’ho bevuto insieme a altri Barolo più vecchi e valutati con il massimo dei voti da varie guide e non aveva niente da invidiare a questi cugini più maturi, davvero. Comunque, un Barolo che si sente ancora fresco infante e con tanta strada davanti: strada che porta verso ulteriore finezza, verso ulteriore eleganza. Viene spremuto dalle uve delle vigne intorno alla sede dell’azienda in località Serra dei Turchi, sotto Santa Maria nel comune di La Morra; le esposizioni dei terreni sono particolari, con una bella fetta rivolta verso ovest e sud-ovest. Il risultato, ripeto, è davvero notevole.

Ne abbiamo parlato nel nostro ultimo incontro al bar del Circolo dei Lettori di Torino: ambiente fascinoso in cui parlare di vino e di progetti futuri è quantomeno piacevole. E di buon auspicio.

Salute.

I vini di Michele Reverdito

Di Michele Reverdito ho già trattato su questo sito in occasione di un altro appuntamento di gustazione a La Tana del Re, circa un paio di anni fa. Nel frattempo la qualità dei suoi vini è ulteriormente cresciuta.

Durante la serata, accompagnando i cibi cilentani, sempre eccellenti (alcuni strepitosi: i salumi, i calamaretti, le minestre di fagioli di Controne), Michele ci ha fatto bere e gustare il suo particolare Pelaverga 2011, il Nebbiolo Simane 2010, la Barbera d’Alba Delia 2007 e, per chiudere con squilli di trombe, il Barolo Moncucco 2008.

Reverdito possiede circa 20 ettari situati per la gran parte tra La Morra e Verduno, con esposizione particolare che non è la classica sud-est di quelle zone. Alcuni di questi vigneti sono preziosi cru con piante di qualche decennio. Delle 80.000 bottiglie prodotte, circa la metà sono costituite da cinque differenti cru di Barolo, tutti di ottimo livello.

Di Pelaverga ne produce circa 2.000 bottiglie: un Pelaverga di personalità unica, di palato complesso: questo 2011, 14%vol., scarico di colore, presenta al naso e al palato caratteristiche organolettiche che non sono immediatamente riconoscibili come tipiche della varietà. Credo che questo vino sarà assai interessante tra almeno un anno: allora la speziatura prenderà il sopravvento su quell’impressione immediata di abboccato che a tutta prima confonde l’esperto e l’amante di questo vino particolarissimo.

Ottimo il Nebbiolo Simane 2010 (15.000 bottiglie): anche questo un vino non banale. Colore assai più carico di un normale Nebbiolo di queste parti e gran note di frutti rossi per un vino robusto, grasso.

Mi ha sinceramente stupito la Barbera d’Alba Delia 2007. Ne produce soltanto 2.000 bottiglie, ma questa appartiene a un lotto di magnum. Tra le Barbera d’Alba (che non sono la mia passione, amando assai più quelle d’Asti e del Monferrato, anche casalese) che ho bevuto ultimamente, questa è una delle due o tre che trovo davvero di qualità eccellente. Vino per davvero eccelso, 14,5%vol: qui siamo ai vertici della varietà e con tutte le caratteristiche della Barbera esaltate, sia al naso sia al palato.

Sul Barolo Moncucco 2008, 3.000 bottiglie, nulla da dire se non bere, con molta calma: delizioso, di buona eleganza, morbido, armonioso, lunghissimo. Anche questo, comunque, un Barolo non banale.

I prezzi di Michele Reverdito sono in linea con quelli di mercato (Barolo a 25/30 €), ma devo avvertire che la sua produzione prende le strade dell’esportazione per il 95%! Dunque, in Italia i suoi vini sono difficili da trovare. Basta rivolgersi direttamente alla fonte, e lo consiglio con calore.

http://www.reverdito.it/

La Tana del Re, mostra di Vincenzo Reda

Da poco ristrutturato negli arredi e nei colori delle pareti, oggi il ristorante La Tana del Re, in via Virginio, 1 (traversa tra il Teatro Regio e via Po), accoglie circa 25 miei quadri e due installazioni di vino su cristallo esposti nel particolari locali ricavati da un’antico deposito di carbone nei sotterranei secenteschi adiacenti alla via Po.

Gustando cibi del territorio cilentano, Campania meridionale, preparati con materia prima di qualità eccelsa spesso scelta da Presidi Slow Food; bevendo i vini di una carta preparata prestando grande attenzione ai vitigni autoctoni – molti del nostro Sud – si è coccolati in un ambiente di fascino particolare in cui le mie opere, che hanno il vino come materia-soggetto e materia-creazione, aggiungono ulteriori suggestioni, per chi ha la sensibilità di coglierle.

Sono soddisfatto e contento di questa mia esposizione: meglio assai che la solita fredda galleria….

Le opere sono tutte, o quasi, in vendita (il riferimento è Matteo, oppure direttamente questo mio sito).

Nb: la mostra si è conclusa nella primavera del 2013.

http://www.latanadelre.it/ 

Arte nella grotta, Alba 14 marzo/1 aprile 2013

Non mi succede spesso di partecipare a mostre collettive, dunque questa esposizione collettiva nei sotterranei della chiesa di San Giuseppe in Alba è una vera eccezione.

Partecipo con un lavoro che ho dipinto nel 2010 con un uvaggio di Cabernet Sauvignon e Shiraz (Syrah) indiano, il Sula 2008. Per la figura centrale ho usato invece il Rùbico 2008 di Marotti Campi, un Lacrima di Morro d’Alba, ovviamente marchigiano. Il lavoro si intitola “PAIN”, dolore in inglese.

Il tutto grazie a Fabio Carisio che mi ha coinvolto con tanta buona volontà…, quasi mio malgrado.

I miei lavori con i Barolo per il Jazz

Le immagini qui sopra documentano la preparazione dei due miei lavori che illustreranno il Cd a cui stiamo lavorando con al formazione jazz dell’Esagono di Torino: un intero lavoro ispirato e dedicato al Barolo e ai suoi cru.

Ho scelto due Barolo tra i migliori, prodotti da amici. Barolo che conosco e che amo: Gianni Gagliardo Barolo 2009 (bevuto en primeur: strepitoso) assemblato con uve provenienti da vari, piccoli appezzamenti situati in Barolo, La Morra e Monforte; Barolo Sarmassa 2008, Marchesi di Barolo, tre bicchieri Gambero Rosso, what else?

Ci vorranno diversi giorni per avere i risultati definitivi, ma i segni (su cui, come sempre, ho lavorato con l’immaginazione per mesi) su cui ho disposto le mie macchie, la mia ossessione per la macchia (con attenzione importante alle geometria frattale),  mi soddisfano appieno: stanno evolvendo come io desidero. Adesso, con tanta pazienza, aspetto che sciughino: aggiungo, tolgo, rifinisco. Saranno pronti tra una decina di giorni, almeno.

La carta è una delle mie solite predilette: Arches da 300 gr. formato di circa 56×77 cm.

A cena con un Friulano, Circolo dei Lettori 5 marzo 2013

Serate sempre di grande interesse quelle che Mario Busso (Vini buoni d’Italia) organizza con i vini friulani, e personalmente l’interesse è accentuato quanto il ristorante è quello, mio prediletto, del Circolo dei Lettori, chef Stefano Fanti: non mi dilungo oltre, in quanto su questo sito ne ho trattato con dovizia e a volte anche con incontenibile entusiasmo (ma si tratta di amico e dunque mi ritengo scusato).

Vini sempre di qualità elevata e prezzo interessante, quelli friulani. Non entro in dettagli di valutazione, perché per questi ho bisogno di bevute lunghe, solitarie e tranquille; durante queste cene conviviali si possono soltanto esprimere giudizi assai approssimativi sui vini che si bevono. Comunque, sono stato bene impressionato dai due bianchi della Tenuta Angoris: il Friulano 2011 DOC Isonzo e, ancor più, dal Collio Doc Bianco 2011 (un uvaggio). Vini questi prodotti in poche migliaia di bottiglie per prezzi a scaffale che vanno intorno ai 14/15 €.

Buoni, senza essere eccezionali, i rossi (Schioppettino 2008 e Refosco 2009 DOC Colli Orientali) di Giovanni Dri: sono vini che amo particolarmente, ma devo dire che questi, pur di ottima qualità, sono inferiori ad altri bevuti in diverse occasioni. Lo Schioppettino, vino di piccola produzione costa intorno ai 25 € (sempre ben spesi per un vino così); il Refosco lo si trova a scaffale intorno ai 15 €, ma qui la produzione è  più importante (12/14.000 bottiglie).

Eccellente il Ramandolo DOCG 2009 di Dri (ricordo: ottenuto da uve passite di Verduzzo), vino piacevolmente dolce, di bassa gradazione alcolica e di prezzo interessante (non oltre i   13 €); ovviamente, strepitoso il Picolit: questo Friuli Colli Orientali DOCG 2008 di Angoris è tra i migliori bevuti a mia memoria: ne producono 600/800 bottiglie da 50 cl. per un prezzo che va intorno ai 30/35 €, ma si tratta di un Picolit!!

Straordinario personaggio Giovanni Dri: la passione, il calore, la tradizione che si leggono nel suo eloquio travolgente e coinvolgente. Non più di 9 ettari curati come un farmacista….

Altra realtà la Tenuta di Angoris, simpaticamente rappresentata dal direttore vendite Alessandro Dalla Mora: qui siamo di fronte a 13o ettari di vigneti, con quote export importanti e diverse linee di produzione e commercializzazione.

Finisco con sottolineare ancora una volta la cucina di Stefano Fanti: eccezionale il suo baccalà, come del resto la proposta dell’uovo cotto nel guscio e la semplice (e fantastica) torta di noccciole (la nostra “tonda gentile” di Langa), guarnita con delizioso zabaione.

www.drironcat.com

www.angoris.com

Torino Altrui

«[…] Ma i torinesi sono anche lenti, pesanti, riflessivi, ragioniereschi, alieni dai gesti e dalle astrazioni, religiosi ma in modo strettamente privato, privo di teatralità, resistenti alle opinioni altrui, avari di consensi e, se provano ammirazione, portati a tenerla per sé piuttosto che a manifestarla in applausi; gli unici italiani forse che possiedano più opinioni che idee, in un Paese come il nostro, nel quale le idee sono molte ma le opinioni rade. Il loro piatto prediletto è il bollito, altrettanto ricco di carni ma più magro dell’emiliano; piatto padano che i francesi disprezzano, il più rustico e insieme il più raffinato dei cibi, vero cibo da critici, giacché la sua stessa sincerità non gli consente di fingere la perfezione, lo colloca su cento gradi, che il palato fine distingue, di riuscita diversa. Dalla padanità siamo respinti Torinoancora al francesismo, al rococò, alla cipria. Alcuni piemontesi, famosi per le opinioni inflessibili, l’intransigenza, la coerenza morale, con nomea di ispidi, di intrattabili, di irascibili, uomini magri, segaligni, hanno vezzi, moine, sorrisetti, rossori, ritrosie, stravaganza da monaca e da damina. Dappertutto l’accostamento del buon bollito casalingo col cappuccio di panna spolverata di cioccolata. Il carattere ibrido (mai falso!), si riflette nell’aspetto della città, le dà una speciale attrattiva di scatola cinese che nessun’altra città italiana possiede.».

Sono preziose parole scritte da Guido Piovene nel 1963 (Viaggio in Italia, Mondadori – Milano 1963), raccolte, tra tante altre, nel volume Torino Altrui, curato da Giovanni Arpino e Roberto Antonetto e pubblicato – fuori commercio – dalla Famija Turineisa su licenza di Daniela Piazza Editore nel 1990. E’ un volume di circa 250 pagine, assai mal curato dal punto di vista redazionale (moltissimi i refusi) ma che riporta alcune testimonianze di viaggiatori, scrittori, uomini illustri sulla città di Torino, dal 1280 a oggi. Alcune di queste citazioni sono per davvero sorpendenti: Rosseau, Casanova, Goldoni, Mozart, De Sade, Stendhal, Flaubert, Dumas, Tolstoi. C’è uno scritto di Indro Montanelli memorabile, così come i reportage di Dino Buzzati e Orio Vergani (tragedia di Superga del 1949). Ho scelto questo pezzo di Piovene perché lo trovo straordinario nella sua originalità.

Book “The mistical goblet” by Vincenzo Reda for Med Show

Qui di seguito è riportato, in quattro sezioni, il mio libro pubblicato in occasione della mostra personale al Radisson Hotel di New Delhi. I testi sono in inglese, anche le poesie, accostate ai quadri, sono tutte in inglese.

Il libro è dedicato a mio padre Giuseppe, a mio nonno Vincenzo e a Giovanni Leopardi.

Pag _Reda_1-15

Pag_Reda_ 16-29

Pag_Reda_30-45

Pag_Reda_46-60

Copertina per web-1

Interno Med-3

La pagina a me dedicata su Swagat, houseorgan di Air India

http://www.artalivegallery.com/artists.php?cat=artists&scat=272

VinitalyWine Club

Pubblico volentieri:

Marchio vinitaly

Presentato a Roma il sistema a rete made in Veronafiere

NASCE VINITALYWINECLUB: CON IL 2.0 SI AMPLIA
LA PIATTAFORMA DI VINITALY WORLD WIDE

Vinitaly, Sol&Agrifood, Enolitech, OperaWine, Vinitaly International e ora VinitalyWineClub.

Roma, 5 marzo 2013 – Veronafiere con Vinitaly 2013 mette a disposizione del sistema wine&food del Paese la più ampia piattaforma mondiale per il business, la promozione, la comunicazione e per le relazioni con le Istituzioni, nazionali ed estere, ed i consumatori world wide. A parlarne il Presidente di Veronafiere, Ettore Riello, e il Direttore Generale, Giovanni Mantovani, nel corso della conferenza stampa svoltasi oggi, a Eataly a Roma, della 47^ edizione di Vinitaly, il Salone Internazionale del Vino e dei Distillati (www.vinitaly.com <http://www.vinitaly.com/> ) in programma a Verona dal 7 al 10 aprile.
Un sistema a rete che si completa con Sol&Agrifood, Enolitech, OperaWine e Vinitaly International, quest’ultimo che presidia con le sue iniziative gli USA, la Cina e la Russia:  mercati a maggior crescita e accreditati, da tutti gli studi di settore, in costante sviluppo nei prossimi cinque anni.
La più storica tra le rassegne vinicole del pianeta, nata nel 1967, è oggi quella più fortemente innovativa, anche dal punto di vista dell’information technology, grazie al nuovo progetto VinitalyWineClub che completa il panorama delle new entry tra le iniziative made in Veronafiere, primo organizzatore diretto di fiere in Italia, attivo dal 1898, e tra i leader europei del comparto
«Il ruolo strategico delle fiere per la politica industriale del paese in chiave di promozione ed export è assodato – ha sottolineato il Presidente di Veronafiere, Ettore Riello, dal 2010 anche massima carica di Aefi, l’associazione delle esposizione e fiere italiane –. Dalle rassegne internazionali transita una considerevole fetta del business delle pmi e delle medie e grandi aziende.  Un ruolo che noi operatori fieristici continuiamo a potenziare per accompagnare e anticipare cambiamenti e innovazioni offrendo supporto e servizi  utili allo sviluppo dell’impresa».
«Vinitaly rappresenta col suo sistema interconnesso un vero e proprio asset per l’intero Paese, a maggior ragione ora che tutte le istituzioni politiche nazionali e internazionali sono chiamate a misurare la qualità degli investimenti in cui vengono impegnate le risorse pubbliche – ha proseguito Riello –. La Ue ha approvato importanti stanziamenti a sostegno del vino italiano, molti dei quali destinati alla promozione dei vini sui mercati intra ed extra Ue: la credibilità, l’efficacia e l’ampio raggio d’azione di Vinitaly fanno di questo sistema un canale ideale per una promozione misurabile e di qualità».
«Vinitaly, a Verona con i suoi 4.200 espositori da oltre 20 Paesi e, nella scorsa edizione, con 140 mila visitatori da 116 Nazioni, è una straordinaria occasione di contatto per il settore che nei primi 11 mesi dello scorso anno ha segnato un export in calo del 9% nei volumi, per un totale di 21,4 milioni di ettolitri esportati, e un incremento del 7% in valore, pari a 4,7 miliardi di euro –
ha ribadito Riello –. Dati che non bastano a considerare il vino al riparo dai mutamenti dell’economia mondiale, dal momento che in Cina, ad esempio, a fronte di un player antagonista come quello francese che perde quote, l’Italia rimane inchiodata al 5% della quota mercato pur a fronte di una crescita esponenziale dei consumi nell’Impero Celeste».
«Non è un caso dunque se a Vinitaly 2013 parteciperanno per la prima volta una delegazione del Ministero del Commercio cinese e colossi  del commercio on line. Con la diffusione dell’informatica e dei social media, la vendita al dettaglio del vino trova un canale sempre più ampio attraverso il web e l’e-shop si afferma come strumento di propulsione alle vendite. Si stimano circa 190 milioni di acquirenti cinesi sul web e sono in continua crescita», ha concluso il Presidente di Veronafiere, Ettore Riello.
Cosa fa Vinitaly per essere il “Brand ombrello” , l’hub internazionale per la promozione e il commercio del vino, lo ha spiegato il Direttore Generale, Giovanni Mantovani.
«Oltre il 35% del totale della media annua dei visitatori di Vinitaly proviene dall’estero – ha esordito Mantovani nel suo intervento –. Lo scorso anno, gli operatori stranieri sono stati  48.544 da 116 nazioni su un’affluenza complessiva che ha registrato 140.655 presenze, tra le quali 2.496 giornalisti accreditati da 45 Paesi con 170 tra radio e tv, 105 quotidiani e 110 testate online.
Lo spostamento della cadenza da domenica a mercoledì ha consentito un notevole incremento delle presenze anche del canale HO.RE.CA estero (oltre che di quello italiano) e un allungamento del periodo di permanenza. Le adesioni a Vinitaly 2013 confermano ad oggi i dati dell’ultima edizione: si prevede, pertanto, di superare i 4.200 espositori da più di 20 nazioni per una superficie espositiva che, grazie all’ampliamento del Padiglione 11, sarà superiore ai 95 mila metri quadrati netti espositivi, in aumento sul 2012».
«L’attività di conoscenza, scouting, contatto che Vinitaly compie all’estero con Vinitaly International  in collaborazione attiva con gli attori del sistema vino e tramite la rete di delegati di Veronafiere in 60 Paesi, si traduce nella presenza al Vinitaly in Italia di un significativo numero di buyer e opinion leader provenienti dalle aree geografiche di maggior interesse per il consumo di vino – ha sottolineato Mantovani –. Per rafforzare ulteriormente il rapporto con l’estero, nasce VinitalyWineClub, innovativa piattaforma di promozione e vendita online che ha l’obiettivo di offrire ai produttori la possibilità di raggiungere nuovi consumatori, dando loro l’opportunità di scoprire nuovi vini provenienti da ogni angolo della Penisola.  Il 6 aprile presenteremo in anteprima il progetto completo nell’ambito di OperaWine, evento in collaborazione con Wine Spectator, e dal 7 aprile sarà attivo anche l’e-commerce. Il VinitalyWineClub è l’estensione digitale e sinergica dell’attività di promozione e sviluppo portata avanti dalla fiera fisica».

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GO WINE: Francesco Guccini Maestro di Bere il Territorio

Ricevo dall'Ufficio Stampa Go Wine e volentieri pubblico.

In dirittura finale l’iniziativa di Go Wine

FRANCESCO GUCCINI È “IL MAESTRO”

DELLA XII° EDIZIONE DEL CONCORSO LETTERARIO

“BERE IL TERRITORIO“

 

La cerimonia di premiazione del Concorso è in programma ad Alba sabato 16 marzo

Al cantautore e scrittore Francesco Guccini è stato assegnato il riconoscimento “Il Maestro di Bere il Territorio”, nell’ambito della dodicesima edizione del Concorso letterario nazionale promosso da Go Wine.

GucciniIl premio sarà ritirato nell’ambito della cerimonia di premiazione del Concorso che si svolgerà sabato 16 marzo presso il Teatro Sociale G. Busca di Alba dalle ore 10.30.

Giunge così al termine l’iniziativa che Go Wine ogni anno propone allo scopo di diffondere una cultura positiva del consumo del vino di qualità.

Il riconoscimento al “Maestro” è stato istituito a partire dalla terza edizione e si propone di premiare importanti figure della cultura italiana, che possano essere di riferimento per i più giovani o testimoni di un particolare rapporto con l’identità dei luoghi e della civiltà materiale che li caratterizza.

Con Francesco Guccini saranno presenti in Teatro i giovani vincitori delle varie sezioni del Concorso che saranno annunciati direttamente nel corso della cerimonia.

Il riconoscimento de “Il Maestro” è stato nelle precedenti edizioni attribuito a Luigi Meneghello, Niccolò Ammaniti, Claudio Magris, Lorenzo Mondo e Gianmaria Testa,  Sebastiano Vassalli, Dacia Maraini, Alberto Arbasino, Enzo Bettiza, Franco Loi.

La giuria del Concorso è composta da Giorgio Barberi Squarotti (Università di Torino), Gianluigi Beccaria (Università di Torino), Valter Boggione (Università di Torino) e Bruno Quaranta (La Stampa-Tuttolibri), Gigi Brozzoni (Direttore Seminario Veronelli), Massimo Corrado (Associazione Go Wine), Salvo Foti (Enologo).

Sostengono questa iniziativa la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e un Comitato di aziende vinicole italiane composto da:

Aglianica Associazione Culturale Rionero in Vùlture (Pz); Antica Distilleria Sibona Piobesi d’Alba (Cn); Cantine del Barone Cesinali (Av); Cantine dell’Angelo Tufo (Av); Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto di Soave Soave (Vr); Emo  Capodilista La Montecchia Selvazzano Dentro (Pd); Fattoria Santo Stefano Greve in Chianti (Fi); Gostolai di Arcadu Giov. Antonio Oliena (Nu); Montalbera Terra del Ruche’ Castagnole Monferrato (At); Planeta Menfi (Ag); Podere Il Carnasciale Montopoli Valdarno (Ar); Vietti  Castiglione Falletto (Cn); Ciccio Zaccagnini Bolognano (Pe)

 

Info: Go Wine – Via Vida 6 – 12051 Alba CN – tel. 0173 364631 – fax 0173 361147 www.gowinet.itgowine.editore@gowinet.it